sabato 28 aprile 2018

Quello sfregio a Peppino Impastato



Lo sfregio a Peppino Impastato ti graffia l’animo. Peppino non ha pace neanche da morto, neanche lontano dalla sua terra, in Liguria, a Genova. Un taglio, un solco, e qualcos’altro di disgustoso, all’occhio sinistro in un murales a lui dedicato che un anonimo artista ha dipinto due anni fa in un vicolo (Vico della Rosa) del popolare quartiere genovese della Maddalena. Uno sfregio a uno dei simboli dell’antimafia la cui potenza ha oltrepassato i confini della Sicilia arrivando ad armare la mano di un artista locale che gli ha voluto rendere omaggio raffigurandolo, come un’icona, sacra, sorridente, da ammirare, da tenere sempre presente nel quotidiano, da cui trarre esempio, specialmente in luoghi  dove - mi raccontano - aumentano di giorno le confische alla ‘ndrangheta raggiungendo cifre da record. Uno sfregio che è stato fatto un paio di mesi fa e che ancora non è stato sanato. Uno sfregio che ci dice che ancora Peppino Impastato è vivo e la cui memoria visiva dà molto fastidio. 

Ma c’è chi non si lascia intimidire da evidenti segnali e continua a fare opera di resistenza come le tante associazioni che operano a Genova e nel quartiere della Maddalena che non conoscevo e che ho conosciuto. Presidi di speranza, di vitalità e di cambiamento. Come quello, vissuto, gestito da tanti appassionati volontari dall’associazione A.Ma. Nel quartiere alle spalle del grande porto e sotto la sontuosa Via Garibaldi, l’associazione ha aperto uno spazio biblioteca il “Maddalena 52”. 



Si utilizza l’arma del libro per combattere pacificamente, con la bellezza della cultura, la bruttezza di ogni sottocultura. Non solo prestiti di libri, in collaborazione pure con la biblioteca comunale, ma anche organizzazione di altri eventi di animazione, di intrattenimento o di approfondimento e presa di coscienza, come le due iniziative dedicate alle nuove resistenze: il 27 aprile la presentazione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada; e, in una data ancora da definire, l’incontro con Gaetano Saffioti, l’imprenditore calabrese che da quindici anni vive sotto scorta per avere denunciato nel proprio paese, Palmi, la ‘ndrangheta. Saffioti sarà presente alla presentazione del libro di Giuseppe Baldassarro Questione di rispetto dedicato alla sua impresa (la storia di Saffioti è stata raccontata nel libro Periferie, di Gaetano Alessi e Massimo Manzoli). Il manifesto dei due eventi, “La Resistenza è viva”, è significativo: campeggia l’immagine di una pianta grassa, di un cactus, “perché è una pianta molto resistente, con i suoi lunghi e dolorosi aculei che ci spingono a essere sempre delle spine nel fianco”. 

Quello sfregio a Peppino Impastato è in qualche modo stato sanato dall’azione quotidiana dei volontari dell’A.Ma. 


Raimondo Moncada 

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