lunedì 24 giugno 2019

Sei uno zero, non vali niente


Numeri. Vogliono farci credere che siamo dei numeri. 

Non siamo numeri. Uno zero può valere più di un dieci. E un dieci può non valere niente. Ma c’è la legge dei numeri con tanto su esperti di numeri. E tutto lo fanno dipendere da un numero. E il numero ti condiziona: “Sei quel numero!”, e tu quasi ci credi, ti convinci e ti comporti da numero. 

Ti giudicano, nella vita ti giudicano, non sapendo che vali dieci, cento, mille, ma per i giudici sei uno zero e te lo segnano in un atto ufficiale, per ricordartelo, per farlo sapere a tutti: “Sei uno zero!”. 

Quanti zeri si sono dimostrati degli errori madornali! E quanti dieci hanno errato facendosi male!

Ma, intanto, è scritto, con inchiostro indelebile: una macchia che stravolge la brillantezza dei colori. I giudici hanno giudicato e il giudizio è inappellabile. 

La seduta è sciolta! 

L’unico appello rimane la vita, la tua vita.


Raimondo Moncada

mercoledì 19 giugno 2019

Il giorno degli esami con tanta Sicilia e tanti siciliani


C’è tanta Sicilia nelle tracce dei temi proposti all’esame di maturità 2019. C’è Leonardo Sciascia, scrittore agrigentino di Racalmuto, col suo celebre romanzo Il giorno della civetta che prende le mosse dall’omicidio del sindacalista della Camera del Lavoro di Sciacca Accursio Miraglia, avvenuto il 4 gennaio 1947.
C’è il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (“Martire dello Stato”) ucciso a Palermo, il 3 settembre 1982, in un agguato mafioso assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo. 
C’è Corrado Stajano, cremonese, giornalista, scrittore, docente universitario, con le sue Eredità del Novecento. Ha scritto opere in cui ha parlato della nostra terra. Nel libro La Stanza dei fantasmi, dedica alla nostra terra il capitolo dal titolo Sicilia mia.
C’è, tra sport e storia, Gino Bartali, fiorentino, leggenda del ciclismo mondiale e campione di umanità (fu nominato “Giusto tra le nazioni” per aver salvato numerosi ebrei), corse anche nella nostra terra. Riporta l’enciclopedia Treccani: “Si rodò per la stagione 1940 in alcune gare in Libia e in Sicilia, per poi dominare, per il secondo anno consecutivo, sia la Milano-Sanremo sia il Giro di Toscana”. 
Ci sono poi le Istruzioni per l’uso del futuro di Tommaso Montanari, i Risvegli (da Il porto sepolto) di Giuseppe Ungaretti e L’illusione della conoscenza di Steven Sloman e Philip Fernbach che come argomenti inglobano anche l’isola siciliana.
Prima che uscissero le tracce dai canali secretati del Ministero della Pubblica Istruzione, nel toto-tema impazzavano i nomi di altri scrittori siciliani, da Giovanni Verga a Luigi Pirandello, uno catanese e l’altro sempre agrigentino.

Ricordo a questo proposito il mio esame di maturità e l’attesa. Siamo alla fine degli anni Ottanta al liceo scientifico statale “Leonardo” di Agrigento. Non c’era internet, non c’erano gli smartphone. C’erano solo gli aeroplani di carta. Il cuore del mio tema è stato un quadro, con raffigurato un sole che si fa spazio nella nebbia. L’autore non è siciliano, ma francese. È Claude Monet, pittore impressionista tanto amato da mio padre Gildo. L’ansia di settimane e settimane, di un cuore ormai malandato, si è come diradata d’improvviso quando ho cominciato a scrivere, non pensando più a nient’altro, non guardando più le finestre spalancate e gli aeroplani di carta svolazzanti. Ogni frase una pennellata, ero dentro Monet, dentro il suo quadro, dentro la mia scrittura. Al liceo amavo scrivere a tema libero, mi dava più libertà. Nel buio mi spuntava il sole.

Raimondo Moncada  

martedì 18 giugno 2019

Chiamatemi Valentina


“Chiamatemi Valentina”. Immagino Andrea Camilleri, tutto intubato in Rianimazione, superare l’immobilità di questo suo ricovero all’ospedale Santo Spirito di Roma trovando il modo di dettare il suo ultimo romanzo. E non a una persona qualsiasi. 

Non è facile per uno scrittore come lui rimanere fermo. Non può. Nel vulcano sempre ribollente della sua testa gli sarà salita una nuova storia che ora ha urgenza di mettere su carta. E lo deve fare. 

“Il commissario cadde ma si rialzò ancora...”

Nel suo lettino, Andrea Camilleri avrà già acceso i fari del suo “teatrino visivo mentale”. Per i medici oculisti è cieco. Ma lui vede lo stesso, con altri occhi, quelli che guardano non fuori ma dentro. Ha imparato a usarli dopo lo spavento del buio improvviso di qualche anno fa. 

“E ora ci vedo più chiaramente”. 

Lo scolaro Camilleri, ultra novantenne, ha imparato anche a fare altro. 

“Non ho mai alzato bandiera bianca”.

Non potendo più usare le mani, ha imparato a scrivere con la bocca. Chiama così Valentina, la sua inseparabile collaboratrice, che da circa vent’anni lavora con lui alla correzione delle bozze, e detta le sue storie in vigatese che Valentina conosce bene pur essendo abruzzese. È stata lei, Valentina, a proporglielo sedendosi davanti al suo computer e a incitarlo. 

“Dai, provaci Andrè!”

Il primo romanzo da cieco lo ha pubblicato nel 2017 ed è La rete di protezione. 

“Ci tengo molto”.

Persa per sempre la sua abituale tecnica e abilità di scrittura, Camilleri non si è perso d’animo: si è inventato un nuovo metodo per scrivere e per togliersi le storie dalla testa, troppo affollamento: si costruisce un suo teatrino mentale e lì dentro fa muovere e parlare i suoi personaggi. 

“Montalbano sono!”

“Cu?”

Ora, immobile, col respiratore artificiale, sul suo lettino, circondato da medici e dai suoi affetti più cari, in ansia per il contenuto di nuovi bollettini, immagino l’immaginazione di un uomo, di un artista, che a 93 anni stava non solo scrivendo ma anche imparando a memoria un altro monologo per portare in scena, dopo il cieco Tiresia, il presunto cattivo Caino il 15 luglio alle Terme di Caracalla. Una forza della natura! E lo immagino in movimento, in attività, mettere a punto un’altra tecnica per continuare a fare quello che ha sempre fatto. Più di prima, meglio di prima. Lo vedo così ripassare la parte di Caino non caino; e lo vedo nelle pause del suo amato teatro provare pure le scene del suo nuovo romanzo, dopo aver trovato finalmente un nuovo modo per bypassare quell’armatura medica della Rianimazione e dettare all’amica collaboratrice le sue storie.

“Chiamatemi Valentina!”

“Sono qui, Maestro...”


Raimondo Moncada

domenica 16 giugno 2019

Palma meglio di Roma per top model


“Trinità dei Monti? Meglio!” ma molto, molto meglio. Il paragone è tra Trinità dei Monti e la chiesa Madre di Palma di Montechiaro con tutto il suo contesto. A fare il confronto, che non regge (perché l’area della chiesa Madre è un capolavoro di bellezza), è Giuseppe Marino, da me chiamato Pino, perché amico e perché mio mezzo compaesano. Lui è palmese, come è palmese mia mamma e come erano di Palma mio nonno Peppe e mia nonna Carmela (se vogliamo essere precisi mia nonna è originaria di Naro, ma ha vissuto una vita intera nella “Città del Gattopardo” che ispirò Giuseppe Tomasi di Lampedusa, non mia nonna ma il paese); e come sono palmesi altri parenti, a Palma e in giro per il mondo.

Giuseppe Marino, non è una persona qualsiasi conosciuta su Facebook, un contatto insomma. È amico nella vita reale e questo l’ho già detto sopra e lo ripeto sotto per i distratti. Per chi non lo conoscesse, ha rivestito ruoli prestigiosi nella pubblica amministrazione. L’ultimo incarico è stato quello di commissario straordinario dell’ex Provincia Regionale di Agrigento dopo avere diretto l’Agenzia provinciale delle Entrate. Adesso si gode la pensione, vivendo e facendo vivere la bellezza della nostra terra e del nostro mare (è un conoscitore dei suoi fondali e dei suoi mezzi fondali e anche della sua superficie). 


Fatta questa doverosa premessa, come non condividere la sua pubblica riflessione su Palma ora che a Palma di Montechiaro, così come ad Agrigento e a Sciacca, si accenderanno i riflettori di due stilisti di fama planetaria come Dolce e Gabbana. Due siciliani che, scegliendoci, ci stanno dicendo: dopo di noi, accendeteli pure voi i riflettori sulle meraviglie della nostra e vostra terra ma che state aspettando? Fatevi promotori di bellezza e non di bruttezza, ognuno nel suo piccolo, ognuno nel proprio proprio profilo Facebook. E nel proprio profilo social Pino Marino ci illustra: 

“La chiesa Madre di Palma di Montechiaro è una delle opere più significative del barocco siciliano. Suggestiva la posizione, in cima ad una scalinata scenografica, visibile da lontano, anche di passaggio dalla statale, sembra un paesaggio fatato, grazie ai due campanili laterali dalla sommità rotondeggianti, con due banderuole a forma di antico vessillo, circondata da palazzi nobiliari dello stesso periodo, si affaccia sul mare Mediterraneo come un palcoscenico di Hollywood e, certamente, renderà incantevole come un set di moda a cielo aperto, l’evento mondiale della sfilata di moda di Dolce e Gabbana del 4 Luglio che porterà Palma di Montechiaro con i suoi monumenti al centro del mondo”.

Io già mi immagino, sfilare nella scalinata della chiesa Madre, con le più belle top model del pianeta e con me Pino Marino. E in ogni parte del mondo, guardando la tv, a farci i complimenti e ad applaudire: “Finalmente la Sicilia promuove la vera bellezza”. 

Raimondo Moncada 

sabato 15 giugno 2019

Camilleri e la luce del buio


Solo voce e orecchie, suoni e ascolto. “Gli altri occhi di Camilleri” nella sede provinciale di Agrigento dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è stato un momento per raccontare l’altra vita del padre del commissario Montalbano, quella di uomo e scrittore non vedente, che è un esempio per quanti ci lamentiamo della sfortuna di non avere qualcosa per fare qualcos’altro. 

A novant’anni, anche a cento, si può ricominciare, si può ripartire, si può vivere e continuare a fare arte anche senza arti, anche senza mani, braccia e occhi. 


Un incontro che ha preso l’avvio da un “si, la, la, sol...” col flauto, strumento che mi ha insegnato a suonare ad orecchio, alla scuola media “Pirandello”, il mio prof di musica Alfonso Milioto, cieco. 


Grazie al presidente provinciale dell’Unione Ciechi   Giuseppe Vitello per l’invito e la testimonianza sull’importanza della cultura, dell’istruzione, dei libri e della lettura. E grazie a Stefano Turturici per la sua forza, la sua caparbietà, la sua volontà a organizzare l’incontro e le sue parole, non semplici suoni, ma affetto. 

Un momento di luce viva, a occhi chiusi, che non dimenticherò.

Raimondo Moncada

venerdì 14 giugno 2019

Gli altri occhi di Camilleri


Gli altri occhi di Camilleri. È il titolo di un incontro con Raimondo Moncada che si svolgerà sabato 15 giugno 2019, alle ore 10, nella sede di Agrigento, in Via Imera, dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. A promuovere l’iniziativa è la stessa associazione.

Raimondo Moncada darà voce a un testo che ha scritto appositamente per questa occasione, proprio per l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

È dedicato allo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, padre del commissario Montalbano e protagonista lo scorso anno dello spettacolo Conversazione su Tiresia nel teatro greco di Siracusa.

L’iniziativa di Agrigento nasce durante la recente edizione del Letterando in Fest di Sciacca, quando venne annullata la presentazione d dell’audiolibro Joe Pitrusino, uno sbirro per caso, evento organizzato con l’adesione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

L’Unione si è fatta poi promotrice, nella propria sede provinciale, di quest'altro nuovo momento.

“Dalla prima presentazione purtroppo saltata di Joe Pitrusino - dice Raimondo Moncada - mi era rimasto un debito di gratitudine. Il 15 giugno, ad Agrigento, la mia città, leggerò un testo che da quel giorno ho scritto proprio per l’associazione dal titolo Gli altri occhi di Camilleri.

In una versione ridottissima, doveva essere solo l’inizio della presentazione dell’audiolibro al Letterando, con letture al buio. L’annullamento dell’evento ha fatto nascere l’idea di un nuovo incontro che, nella sua preparazione, mi ha già insegnato tanto. Pensi di vedere tutto con i tuoi occhi e invece vedi meno rispetto a chi occhi non ne ha. Camilleri non a caso dice: da quando sono cieco vedo più chiaramente”.


lunedì 3 giugno 2019

Sul filo della memoria, concorso letterario Raccontami o Musa 2019


Il tema non lo potrete dimenticare: “Sul filo della memoria”. Così come non potrò dimenticare la mia partecipazione da presidente di giuria, eletto all’unanimità e a mia insaputa dal comitato organizzatore. Perché succede anche questo, in amicizia.  
“Sul filo della memoria”, è il tema della quarta edizione del concorso letterario nazionale "Raccontami, o Musa" promosso dall’associazione culturale “Musamusìa” di Licata, presieduta da Lorenzo Alario, con direttrice artistica la poetessa Angela Mancuso. Un tema a me caro, non perché io abbia una buona memoria ma per l’esercizio del ricordare, del recuperare fette di passato prima dell’oblio; del mettere in luce, dell’ordinare, del trovare una chiave, del ricostruire; del rievocare un viaggio, un bacio, un dolore; del dipingere un quadro su una tela bianca o offuscata dal tempo o da operazioni di rimozione.
Il bando 2019 del concorso “Raccontami, o Musa” si presenta con alcune novità. La prima è la citazione di Jorge Luis Borges: “Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti”.
La seconda novità è il raddoppio delle sezioni, non una ma ben due. Oltre a quella riservata a scrittori “adulti”, è stata aggiunta la sezione “junior” riservata agli studenti.
La terza novità è la mia nomina a presidente di giuria che in passato avevo rifiutato. A cosa fatta ho inviato ai votanti il seguente messaggio: “Leggermi presidente di una giuria di un concorso letterario, non lo nascondo, mi fa un certo effetto. Mi avete voluto, mi avete imposto, mi avete costretto, mi avete estorto un sì, nonostante le mie paurose riserve. E avete fatto bene, benissimo: onorato, grato ed emozionato (tutto in “ato”, col rimario baciato)!”
Ho accettato, anche se la distanza da Licata mi avrebbe consigliato di acquistare prima un bel paio di ali. Ma le ali mi sono spuntate vedendo per il quarto anno consecutivo persone (poeti, scrittori, musicisti, artisti, docenti di lettere ecc.) che nella loro terra, nella mia terra, non si arrendono, non si scoraggiano; e insistono e insistono sforzandosi di rialzarsi, di superare ogni ostacolo, ogni amarezza. 

Per la cronaca, si partecipa al concorso con un solo racconto in lingua italiana la cui lunghezza non dovrà superare le 10.000 battute (spazi inclusi). Gli autori potranno presentare racconti di qualsiasi genere: noir, umoristico, fantastico, realistico, ecc… ricordandosi sempre il tema “Sul filo della memoria”.

Il bando lo trovate sul sito internet dell’associazione www.musamusia.it o sulla pagina Facebook  www.facebook.com/Concorso-Letterario-Raccontami-o-Musa
Per finire, un dettaglio di poco conto. Lo scrivo anche se non interesserà a nessuno: sono previsti premi in denaro.

Raimondo Moncada

martedì 28 maggio 2019

Joe Pitrusino, uno sbirro per caso, in audiolibro


Giuseppe Pino (detto Joe per fare prima) Pitrusino: beddu! Gioia di genitore 1 e genitore 2, Raimondo Moncada e Max Damiani. 
Joe è un femminaro di prima categoria. Gli piacciono le “topoline”, come le chiama lui, e non una, tutte: sposate e non sposate, indigene e straniere, loquaci e mute, bianche e nere, anche interiste.
Ha il sesso sviluppato, una fissa in testa, ma come tutti gli uomini. Lui però è masculuni che in siciliano vuol dire un maschio virile elevato alla massima potenza.
Non ha seguito le orme della famiglia e non ha seguito la sua innata inclinazione a fare il delinquente perché costretto in giovane età, dal baro destino, a fare lo sbirro e lo ha fatto benissimo, risolvendo casi su casi, spesse volte difficilissimi.  
Dopo il pensionamento, trova il coraggio di raccontare tutte le sue storie, una a una, a distanza di tempo e di sicurezza. Tanto non è più incriminabile.
Il baro destino dà il via alle sue intrippose confessioni e alla serie di Uno sbirro per caso. Giuseppe Pino Pitrusino si presenta, mettendosi a nudo e in tutti i sensi.
Le sue confessioni sono in un audiolibro, pubblicato da GOODmood Edizioni Sonore, ascoltabile per i più curiosi tramite tutti i principali portali di audiolibri, come Audible, Storytel, iTunes, Il Narratore, Google oltre che sul portale dell’editore (www.goodmood.it). 
A dare voce a Joe, è Raimondo Moncada, uno dei due autori-genitori.  
L’audiolibro è registrato in collaborazione con Francesco Barbata presso la Disco33 Recording Studio, Sciacca. Le illustrazione di copertina sono di Dietmar Hoepfl, la grafica di Anthony Saldì – Radio Vela. 

Link per ascoltare Il baro destino 

lunedì 6 maggio 2019

Ti tocca anche se ti tocchi: come un Tutankhamon al Salone del Libro 2019


TOCCANTE! Sarò presente cartaceamente al Salone del Libro di Torino con un’opera toccante, Ti tocca anche se ti tocchi, che festeggia i dieci anni dalla sua prima uscita (nnuccenti!) con un’edizione rinnovata e tascabile. 

Il libro sarà esposto come un mummioso Tutankhamon dal 9 al 13 maggio nell’area della Regione Puglia, non perché io sia pugliese, ma perché è la stupenda terra della mia prima, coraggiosa e immortale casa editrice: la CSA. 

Queste sono le coordinate dello stand: Padiglione 2, Stand L21-K26

Gli organizzatori raccomandano: uno alla volta! anche: una alla volta, come al museo, nelle aree che custodiscono preziosi reperti e la cui visione ti lascia a bocca aperta e senza denti.


Raimondo Moncada

giovedì 2 maggio 2019

Premio Teleacras - Punto Fermo 2019, tutti i premiati


La giuria del Premio “Teleacras – Punto Fermo – Giovanni Miccichè” ha reso noti i nomi dei premiati della Ventunesima edizione.
Il premio, legato allo storico programma televisivo di Mario Gaziano e Aurelio Patti,viene ogni anno conferito a personalità che si sono particolarmente distinte nei vari settori della vita sociale, culturale e artistica.
I Premiati
Narrativa Umoristica e Satirica:  Raimondo Moncada. “Per la grande intelligenza che riversa nella sua attività giornalistica e di autore di narrativa umoristica e satirica,dove eventi e situazioni riflettono – come in uno specchio deformante- vizi e difetti di una società scomposta e incoerente. Una profonda analisi del costume sociale che, col riso sottile e insinuante, punta a definire modalità da correggere e perfezionare.Una presenza originalissima e specifica nella temperie culturale territoriale”.

Giornalismo: Gioacchino Schicchi“Per avere sempre dimostrato, lungo il corso della sua attività di giornalista, il massimo rispetto della notizia, riportata con grinta e obbiettività, seguendo la regola “principe” della “lealtà” verso i suoi lettori, senza pregiudizi e infingimenti. Un esempio di puro e qualificato giornalismo”.

Promozione Arte/Sport/Cultura:  Alfredo Prado“Per essersi espresso, nella sua variegata attività, con l’entusiasmo di un neofita, alla ricerca sempre del conseguimento di successi straordinari nel mondo della cultura scolastica, istituendo Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di eccellenza, raggiungendo traguardi di livello nazionale nella vocazione sportiva e nell’attivismo culturale-pittorico sostenendo gallerie d’Arte sempre di successo e di primaria importanza. Un esempio di stile di vita e di validissima attività sociale”.

Eccellenza Socio-GastronomicaNatale Giunta, chef: “Per la travolgente, appassionante presenza nel mondo della gastronomia di eccellenza, per la diffusione delle tradizioni siciliane della “nouvelle cousine”, anche a livello nazionale e internazionale, con acclamate presenze in programmi Rai. E per la sua coscienza sociale, che è esempio per le nuove generazioni che vogliono costruire il proprio futuro nella legalità e nell’entusiasmo del vivere.Una eccellenza della terra di Sicilia”.

Promozione Culturale: Giovanna Carlino Pirandello“Per l’ intensa, appassionata azione di promozione culturale artistica, in particolare della grande opera pittorica di Fausto Pirandello, grande maestro riconosciuto del Novecento, a cui la Carlino ha dedicato il colto volume iconografico “Pirandello dimenticato”. Un’operazione culturale nobile e piena di profondo affetto”.

Diffusione della Storia e della Cultura di Sicilia:  Valentina Dell’Aira“Per l’appassionato approfondimento della Storia di Sicilia, con particolare riferimento alla presenza dei Borbone, creando una fitta trama di iniziative culturali che puntano a rilanciare i valori della terra di Sicilia, realizzando progetti ed eventi con relazioni nazionali e internazionali. Un esempio di determinato attaccamento ai valori della nostra terra, di cui diventa interprete fedele e coinvolgente”.

Medicina Specilistica,  Ugo Forti: “Per avere espletato nel corso di una lunghissima e premiata carriera – nella specializzazione della otorinolaringoiatria- la propria attività con specifica professionalità e cura, anche nel settore artistico-lirico,prestando la propria illuminata competenza nei controlli laringoiatrici ad artisti del livello di Bocelli,della Simionato e dei giovani cantanti del Volo. Una carriera luminosa tra medicina e lirica”.

Diritto e Legalità: Calogero Massimo Cammalleri“Per l’approfondita, colta e scientifica ricerca della scienza del Diritto del Lavoro a cui ha dedicato approfonditi studi, riconosciuti a livello internazionale, attraverso infinite pubblicazioni e relazioni. Una eccellenza del Diritto Economico attivo protagonista anche presso la nostra Università di Agrigento”.

Promozione territori montani:  Milko Cinà“Per la profonda consapevolezza dei valori della cultura montana, per la quale ha profuso per anni un trasporto raro e appassionato, in cui ha coinvolto tutti i centri montani del territorio agrigentino occidentale. Un sincero testimone dell’amore verso la propria terra”.
Azione Sociale:  Jaana Simpanen“Per avere interpretato il ruolo di Presidente di Soroptimist – Agrigento con la precisa volontà di incidere nella vita sociale, con l’impegno e la sincera volontà di chi ama il proprio territorio, puntando sempre a migliorare e qualificare, affinchè l’essere Soroptimist sia il valore aggiunto della sensibilità per la crescita collettiva di tutta la società circostante”.

Promozione Internazionale cultura folk: Quartet Folk“Per la grande capacità di realizzare una vasta intrapresa intarnazionale in favore della cultura folk di Sicilia, portando oltre i confini oceanici melodie,musiche e canti della terra siciliana,affermandone i profondi canoni culturali di musiche e testi storici.Un raro esempio di capacità giovanile di progettare e realizzare una presenza fondamentale di livello nazionale e internazionale”.

Premio “Marco Patti” 2019: Carmelo Capraro. “Per la grande inesauribile passione nel documentare i grandi eventi culturali del territorio. Sempre con una presenza discreta e intelligente, pronta a cogliere – con scatti perfetti- l’evolversi di una società storica e contemporanea, in cui prevalgono sempre il piacere della rappresentazione culturale e il profondo sentimento della condivisione sociale. Un vero esempio di partecipazione attiva alla vita del territorio”.

La cerimonia di Consegna si svolgerà il 7 maggio, alle ore 17, negli studi di Teleacras. Condurrà Egidio Terrana, con Maria Grazia Castellana.
L’intera cerimonia sarà trasmessa su Teleacras. 

sabato 27 aprile 2019

Il partigiano bambino, nuova edizione con la Costituzione


Una seconda edizione, speciale, con allegato il testo della Carta fondante dello Stato repubblicano e democratico. Un unico corpo, inscindibile. 

Si materializza così il desiderio di Ad Est e del suo editore Gaetano Alessi nel settantaquattresimo anniversario della Liberazione dell’Italia del nazifascismo. Un proposito nato dopo le tante presentazioni in Italia e all’estero della prima edizione del libro uscito nel marzo del 2017: dai luoghi simbolo della Resistenza a quelli istituzionali come Montecitorio. 

La seconda edizione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, scritto dal figlio Raimondo Moncada, esce in una versione rinnovata, e arricchita di nuovi tasselli di una memoria ricostruita, risanata, a cui si è data dignità. Il partigiano bambino è la storia di un siciliano che con l’intera famiglia si ritrova in Umbria inseguito dalla guerra e, adolescente, sceglie di salire sui monti per dare il suo contributo al movimento di Liberazione nella brigata partigiana “Leoni” comandata dalla medaglia d’oro Mario Grecchi. 

Gildo Moncada partecipa alla liberazione di Perugia e poi viene gravemente ferito a San Sepolcro, riuscendo dopo un anno a ricongiungersi con i genitori e le sorelle a Calcinato, in provincia di Brescia, mutilato a una gamba e il corpo trafitto da mille schegge con cui cercherà di rialzarsi e, con una mano frantumata, inseguire il sogno di diventare un artista, un grafico e un pittore. 

"Dopo il 25 aprile viene sempre il 26 e la Resistenza la dobbiamo onorare ogni giorno - dice Gaetano Alessi -. La nuova edizione del Partigiano bambino ha anche un omaggio: la nostra meravigliosa Costituzione. Perché, e qualcuno è bene che lo ricordi, senza il sangue partigiano, il sangue di Gildo, oggi non avremmo questa Costituzione e la nostra libertà”.

Il libro racconta una delle tante importanti storie di uomini e donne dell’estremo sud che parteciparono nel nord Italia alla Liberazione. Storie da pochi giorni raccolte nel loro insieme, e in un’unica grande storia, nel libro I siciliani nella Resistenza, edizioni Sellerio, presentato per la prima volta il 25 aprile 2019 a Palermo, esito del convegno dell’ottobre del 2016 organizzato  dall’Istituto Gamsci Siciliano. 

Il partigiano bambino è il frutto non di uno studio ma di un travaglio personale del suo autore: una necessità, un viaggio interiore alla ricerca delle proprie radici e del colore mutevole degli occhi del padre. È più di una semplice storia, raccontata con l’emozione di un affetto nel tentativo di recuperare dall’oblio un’esperienza di vita e un impegno, e di ricucire una ferita. 

giovedì 25 aprile 2019

Le libertà di ogni dittatura


Da noi non si festeggia quello che vogliamo festeggiare.

Da noi non si canta quello che ci piace cantare. 

Da noi ci ordinano quello che dobbiamo festeggiare e quello che dobbiamo cantare. 

Da noi siamo portati in piazza a sventolare bandierine o ad alzare la voce o a battere le mani per unirci alle ovazioni per acclamare chi comanda e fargli gonfiare il petto di fiera gratitudine quando ci arriva il segnale con i fucili. 

Da noi non si parla se non con le parole che si possono dire o che ci dicono di pronunciare.

Da noi non si ride se non con i sorrisi di chi schiaccia il piede sulla nostra testa. 

Da noi, se sei fortunato, si paga con i lividi se non rispetti quello che non è giusto.

Da noi se agisci per conquistare l’aria da respirare, col suo profumo, vieni segnato sul registro con una croce perché devi tacere, perché devi fermarti, perché devi morire se perseveri così come devono morire le persone che si uniscono a te. 

Da noi si vive bene se fai bene quello che ti dicono di fare anche come e quando stringere una mano, abbracciare o baciare. 

Da noi era già successo ma per una maledizione abbiamo cancellato ogni memoria dei nostri padri e dei nostri nonni, come loro avevano cancellato quella dei loro padri e dei loro nonni. 

Da noi, su Marte, si sta così, come in ogni dittatura, perché le dittature non hanno un solo volto così come non hanno solo un nome o solo un colore o solo un suolo o solo un tempo; e l’ho scritto sul mio corpo con inchiostro indelebile così da poter resistere quando il mio corpo muto si tramuterà in un libro che potrà essere letto quando si potranno di nuovo leggere i libri, tutti i libri, se si avrà ancora la capacità di leggere. 

Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 

Da “Poesie in libertà”

mercoledì 17 aprile 2019

Juventus, le diciassette scomode verità


La Juventus e le scomode verità, mai accettate con serenità da tifosi bianconeri e da tifosi anti - Signora: 
  • La Juve non è fatta per la Coppa dei Campioni; 
  • La Juve partecipa sempre alla Coppa dei Campioni a differenza di altre squadre che guardano in tv;
  • La Juve vince quasi sempre il Campionato a differenza di altre che non lo vincono quasi mai;  
  • La Juve vince tanto altre Coppe e quando non le vince è perché riposa; 
  • Tutte le altre squadre vincono poco e niente;  
  • Tutte le altre squadre lottano per piazzamenti o per non retrocedere;  
  • Tutte le altre squadre ogni tanto vincono qualcosa anche di importante; 
  • Squadre storiche vantano più Coppe dei Campioni rispetto alla Juventus ( le altre ci provano due volte e ne vincono una; la Juve ci prova dieci volte e ...); 
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che gioire quando la Juve non vince e gioiscono non avendo altre gioie;  
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che aspettare che si apra un ciclo vincente delle proprie blasonate e rispettose squadre ma nell’attesa debbono pur fare qualcosa e tifano contro la Juventus e non a favore della propria squadra;  
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che protestare ogni domenica contro gli arbitri che arbitrano la Juventus delegittimandoli e facendoli fuori tutti: la Juve si arbitra da sola; 
  • I tifosi della Juventus abituati a vincere accusano la società, l’allenatore e i giocatori di mediocrità quando non vincono come se vincere sempre fosse obbligatorio, come se non esistessero in Italia e nel mondo altre squadre migliori; 
  • I tifosi della Juventus rinviano all’anno venturo la vittoria della Coppa dei Campioni invecchiando di desiderio;
  • La Juve deve vincere il campionato e non partecipare più alla Coppa dei Campioni. 
  • I tifosi della Juventus sono incontentabili; più vincono e più vogliono vincere, dimenticando che nel gioco esistono le altre squadre e anche la sconfitta; 
  • I giocatori si divertono, guadagnano; per curarsi un dolorino ai muscoli vanno in piscina, si fanno fare i massaggi, dormono bene, mangiano bene, mentre i tifosi... 
  • La verità fa male. 


Raimondo Moncada

domenica 14 aprile 2019

Staccare internet è staccare la vita



Soli. Prima ci tirano tutti dentro la Rete e poi ci lasciano soli. Basta tirare la spina e non siamo più niente. 

I social (Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn...) sono diventati come la luce. Senza segnale, si sta come al buio dentro un rifugio sottoterra trattenendo il respiro e si attende fino a quando non arriva la corrente per sospirare sonoramente nella nostra lingua (io in siciliano): “Vinni a luci”, girando la voce nel quartiere virtuale e ritrovarsi in strada come quando ai tempi di guerra finivano i bombardamenti è uno dopo l’altro si usciva all’aria aperta storditi è quasi increduli di essere ancora vivi tra corpi senza più battiti. 

Per fortuna c’è la vita reale che non viviamo più perché c’è internet, troppo internet, con la vita moderna che è vita se c’è internet. Se internet non funziona siamo fregati, non possiamo pagare più la spesa, non possiamo pagare più una visita medica perché si paga tutto con internet. Senza internet possiamo morire di fame o disfatti da uno stupido raffreddore. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


giovedì 11 aprile 2019

Il sud diventerà nord e il nord sud

L’Italia è “una e indivisibile” dice la Costituzione, dove c’è un nord che si sente nord e un sud che vorrebbe sentirsi e anche essere nord. E allora cambiamo i punti cardinali. La geografia è un’opinione. Da domani il nord si chiamerà sud e il sud si chiamerà nord. Questa la mia proposta di riforma della carta fondante della nostra Repubblica. 

Cosa cambia? Nella sostanza nulla. Ognuno starebbe al suo posto. Chi abita in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Basilicata, continuerà ad abitarci e a viverci come sempre. Così chi abita in Veneto, in Emilia Romagna, in Lombardia, in Valle D’Aosta, in Trentino Alto Adige, continuerà a stare e a lavorare in queste regioni come ha sempre fatto. Cambia solo il nome del punto cardinale, della localizzazione geografica. Il trentino, il lombardo, il veneto, l’emiliano, il romagnolo, dovrà definirsi per legge un meridionale del sud, mentre un siciliano, un pugliese, un calabro dovranno definirsi settentrionali del nord. 

Si può fare! È solo una formalità. La localizzazione geografica è solo un punto di vista a cui si è voluto dare sostanza. 

L’universo non è rigido, così come il pianeta Terra. Se cambiamo il punto di vista, e osserviamo il mondo dall’altra parte, il sud diventa nord e il nord diventa sud. Nella sostanza non cambia niente, cambiano solo le parole, i contenitori, le scatole dentro cui siamo carcerati. Come disse quel genio folle di Einstein: “Tutto è relativo”, per cui e per la quale anche un meridionale può fregiarsi del titolo di settentrionale anche senza alcuna copertura legislativa. Siamo italiani, no? Uguali da nord a sud. 

Proviamoci, contro il razzismo geografico. Io già mi sento settentrionale del sud oltre che meridionale del nord e, da italo-siciliano, è una sensazione bellissima. 


Raimondo Moncada www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 21 marzo 2019

Tina Costa: “Portare la voce di Gildo dappertutto”



“Portare la voce di Gildo, giovanissimo partigiano, dappertutto. Soprattutto tra le nuove generazioni. Mai più l’essere umano deve soffrire quello che abbiamo sofferto noi. Ma ci vuole l’impegno di tutti”. Furono le parole di Tina Costa, staffetta partigiana, esponente di rilievo  dell’Anpi, scomparsa da qualche giorno, pronunciate a Roma durante il suo appassionato intervento alla presentazione, alla Camera dei Deputati, del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, Ad Est edizioni. 


Era il 17 novembre 2017 ed eravamo nella Sala “Aldo Moro” di Palazzo Montecitorio. Ricordo ancora ciò che mi disse dopo la presentazione, mentre le firmavo con la mano tremolante una copia del libro: “Sono ancora incazzata! Ed è questo che mi dà la forza alla mia età”  a dare ancora testimonianza, “dappertutto”, di quel che ha vissuto prima e durante la seconda guerra mondiale, sollecitando l’impegno contro le prevaricazioni, la privazione della libertà, le violenze. 

Nata nel 1925, ricorda l'Anpi, è "stata combattente contro le ingiustizie fin dalla più tenera età e lo è rimasta fino all'ultimo respiro".


Alla Camera dei Deputati, sono stato circondato da tanto affetto. In questa importante Istituzione e confortato dalla presenza di tantissimi amici, ho raccontato la storia di mio padre, Gildo Moncada, e di una famiglia, quella di mio nonno Raimondo, sconvolta dalla guerra. 

Un ricordo vibrante, indelebile, che rimarrà scolpito nella mia memoria e nella memoria di quanti mi hanno preso per mano in questa mia personale e non facile immersione in questa traumatica storia di famiglia, ricostruita lacrima dopo lacrima. 

Un omaggio alla Costituzione (nel settantesimo anniversario della sua promulgazione) e a quanti, uomini e donne, l’hanno scritta col sangue. Grazie a chi ieri è intervenuto: Tina Costa; Carlo Caponi, della sezione “Marisa Musu e Teresa Regard” dell’Anpi di Roma; Massimo Manzoli dell’associazione “Gruppo dello Zuccherificio” e Cinzia Paolillo, presidente dell’associazione “Da Sud” promotrice dell’iniziativa. 

Grazie di cuore agli amici arrivati da ogni dove che mi hanno onorato, sostenuto e abbracciato con la loro presenza. E grazie all’editore, Gaetano Alessi che, seduto tra il pubblico, si è emozionato con me e la mia (nostra) famiglia.


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 19 marzo 2019

Non avere un padre né in cielo né in terra



Ci sono ricorrenze che non sono per tutti. Nella Festa del Papà ho pensato a quel bambino che non ha potuto festeggiarlo, né in cielo né in terra; quel bambino che sta crescendo senza l’affetto, la vicinanza, il calore, la figura presente di un padre. 

Oggi in tanti ricordiamo il nostro, chi ci ha messo al mondo, chi ci ha concepiti e cresciuti con nostra madre, che celebreremo a maggio. Tiriamo fuori la memoria di quello che sono stati, di quello che hanno fatto per noi, dei sacrifici silenziosi che magari abbiamo apprezzato solo in seguito quando siamo cresciuti, quando siamo diventati noi stessi genitori (“quando sarai grande capirai”), quando non ci sono stati più ed è scaduto il tempo per fargli sentire il nostro ringraziamento. Ma ci sono bambini che un padre oggi non se lo ritrovano da poter festeggiare, abbracciare, baciare, guardare. 

Sono stati messi al mondo ma poi, per svariate ragioni, non se lo sono più ritrovati accanto, non se lo sono ritrovati nel giorno del compleanno a scattargli la foto in quel momento in cui siamo chiamati a sorridere e a spegnere le candeline della torta; non se lo sono ritrovati all’uscita della scuola per consegnargli la letterina che la maestra ha fatto scrivere ai propri alunni come sorpresa da consegnare al proprio babbo. 

E noti, lo noti, questo. Perché l’assenza di un genitore la leggi subito negli occhi. È evidente. Perché gli occhi parlano, anzi gridano dolore. Un bambino ha il diritto dell’affetto di un padre, come dell’affetto di una madre, naturali o adottivi e comunque amorosi e tutto per i figli, vicini, vicinissimi, anche se distanti. 

Io un padre oggi lo festeggio, a modo mio, in cielo e in quella essenza del mio essere in cui lui continua a vivere. Ma non so perché questa mattina, nel giorno di San Giuseppe, mi sono svegliato pensando a quel bambino senza padre e alla lettera che gli è rimasta in mano. 


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 14 marzo 2019

Facebook down e il panico compleanno

Ad Agrigento, a un anno, nella casa di Vicolo Seminario

“Il compleanno! E ora come faccio?”
Mezzo mondo nel panico per il blocco, strano, davvero strano, di Facebook e non per “qualche minuto di manutenzione” ma per ore e ore, dal pomeriggio a notte di mercoledì 13 marzo, data che entrerà nella storia ormai non più recente dei social.
Un panico che ha coinvolto tutti, me compreso, dall’America, all’Italia, alla Sicilia, ad Agrigento, a casa mia. I convincitori non hanno più saputo chi convincere. Gli odiatori si sono messi a odiare se stessi. I postatori si sono messi a scrivere sui muri. Ma c’è anche una numerosissima categoria di umani che maledice il proprio atteggiamento di procrastinare, di rinviare a dopo (“perché tanto c’è tempo!”) ciò che invece va fatto subito. È la categoria di chi, per amore, amicizia, affetto, conoscenza, rispetto, fa gli auguri a tutti quei contatti per i quali Facebook ti ricorda, con un’apposita funzione e icona, che quel giorno compiono gli auguri Tizio, Caio, Martino e Sempronio. E tu, a uno a uno, vai sul profilo del festeggiato e scrivi: “AUGURI”. E questo, tutto questo, nel giorno del Facebook Down non è stato possibile e c’è un numero imprecisato di utenti che sta trascorrendo una brutta giornata per i sensi di colpa perché ha deciso di rinviare al pomeriggio gli auguri ai propri fratelli, sorelle, padri, madri, amici, potenziali datori di lavoro... Ma ciò non è stato possibile. E non puoi, specialmente con determinate persone, permetterti di fare gli auguri il giorno dopo. IMPERDONABILE! 
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A Parigi, a 18 anni, nella gita di quinto liceo
Il compleanno si festeggia, ormai da tempo e alla grande, con gli amici di Facebook, sommerso per un intero giorno dagli auguri. Non ci vuole niente per essere festeggiati: basta inserire la propria data di nascita (oltre al sesso se ci tieni e alla città di provenienza se non ti vergogni) nella schermata dei dati personali ed è fatta! Alla faccia della privacy! 
Tutti gli amici (o meglio un’altissima percentuale) quel giorno si premureranno a inviarti su ogni canale un pensiero: sulla tua bacheca, ma anche sulla bacheca di un altro amico in comune se quest’altro ti ha formulato gli auguri sulla propria pagina e non sulla tua, confondendosi.
È come quando uno ti pubblica la notizia di una persona defunta (che magari non conosce) e tutti a esprimere le proprie condoglianze alla famiglia proprio sotto la notizia linkata e che la famiglia non leggerà mai (e meno male! Perché sotto il messaggio di annuncio morte c’è pure tanto di “mi piace”).

Diciamocelo comunque FORTE FORTE: è bello sentirsi ricordati, considerati, abbracciati, sommersi da una montagna di affetto anche attraverso una semplice parola: AUGURI! Dalla mattina del giorno del tuo compleanno fino a notte, anche prima e anche dopo il giorno, ti arrivano sul tuo profilo Facebook centinaia e centinaia di messaggi a cui vai poi dietro per ringraziare. Un tempo ringraziavo uno a uno trascorrendo il giorno del mio compleanno su Facebook a scrivere grazie a ognuno, per amicizia, per educazione, non facendo nient’altro e mi arrabbiavo quando mi chiamavano per spegnere le candeline. 
Con Facebook è diventato tutto facile. C’è fin dall’inizio quel meccanismo che ti ricorda il compleanno dei tuoi tremila, quattromila, cinquemila amici, e non devi fare altro che fare gli auguri ogni giorno, anche a chi non conosci anche se ti è amico su Facebook, con la conseguenza però che vieni assalito dall’ansia quando per cause non dipendenti dalla tua volontà non apri Facebook (per un viaggio, per mancanza di segnale, per manutenzioni in corso o per il Giorno del Mistero) e stai intere giornate a pensare al parente o all’amico che avrà fatto dinsicuro il compleanno e ci sarà rimasto male malissimo – togliendoti subito l’amicizia – perché tra i cinquemila messaggi di auguri non ha trovato giusto quello tuo (perché i “mi piace” li controlla uno a uno, trascrivendoli pure su un quaderno di carta a futura memoria).
Prima dell’avvento del memo-automatismo di Facebook, i primi a festeggiarti il compleanno erano di buon mattino i tuoi genitori e i tuoi fratelli o sorelle (o anche dopo la mezzanotte del giorno precedente). Poi ti arrivavano le telefonate della nonna, del nonno e di altri parenti stretti. Poi i vicini di casa. Poi a scuola, i tuoi compagni di classe che col tempo diventavano i tuoi amici e con i quali si organizzavano pure serate con le pizze del panificio e balli sia con canzoni disco sia con le canzoni di Baglioni e Cocciante che ti facevano scegliere la compagna o il compagno (o i loro amici fino a quel momento sconosciuti) con cui condividere il lento romantico, corpo a corpo, con la mano destra che prendeva sempre più coraggio nell’abbraccio, e con il mento e la mano sinistra sempre più poggiati sulla spalla in avvicinamento al collo. Il soffio sulle allora poche candeline e il taglio della torta concludevano una serata memorabile che poi si ripercorreva dopo qualche settimana quando ti arrivava lo sviluppo su carta delle fotografie, quelle scattate con le prime macchine cick-ciack (stavi a pregare per giorni, con il terrore che venissero bruciate).
Gli auguri erano fisici, solo fisici, di contatto, limitati, gestibili, in giornate che diventavano occasione per incontrarsi ed essere festeggiati di presenza, guardandoci negli occhi e sentendo i cuori pulsare, non solo quando ci si avvinghiava durante “Questo piccolo grande amore” o “Margherita” o “Victims” o “Careless Whisper”.
Oggi è tutto diverso. C’è così tanto, così troppo, così in sovrabbondanza, che rimpiango il gli auguri, la telefonata, il calore muto di un abbraccio di una volta. Ed è anche per questo che qualche anno fa ho deciso di cancellare da Facebook la mia data di nascita (il 15 marzo) e, dunque, affrancarmi dalla dittatura dell’automatismo social che ricorda a tutti il mio compleanno; così come ho deciso di non andare più a guardare l’icona che mi ricorda i compleanni quotidiani degli altri per non vivere d’ansia la mia già ansiosa quotidianità.
Sono ritornato antico, in un mondo che sta correndo troppo in direzione del medievale futuro, travolgendoci anche negli affetti. 
Grazie infinite per gli auguri. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it

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