giovedì 28 febbraio 2019

Il Carnevale di Sciacca e la sua storia ultra secolare

Dettaglio di un carro allegorico del Carnevale di Sciacca 2019
Il secolo lo ha superato da tempo. Ma a differenza degli uomini che invecchiano e si vede, il Carnevale di Sciacca ringiovanisce in bellezza di anno in anno mantenendo inalterato il suo fascino. Ogni edizione ti fa sgranare gli occhi per le meraviglie che autentici maestri riescono a realizzare. L’arte la vedi, la tocchi, l'ascolti, la vivi, in ogni aspetto: nel dettaglio di un carro allegorico, nel taglio di un costume, nel ritmo di un inno, nella battuta di una recita, nel passo di una coreografia. Tutto è curato, niente è lasciato al caso. 

Il Ministero dei Beni Culturali ha inserito il Carnevale di Sciacca nell’elenco dei Carnevali Storici d’Italia. La speciale Commissione istituita dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana ha deliberato il suo inserimento nel nuovo Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia con questa motivazione:
“Il Carnevale di Sciacca viene unanimemente accettato per chiara fama in quanto esso, già documentato nel 1626 e nell’Ottocento citato da Giuseppe Pitrè, coinvolge gran parte della popolazione, vuoi per la laboriosa preparazione dei carri che nella fruizione della festa stessa. Fin dal 1882 si accetta la composizione di testi dialettali che accompagnano gruppi e carri nel corso della manifestazione”.

Il Carnevale di Sciacca, secondo lo studioso Giuseppe Verde, nasce come “appuntamento di panza”. Ne ha parlato in un recente convegno nella biblioteca comunale “Aurelio Cassar”. Come appuntamento gastronomico, il Carnevale di Sciacca risale addirittura al 1626. Era un momento di augurio, di origine contadina, che poi si svilupperà dalla fine dell’Ottocento con le mascherate, i copioni, i carretti e poi le “carruzzate” trainate inizialmente da animali e con un gruppo di artisti popolari sopra a intrattenere il pubblico, con suoni, canti e recite.
Il carro della maschera simbolo del Peppe Nappa 2019

L’evoluzione ci ha portato allo spettacolo che oggi ammiriamo nelle vie del centro storico e in piazza Angelo Scandaliato, con i coreografici gruppi mascherati che sfilano accompagnando imponenti carri allegorici, che le maestranze hanno trasformato in veri e propri capolavori di modellazione, colori e animazione.
Uno degli elementi più caratterizzanti del Carnevale di Sciacca, che lo rende unico in Italia, è quello legato ai copioni satirici, recitati durante lo svolgimento della festa. Il primo copione di cui si ha notizia risale al 1883. Risulta essere Riunioni in una cantina di tutti li vuttara di Sciacca. L’autore è Luigi Venezia (tra gli autori di copioni anche fior di poeti saccensi come Vincenzo Licata e Ignazio Russo).
Lo studioso Giuseppe Verde distingue quattro fasi storiche del Carnevale di Sciacca: la prima fase del “carnevale vecchio” va dal 1883 al 1949 e si caratterizza per la presenza di mascherate con copioni (dal 1883) e carri con copioni (dagli anni Venti). Dal 1950 al 1967, è individuata la seconda fase del “carnevale vecchio”: alle mascherate e ai carri con copioni si aggiunge la presenza dei bozzetti grafici.
Tra la seconda e terza fase, ci fu uno stop di sei anni, a seguito del terremoto che nel 1968  colpì la Valle del Belice.
La terza fase del “carnevale vecchio” viene collocata tra il 1974 e il 1983 ed è caratterizzata dalla presenza di carri con copioni e bozzetti grafici. 
“Dopo cento anni dal suo inizio – ci dice Pippo Verde – cominciò a delinearsi una progressiva ma netta diversificazione tra il vecchio e il nuovo carnevale: per la prima volta fu redatto un bando apposito per regolamentare i gruppi mascherati, uno dei quali si piazzò davanti al carro SOS che cominciò a sfilare a terra (fino all’anno precedente i gruppi animavano spontaneamente sopra il carro per tutta la sfilata)”. 
Dal 1983 vennero costruiti i plastici in scala, l’inno cominciò a essere registrato, i carri con i gruppi a terra cominciarono le loro trasformazioni tecnologiche con le strutture portanti realizzate in ferro ricoperto da reti metalliche e fogli di carta  e poi con altro materiale leggero. I copioni cominciarono a sganciarsi dalla rima e anche dal dialetto locale.

Il Carnevale di Sciacca è arrivato ai nostri giorni mantenendo sempre alta la qualità artistica. Un'attrazione irresistibile che ho cominciato a vivere per la prima volta ai tempi del liceo (siamo negli anni Ottanta) quando, da Agrigento, lo raggiungevo in costume con la mia comitiva di amici. Anche nell'edizione 2019, il Carnevale di Sciacca si presenta sempre come un evento coinvolgente, in cui anche il pubblico è protagonista di uno spettacolo senza transenne che è un’opera d’arte in tutto il suo insieme.


Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 26 febbraio 2019

Quel primo premio al festival di Pesaro


Arriva il Carnevale e l’attenzione si sposta su tutto ciò che lo riguarda: maschere, costumi, musiche... Gli occhi vengono attratti anche da una ceramica a casa dei suoceri che non è una semplice ceramica, ma un premio, un primo premio nel prestigioso Festival Nazionale d’Arte Drammatica di Pesaro. 

Siamo nel 2003. A vincere quel primo premio, alla 56^ edizione della rassegna, in terra marchigiana, è stata una compagnia del sud, della provincia di Agrigento, con sede a Raffadali: l’Accademia Teatrale di Sicilia diretta da Enzo Alessi. La giuria (non c’era ancora la camurrìa del televoto) ha premiato la rappresentazione al teatro Rossini della commedia “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, con in scena il regista Enzo Alessi (Ciampa), Lucia Alessi (Beatrice), Tonina Rampello (Assunta, Saracena), Filippo Alessi (Fifì), Rosanna Fernandez (Fana, Nina), Raimondo Moncada (Delegato Spanò). 

La memoria non si appende, te la porti dentro.


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 

venerdì 22 febbraio 2019

Il giudizio che disprezza e uccide per un colore


Veniamo ormai giudicati, disprezzati, mortificati e uccisi per un colore diverso.

Ma veniamo giudicati anche per un credo, una fede, un ideale;
Veniamo giudicati per i capelli ricci e non lisci;
Veniamo giudicati per le nostre origini;
Veniamo giudicati per un’appartenenza;
Veniamo giudicati perché veniamo da un’altra nazione, un altro paese, un altro quartiere, un altro condominio, un altro gradino, un sud qualsiasi;
Veniamo giudicati se ci esprimiamo in dialetto e non nella lingua di tutti gli altri;
Veniamo giudicati se indossiamo un maglione da quattro soldi comprato al mercato mentre altri indossano maglioni con la marca più grande del maglione;
Veniamo giudicati se non sfoggiamo la cultura dei libri che contano;
Veniamo giudicati se non abbiamo un titolo da esibire che dimostra che sappiamo fare quello che sappiamo fare;
Veniamo giudicati se abbiamo i brufoli, il naso storto, la voce stonata, la statura non a norma, la pancia oltre la cintura, una sola gamba;
Veniamo giudicati, disprezzati, mortificati e uccisi se siamo un gatto nero e non rosso o bianco o giallo o cirricaco.  

Non veniamo giudicati per quello che siamo: esseri umani, uguali e diversi, buoni o cattivi, belli o brutti, non in base al colore, all’odore, alla voce, alla forma, al contenuto, alla materia cerebrale che è grigia per tutti o all’anima che è invisibile per ogni abitatore del pianeta Terra. 

Non condizioniamo il giudizio col pregiudizio. 
Anzi non giudichiamo proprio. 
Leggiamoci con gli occhi trasparenti di un bambino.  

Raimondo Moncada

giovedì 21 febbraio 2019

Lascio per sempre la Juventus


Non sono più della Juve, mi dimetto,

se essere della Juve significa essere obbligati a vincere sempre e non accettare che esista come lontana possibilità anche la sconfitta. 


Non sono più della Juve, abbandono tutti,

se essere della Juve non ti permette di dare valore alle vittorie in serie di campionati e coppa Italia come se tutto, anche le coppe con gelato, fossero cosa scontata. 


Non sono più della Juve, vado via,

se essere della Juve significa vivere ogni anno d’ansia e di pillole con l’ossessione di vincere la Coppa dei Campioni, come se altri squadroni in Europa non ne esistessero. 


Non sono più un tifoso, mi tolgo la maglia,

se essere tifoso significa vita o morte, e manifestare addirittura violenza per un risultato inatteso, una partita andata storta o giocata pensando alle vacanze e alle sciate sulla neve o al rinnovo del contratto. 


Mi piacerebbe essere tifoso non della Juve ma di altre squadre, di quelle che non vincono niente, di quelle che sono rassegnate, di quelle che giocano per limitare il passivo di goal, con i propri supporter che vivono di ricordi e tifano pure contro la Juventus e sono felici quando i bianconeri perdono scendendo in strada a fare caroselli e che solo quando perdono non rubano il successo. 


Ma io non tiferò mai contro nessuno. Meglio non tifare. Ogni tifoso dovrebbe tifare solo per la propria squadra: se vince bene, se perde la prossima volta tiferà con più grinta: FORZA JUVE! come i bambini, di quelli che non diventano mai adulti infantili però. 

Mi piacerebbe non tifare per nessuno e tifare per una passeggiata in riva al mare, per la melodia di un’onda, per il canto di un gabbiano, per la voce del tuo amore che ti chiama e ti dice che è iniziata la partita, non alla tv, ma in spiaggia, con gli amici, a pallone e chi perde non perde niente. 


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 


sabato 9 febbraio 2019

Una vita dentro una mandorla



In tanti vedranno solo una mandorla, anche tu vedrai solo una mandorla. Io faccio fatica a vedere solo una mandorla. 

Dentro questa mandorla per me c’è un mondo: c’è la mia Agrigento, ce la Valle dei templi, ce la mia famiglia, c’è mio padre, c’è la mia infanzia, c’è la storia di un’amicizia, c’è una bella fetta della mia vita. 

In mano non tengo solo una mandorla. In questo frutto c’è ad esempio Salvatore, ovvero Turiddu, mezzadro di un terreno nella Valle dei Templi coltivato anche a mandorli. Turiddu era un amico fraterno di mio padre e ogni anno, puntuale, una pesante cassa di quelle mandorle, baciate dal sole e dalla storia, finiva a casa mia e io, imparando presto a schiacciarle anche con i tacchi delle scarpe e a gustarne il contenuto, mi nutrivo della loro sostanza che oggi ricordo, dopo quasi mezzo secolo, perché quel frutto vive ancora dentro di me.


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it

sabato 2 febbraio 2019

Premio letterario Alessio Di Giovanni, il bando 2019

Parte la macchina organizzativa per l'organizzazione della XXII edizione del Premio Nazionale Letterario “Alessio Di Giovanni”. Le opere vanno inviate entro la scadenza del 31 maggio 2019

Il premio prevede quattro concorsi letterari: poesia in lingua siciliana; poesia in lingua italiana; racconti in lingua siciliana; racconti in lingua italiana. 


Di seguito si riportano brani significativi del bando, dove sono illustrate nel dettaglio tutte le modalità di partecipazione ai concorsi letterari. 






L’Accademia Teatrale di Sicilia bandisce la XXII edizione del Premio Letterario Nazionale “ALESSIO DI GIOVANNI” per l’anno 2019.

Il premio si articola nelle seguenti sei sezioni:

1) Poesia in lingua siciliana;

2) Poesia in lingua italiana;

3) Racconti in lingua siciliana;

4) Racconti in lingua italiana;

5) Sezione Speciale nazionale;

6) Sezione Scuole.


CONCORSO SEZIONE POESIA 
Possono partecipare alle sezioni 1 e 2 gli autori che inviano una sola poesia che non superi le settanta righe dattiloscritte. La poesia dovrà essere in cinque copie; nella stessa busta si possono inviare sia la poesia in lingua siciliana che quella in lingua italiana. Acclusa dovrà esserci una busta più piccola ben chiusa dove saranno le generalità, l’indirizzo postale, l’email e il recapito telefonico del poeta.


CONCORSO SEZIONE RACCONTI
Possono partecipare alle sezioni 3 e 4 gli scrittori che inviano un solo racconto che non superi le tre pagine dattiloscritte (orientativamente 2.000 parole con carattere di dimensioni 12 Times New Roman e interlinea 1,15). Il racconto dovrà essere in cinque copie; nella stessa busta possono inviare sia il racconto in lingua siciliana che quello in lingua italiana. Acclusa dovrà esserci una busta più piccola ben chiusa dove saranno le generalità, l’indirizzo postale, l’email e il recapito telefonico dello scrittore.

Non sono ammesse opere che abbiano vinto nelle passate edizioni.

È previsto un contributo di partecipazione di 5 euro. 

Gli elaborati vanno inviati entro il 31 maggio 2019 all’Accademia Teatrale di Sicilia “Premio Alessio di Giovanni”, Piazza Cesare Sessa n. 21, 92015 Raffadali (Prov. Agrigento).


PREMI SPECIALI 
Una commissione deciderà i Premi Speciali per i seguenti settori: teatro, cinema, comunicazione, tradizioni popolari, impegno sociale, musica, canto, narrativa, storia patria, saggistica.

Per ulteriori informazioni:www.alessiodigiovanni.blogspot.com
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