martedì 21 agosto 2018

Il pastore che recita Shakespeare e cerca la sua Giulietta

Risate piene, inattese, ma amare, di quelle che poi ti spingono alla riflessione e ti toccano il cuore e ti rimproverano pure: perché ridi?
Mi sveglio con questa considerazione dopo aver visto, nella stellata arena del Multisala Badia Grande di Sciacca, Polifemo’s dream, la nuova opera del regista saccense Paolo Santangelo. Per me una sorpresa: sia per il contenuto sia per la forma del racconto. Mi aspettavo un film e invece è stato presentato all’inizio come un docufilm, ovvero un film documentario.
Ma non è neanche un docufilm. È qualcosa di diverso.
Vieni travolto dall’esplosione di un’umanità, di una voglia di vivere con gli altri e come gli altri, per troppo tempo soffocata, mortificata, presa in giro, di un pastore ora quarantenne, Gaspare Vitabile, che Paolo Santangelo coglie e segue con grande sensibilità con la sua macchina da presa.
Nella pellicola c’è la rivelazione della sofferenza di un bambino pastore, figlio di pastore, che dalla campagna, dal suo mondo, si sposta in città a frequentare la scuola, elementare e poi media, e scopre e vive la propria diversità che non è ricchezza ma povertà, disagio, vergogna. E vive questa diversità (“u picuraru”) per il comportamento e le parole dei compagni, per le parole e il comportamento degli insegnanti. Vive l’emarginazione, si sente come un extracomunitario nella propria terra, con la sua faccia perennemente bruciata dal sole e dunque in inverno segno distintivo, con le scarpe che lasciano sul pavimento della classe la creta della sua provenienza. A tratti è spiazzante. A tratti è poetico. A tratti è commovente. A tratti è surreale. A tratti è volutamente silenzioso, lungo nel pascolo perché il tempo di un pastore è dilatato e senza tempo (e questo, non essendo il tuo tempo, ti infastidisce, mette angoscia). A tratti è scoppiettante con scene pittoriche in cui si inseriscono personaggi da sogno provenienti dall’altra società (riconosco gli attori Pippo Graffeo, Simona Bruccoleri, Lillo Sutera, Lillo Sarullo e Rosaria Fisco ecc.) quel sogno che è una costante nel film perché il suo protagonista, vero, in carne e ossa, sogna di cambiare la propria vita dopo avere cercato inutilmente l’amore con un colpo di fortuna. A tratti ti guardi con chi ti siede accanto sconvolto perché ci sono momenti che non ti aspetti e che ti spingono al sorriso poi soffocato dalla coscienza di una vita che vuol prendere un’altra trazzera rispetto a quella segnata dal destino. Esci dalla visione frastornato perché alla fine hai visto un film che per il tuo cervello significa finzione. Ma finzione non è. È la realtà cruda di un ragazzo che è nostro compaesano, nostro vicino di casa, nato e cresciuto in campagna, dove vive, dove lavora, dove si è formato, dove si è istruito, leggendo, guardando la tv, smanettando col cellulare, chiedendo all’assistente vocale informazioni su un film. E scopri che un pastore, Gaspare Vitabile, a cui va il mio sentito applauso e il mio abbraccio, oltre a una disumana forza di volontà e resistenza, sa anche esprimersi bene in italiano, sa recitare con sorprendente espressività intere scene di film come un navigato cabarettista di Zelig o Colorado, sa recitare intere scene d’amore di William Shakespeare, impersonando quel Romeo che, nel suo caso, tanto avrebbe voluto (e vorrebbe ancora) trovare e amare la sua cara Giulietta (in lui, col tempo, si è incarnato un pregiudizio sulle donne che supererebbe, ne sono sicuro, alla prima sincera carezza).
Nel film ci sono tante verità che fanno pure male, che ti arrivano dirette dalle confessioni di Gaspare Vitabile e che leggi negli insistiti e ossessivi primissimi piani del suo volto dove è scritto un romanzo in corso, senza ancora il bel finale, che Paolo Santangelo ha tradotto in immagini delicate, empatiche, eloquenti.

A corredo di questa nota personale vorrei menzionare gli attori di tutto il cast: Pippo Graffeo, Lillo Sutera, Simona Bruccoleri, Lillo Sarullo, Simona Fisco, Vincenzo Segreto, Antonino Maniscalco, Davide Santangelo, Ignazia Piazza, Giusi Bongiovì, Salvatore Viviani, Gaetano Maniscalco, Sebastiano Vitabile, Salvatore Amplo, Luciano Maniscalco, Gino Alba, Riccardo Santangelo, Vincenzo Abbene, Vincenzo Genuardi.


Raimondo Moncada

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