giovedì 15 marzo 2018

Gildo Moncada in Umbria, il figlio presenta il Partigiano bambino

Due presentazioni nel giorno di un triste anniversario. L’Umbria riaccoglie quel giovanissimo siciliano che durante la seconda guerra mondiale decise di dare il proprio contributo alla Resistenza raggiungendo sui monti la brigata partigiana “Leoni”. Quel ragazzo, rientrato poi a casa mutilato, dopo le gravissime ferite a Sansepolcro, è Gildo Moncada a cui il figlio Raimondo ha dedicato Il partigiano bambino. Il libro, edito dal gruppo editoriale di Ad Est, sarà presentato sabato 17 marzo a Perugia e a Bastia Umbra, alla presenza dello stesso autore, su iniziativa dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e del Circolo Culturale Primo Maggio. Un’occasione per tenere accesa la memoria e sempre vivi i suoi valori. Un modo per esprimere gratitudine a un italiano che, assieme a tanti altri, rischiò la propria vita per la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

A Perugia, la presentazione si farà alle ore 10,00 nella Sala Pietro Conti della sede della Camera del Lavoro - Cgil. Ci saranno gli interventi di Raimondo Moncada, del partigiano Francesco Innamorati, del presidente provinciale dell’Anpi Mari Franceschini, con il coordinamento di Francesco Berrettini.
A Bastia Umbra, la presentazione è prevista alle ore 16,30 nella libreria Musica & Libri. Ci saranno gli interventi del presidente del Circolo Culturale Primo Maggio Luigino Ciotti, del presidente dell’Anpi Valle Umbra Nord Ettore Anselmo, dell’editore di Ad Est Gaetano Alessi, di Raimondo Moncada.    
Gildo Moncada, a ventuno anni dalla morte, fa dunque il suo ingresso a Perugia, e con tutti gli onori su iniziativa di un circolo culturale e di un'associazione, l'Anpi, di cui per tanti anni ad Agrigento è stato il responsabile provinciale. Due le immagini che lo legano al capoluogo umbro e che sono inserite nel libro del figlio: sono foto scattate nei giorni della liberazione della città (19-20 giugno 1944) alla quale prese parte, e la conferenza con  il generale Harold Alexander, comandante in capo delle forze alleate in Italia, al Teatro del Pavone (3 settembre 1944) dopo il gravissimo ferimento a Sansepolcro.

Il 17 marzo sarà un giorno di grandi emozioni. Si presenterà il libro su Gildo Moncada e si renderà omaggio al suo comandante di brigata, Mario Grecchi, medaglia d’oro della Resistenza, con una visita alla sua tomba monumento nel cimitero di Perugia, nel giorno della sua fucilazione, nel 1944, nel poligono di tiro, da parte dei nazifascisti.  


Il partigiano bambino riprende, dunque, il suo cammino dopo essere stato presentato lo scorso gennaio nella biblioteca comunale "Aurelio Cassar" di Sciacca e nel liceo statale “Martin Luther King” di Favara. E dopo aver toccato nel 2017 Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emilia, Brisighella, Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles. 


mercoledì 7 marzo 2018

Quattro donne (e un maschio) alla guida dell’Italia

Tre donne al comando dell’Italia, anzi quattro. Non è una chimera, un’illusione. Quattro donne: una nello scranno più alto della Camera dei Deputati, una al timone del Senato della Repubblica, una Premier a guidare il Consiglio dei Ministri e il governo del Paese, della Nazione, della Patria, dal Sud al Nord passando per il centro e girando per le grandi isole Sicilia e Sardegna.
Istituzioni rosa, amministrazione della Cosa Pubblica rosa. Palazzi rosa, visioni rosa, prospettive rosa, futuro rosa.
Rosa: un bel colore, per una rivoluzione copernicana che romperebbe le granitiche sicurezze di sempre del mondo maschile.
Con la rivoluzione, avremmo non solo i parcheggi rosa riservati alle donne in dolce attesa; non solo i gesti da cavaliere per cedere il posto non rosa sull’autobus a una donna in piedi; non solo le quote queste sì rosa nelle liste elettorali imbottite a forza di candidate al Parlamento, al Consiglio Comunale, al Consiglio Regionale, al Consiglio scolastico e condominiale... Avremmo un intero Stato e un intero Status in mano alle donne! 
Perché no!?
Angela Merkel, nella confinante e precisa Germania, è già al suo quarto mandato come cancelliera, cancellando ogni virile ambizione maschile. In terra tedesca, non c’è gara, non c’è storia.  
La stessa cosa potrebbe avvenire anche in Italia, in un momento di grandi stravolgimenti provocati dall’urlo delle urne. 
Si potrebbe anche a un nuovo sesso nei posti chiave in mano da secoli e seculorum agli uomini (un tempo considerato sesso forte). Si potrebbe così cambiare il cervello dentro la scatola cranica delle Istituzioni. Si potrebbe così cambiare la sensibilità al tatto delle pubbliche amministrazioni. Perché le donne - diciamocelo con sfacciata sincerità - sono diverse dagli uomini, per natura, per costituzione, per composizione cellulare, per qualità dei neuroni. Pensano in modo differente. Agiscono in modo differente.  E non è questione di gonna, di capelli lunghi, di voce, di seno, di grembo (il seno e grembo fanno cattiva mostra di sé negli uomini con la panza). 
Lo dobbiamo ammettere. E ammettiamolo, senza più il retaggio dei condizionamenti. 
A questo punto ci vorrebbe un bel segnale proprio nel giorno - coincidenza vuole - in cui si celebra la giornata internazionale dedicata proprio alla donna. 

Analizziamo, per un attimo, l'attuale fase 
Dopo il risultato del voto del 4 marzo, la situazione politica è chiarissima anche se apparentemente bloccata, con nessuno dei tre principali soggetti ad avere in autonomia la maggioranza dei numeri in Parlamento.
Premetto: non vorrei trovarmi nei panni del Capo dello Stato, il siciliano Sergio Mattarella, impegnato a leggere un’infinità di valutazioni, previsioni, soluzioni per sbrogliare l’intricata matassa.
Io suggerirei, prima ai leader dei partiti e poi al Presidente della Repubblica, di prendere in mano un nuovo mazzo di carte. A questo punto tirerei fuori le prime due carte con l’effigie di donne ed eleggerle sic et simpliciter alla massima carica dei due rami del Parlamento. Poi tirerei fuori una terza carta con l’effigie di un’altra donna a cui affiderei, senza alcun latinismo, la responsabilità del nuovissimo Governo: “A succedere a Gentiloni sarà una rappresentante del Gentil Sesso!”.
Manca - mi dirà a questo punto qualcuno - la quarta carta. Quella è da tirare fuori al termine del settennato di Sergio Mattarella. Parliamone dopo il 2022. 
Dopo un Presidente potrebbe insediarsi una Presidente (e non Presidentessa) della Repubblica, e sarebbe la prima in assoluto.
Quattro donne tutte d'un colpo sono tante? 
Almeno tre... due... una su quattro, per cominciare o ricominciare, potrebbe essere vincente. E poi, gradualmente, giocarsi tutte le altre carte. Alla fine, un governo di sole donne noi uomini non lo accetteremmo: ci sentiremmo esclusi, degradati, mortificati. Troppo presto! l'evoluzione ha i suoi tempi, lenti, accelerati ora dai social. Lasciamo che sia la natura democratica a dettare via via le scelte. Anche se nella vita e nella famiglia comandano già loro - madri, mogli, compagne, sorelle - col cuore e con la testa. E questo lo accettiamo, tacitamente, noi uomini, re senza corona. Perché con loro, fantastiche regine, l'esistenza è, dall’inizio dell’avventura umana, la festa delle donne.  

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...