mercoledì 27 dicembre 2017

Il partigiano della Costituzione: dolore, memoria e gratitudine

Ca' di Malanca (Brisighella)
Un 2017 di immersione nella storia; storia del nostro Paese, della mia famiglia e di mio padre, Gildo Moncada, toccando spesso profondità mai raggiunte prima. Un’immersione che mi ha arricchito, che mi ha cambiato, che mi ha stravolto, che mi ha aiutato, che mi ha dato delle risposte, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose e luoghi-monumento dove è ancora vivo il sangue versato durante la seconda guerra mondiale.

Camera dei Deputati, Sala "Aldo Moro"
Il fine anno è occasione di guardarsi indietro, di fare una sorta di bilancio di ciò che è accaduto. E io lo faccio in un giorno speciale, il 27 dicembre. Settant’anni fa, il 27 dicembre 1947, il capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola promulgava la Costituzione della Repubblica Italiana, scritta dopo la fine dell’incubo da tutte le forze democratiche e da chi ha lottato per la libertà contro il nazifascismo.
Un atto, per la cronaca, controfirmato dal presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi, dall’Assemblea Costituente Umberto Terracini, dal Guardasigilli Giuseppe Grassi. La Costituzione entrerà in vigore il 1° gennaio 1948. 
Ebbene, nel 2017 che sta per concludersi, nell’anno del settantesimo anniversario di quella Carta, nell’anno del mio cinquantesimo compleanno, nell’anno del ventesimo anniversario della morte di mio padre - uno dei partigiani che combatté per quegli articoli -, ha cominciato il suo cammino il libro Il partigiano bambino. Un libro scritto per me, per unire dei puntini sparsi in una mente confusa, per ricostruire una memoria mutilata come fu mutilato a sedici anni mio padre durante la Resistenza; un libro scritto per fare pace con questa storia, per dare dignità alla storia di un uomo che ha avuto tutta l’esistenza segnata da una scelta, consapevole e coraggiosa, spinto da un ideale vero, da una fede profonda. 
Gildo Moncada, Perugia 1944
Il libro non è rimasto nel cassetto, perché alla fine – mi hanno convinto, prendendone piena coscienza – non era una storia che apparteneva solo a me; non era una storia privata. Ma una storia che apparteneva ai nipoti che nonno Gildo non ha mai conosciuto, che apparteneva alle sorelle che con lui hanno sofferto il trauma della guerra, che apparteneva alla sua Agrigento, all'Umbria, alla Toscana, alla Lombardia, a un Paese che dimentica e si divide facilmente. 
Il partigiano bambino mi ha fatto vivere un anno incredibile, di continui colpi allo stomaco, di singhiozzi, di pianti, di nodi che via via si sono sciolti, di buchi neri che improvvisamente si sono illuminati… Emozioni uniche, di grande sofferenza anche, in cui ho conosciuto meglio mio padre e meglio me stesso.

La copertina del libro
Uscito a marzo, il libro ha già avuto diciotto presentazioni in giro per l’Italia e l’Europa (con l’ingresso a Palazzo Montecitorio nel cuore dello Stato e la scalata a Ca’ di Malanca), due premi e un concorso letterario che ha preso spunto dalla storia. Il partigiano bambino ha raggiunto Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emilia, Brisighella, Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles.
Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e del Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino e alla storia di Gildo Moncada è stata dedicata in Toscana la quinta edizione del concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa. C’è poi una scuola superiore della provincia di Agrigento che ha avviato un progetto lettura, e un’altra che ha manifestato il proprio interesse a farlo.
E non è finita qui! Per il 2018, sono già stati programmati nuovi appuntamenti, con uscite dedicate alla Costituzione.

Camera dei Deputati, il gruppo editoriale e gli amici presenti
Un grazie di cuore a chi mi ha fatto uno straordinario dono; a chi ha pubblicato il libro, al gruppo editoriale di Ad Est (lo stesso che ha pubblicato Le eredità di Vittoria Giunti di Gaetano Alessi) e agli uomini e alle donne, riuniti in una meravigliosa Banda, che mi hanno preso in braccio come se fossi io stesso un bambino indifeso, bisognoso di affetto, accompagnandomi ovunque. Il libro ha camminato con i vostri piedi e con i battiti dei vostri generosi cuori, e con i piedi e i battiti di persone, associazioni, enti, istituzioni incontrati lungo il travolgente cammino.
Grazie. Mille e più volte grazie.

Raimondo Moncada

martedì 26 dicembre 2017

Qual è l’efficacia degli auguri


Qual è l’efficacia degli auguri? E quali sono quelli più incisivi: quelli di tua moglie, della tua fidanzata, dell’amico, del genitore, del datore di lavoro, del nemico? Quelli a pioggia, indiscriminati, o quelli mirati? Quelli digitali o quelli manuali? 

La multipla domanda, a Santo Stefano,  dopo la tempesta di Natale, è molto pertinente. E c’è chi, tra gli esperti (sondaggisti, statistici, neuroscienziati, venditori di auguri ecc.), è in piena attività per dare un’esauriente risposta. 


Più passano gli anni e più ci lasciamo prendere dalla formulazione degli auguri che da un semplice e limitato scambio è diventato un fenomeno incontrollato, che sfocia nella mania. 

Auguri a tutti e con ogni mezzo. A tutti. Nessuno escluso. Non costano nulla e non hanno controindicazioni. I numeri sono elevatissimi, mai raggiunti prima. Ogni anno si moltiplicano a vista d’occhio. Quanti sono solo quelli nostri? Impossibile dare una risposta. Dopo poco tempo, perdiamo il conto. E quanti raggiungono il bersaglio trasformandosi in evento reale?


Senza fare gli auguri non possiamo stare. Così come non rispondere agli auguri. Da Natale a Santo Stefano non hai il tempo di fermarti e prendere piena coscienza di quella che potrebbe essere una compulsione. Non è che ti chiedi: ma a questo amico di Facebook - non cristiano, ateo, o bestemmiatore o sotto i bombardamenti in una zona di guerra o appena fallito o fresco fresco di licenziamento - perché ho inviato gli auguri di un Sereno Natale e di un ricco anno nuovo? 

Perché all’augurio di Natale, oltre al Natale, appiccichiamo in automatico anche il buon anno.  

Ritorniamo così alla domanda: i miliardi di miliardi di milioni di migliaia di bilioni di auguri scambiati con ogni mezzo in queste ultime ore, hanno una loro evidente efficacia? Succede qualcosa? Ci portano fortuna? Ci cambiano dentro? Ci portano atmosfere di amore? Sospendono le bombe in aria? Ci guariscono da un male inguaribile? Riescono a trasformare in suore di clausura spietati dittatori? 

Non lo sappiamo! Lo speriamo, ce lo auguriamo. Nel formulare gli auguri, ci auguriamo che gli auguri siano delle vere e proprie formule magiche che vadano a buon fine. 

Senza prove scientifiche (ci stanno lavorando), da profano posso dire che a Natale - nella parte del mondo dove si vive il Natale - qualcosa di evidente comunque c’è. È palpabile. Lo cogli. L’atmosfera è magica e l’aria ha un altro respiro. Sono giorni in cui tutto cambia, anche per chi non crede. Perché anche chi non crede vive il Natale. Anche nel silenzio della gelida notte, si leva un messaggio di speranza che sottilmente ci entra dentro e si deposita nei cuori. 

Auguri, a prescindere, a tutto il mondo, credente e non credente. Che la magia del Natale duri a lungo e che la Stella Cometa indichi a tutti l’umile grotta per rinascere. 


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it  


domenica 24 dicembre 2017

Natale 2017, i nostri auguri spiati e messi nel conto



C’è chi si rilassa e c’è chi lavora. È sempre così per le festività. Ed è così anche per Natale 2017 e sarà così per le ultime ore dell’anno. A lavorare non sono solo medici, infermieri, forze dell’ordine, vigili del fuoco, ma anche i digital-auguratori e i matematici. Le ultime due categorie sono legate dallo stesso destino, con i matematici,  chiamati a contare per la statistica quanti auguri sono già stati espressi e quanti ne saranno espressi fin nella giornata di capodanno con tabelle dettagliate, minuto per minuto, ora per ora e giorno per giorno. 

Non è un compito facile e il passato non agevola il lavoro dei poveri matematici che, se li vedi, che, se li senti, danno i numeri, ricalcolandoli di continuo.

Una volta gli auguri si facevano solo per telefono o per cartolina o per lettera. Il conto statistico era facile. Così come era facile ai tempi dei defunti Sms. Ora con la diffusione delle email e dei social tutto si è terribilmente, disperatamente, complicato. Se non stacchi la connessione di internet mobile o disattivi i social, rischi di trascorrere le festività natalizie a leggere gli auguri sparati a raffica e a rispondere per educazione ai tuoi contatti e ai contatti dei tuoi contatti che si inseriscono per simpatia e per trascorrere un po’ di tempo nei commenti dei commenti sotto un’infinità di post augurali, con formulazioni scritte o audio, filmati, gift, immagini colorate, grafici... 
Poveri matematici! 
Non riescono più ad andarci dietro. C’è chi ha gettato la spugna, chi alza bandiera bianca, chi alza le braccia, chi alza le mani e chi, alzando le mani, viene preso a legnate. 
I matematici sono oggigiorno costretti ad andare dietro a ogni messaggio e a conteggiarlo nel conto complessivo con innovative calcolatrici o con manuali conteggi alla fimminina. C’è chi, comunque, forte di master e specializzazioni riesce a mettere a punto nuovi e più penetranti algoritmi, proprio quelli che hanno cambiato il mondo nel giro di pochissimi anni e quelli che continueranno a plasmarlo secondo le voglie di chi ha ormai in mano le redini tecnologiche del pianeta. 
Milioni di miliardi di milioni di messaggi saranno comunque sparati nel nuovo universo digitale dai polpastrelli di milioni di miliardi di milioni di utenti: ad amici, parenti, conoscenti, amori, amanti, sconosciuti. Il bello è che lo stesso messaggio lo mandano alla stessa persona utilizzando più canali. Con un semplice augurio, la circondi, fino alla resa, fino a quando non vedi spuntare il segnale dell’avvenuta ricezione. Se il destinatario non apre l’augurio su Whatsapp, gli mandi lo stesso augurio su Messenger e poi sul profilo Facebook e poi per email e poi su Twitter e poi su Instagram... E poi se non apre alcun canale, ti armi di buona volontà, ci vai sotto casa, gli bussi, gli citofoni, gli gridi, lo raggiungi nel privato con le scale allungabili dei vigili del fuoco fin dentro casa e lo avverti sfiorandogli con le labbra il dormiente padiglione auricolare: “Vedi che è esattamente da due cronometrati minuti che ti mando messaggi d’auguri e che aspetto la notifica e che non mi rispondi e che mi hai fatto preoccupare e che mi hai messo l’ansi. Ti volevo solo dire di trascorrere il Natale serenamente e che prima dell’anno nuovo ci sentiamo”. 

Anche io voglio adesso complicare il lavoro degli amici matematici, utilizzando anche il canale del mio blog per inviare a tutte le persone che mi vogliono bene e a chi sta leggendo questo post e a chi non sono riuscito a raggiungere per Messenger, Facebook, Twitter, Whatsapp, Instagram, Snapchat, LinkedIn, email, telepatia... l’augurio di Buon Natale. Perché, alla fine, se ci tolgono l’augurio, l’abbraccio, l’amore, che Natale è? 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 21 dicembre 2017

Scrivere di nulla: possibile?



Si può scrivere sul nulla? Possibile? È una domanda che mi sono posto oggi. Non mi sottraggo, rispondo con sicurezza o quasi: penso di sì. Ci posso provare, almeno. Gli amici della Scuola Carver mi spingerebbero a farlo: devi lanciarti, nulla è impossibile!
Ci provo! Ci provo! 
Comincio… 
Un attimo… 
Non ci riesco! 
Pensavo fosse più facile. Prendo coscienza della difficoltà. Dall’intenzione all’azione si srotola una lunga autostrada e c’è chi ha solo i piedi nudi per percorrerla. Puoi pensare di essere chissà chi, puoi pensare di essere migliore di qualcun altro, puoi pensare di essere il migliore scrittore del mondo e di essere capace di scrivere il capolavoro di tutti i tempi, ma poi all’atto pratico ti metti lì, con penna e carta, o con le dita penzolanti sopra la tastiera del tuo computer o del tuo moderno smartphone e ti blocchi e stai in attesa della prima sillaba. Perché, a ben pensare, anche il nulla è un argomento in sé, che merita rispetto, che merita un approfondimento, che merita una conoscenza. Ha una sua sostanza. A volte hai la sensazione di toccarlo, di sentirlo, di vederlo. 
Non sono allucinazioni. Il nulla fa parte delle nostre esistenze. È un’intuizione, un pensiero sfuggevole. Qualcosa è, anche se sembra inesprimibile. Ma esiste. Lo sento. E ha una sua collocazione nel mondo, nell’universo conosciuto e anche sconosciuto. 
Un mistero. Un buco nero. Una nuova dimensione. Il vuoto contrapposto al pieno. Un concetto che cogli nella sua complessa diversità se riesci però a considerare, in tutta la loro pienezza, il pieno come pieno e il vuoto come vuoto. Mi viene, per associazione, un modo di dire: vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Questo abusato modo di dire significa proprio che c’è chi ha anche la capacità di vedere anche il vuoto, quella parte sopra il pieno che non è piena di niente, dove proprio non c’è nulla. 
E quindi il nulla esiste, lo vediamo. E lo possiamo anche avvertire. Se nel bicchiere mezzo pieno inseriamo un dito, avvertiamo all’inizio la sensazione del nulla che può avere anche una sua temperatura. Se continuiamo con l’inserimento del dito dentro un bicchiere mezzo pieno, andiamo dritti dritti a toccare il pieno producendo anche l’effetto di avere immerso il dito in due distinte dimensioni. E avvertiremo la differenza nelle due metà del dito: nella metà inferiore (quella dove c’è l’unghia) avvertiremo il senso di bagnato, nella metà superiore avvertiremo un senso di forte contrasto come la parte del corpo che in estate sta sopra il pelo del mare. 
Il nulla diventa allora qualcosa di reale e riempie le nostre vite ma, essendo apparentemente nulla, non ci facciamo spesso caso. Devi proprio essere fuori di testa, per entrarci e coglierne l’essenza profonda, l’essenzialità corporea. Avverti la presenza del nulla, ad esempio, quando sei dentro a una sconosciuta folla rumorosa o quando guardi troppe cose o leggi una quantità enorme di informazioni navigando su internet e poi non ti resta niente: tutto ti scivola via, nulla ti rimane attaccato al corpo, neanche una goccia di sudore. Nulla. Proprio nulla. Non c’è alcun passaggio, alcuna trasmissione, tra un neurone e l’altro: chiusi, spenti, buio, mai un inizio e mai una fine.  
Termino qui, perché non ho null’altro da dire. Penso però, alla fine, di esserci riuscito a non dire nulla e a scriverne. Speriamo bene. 
 
Raimondo Moncada 

martedì 19 dicembre 2017

La fragilità dello psicologo: Natale allo Spazio Rêverie

Fragile non è solo la psiche nella sua insondata complessità, ma anche la professione di psicologo nel suo affascinante esercizio di comprensione e di aiuto. Un argomento interessante che, per le festività natalizie, aprirà il ciclo di nuovi seminari programmati per l’annualità 2017-2018 dallo "Spazio Rêverie" di Agrigento. Uno spazio aperto, di studio, approfondimento, pratica, scambio di esperienze, conoscenza, formazione, dove operano seri e appassionati professionisti (nella sede di Via Giovanni XXIII, al civico 94, ho frequentato una serie di incontri illuminanti dedicati alla Mindfulness!).

Il seminario si svolgerà venerdì 22 dicembre, dalle ore 9 alle ore 13. La partecipazione è gratuita. 

L’incontro – spiegano gli organizzatori – sarà dedicato al tema della “fragilità nella relazione terapeutica, fragilità nelle relazioni”, con l’intervento di figure autorevoli e rappresentative dell’Ordine Professionale degli Psicologi. Saranno analizzate alcune tra le criticità che si presentano nell’espletamento della professione e, allo stesso tempo, saranno indicati gli adempimenti che permettono di svolgere nel modo più adeguato il compito professionale a salvaguardia della competenza e della delicata relazione terapeutica con il paziente. Potranno essere approfondite le misure che vengono adottate per garantire le iniziative dei giovani professionisti e, allo stesso tempo, le azioni per assicurare la partecipazione alla vita associativa. 


Introdurrà il seminario lo psicoterapeuta Renato Schembri, presidente dello Spazio Rêverie. Ci sarà quindi l’intervento di Giuseppe Infurchia, consigliere regionale dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana e responsabile del Servizio Materno Infantile dell’ASP 1 di Agrigento. Giuseppe Infurchia farà delle riflessioni sulle realtà professionali nella provincia di Agrigento.
Sul ruolo e le prospettive della professione di psicologo (con riferimenti alle nuove normative), incentrerà l’intervento Fulvio Giardina, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi e presidente regionale dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana.

Il seminario si concluderà con una condivisione e una discussione in gruppo coordinata dallo psichiatra Franco Manno, segretario scientifico dello Spazio Rêverie.
Occasioni per sapere e saper fare in una professione tanto delicata qual è quella dello psicologo a cui le persone si affidano per diradare nebbie mentali e vivere il proprio Natale.   

Raimondo Moncada

mercoledì 13 dicembre 2017

Donna di tutte le terre, buon compleanno


È venuta al mio matrimonio, guidando la sua macchina da Raffadali ad Agrigento e poi a Caltanissetta. Andata e ritorno. A bordo anche Salvatore Di Benedetto, il compagno di una vita. 
Che donna! Di grigio aveva solo il colore dei capelli. Vittoria Giunti era così, giovane, sempre, nonostante gli anni. E bella. E leggera nonostante la pesantezza della sua cultura, delle sue origini, del suo vissuto, della sua storia raccontata per la prima volta da un ragazzo di Raffadali, Gaetano Alessi, a cui passò idealmente la “staffetta partigiana” incoraggiandolo nelle sue attività e spingendolo a fondare un giornale che prenderà il nome di Ad Est. Quel ragazzo, che scrisse e pubblicò “Le eredità di Vittoria Giunti”, arrivato a non so quante edizioni e presentato in oltre 150 incontri in giro per l’Italia, quel ragazzo ha voluto rendere omaggio a quella donna, nel giorno in cui ricade l’anniversario dei cento anni dalla sua nascita, avvenuta a Firenze il 14 dicembre del 1917. E non a Raffadali, il paese che per decenni l’ha adottata e dove, dopo la lotta partigiana, ha abitato con Totò Di Benedetto. Ma in Emilia Romagna, dove da dieci anni Gaetano Alessi vive e opera in attività antimafia e di nuova Resistenza con una rete di amici di altre associazioni. 

A Vittoria Giunti, partigiana, tra i primi sindaci donna in Italia, e precisamente in Sicilia, a Santa Elisabetta, scienziata a Roma e in Toscana, direttrice di "Noi Donne" e della Casa della Cultura di Milano, protagonista delle lotte contadine in Sicilia e delle battaglie per l'emancipazione femminile,
è dedicata una serata celebrativa a San Giorgio di Piano, giovedì 14 dicembre 2017, nell’aula consiliare di Via Libertà. La manifestazione è organizzata con il sostegno dell'ANPI, del Comune di San Giorgio di Piano e dell'Unione Reno Galliera.
A ricordare Vittoria Giunti sarà lo stesso Gaetano Alessi, in una conversazione con l’assessore alla Cultura Mattia Zucchini. A seguire la proiezione del video "Viva il sogno" dello scrittore Alfonso Gueli, con testimonianze inedite di Vittoria Giunti. La serata sarà conclusa dalla messinscena di un recital, scritto da Lucia Alessi, e che vedrà la partecipazione di Massimo Manzoli del gruppo di Ad Est (lo stesso gruppo che ha pubblicato il libro “Il partigiano bambino”) e della neo costituita Associazione “La banda”. 

Ci sarà anche un mio contributo in omaggio a una donna che ricordo con grande affetto per il suo essere una persona di raro fascino, dalla straordinaria nobiltà d’animo, dalla sconfinata cultura, di una umiltà spiazzante, tanto intelligente e tanto profonda e umana. Sempre pronta ad accoglierti, ascoltarti e mai a rifiutarti. Ricordo anche il suo affetto e quello di Totò Di Benedetto nei confronti di mio padre, Gildo Moncada. Una grandezza, nata un secolo fa e ancora viva nella memoria di chi l’ha amata. 
“Vi sono amori che durano oltre il tempo e lo spazio”, dice Gaetano Alessi: “Vittoria merita un grazie e la sua eredità deve camminare sulle nostre gambe”. 
Donna di tutte le terre, buon compleanno. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 12 dicembre 2017

Il partigiano bambino in giro per l’Europa

Il partigiano bambino lo hanno voluto anche gli italiani all’estero. Il libro di Raimondo Moncada, che racconta la storia del padre Gildo, edito dal gruppo di Ad Est, ha messo per la prima volta piede oltre i confini nazionali. È stato infatti presentato lo scorso fine settimana in Belgio, a Bruxelles, nel centro culturale Pianofabriek Citylab. L’iniziativa è stata organizzata dall’Anpi Belgio in collaborazione con l’Inca CGIL, Associazione Gramsci BXL, Filef Nuova emigrazione, Associazione Giuseppe Verdi.

Sono intervenuti l’autore del libro Raimondo Moncada, Gaetano Alessi di Ad Est, e Pietro Lunetto dell’Anpi Belgio. Si è parlato della storia di Gildo Moncada, agrigentino, partigiano a sedici anni in Umbria. E si sono affrontati i temi legati non solo alla Resistenza, ma all’impegno, all’arte, all’emigrazione, alla memoria, al dovere di non dimenticare la storia e le storie. Grande l’attenzione e la partecipazione del pubblico che ha gremito la sala messa a disposizione dal centro culturale Pianofabriek Citylab
 Con Bruxelles si chiude un anno incredibile, di straordinarie emozioni, con diciotto presentazioni del libro Il partigiano bambino in giro per l’Italia e l’Europa, due premi e un concorso letterario dedicato alla storia di Gildo Moncada.


Uscito lo scorso mese di marzo, il libro è stato presentato a: Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emila, Ca’ di Malanca (Brisighella), Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles. 
Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e del Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino e alla storia di Gildo Moncada è stata dedicata in Toscana la quinta edizione del concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa. 
Per il 2018, sono già stati programmati nuovi appuntamenti. 

www.raimondomoncada.blogspot.it 

mercoledì 6 dicembre 2017

Il partigiano bambino arriva pure in Belgio

Il partigiano bambino varca le frontiere nazionali. Espatria. Va oltre la sua Patria, l’Italia, e mette piede in Belgio dove troverà pure dei familiari ad attenderlo con calore, a braccia aperte. La storia di Gildo Moncada sarà raccontata anche a Bruxelles, luogo di emigrazione, città che ha accolto tanti italiani, soprattutto del sud.

Il libro di Raimondo Moncada, edito dal gruppo editoriale emiliano di Ad Est, sarà presentato venerdì 8 dicembre, alle ore 18,30, a Pianofabriek Citylab.   

L’iniziativa è organizzata dall’Anpi Belgio in collaborazione con l'Inca CGIL, Associazione Gramsci BXL, Filef Nuova emigrazione, Associazione Giuseppe Verdi.  

Interverrà l’autore, Raimondo Moncada, che converserà con Pietro Lunetto, dell’Anpi Belgio.

Saranno presenti gli editori di Ad Est e una rappresentanza della neo costituita associazione “La Banda”, operanti in Emilia Romagna in attività antimafia, per la legalità e per portare avanti i valori della Resistenza da cui è nata la Costituzione e dove affondano le radici del nuovo Stato italiano, democratico e repubblicano.

Nuova, importante tappa, del lungo cammino de Il partigiano bambino, dopo l’ingresso alla Camera dei Deputati, nella sala "Aldo Moro" di Palazzo Montecitorio, a Roma. Uscito lo scorso mese di marzo,  il libro è stato presentato a: Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emila, Ca’ di Malanca (Brisighella), Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte).

Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e il Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino e alla storia di Gildo Moncada è stata dedicata la quinta edizione del concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa.

lunedì 4 dicembre 2017

Smith di Sicilia, richieste da America e Inghilterra per il film girato a Menfi da John Peter Sloan

La locandina con le firme di tutti i protagonisti
Menfi e la Sicilia oltre oceano e oltre Manica. Grazie a un film umoristico, divertente. Si aprono scenari molto interessanti per il progetto cinematografico che porta la firma di John Peter Sloan, da due anni trapiantato, come la buona vite, nella capitale del vino: Menfi, appunto. Lo ha rivelato lo stesso comico inglese intervenendo alla proiezione del demo della prima puntata della serie denominata “Smith di Sicilia – Vino Siciliano fatto dagli inglesi”, per la regia di Marco Fornari e produzione McDiva.
La pellicola è stata proiettata nel teatro del centro civico di Menfi, gremito in ogni suo spazio. Presente quasi tutto il cast, composto da attori amatoriali del luogo (di Menfi, Sciacca e Agrigento) e da attori professionisti. Ricordo: John Peter Sloan (protagonista, oltre che autore), Gianleo Licata, Francesca Licari, Derek Allen, Robert Dennis, Antonina Vetrano, Nicola Puleo, Santo D’Aleo, Melkio Bilà, Giuseppe Briganti, Maria Grazia Catania, Saverio Piazza, Piero Mangiaracina, Mauro Cottone (seduto proprio dietro la sedia di un entusiasta sindaco Enzo Lotà, c’era pure un certo Raimondo Moncada che conosco molto bene in quanto è la stessa persona che sta scrivendo questo appunto a futura memoria). 
Attori tutti straordinari, anche chi ha recitato per la prima volta in vita sua.
Presenti anche gli autori delle musiche: il tastierista dei Simple Minds Simon Hayward e il cantautore siciliano Ezio Noto
Gli attori del cast di "Smith di Sicilia" sul palco di Menfi
In sala tanti operatori tecnici. Ricordo: Davide Perra, fonico; Giuseppe Campo, operatore di ripresa; Giovanna Corbani, segretaria di edizione; Asia Gagliano, make-up; Melkio Bilà, direttore di produzione; Francesco Barbata nel cui studio si sono registrate le canzoni di Ezio Noto, (con Totò Randazzo e Pasquale Augello). 
E presenti anche tante comparse e i titolari di Fattoria Lombardo dove sono state registrate la maggior parte delle scene.
“Il progetto piace tantissimo – ha confessato John Peter Sloan, intervistato da Francesca Capizzi –.  La serie sarà di sicuro trasmessa in una tv nazionale italiana. Siamo molto corteggiati. C’è interesse non solo in Italia, ma anche in America e in Inghilterra. Sono già al lavoro per la sceneggiatura delle altre sette puntate che saranno registrate quasi interamente a Menfi. Alcune scene saranno girate a Londra. E ci divertiremo. In primavera, intanto, abbiamo in programma di rigirare la prima puntata, perché quella proiettata è solo un demo, una pellicola dimostrativa per proporre il progetto”.

John Peter Sloan vuole mettere radici a Menfi. E sta convincendo anche amici e collaboratori a seguirlo in questa scelta: “Colonizzeremo in sei mesi il territorio” di cui si dice innamorato. “Qui mi sento in Italia, ha detto. Ero sceso solo per un mese, per scrivere un libro. Poi mi sono guardato attorno e sono rimasto”.

John Peter Sloan e Simon Hayward 
John si è detto incantato di questa fetta di mondo, per la sua bellezza, per il suo vino, per i suoi paesaggi, per il suo mare, per la sua aria, per il suo sole, per la sua gente. E questo incanto, anche per la lingua e la gestualità dei siciliani, lo ritroviamo tutto nel film e nelle sue applaudite gag. John si è detto, di contro, arrabbiato per come è stata dipinta la Sicilia nei film che ha visto: troppi stereotipi. 

“La Sicilia – ha detto – è stata rappresentata in modo offensivo. Fa vedere la povertà intellettuale e economica. Una realtà che non trovo vera. Io ho conosciuto un’altra Sicilia, dove vivono dei geni”.  


E poi un ringraziamento a chi ha contribuito alla riuscita di questa prima tappa del progetto: siamo riusciti a fare una grande cosa “con dei puri talenti”.

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

P.S. Le prime due foto sono state tratte dal profilo Facebook dell'attrice Francesca Licari. 
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