giovedì 29 novembre 2018

Il panino della giovinezza

Entri in un locale e ti accoglie un esercito di occhi spianati. 

Chi ci fu? Ti chiedi.

Noti che c’è una differenza di pelle, la mia è più matura. Ho almeno il triplo dei loro anni. Ti metti in fila come loro e come loro hai il cellulare in mano, collegato a Facebook e pronto con la foto da postare su Instagram. Non ho però le cuffiette alle orecchie e lo zaino. 

Loro sono in comitiva, io sono solo, ma abbiamo la stessa fame che ci unisce ma anche un’area del cervello che dentro conserva la memoria di quell’età. 


Mi siedo. Non mi guarda più nessuno.  E io mi sento giovane, giovane senza alcuno sforzo. Lo sforzo lo farò sicuramente stanotte o domani notte o nel fine settimana per digerire il panino ordinato nel locale dei giovani. È un panino diverso da quello dei miei tempi, diciamo più pesante. Già lo sento, alzandomi dal banco. 

Ce la farò. Sono ancora giovane.


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

mercoledì 28 novembre 2018

Compleanni speciali, auguri piccolo Egidio

Lui è ancora giovane. Anche se oggi lo è un pizzico di meno. Ma solo in dimensioni infinitesimali. Davanti a sé ha ancora un’esistenza matusalemmiana, o come si dice riferendosi all’amico patriarca antidiluviano dell’Antico Testamento, figlio di Enoch, padre di Lamech, cugino di Gillette, amico di Cuè e di Cuegghè, arrivato a spegnere 969 candeline su una torta che in quanto a misure ricorda la terra nella moderna visione piattista. 

Oggi è il suo compleanno e da mezzo mondo ha già ricevuto gli auguri, l’altro mezzo mondo ha cominciato nel primo pomeriggio bussandogli alla porta e baciandolo e pulendogli col fazzoletto il sudore dalla fronte. 

Lui apre a tutti. La sua casa è aperta. È un amico e padre di famiglia. Da tempo immemore è amato e popolare, sia per la sua attività di maestro di scuola (l’ho sempre considerato un mio maestro nella vita) sia per la sua attività di giornalista, conduttore televisivo, direttore della storica testata Malgrado Tutto; sia come uomo e sia soprattutto come marito e padre. 

È amato a tutto tondo, con merito, cosi giusti. 

Anche io lo voglio abbracciare e baciare e asciugarlo in fronte (senza fazzoletto che sononraffreddato), questa volta in maniera inconsueta, utilizzando lo stesso sistema che utilizza lui per gli amici (anche io sono stato immortalato), pubblicando gli auguri di buon compleanno addirittura sul prestigioso giornale di Leonardo Sciascia, per dare la massima importanza all’evento, al procedere della vita della comunità di amici. 

Io non ho un giornale. Ho solo un blog ma che riesce comunque a raggiungere ogni parte del piatto pianeta e a farlo gioire con manifestazioni di affetto.

E allora: AUGURI DI CUORE, PICCOLO EGIDIO (Terrana).


Raimondo Moncada 

domenica 25 novembre 2018

Il dramma di Akil commuove Raccontami o Musa


È L’Appello di Akildi Gaetano Lia, il racconto vincitore della terza edizione

del Premio “Raccontami, o Musa…”, edizione 2018. Una storia commovente che parla di guerre, di tragedie, di bambini sotto le bombe, di emigrazioni forzate, di stragi del mare, di disperati salvataggi, di un’umanità impazzzita. 


Decretato, dunque, il vincitore della terza edizione del concorso letterario nazionale promosso dall’associazione culturale “Musamusìa” di Licata, presieduta dall’artista Lorenzo Alario.

La giuria ha così deciso:

1° posto per il racconto   L’Appello di Akildi Gaetano Lia di Monterosso Almo, in provincia di Ragusa;

- 2° posto per il racconto Capolinea, di Elena Musso di Agrigento(

- 3° posto per il racconto Il ritorno, di Maria Grazia Alia di Partanna, in provincia di Trapani. 

Ritenuti meritevoli di segnalazione i racconti:

Il viaggiodi Barbara Vizzolini di Gallarate, in provincia di Varese; 

Come la ginestra, di Anastassija Sofia Tortorici di Ribera, in provincia di Agrigento.

 

Attribuito anche un Premio Speciale al gruppo classe della IIIC dell’Istituto Comprensivo “Guglielmo Marconi di Licata, per il racconto “Domani un altro sogno”.

 

Tema della terza edizione del concorso Raccontami, o Musa: “Il viaggio”.

 

La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 15 dicembre 2018ore 17:30, presso l’Aula Magna del Liceo Classico “Vincenzo Linares di Licata.


L’associazione Musamusìa ha chiamato in giuria:  Angela Mancuso (direttrice artistica del premio), Giusy Di Franco, Franca Bosa, Rosaria Merro, docenti di Lettere,  Raimondo Moncada (scrittore, giornalista). 


L’associazione culturale “Musamusìa” ringrazia quanti, da diverse parti d’Italia, hanno partecipato con una propria opera qualificando e onorando la terza edizione del premio letterario “Raccontami, o Musa…”.

Un premio che cresce di anno in anno dando la possibilità a tanti scrittori di confrontarsi e di misurarsi su temi affascinanti, e a Licata di farsi conoscere per il suo lato migliore, poetico, creativo, letterario. È la Sicilia più bella, da conoscere, da approfondire, da visitare. Non a caso in questa terra sono nati grandissimi letterari e poeti, con record di Nobel. 

 

venerdì 23 novembre 2018

Le Sacre Spine della Corona di Cristo a Sciacca

Non c’è solo la celebre e studiatissima reliquia della Sacra Sindone a ricordarci la passione e la morte di Gesù Cristo. Ce ne sono altre, come la croce, i chiodi, la corona di spine, che - secondo la tradizione - sarebbero state recuperate e poi conservate nei secoli in più luoghi. 
Uno di questi luoghi è Sciacca.
Nella chiesa di San Michele Arcangelo, sita nell’omonimo e popolare quartiere situato nella parte alta della città, si trovano custodite due Sacre Spine della Corona che cinse il capo al Cristo nel suo calvario (il serto si trova a Parigi, nella chiesa di Nôtre Dame).
Dopo decenni in cui il reliquiario è rimasto chiuso in cassaforte, le sacre spine saranno esposte dentro una speciale teca e messe in pubblica venerazione. L’evento religioso è fissato per domenica 25 novembre 2018, giorno in cui ricorre la solennità del Cristo Re. Ci sarà una funzione religiosa celebrata dal parroco don Pasqualino Barone e una processione. Le Sacre Spine saranno collocate ai piedi del Crocifisso all’ingresso della chiesa.


Una storia che ha dell’incredibile che è stata ricostruita da un saccense, Vincenzo Mandracchia, nel libro Sciacca e le Sacre Spine, pubblicato nel 2012 da Edizioni Semina Verbi di Agrigento.


“Pochissime città, tra cui si annovera Sciacca, - scrive Vincenzo Mandracchia - hanno il privilegio di conservare tra i frammenti sacri in loro possesso, una tra le più pregevoli reliquie della Chiesa. Questa reliquia consiste in alcune schegge conficcate sul capo di Gesù Cristo durante la sua passione e morte: vale a dire due Spine Sante. Una di queste è cosparsa del sangue di Gesù nostro Signore”.


Il ritrovamento delle reliquie della flagellazione e della crocifissione - leggo sul libro - avvenne nel 326, in un pozzo a Gerusalemme, in un luogo poco distante dal monte Golgota. A Sciacca sono arrivate mille anni dopo. Come?


Alla curiosità risponde sempre Vincenzo Mandracchia ritornando indietro di settecento anni e citando le famiglie nobili che regnavano in Sicilia e a Sciacca.


“Nel 1386 Guglielmo II Peralta detto Guglielmone III Conte di Caltabellotta è la sua devotissima moglie Eleonora D’Aragona, figlia di Giovanni, duca d’Atene e Neopatria e anche marchese di Randazzo, reggente della Sicilia dal 1342 al 1348, donarono le Sacre Spine alla chiesa del costruendo monastero di Maria Santissima di Itria conosciuta da secoli come Badia Grande”.
L’inaugurazione della chiesa è datata 31 maggio 1386 e avvenne durante la Festa dell’Ascensione. Da allora e fino alla metà del 1800, “davano luogo alla più grande festa religiosa della nostra città e del Val di Mazara”, con continui atti di fede. “Anche ai tempi del Peralta - dice Mandracchia - la festa delle spine era annoverata tra le maggiori solennità dell’isola tanto che molteplici oratori e un gran numero di pellegrini - provenienti da paesi lontani - giungevano in città per predicare omelie e per rendere loro omaggio”.

Pare che in Italia siano state portate da Carlo I D’Angiò che nel 1263 accettò il regno di Sicilia offertogli dall’allora pontefice in lotta con gli Svevi. Le Sacre Spine sono poi passate di mano in mano ai vari eredi fino ad arrivare a Eleonora d’Aragona.  
Dalla Badia Grande sono state poi trasferite nella chiesa di San Michele Arcangelo nel 1901. Nel 2012, una bolla dell’arcivescovo e cardinale Francesco Montenegro ha autorizzato don Pasqualino Barone - che ne ha fatto richiesta - a esporre al culto le reliquie nei giorni della festa di Cristo Re e i venerdì di Quaresima. Da domenica 25 novembre, la loro pubblica venerazione sarà eterna.

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it

La foto è stata fornita da Vincenzo Mandracchia

mercoledì 21 novembre 2018

Premio Ignazio Buttitta 2018 per il libro Il partigiano bambino


Arriva un altro riconoscimento, il premio speciale “Ignazio Buttitta” per la narrativa. E arriva per il libro Il partigiano bambino, la storia di Gildo Moncada, pubblicato da Ad Est edizioni e presentato in tante città d’Italia ed estere. 
Il libro ha già ricevuto  altri due riconoscimenti: nel 2017 il premio internazionale “Navarro” e il premio di Scrittura del Lions Club di Agrigento. Al Partigiano bambino è stato dedicato il concorso di letteratura “Una storia partigiana” a Lastra a Signa, il progetto lettura al liceo “Linares” di Licata e una canzone contenuta nell’album L’apostrofo rosso del cantautore emiliano Luca Taddia.


Di seguito la comunicazione degli organizzatori del Premio Buttitta.

Sono stati ufficializzati dalla presidente del Centro culturale Renato Guttuso di Favara, Lina Urso Gucciardino, i nomi degli insigniti dei Riconoscimenti Speciali inseriti nel contesto della XX edizione del Premio di arte e cultura siciliana “Ignazio Buttitta”.
Istituito venti anni fa in omaggio del grande poeta di Bagheria, il premio vuole dare il giusto riconoscimento a donne e uomini di Sicilia che si sono particolarmente distinti nel loro settore lavorativo.
Questi i premiati dell’edizione 2018: Giuseppe “Cioppino” Crapanzano operatore socio-culturale di Favara; Raimondo Moncada giornalista e scrittore; Salvatore Rizzuti scultore; Francesco Novara fotografo; Salvatore Nocera medico-poeta-attore; Daniel Russello artista-designer di caschi di piloti di moto e auto da corsa;  Stefano Castronovo campione italiano di moto d’acqua; Mariangela Longo direttrice Istituto superiore di studi musicali “A. Toscanini” di Ribera;  Giuseppe Taibi presidente regionale FAI Sicilia;  I Diapason Gruppo musicale etno-folk; l’U.OHospice dell’ospedale di Agrigento per “Il Mantello”.
La consegna dei riconoscimenti si terrà sabato 8 dicembre presso il castello Chiaramonte di Favara. La  XX edizione del Premio d’Arte e Cultura Siciliana “Ignazio Buttitta””prenderà il via mercoledì 28 novembre 2017 alle ore 16,30 sempre nel maniero medievale di Favara, il Gemellaggio culturale tra i Comuni di Favara e Comitini con gli interventi dei sindaci Anna Alba e Antonio Contino, della presidente del Centro “Guttuso” Lina Urso Gucciardino. Nella stessa serata è in programma l’inaugurazione della mostra fotografica “Anima in scena” di Francesco Novara e l’incontro con lo scultore Salvatore Rizzuti con gli interventi dello storico Antonio Patti e del pittore Vincenzo Patti. Coordina la sera il giornalista Giuseppe Piscopo, con gli interventi artistici degli alunni degli Istituti Compresivi “Urso-Mendola”, “Guarino” e “Brancati”.
Con il Premio Ignazio Buttitta ritorna anche il Festival della Canzone Siciliana – Rosa Balistreri” giunto alla 4^ edizione, curato dal professore Stefano Tesè, al quale partecipano cantanti e musicisti di diverse scuole agrigentine. Il festival è in programma venerdì 30 novembre presso il Teatro San Francesco di Favara.
Nel corso della settimana previsti interessanti convegni e tavole rotonde che coinvolgeranno gli studenti delle scuole di Favara e di diversi Istituti scolastici della Provincia.

martedì 20 novembre 2018

Agrigento prima per qualità della vita


Agrigento prima nella classifica per qualità della vita. È una speciale classifica, nuova, originale, che non tiene conto dei requisiti delle classifiche che ogni anno stilano quotidiani economici nazionali come Il sole 24 ore e Italia Oggi in collaborazione con università e enti di ricerca. 

Secondo la nuova indagine, Agrigento risulta al primo posto in assoluto tra le centodieci città capoluogo di provincia d’Italia. 

Quello che ha Agrigento non lo ritrovo in nessun’altra località non solo italiana, non solo europea ma addirittura mondiale. Quando metterò piede prima sulla Luna e poi su Marte, dallo spazio affermerò lo stesso concetto. Sfido chiunque a provarmi il contrario. Quando sto lontano da Agrigento per un lungo periodo, mi manca e sto male, un male fisico, viscerale, che interessa l’intero sistema emotivo. Agrigento per me sale al primo posto, di colpo. 

Per questa nuova e speciale classifica si è tenuto conto di diversi fattori, tra cui: l’affetto, l’origine, il radicamento, la nostalgia, i templi, il mare, le vie, i vicoli e le piazze del centro storico, l’aria, le amicizie, la scuola, Pirandello, il premio Nobel, la famiglia...

Sono fattori oggettivi che rendono scientificamente blindata la classifica. E in questa classifica - che non ho avuto difficoltà a stilare - esiste solo Agrigento, la mia città, la città dei miei genitori, dei miei fratelli, di mia sorella, dei miei nipoti, di tanti altri parenti, dei miei nonni, dei genitori dei miei nonni… 

Ad Agrigento sono nato, sono cresciuto, mi sono sposato. È la città del mio primo vagito, dei miei primi passi, delle mie prime cadute, delle mie prime parole, delle mie prime amicizie, della mia prima cotta, del bruciore al cuore, della morsa alla pancia. È la città che ho dentro. Il mio stesso corpo è Agrigento con tutto quello che è. Nella lapide mi metteranno “di Agrigento”, ma forse non ci sarà bisogno (della lapide). Non posso accettare di essere venuto al mondo in una città che non è la prima del mondo. 

Con la mia nuova e speciale classifica nessuno ora potrà avere il pretesto di affermare: “Agrigento ha perso punti e posti, si vive peggio dello scorso anno, di dieci anni fa, di cento anni fa...”. 

Non accetto classifiche che mi fanno sentire sempre ultimo. 

Agrigento è prima, e basta! Ti metti l’anima in pace, ti rassereni, come quando ami una persona e sei pure ricambiato: vivi d’amore, beato, felice. L’amore diventa un premio e ti fa sentire la persona più fortunata del mondo, primo in assoluto senza bisogno di alcuna classifica, senza alcun bisogno di paragonarti ad altri, senza alcuna necessità di dire: sono meno bello di…, sono meno vestito bene di…, sono meno ricco di…, sono meno colto di…, sono di Agrigento e questo basta, la più bella città degli immortali.  

 

Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it   

venerdì 16 novembre 2018

Ti tocca anche se ti tocchi in edizione tascabile


I libri hanno vita lunga, secolare. Ce ne sono però alcuni destinati all’eternità, per il materiale con cui sono composti e, soprattutto, per il loro contenuto. Ti tocca anche se ti tocchi di Raimondo Moncada quest’anno ha toccato quota nove anni dalla sua prima pubblicazione, il prossimo anno ne farà dieci, ma è destinato a spegnere tante altre candeline. Il libro prosegue infatti la sua inarrestabile crescita ubriaco d’elisir.

La Csa Editrice ha dato alle stampe una nuova edizione di Ti tocca anche se ti tocchi, in un formato più maneggevole, da portare sempre con sé in tasca, da consultare come una medicina in ogni momento della giornata. Un’opera da leggere per rivalutare la vita, che è stata inserita nella collana “Gli imperdibili tascabili”.

Il libro parla di quell’attimo, ancora misterioso nonostante i divini mezzi della scienza, quando si trapassa da una dimensione a un’altra.

Considerata un tabù, un argomento da non trattare se non facendo appositi scongiuri e su cui non si può neanche scherzare, la morte nel libro Ti tocca anche se ti tocchi è “raccontata”, dicono in casa editrice, “con ironia, genialità e leggerezza”. A raccontarla è un autore per ora mortale - destinato però col libro all’immortalità - che in prima persona ha vissuto l’inconsolabile umano dolore per la perdita di persone care e di cui ha pure scritto.

In tanti capitoli, che sembrano a volte monologhi teatrali, Ti tocca anche se ti tocca parla delle ritualità, delle azioni, delle cose che si debbono fare per forza perché si è costretti da abitudini dure a morire; parla dei malacarne che quando spariscono diventano negli accorati elogi funebri le persone migliori al mondo; parla della messaggistica che si rinnova nell’uso di nuovi mezzi tecnologici ma che è sempre uguale a se stessa e che si può copiare tranquillamente senza il rischio di una denuncia per violazione del copywrite.

Ti tocca anche se ti tocchi, riflettendo in vita sulla fine di questa vita, esorcizzandola, fa notare che alcune culture - come quella nostra - ritengono la morte l’evento più triste dell’umanità esistenza, altre addirittura la considerano un momento da festeggiare con tanto di banchetto perché si ha la certezza (chi la dà?) che il defunto si è bello e sistemato in un mondo migliore. Il libro tratta anche i luoghi comuni: “Vanno via solo i migliori” come se ad abitare la Terra rimanessero solo i cretini.

L’opera mette il dito su vari aspetti, contraddittori, commerciali, vitali, perché la morte, alla fine, assicura la vita a un numero indefinito di persone. Dietro c’è un’industria che fattura cifre pazzesche e dà lavoro a famiglie che senza il lavoro legato alla morte morirebbero dalla fame (a Bologna ogni due anni si tiene una grande fiera: Tanexpò). L’allungamento della vita e l’immortalità prima o poi manderanno in crisi, uccidendolo, anche questo fiorente settore. C’è dunque chi prega ogni santo giorno affinché questo evento non avvenga mai. Noi invece preghiamo per l’immortalità, perché riteniamo inaccettabile un simile evento, a cui per umano istinto decidiamo di non pensare e quando ci capita di pensarci, soprattutto al sud, ci lanciamo in generosi scongiuri, nascosti o plateali, toccandoci.


LINK

giovedì 8 novembre 2018

Conversazione sull’illegalità


L’illegalità intesa come dimensione contraria alla legalità, al buon costume, al retto comportamento; contraria al rispetto delle norme che regolano e fanno vivere in pace una comunità, una

città, una nazione. 

“L’illegalità, ieri e oggi”, discuterne, prenderne coscienza, per fare esattamente l’opposto, il contrario ed entrare nella dimensione della legalità, del corretto agire nel rispetto nostro e degli altri e per sperare e lavorare tutto assieme per un futuro di crescita e di sviluppo, di serenità, senza violenza, arroganza, prevaricazione. 

L’argomento sarà al centro di un incontro promosso dall’Ande, l’associazione nazionale donne elettrici, in programma giovedì 8 novembre 2018, alle ore 17, al circolo Empedocleo di Agrigento. 

Il presidente dell’Ande Carola Depaoli ne parlerà con due scrittori siciliani, Raimondo Moncada autore del romanzo Mafia ridens, ovvero il giorno della cilecca, e Jim Tatano autore del romanzo noir La ragnatela del potere.  

Il titolo dell’incontro è “Conversazione sull’illegalità: ieri e oggi”, per condannarla, per contrastarla, per andare in senso opposto. 


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...