lunedì 31 dicembre 2018

Un 2019 da brivido e col fiato sospeso


Cosa augurare per il 2019 l’ultimo dell’anno considerato che ci pensiamo sempre all’ultimo momento? È una domanda che ognuno di noi si pone nell’isolarsi, con il cellulare in mano, mentre scorre la lista di familiari, amici e conoscenti. Pensa e ripensa al messaggio più appropriato, magari differente da quello degli anni passati, comunque personalizzato e pregno d’affetto. Si passano così in rassegna diverse ipotesi di augurio, una sorta di modello che possa servire da base modificabile. E i modelli non mancano, ti arrivano pure a pioggia in una giornata senza ombrello.  

L’augurio più gettonato di sempre è “Felice anno nuovo”: bello, istantaneo, asciutto, pulito, efficace, eterno, buono per tutti ma non per tutte le stagioni non potendolo usare in primavera, in estate, in autunno e neanche in tutti i giorni dell’inverno. A dicembre lo puoi augurare solo l’ultimo dell’anno, il 31, al massimo il 30 ma già ti guardano male, il 29 neanche ti ascoltano perché è ancora troppo presto. 

Dunque, “Felice anno nuovo”, è un augurio perfetto: non è elitario e neanche volgare: è giusto, trasversale, democratico, a misura di tutti perché sta bene nella bocca di un popolo intero e non a una sola categoria, a un solo ceto, lo può pronunciare un premio Nobel così come un operaio senza premio. Con “Felice anno nuovo” si va sul sicuro e non si corre il rischio di essere criticati per eccesso o per difetto. Anche la conseguente risposta ha lo stesso identico carico di sottili significati: “Grazie di cuore, auguri a te e famiglia”, perché aggiungere “a te e famiglia” sia nell’augurio che nel controaugurio è importante e debbo dire che è una regola che viene rispettata da tutti (rispondi però agli auguri con dispiacere, perché hai subito gli auguri, perché sei stato antipaticamente anticipato, preso in contropiede: avresti voluto tu, per primo, rivolgere gli auguri che hai rinviato di minuto in minuto al momento che hai ritenuto migliore ma così purtroppo non è stato).

Poi si può augurare ciò che vogliamo: pace, salute, serenità, lavoro, vacanze, amore, preghiere, ricchezza... questo dipende dalla persona a cui inviamo gli auguri. E in questo caso bisogna essere molto attenti. Non possiamo, ad esempio, augurare di trovare una fidanzata a chi vuole il fidanzato e viceversa; augurare di trovare un lavoro a chi non ne vuole neanche a spinta; augurare una vita serena a chi abita a ridosso di una caserma dei vigili del fuoco sempre in emergenza e sempre con la sirena attivata; augurare una vita movimentata a chi abita dentro una zona sismica; una vita di straordinarie vedute a chi ha chiuso per sempre gli occhi; augurare l’amore a chi odia con tutto il cuore pure chi ama e chi augura amore. 

Lo possiamo comunque fare. Ma non vi auguro le reazioni. Ecco, arrivando alla conclusione, vi auguro per l’anno che verrà belle azioni e belle reazioni; vi auguro buone semine e buoni raccolti; vi auguro germogli profumati e giornate di caloroso sole; vi auguro quegli incontri che cambiano in positivo il corso della vita; vi auguro di essere raggiunti da caldi raggi di luce nei momenti di gelido buio; vi auguro di trovare la vostra piena realizzazione e di bagnarvi nel fiume della inesprimibile felicità. 

Vi auguro in segreto quello che, intimamente e nel silenzio, ogni anno auguro a me e ai miei affetti.  

Riporto a chiusura un augurio che mi è giunto e che mi ha colpito: che sia un gran 2019, da brivido e col fiato sospeso (ma che vuol dire?)


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

mercoledì 26 dicembre 2018

Natale in casa Pirandello



Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’io son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare anche la notte della mia nascita”.
È un brano di una delle opere sul Natale scritte da Luigi Pirandello lo stesso che, nelle sue ultime volontà, chiese di essere bruciato da morto, senza  alcun sacro rito (“e il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere, perché niente, neppure la cenere vorrei avanzasse di me”). Nelle sue opere con a tema il Natale ritroviamo un sorprendente Pirandello: ora spirituale, ora contraddittorio, ora ironico, ora polemico, ora poetico, ora così aderente all’originaria parola evangelica. 
Allo scrittore viene dedicato un momento a Sciacca dal titolo Natale in casa Pirandello. È un omaggio al grande autore agrigentino premio Nobel e alle emozioni della sua prolifica scrittura così legata alla sua terra, alla sua gente, ai suoi personaggi, e anche alla sua fede e alle sue tradizioni religiose. 
L’appuntamento è inserito nel cartellone delle iniziative natalizie e di fine anno “Sciacca Natale Insieme”: giovedì 27 dicembre 2018, alle ore 17,30, nella Sala Blasco del Palazzo Municipale. 
Si darà voce alle opere in cui Luigi Pirandello racconta, a modo suo, col suo genio artistico, con la sua lente, con la sua profondità, i riti, le usanze, le speranze, le atmosfere legate al Natale, non disdegnando di mettere in evidenza anche le ipocrisie di una società troppo schiava dell’apparenza che fa diventare sostanza.
Natale in casa Pirandello: un’originale proposta con letture di Raimondo Moncada e le introduzioni letterarie di Gisella Mondino.
Un Natale Nobel, dunque, con le buone novelle pirandelliane, sempre così attuali e pungenti, dense di verità che t'arrivano e fanno pure male. Ma ti fanno riflettere tirandoti dentro il senso genuino della ricorrenza. 

domenica 23 dicembre 2018

In aumento i casi di mal d’auguri


C’è chi, per la propria salute, comincia a prendere le distanze dagli auguri. Così come sono fanno male. Lo dice anche la scienza, lo confermano le continue ricerche sul cervello. Natale e Capodanno sono i due periodi dell’anno in cui aumenta e si acuisce il malessere. Alcuni non lo avvertono, altri lo avvertono ma non subito, altri ancora sono così colpiti da essere costretti a pescare uno dei medici non andato in vacanza e a terapie specifiche per sradicare o mitigare i numerosi sintomi: stress, nervosismo, cefalea ecc. 

Chi soffre di tale mutilante patologia comincia a dargli un nome e un cognome: mal d’auguri. A Pasqua c’è anche lo stesso effetto ma non così incisivo e così diffuso come negli ultimi giorni dell’anno. 

I più esperti, ma quelli veri, non quelli proliferanti nei social, danno la colpa alle nuove tecnologie, allo smartphone, a internet, all’iperconnessione, all’essere raggiunti in qualsiasi ora della giornata, in qualsiasi posto del mondo, anche dentro un fortino antiatomico o dentro un tabuto intergalattico lanciato oltre lo spazio gravitazionale del pianeta. Non sono più in pace neanche gli astronauti in orbita sulla navicella spaziale internazionale lontano fisicamente dal nostro mondo che dicesi ancora umano. Ti raggiungono pure in cielo, oltre la dimensione della vita per come la conosciamo. Non è più necessario andare da un tabaccaio o in cartolibreria a comprare delle lettere o delle cartoline in bianco o meglio prestampate. Non è più richiesto prendere il telefono e chiamare. Adesso prendi un’immagine, un video, un audio, un messaggio preconfezionato, imposti il programma, fai un click con una minima fatica del polpastrello digitale e l’augurio scintillante lo fai arrivare a pioggia a migliaia di tuoi familiari, amici, conoscenti, e tutti i contatti sconosciuti che ti ritrovi. 

È per questa ragione che ti ritrovi bombardato. Ti arrivano miliardi di messaggi su Facebook, su Messanger, su Whatsapp, sugli infiniti gruppi di cui hai perso il conto, su LinkedIn, su Twitter, anche con le antiche email o addirittura con i primitivi Sms che quando ti arrivano ti si apre il cuore e hai un sentimento di compassione nei confronti del mittente. I messaggi di auguri ti arrivano anche quando abbracci fisicamente, con le braccia reali, gli amici che incontri per via o in piazza gli stessi che magari qualche istante prima ti hanno ti hanno raggiunto con un abbraccio virtuale programmato settimane prima con una speciale app che ti sbriga per tempo tutto (ti permette di programmare gli auguri in eterno facendoti risultare vivo anche quando vivo non sarai). 

Ed è un dramma, un vero dramma dei tempi che stiamo vivendo. Non hai più il tempo per leggere tutta la montagna di auguri che ti frana addosso. E non hai più il tempo di rispondere a ognuno dei messaggi che carinamente ti inviano. E ti disperi. E soffri. E piangi. 

Vivi le vigilie e le stesse festività e le post festività con i sensi di colpa. Stai male: “Avrei potuto però rispondere! Sì, ma se avessi risposto a lui avrei dovuto rispondere anche a lei, e poi all’altro e all’altro ancora ... perché altrimenti ci sarebbero rimasti malissimo. Meglio nessuno che qualcuno...”

Ma non sei contento lo stesso. Non mangi. Ti viene pure da vomitare. Salti il pranzo, la cena, il cenone, la colazione, la colazionona del primo dell’anno. Per la sera di Natale non esci e non esci neanche per la messa di mezzanotte. La segui per un po’ con la diretta su Facebook. Poi stacchi tutto. Inserisci la navigazione fantasma su internet. Nessuno deve sapere che ci sei, che comunque sei connesso, dopo la brutta figura che hai accucchiato non ricambiando i miliardi di auguri provenienti anche da persone che non avevi in rubrica o nell’elenco dei contatti di Facebook e che guardandole nel profilo sono spogliate, senza veli, e ti invitano a trascorrere le feste con loro perché ti faranno divertire, ti faranno trascorrere un fine dell’anno e un nuovo inizio in modo indimenticabile. 

Chiudi. Silenzi le notifiche che sono diventate delle mitragliate continue da farti diventare sordo. Mentre ti confessi in chiesa, continuano a messaggiarti rumorosamente, insistentemente... E chiedi perdono e l’assoluzione per le distrazioni del mondo.

Spegni il cellulare perché anche se lo hai silenziato è rimasto il pensiero delle mitragliate e hai come l’istinto di sapere e di difenderti. 

Non rispondi neanche a tua moglie che per errore, seduta accanto a te, ti ha inviato il messaggio “Tanti auguri a te e alla tua consorte: che sia per voi un Sereno Natale”. 

Forse però si è vendicata del mio messaggio dell’anno precedente: “Auguri a te e a tuo marito. Salutamelo con affetto, è una brava persona anche se un po’ esaurito”.

Augurare è diventato un faticoso obbligo. Facciamo in modo - ed è il mio personale augurio - che non lo sia. 

Buon Natale e Buon Anno Nuovo. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


sabato 15 dicembre 2018

Luminarie di Girgenti, città di Pirandello


Ci vuole un doppio coraggio: coraggio ad aprire un negozio e coraggio a scegliere una libreria come attività commerciale. Ad Agrigento, qualcuno mi ha dimostrato questo coraggio accendendo più di una luce in Via Atenea.  

La scoperta nel giorno del matrimonio di due amici tra l’abbondante genio artistico del Palazzo dei Filippini. 

Uscendo dalla cerimonia nuziale, colmo di sentimenti di gioia e prima di andare via in altri lidi, mi faccio una passeggiata nel cuore del centro storico della mia città. L’orario non è dei più felici: siamo vicini alla chiusura mattutina. Ma non importa. 

Non metto piede in Via Atenea non so da quanto tempo (ne seguo le sorti sui social). E ritornarci mi ossigena i polmoni e con i polmoni mi ossigeno lo spirito. Passeggio senza pensieri, con lo stato d’animo leggero. Quasi volo. Mi faccio guidare dai piedi che, con le ali incorporate, sanno dove andare come tante e tante altre volte in passato, con gli occhi che vagano senza giudizio. Notano solo differenze rispetto all’ultima volta. Ed ecco giungere la mia sorpresa di Natale, all’angolo con Via Giambertoni. Passo distrattamente davanti alla vetrina dove in altre occasioni ho notato luccicare gioielli. E nella vetrina, al posto dei gioielli, vedo questa volta luccicare copertine di libri. 


Gli occhi non credono ai loro occhi (perché anche gli occhi hanno i loro occhi). 

Entro, decido di entrare. E chiedo alla ragazza che si avvicina dicendomi: “Posso aiutarla?”.

“Grazie! Scusi la curiosità: ma da quanto tempo siete aperti?”

“Abbiamo aperto questa estate”. 

Rivolgo i miei migliori auguri e mi complimento per la scommessa, per l’investimento, girando per gli scaffali pieni zeppi di libri per ogni età, anche per la mia. 

Dico: “Questa per me è una notizia: ad Agrigento, in Via Atenea, dopo tante notizie negative lette sui social, si apre non solo un negozio ma addirittura una libreria”. 

Non un fatto di sangue, dunque, non un delitto, non una chiusura, ma una festa, un lieto evento, un matrimonio con l’ottimismo della vita. In Via Atenea si apre e non si chiude un’attività commerciale. 

Regali di Natale, nella mia città natale. Si aggiunge un nuovo negozio, una nuova libreria, ad altri negozi che lasciano accese le proprie luci. 


È uno store Mondadori che va ad aumentare l’offerta di libri, di lettura, di cultura, di conoscenza in una strada del centro dove già operano altre due librerie: Il Mercante di Libri e Le Paoline; e in una città dove sono in attività da anni anche le librerie De Leo, Giunti al punto e Tuttolomondo e poi altre cartolibrerie. 

Luminarie nella mia Agrigento, nella Girgenti di Luigi Pirandello. Lui sarebbe stato contento. Anche io lo sono pur non essendo un premio Nobel. 

Buon Natale. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


domenica 9 dicembre 2018

Premio Buttitta al Partigiano bambino



Gildo Moncada, mio papà cammina ancora. La sua storia, la sua memoria, raccontata nel libro Il partigiano bambino, è stato insignito del premio speciale “Ignazio Buttitta 2018” promosso dal centro culturale “Renato Guttuso”. 

La cerimonia di premiazione si è svolta l’8 dicembre, al Castello Chiaramontano di Favara. Il riconoscimento mi è stato consegnato dalle mani dell’editore di Medinova Antonio Liotta che, come in altre occasioni, ha voluto ricordare mio padre come grafico, artista, come persona impegnata in altri campi. 

Ho dedicato pubblicamente il riconoscimento a  Gaetano Gato Alessi e al gruppo di Ad Est Edizioni che con affetto hanno abbracciato questa storia portandola ovunque, in Parlamento e oltre confine, per raccontare e dare testimonianza dell’impegno di un adolescente siciliano che non si è tirato indietro, in Umbria, al richiamo della coscienza lottando con la brigata partigiana “Leoni”, rientrando a casa mutilato. 

Grazie ai componenti della commissione per questa inattesa sorpresa, al centro culturale “Renato Guttuso” e al suo presidente Lina Gucciardino che da venti anni ricordano un grande poeta siciliano: Ignazio Buttitta. 


Questa la motivazione del premio: “Per la sua intensa ed eclettica attività letteraria che spazia dal sorriso alle lacrime, ora leggera, ironica e graffiante, ora seria, commovente, densa di valori, ideali e sentimenti. Come quelli presenti nel libro Il Partigiano bambino, dedicato al padre Gildo, giovanissimo protagonista della Resistenza e della lotta al nazifascismo”.


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

venerdì 7 dicembre 2018

L’amore non ha un tempio definito


“Ma lassatili sfugari!” È una delle considerazioni che ho sentito, in colorito siciliano, e dalla voce di una donna, tra la moltiplicazione di fioriti commenti alla notizia proveniente da Roma, dove due parlamentari, due rappresentanti del popolo, avrebbero per i fatti loro consumato quello che c’era da consumare nel chiuso, ma non tanto chiuso, di un bagno protetto ma non tanto protetto di Montecitorio, considerato un tempio sacro, improfanabile. 

Una notizia vera, finta, verosimile (boh, non si capisce più niente), di cui comunque non si fa che parlare e straparlare come se fosse vera e come se si vivesse su un’altro pianeta, come se sulla Terra fossimo tutti casti e puri e santi, come se un principe e una principessa nel loro castello dorato dovessero essere condannati solo a dare baci, come se un ruolo non ti dovesse consentire di vivere umanamente il tuo essere uomo o donna o altro e appartarti nell’intimità di un luogo e abbracciare per qualche secondo o più di un secondo (è augurabile) un’avventura con chi ti si è presentato o presentata magari con le dita negli occhi, liberi entrambi da vincoli matrimoniali o da altri vincoli di attaccamento affettivo. 

Al piacer, in questi casi, non si comanda. E farlo fa bene, lo dice la scienza. Più lo fai e più ti senti bene, lo dicono le analisi del sangue e i battiti del cuore e altri misuratori di benessere. 

Non ci sono ordini di scuderia che tengano di fronte all’attrazione magnetico-gravitazionale tra due persone. Solo la fedeltà giurata al tuo lui o alla tua lei ti deve trattenere, specialmente se c’è sincero amore che arde di fiamma sempre accesa. È il sentimento dell’amore che in modo naturale, senza alcuno sforzo, ti blocca e ti fa cambiare strada di fronte alla tentazione, ti fa pensare ad altro, non ti accende i folli ormoni che non aspettano altro che risvegliarsi e attivare il meccanismo che quando si attiva non lo fermi più. 

Ma se due persone libere si attraggono, si amano e sono sciolti da altri rapporti, che male c’è azionare i meccanismi, attivare le calamite, ritrovarsi nel primo loco disponibile, 

dire al volo sì, far vincere l’amore e festeggiare come il fine anno con i giochi pirotecnici nei cieli stellati? Che male c’è, liberi da appartenenze anche sportive (possono benissimo incontrarsi uno juventino e una interista per suggellare un momento di pace dopo anni di guerra), darsi alla passione lontani da famelici occhi indiscreti, in un momento in cui sai che puoi usufruire di quei cinque-dieci minuti di tranquillità perché hai fatto gli appostamenti, perché hai accettato che dalle ore... alle ore... sono tutti impegnati, hanno già tutti fatto la pipì e, dunque, non disturbi nessuno? 

Ma se ne parla dell’episodio di Roma, e come se se ne parla, perché ci sarebbe in circolazione pure un video - così si legge sui nuovi media - che farebbe vedere e sentire quello che possiamo solo con la nostra non casta immaginazione vedere e sentire. E se c’è il video, a meno di auto riprese, ci dovrebbe essere anche un autore esterno, in carne e ossa, un avventore che, entrando nel luogo dell’infuocata passione, forse per un bisogno incontrollato e incontrollabile, si è trovato davanti a un quadretto che mai avrebbe sognato di trovarsi in visione e in un luogo così solenne, così rigoroso, così austero, così freddamente istituzionale. Un avventore che, pur nella vampata ricevuta all’apertura della porta del bagno, ha trovato la forza di afferrare la telecamera o lo smartphone e riprendere tutto per filo e per segno quello che si è presentato ai suoi occhi e alle sue orecchie in immagini e in sonoro per ricordarselo in futuro e lasciare l’eredità ai posteri. Ma il video, nel chiuso di una cassetta di telecamera o di memoria di cellulare, sarebbe poi uscito misteriosamente dalle vigilate mura dove neanche una telecamera di controllo immagino sia istallata. Ed è giusto così, non c’entra nulla in questi casi la trasparenza altrimenti dovremmo aprire le nostre camere da letto e farci scoprire anche che dormiamo dopo che abbiamo scritto sui social che siamo peggio di Rocco: degli eroi smisurati. 

Non è incoraggiante entrare in un bagno pensando di essere ripresi mentre si è impegnati a fare uno dei nostri innati bisogni fisiologici con quello che comportano in smorfie, suoni onomatopeici e altre espressività e gesticolazioni varie. Bisogni insopprimibili, come certi istinti quando sono solo fonte di piacere e non fanno male a nessuno e le persone sono libere, adulte, vaccinate, consenzienti anche se a volte un po’ troppo azzardose (qualcuno dice: “Li capisco, al piacer non si comanda, ma avrebbero potuto posticipare, prorogare, presentare una mozione, qualsiasi cosa giusto per prendere in giro gli ormoni, calmarli con delle iniezioni di camomilla concentrata e guadagnare qualche minuto per trovare un posticino un po’ più riservato, consono e anche più comodo senza il timore di essere scoperti: “Talè cu c’è! E bravi! Prosita veru: Complimenti! Siamo tutti uguali”).

Ma quando la passione si accende non c’è niente da fare: ti travolge e non capisci più niente, non hai più coscienza del pericolo. Lo vediamo nei film e non quelli a luci rosse”). 

Dopo quello che è successo nella Capitale, sicuramente nei bagni, pubblici e privati, non entrerà più nessuno, neanche Pinzio Pilato per lavarsi le mani: “Non ne voglio sapere più niente: io me la faccio addosso!”.


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 


mercoledì 5 dicembre 2018

Elena Ferrante, confessione di un mistero svelato

Si riaccende il giallo sull'identità della celebre scrittrice autrice di tanti libri di successo tra i quali L'amica geniale dal quale è stata tratta la fiction di successo in onda su Rai Uno.
Lo confesso per la seconda volta dopo la confessione non presa sul serio di due anni fa: so chi è Elena Ferrante. Si tratta di uno scrittore   compaesano di Luigi Pirandello, del quale, purtroppo, almeno per il momento, non posso svelare i segni particolari. Ma mi è familiare, intimo direi.
Elena Ferrante è dunque uno scrittore agrigentino. Da non credere, lo so. Mi assumo ogni responsabilità di ciò che dico. Ogni pagina, ogni libro, è frutto della spremitura dell' immaginazione di questo insospettabile artista.  
Tutti i successi editoriali sono suoi. Così come suoi sono  i complimenti e i riconoscimenti conquistati,  con merito, in ogni angolo del monTo (scritto all’agrigendina).

Perchè ripeto ancora tutto questo? Perchè ritengo che sia opportuno richiudere definitivamente questo giallo, prima che diventi rosso. Basta con le ricerche e con i rifiuti dei presunti riconosciuti!

Se nessuna Elena Ferrante si è fatta ancora avanti, confermando in tal modo ricostruzioni, supposizioni, illazioni, visure catastali, radiografie, TAC, TIC, qualcuno prima o poi lo doveva fare.

Non ne posso più di sentire:
- Abbiamo trovato la vera Elena Ferrante, è lei!
- No, si sbaglia di grosso, non sono io!
- Non dica sciocchezze, Elena Ferrante è lei.
- Sta prendendo un abbaglio. È davvero fuori strada e rischia seriamente di andare a sbattere contro il palo dell’abbaglio.
- No, è lei.
- No, non sono io. 
Bene, ora che questo insospettabile scrittore agrigentino è stato ben individuato, anche se mi ha raccomandato per il momento di non rendere pubblico il suo nome, cosa che si ripromette di fare tra qualche settimana, dopo che andrà in onda l'ultima puntata della serie "L'amica geniale", spero cali definitivamente la saracinesca su un mistero decennale che ha stancato e che dato origine addirittura a una indagine internazionale per scoprire il volto dell’autrice dell’Amore molesto, I giorni dell’abbandono, La frantumaglia, La figlia oscura, La spiaggia di notte, l’Amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta.

Che si fermi, dunque, la caccia all’uomo… anzi alla donna… anzi al fantasma… insomma al celebre pseudonimo! Ricondividendo l’antico appello degli editori di E/O, auspico che si smetta di assediare l’Elena Ferrante di turno, trattata come una criminale: “Sei tu, non hai scampo!”

Mi rivolgo direttamente ai ricercatori di identità. È inutile che cerchiate ancora di scoprire chi si nasconda dietro Elena Ferrante. Abbiate pazienza e lo scoprirete durante la conferenza stampa che la vera Elena Ferrante farà nella sua città, ad Agrigento, appunto, a fine anno, il 32 dicembre. 

Su questa vicenda, bisogna riconoscerlo, si è oltrepassato ogni limite. Non bastavano le supposizioni, i nomi buttati lì a casaccio. Si è finito per indagare su tutto, su ogni presunta traccia. È mancato solo l’esame del Dna sul sudore versato in quelle pagine che in Italia e nel mondo  appassionano milioni di lettori.

Certo, dirà qualcuno, considerato che si tratta di uno scrittore di provato sesso maschile poteva scegliere lo pseudonimo di un uomo. Rispondo subito per lui: Eleno Ferrante, ma solo per fare un esempio, suona cacofonico, non si può sentire. Con Elena Ferrante, chi sta dietro a Elena Ferrante ha avuto ragione. È entrato subito nelle hit e nei cuori della gente, di chi ama leggere, di chi apprezza la buona scrittura e le belle storie.

Ora che l'arcano sta per essere svelato, chissà se sarà la stessa cosa? Come la prenderanno i suoi appassionati lettori?

Di certo i vari Fabrizia Ramondino, Goffredo Fofi, Mario Martone, Domenico Starnone, Anita Raja, e altri scrittori tirati in ballo negli anni, che hanno rifiutato di riconoscersi in Elena Ferrante, questa croce tra un po' non la porteranno più. E finalmente non si parlerà più di una Elena Ferrante da svelare a tutti i costi. 

COMUNICAZIONE CRITTOGRAFICA, dunque segreta, che nessuno deve leggere, per non violare le stringenti norme sulla privacy, indirizzata alla vera Elena Ferrante che solo io in questo momento conosco: per confondere le acque, ti suggerisco di prendere il mio nome come tuo nuovo pseudonimo. Io sarò Elena e tu Raimondo. E così, dopo avere dato alle stampe Storia del nuovo cognome, potrai scrivere liberamente Storia del mio nuovo nome e La storia si nasconde dentro di me.

Le nostre vite, con un tocco di fantasia, diventano pura invenzione. Lo sai meglio di me. Le possiamo narrare come vogliamo, con romanzi di fantasia, con autori di fantasia, con noi stessi che diventiamo fantasia, con questa confessione che è pura fantasia, perché alla fine Elena Ferrante sono io (lo dico per fare uscire allo scoperto la vera Elena Ferrante che c’è in me perché solo lei, se esiste, può smentire questo mio fantasioso outing).  

Vediamo cosa succede. Ci aggiorniamo. Continuo intanto a sognare i regali sotto l’albero di Natale, e un bel successo meritato alla Elena Ferrante con la pubblicazione di un libro originale dal titolo L'amico geniale. Lo scrivo, così mi vedrò pure su Rai Uno, anzi su Rai Mondo Uno e Solo. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 
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