venerdì 26 gennaio 2018

Il ritratto della storia


Un ritratto di mio padre, giovane, sorridente, artista di grandi speranze, con uno sfondo tricolore. Ecco uno dei regali più belli ricevuti a Favara, nel corso della presentazione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, Ad Est Edizioni, nell’aula magna del liceo statale “Martin Luther King”, nell’ambito della Settimana della Memoria organizzata dall’istituto di studi e di ricerche “Calogero Marrone”, dall’Anpi, dal Comune di Favara e con il contributo umano, didattico, formativo, creativo, affettuoso, della scuola. 

Il quadro è opera di un ragazzo di quattordici anni che frequenta il primo anno dell’indirizzo artistico. Si chiama Vincenzo Sorce ed è della prima I.




È un regalo che ho ricevuto alla fine di una densa mattinata, il preludio al 27 gennaio. Un regalo assieme ad altri regali. Ragazzi che mi hanno ascoltato, che mi hanno regalato la loro attenzione e il loro tempo per due ore (tante, lo so), che si sono alzati per porre domande intelligenti collegando quella storia con l’attualità, che hanno letto alcuni brani del libro, che hanno suonato al pianoforte Chopin, che hanno interpretato due video per rileggere quello che è stato e “aprire gli occhi” per il presente e il loro futuro.

Regali su regali. Sono intervenuti, a nome dell’istituzione comunale, l’assessore Rossella Carlino, il dirigente scolastico Salvatore Pirrera, il presidente del centro “Marrone” Rosario Manganella, il presidente dell’Anpi Carmelo Castronovo, l’artista Sara Chianetta. Interventi sul tema, sulla giornata, sul libro, su mio padre per chi lo ha conosciuto, per chi lo ha stimato, per chi gli ha visto “quegli occhi grigio-azzurri...”




A coordinare tutti gli interventi e a intervistare l’autore e a introdurre l’incontro la prof Mariolina Vella: una garanzia. 

L’amica prof artista Giada Attanasio a curare un gruppo di ragazzi e a fare anche da tecnico e da fotografo e altro. 

La presentazione del libro è stata inserita dentro il più ampio e ammirevole progetto  della scuola "Incontro con l'autore". “Un'occasione - ha poi scritto una docente nel pubblicare le foto su Facebook - per conoscere la storia, anche attraverso ANPI e istituto di ricerca  “Calogero Marrone”, che promuovono la Settimana della Memoria. Progetto coordinato dalle docenti Mirella Vella, Giada Attanasio e Franca Fanara”.


È la prima presentazione del Partigiano bambino del 2018 e la prima dentro una scuola. 

Grazie di cuore. Per me una lezione, studente tra studenti. E più studente adesso di prima. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 25 gennaio 2018

Il partigiano bambino riparte dalla Giornata della Memoria

Si riparte, nella Giornata della Memoria. Il partigiano bambino cammina ormai sulle proprie gambe e dà testimonianza sugli orrori della guerra, su quello che è stato e su quello che non deve mai più accadere e che può accadere.
Dopo il viaggio incredibile nel 2017 per l’Italia e il Belgio, l’anno nuovo si apre con nuove tappe, con nuovi appuntamenti, per testimoniare, per trasmettere la storia di mio padre, Gildo Moncada, per incontrare soprattutto giovani, soprattutto studenti.

Due gli appuntamenti di questo primo mese dell’anno, il 26 gennaio a Favara, il 27 gennaio a Sciacca.

Il 26 gennaio si parlerà di Gildo Moncada e della sua storia raccontata nel libro Il partigiano bambino nel liceo statale “Martin Luther King” di Favara nell’ambito del calendario di una settimana di iniziative promosse dall’Istituto Studi e Ricerca “Calogero Marrone”,  dall’Anpi e dal Comune di Favara. Programmato un incontro alle ore 9 con gli studenti, assieme a Sasà Manganella presidente dell’Istituto di Studi e Ricerche dedicato a un favarese, Calogero Marrone, che salvò la vita a migliaia di ebrei e poi venne ucciso in un lager nazista.

Il 27 gennaio, alle ore 11,15, prevista una testimonianza sulla storia di mio padre e della famiglia di mio nonno Raimondo nella Sala Principale dell’antica biblioteca comunale “Aurelio Cassar”. il momento è inserito nell’ambito della due giorni organizzata per celebrare la Giornata di riflessione sulla Shoah e sugli orrori della guerra promossa dal Comune di Sciacca in collaborazione con scuole, associazioni ed enti vari. Ci saranno anche Betty Scaglione (autrice del libro Con tutto il nostro amore); di Ina e Rosario, figli di Salvatore Ingrando, marinaio saccense deportato nei campi di concentramento. Letture degli studenti del Liceo Classico “Tommaso Fazello” sulle note a tema dei maestri Nicolò Lipari ed Eleonora Ardizzone.

Il partigiano bambino ricomincia, dunque il suo cammino dopo aver toccato nel 2017 Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emilia, Brisighella, Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles.
Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e del Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino è stato dedicato in Toscana il concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa. C’è poi una scuola superiore della provincia di Agrigento che ha avviato un progetto lettura.

Raimondo Moncada





sabato 6 gennaio 2018

Il mio no ad Agrigento Capitale della Cultura 2020

Tempio di Giunone, "Percorsi d'amore", foto F. Novara
Da agrigentino dico no ad Agrigento Capitale della Cultura 2020.
Lo dico e non per essere una voce solitaria fuori dal coro. Tutti lo vogliono, agrigentini e non agrigentini amanti di Agrigento e di quello che rappresenta: la città dei templi, la città di un premio Nobel per la Letteratura, la città del Teatro, la città della Sagra, la Città del Mare, la città Unesco, la città di Empedocle e altri illustri figli...
Anche Luigi Pirandello sarebbe stato d’accordo. Ed io non sono Luigi Pirandello. Non sono neanche nelle condizioni di legargli i lacci delle scarpe e non per problemi alla schiena (lo dico per anticipare chi, a questo punto della lettura, mi riempirà di improperi: ma chi si crede di essere: Luigi Pirandello?).

Cattedrale di San Gerlando 
Non sono un disfattista. Non sono un pessimista. Sono un agrigentino malinconico, nato e cresciuto nella sua infanzia nel centro storico di Agrigento (proprio sotto la barcollante Cattedrale). E sono un agrigentino cresciuto in una sua periferia: il Villaggio Mosè. Due luoghi, due dimensioni: un centro storico meraviglioso col tempo svuotato, mortificato, decaduto e cadente; una periferia amorfa, confusionaria, dimenticata, mal servita (parlo di come l’ho vissuta quando ci sono stato).
Agrigento è dentro di me, con tutte le sue anime: la città che aspira, che si lancia, che si anima, che si rassegna, che lascia andare, che si riempie i polmoni del suo mare e l’animo della sua storia millenaria.

Il mio corpo è Agrigento. Il mio spirito è Agrigento. Ne ho avvertito la mancanza, la fatale nostalgia!, quando mi sono staccato da Agrigento, quando da lontano si vedono tutte le cose belle, le cose che hai lasciato e che vorresti sempre avere con te. E rivaluti, e guardi con un altro occhio. Guardi col cuore e guardi con la meraviglia, proprio come quando passi davanti alla Valle dei Templi (quella vera, non quella vista in tv) e t’incanti; proprio come quando vai al Caos e rimani estasiato; proprio come quando leggi Pirandello e rimani rapito, proprio quando entri nell’ottocentesco teatro ed entri in dimensioni superiori.

Perché allora mi esprimo così contro la insistita, insistente, candidatura di Agrigento Capitale della Cultura 2020? Forse perché non la ritengo pronta? Forse perché attraverso Via Atenea e mi viene un colpo al cuore? Forse perché arrivo in piazza Don Minzoni, la mia piazza, la piazza dove ho imparato a guidare il mio primo carrettino, e la visione della cattedrale recintata mi fa scendere le lacrime dagli infanti occhi? Forse perché mi faccio un giro per i vicoli della mia vecchia, stanca e ferita città e ne ricevo pugni allo stomaco?
Non so...
Da anni la guardo da lontano Agrigento e quando ci torno mi piace vederla bella e vivere solo la sua bellezza chiudendo gli occhi su tutto il resto che è comunque migliorabile. Il mio non è per niente un endorsement sul 2020. È un lamento, un pianto, un desiderio rimasto deluso.

Ma se candidare Agrigento a Capitale della Cultura 2020 significa innescare finalmente - dico "finalmente" - processi di rinascita, di rigenerazione, di nuova fiducia, di cambiamento, di miglioramento delle condizioni culturali, economiche, imprenditoriali, finanziarie, occupazionali… insomma, un sovvertimento geografico e statistico dell’Italia ("Miracolo! una città del profondo sud si ritrova prima nella classifica delle città dove si vive meglio e dove anche gli italiani di Bolzano aspirano vivere"), io ci sto! Appoggio questa candidatura con tutto il cuore.

Tempio della Concordia
La mia Agrigento ha potenzialità enormi e una storia e monumenti unici al mondo (Alberto Angela è stato osannato!). Ma nel tempo è stata sfiduciata, depredata di ogni speranza. Ma niente è perduto e tutto dipende anche dal singolo oltre che dallo spirito di un'intera comunità. E faccio una confessione: l’aver rivissuto, di notte, la scorsa estate, sotto il cielo stellato, con amici del nord e parenti di altre terre, la magia notturna di una Valle dei Templi curata in ogni suo minuto elemento come un prezioso tesoro, mi ha aperto il cuore a nuovi spiragli facendomi sentire ricco e orgoglioso di essere nativo di questa terra.

Il mio è, dunque, un no secco ad Agrigento Capitale della Cultura 2020 e un sì deciso ad Agrigento Rifiorita Rispettata Amata Felice, Capitale della Cultura Sempre, da gennaio 2018 in poi. Dentro di me, dentro il cuore di quel piccolo Raimondino che qui ha avuto i suoi natali, lo è già. Sedendomi sopra una pietra viva della Valle dei Templi, e osservando il sorgere del sole che infiamma e dà vita alle colonne della storia dell'umanità, la mia città si presenta ogni volta come Capitale della Cultura del Mediterraneo e del mondo. Sempre. 

Raimondo Moncada

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