sabato 27 aprile 2019

Il partigiano bambino, nuova edizione con la Costituzione


Una seconda edizione, speciale, con allegato il testo della Carta fondante dello Stato repubblicano e democratico. Un unico corpo, inscindibile. 

Si materializza così il desiderio di Ad Est e del suo editore Gaetano Alessi nel settantaquattresimo anniversario della Liberazione dell’Italia del nazifascismo. Un proposito nato dopo le tante presentazioni in Italia e all’estero della prima edizione del libro uscito nel marzo del 2017: dai luoghi simbolo della Resistenza a quelli istituzionali come Montecitorio. 

La seconda edizione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, scritto dal figlio Raimondo Moncada, esce in una versione rinnovata, e arricchita di nuovi tasselli di una memoria ricostruita, risanata, a cui si è data dignità. Il partigiano bambino è la storia di un siciliano che con l’intera famiglia si ritrova in Umbria inseguito dalla guerra e, adolescente, sceglie di salire sui monti per dare il suo contributo al movimento di Liberazione nella brigata partigiana “Leoni” comandata dalla medaglia d’oro Mario Grecchi. 

Gildo Moncada partecipa alla liberazione di Perugia e poi viene gravemente ferito a San Sepolcro, riuscendo dopo un anno a ricongiungersi con i genitori e le sorelle a Calcinato, in provincia di Brescia, mutilato a una gamba e il corpo trafitto da mille schegge con cui cercherà di rialzarsi e, con una mano frantumata, inseguire il sogno di diventare un artista, un grafico e un pittore. 

"Dopo il 25 aprile viene sempre il 26 e la Resistenza la dobbiamo onorare ogni giorno - dice Gaetano Alessi -. La nuova edizione del Partigiano bambino ha anche un omaggio: la nostra meravigliosa Costituzione. Perché, e qualcuno è bene che lo ricordi, senza il sangue partigiano, il sangue di Gildo, oggi non avremmo questa Costituzione e la nostra libertà”.

Il libro racconta una delle tante importanti storie di uomini e donne dell’estremo sud che parteciparono nel nord Italia alla Liberazione. Storie da pochi giorni raccolte nel loro insieme, e in un’unica grande storia, nel libro I siciliani nella Resistenza, edizioni Sellerio, presentato per la prima volta il 25 aprile 2019 a Palermo, esito del convegno dell’ottobre del 2016 organizzato  dall’Istituto Gamsci Siciliano. 

Il partigiano bambino è il frutto non di uno studio ma di un travaglio personale del suo autore: una necessità, un viaggio interiore alla ricerca delle proprie radici e del colore mutevole degli occhi del padre. È più di una semplice storia, raccontata con l’emozione di un affetto nel tentativo di recuperare dall’oblio un’esperienza di vita e un impegno, e di ricucire una ferita. 

giovedì 25 aprile 2019

Le libertà di ogni dittatura


Da noi non si festeggia quello che vogliamo festeggiare.

Da noi non si canta quello che ci piace cantare. 

Da noi ci ordinano quello che dobbiamo festeggiare e quello che dobbiamo cantare. 

Da noi siamo portati in piazza a sventolare bandierine o ad alzare la voce o a battere le mani per unirci alle ovazioni per acclamare chi comanda e fargli gonfiare il petto di fiera gratitudine quando ci arriva il segnale con i fucili. 

Da noi non si parla se non con le parole che si possono dire o che ci dicono di pronunciare.

Da noi non si ride se non con i sorrisi di chi schiaccia il piede sulla nostra testa. 

Da noi, se sei fortunato, si paga con i lividi se non rispetti quello che non è giusto.

Da noi se agisci per conquistare l’aria da respirare, col suo profumo, vieni segnato sul registro con una croce perché devi tacere, perché devi fermarti, perché devi morire se perseveri così come devono morire le persone che si uniscono a te. 

Da noi si vive bene se fai bene quello che ti dicono di fare anche come e quando stringere una mano, abbracciare o baciare. 

Da noi era già successo ma per una maledizione abbiamo cancellato ogni memoria dei nostri padri e dei nostri nonni, come loro avevano cancellato quella dei loro padri e dei loro nonni. 

Da noi, su Marte, si sta così, come in ogni dittatura, perché le dittature non hanno un solo volto così come non hanno solo un nome o solo un colore o solo un suolo o solo un tempo; e l’ho scritto sul mio corpo con inchiostro indelebile così da poter resistere quando il mio corpo muto si tramuterà in un libro che potrà essere letto quando si potranno di nuovo leggere i libri, tutti i libri, se si avrà ancora la capacità di leggere. 

Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 

Da “Poesie in libertà”

mercoledì 17 aprile 2019

Juventus, le diciassette scomode verità


La Juventus e le scomode verità, mai accettate con serenità da tifosi bianconeri e da tifosi anti - Signora: 
  • La Juve non è fatta per la Coppa dei Campioni; 
  • La Juve partecipa sempre alla Coppa dei Campioni a differenza di altre squadre che guardano in tv;
  • La Juve vince quasi sempre il Campionato a differenza di altre che non lo vincono quasi mai;  
  • La Juve vince tanto altre Coppe e quando non le vince è perché riposa; 
  • Tutte le altre squadre vincono poco e niente;  
  • Tutte le altre squadre lottano per piazzamenti o per non retrocedere;  
  • Tutte le altre squadre ogni tanto vincono qualcosa anche di importante; 
  • Squadre storiche vantano più Coppe dei Campioni rispetto alla Juventus ( le altre ci provano due volte e ne vincono una; la Juve ci prova dieci volte e ...); 
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che gioire quando la Juve non vince e gioiscono non avendo altre gioie;  
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che aspettare che si apra un ciclo vincente delle proprie blasonate e rispettose squadre ma nell’attesa debbono pur fare qualcosa e tifano contro la Juventus e non a favore della propria squadra;  
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che protestare ogni domenica contro gli arbitri che arbitrano la Juventus delegittimandoli e facendoli fuori tutti: la Juve si arbitra da sola; 
  • I tifosi della Juventus abituati a vincere accusano la società, l’allenatore e i giocatori di mediocrità quando non vincono come se vincere sempre fosse obbligatorio, come se non esistessero in Italia e nel mondo altre squadre migliori; 
  • I tifosi della Juventus rinviano all’anno venturo la vittoria della Coppa dei Campioni invecchiando di desiderio;
  • La Juve deve vincere il campionato e non partecipare più alla Coppa dei Campioni. 
  • I tifosi della Juventus sono incontentabili; più vincono e più vogliono vincere, dimenticando che nel gioco esistono le altre squadre e anche la sconfitta; 
  • I giocatori si divertono, guadagnano; per curarsi un dolorino ai muscoli vanno in piscina, si fanno fare i massaggi, dormono bene, mangiano bene, mentre i tifosi... 
  • La verità fa male. 


Raimondo Moncada

domenica 14 aprile 2019

Staccare internet è staccare la vita



Soli. Prima ci tirano tutti dentro la Rete e poi ci lasciano soli. Basta tirare la spina e non siamo più niente. 

I social (Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn...) sono diventati come la luce. Senza segnale, si sta come al buio dentro un rifugio sottoterra trattenendo il respiro e si attende fino a quando non arriva la corrente per sospirare sonoramente nella nostra lingua (io in siciliano): “Vinni a luci”, girando la voce nel quartiere virtuale e ritrovarsi in strada come quando ai tempi di guerra finivano i bombardamenti è uno dopo l’altro si usciva all’aria aperta storditi è quasi increduli di essere ancora vivi tra corpi senza più battiti. 

Per fortuna c’è la vita reale che non viviamo più perché c’è internet, troppo internet, con la vita moderna che è vita se c’è internet. Se internet non funziona siamo fregati, non possiamo pagare più la spesa, non possiamo pagare più una visita medica perché si paga tutto con internet. Senza internet possiamo morire di fame o disfatti da uno stupido raffreddore. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


giovedì 11 aprile 2019

Il sud diventerà nord e il nord sud

L’Italia è “una e indivisibile” dice la Costituzione, dove c’è un nord che si sente nord e un sud che vorrebbe sentirsi e anche essere nord. E allora cambiamo i punti cardinali. La geografia è un’opinione. Da domani il nord si chiamerà sud e il sud si chiamerà nord. Questa la mia proposta di riforma della carta fondante della nostra Repubblica. 

Cosa cambia? Nella sostanza nulla. Ognuno starebbe al suo posto. Chi abita in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Basilicata, continuerà ad abitarci e a viverci come sempre. Così chi abita in Veneto, in Emilia Romagna, in Lombardia, in Valle D’Aosta, in Trentino Alto Adige, continuerà a stare e a lavorare in queste regioni come ha sempre fatto. Cambia solo il nome del punto cardinale, della localizzazione geografica. Il trentino, il lombardo, il veneto, l’emiliano, il romagnolo, dovrà definirsi per legge un meridionale del sud, mentre un siciliano, un pugliese, un calabro dovranno definirsi settentrionali del nord. 

Si può fare! È solo una formalità. La localizzazione geografica è solo un punto di vista a cui si è voluto dare sostanza. 

L’universo non è rigido, così come il pianeta Terra. Se cambiamo il punto di vista, e osserviamo il mondo dall’altra parte, il sud diventa nord e il nord diventa sud. Nella sostanza non cambia niente, cambiano solo le parole, i contenitori, le scatole dentro cui siamo carcerati. Come disse quel genio folle di Einstein: “Tutto è relativo”, per cui e per la quale anche un meridionale può fregiarsi del titolo di settentrionale anche senza alcuna copertura legislativa. Siamo italiani, no? Uguali da nord a sud. 

Proviamoci, contro il razzismo geografico. Io già mi sento settentrionale del sud oltre che meridionale del nord e, da italo-siciliano, è una sensazione bellissima. 


Raimondo Moncada www.raimondomoncada.blogspot.it 

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