martedì 8 agosto 2017

La magia del vino scoppiettante nelle ribollenti acque termali

Bagni di vino, di quello naturale e taumaturgico sgorgante dalla profondità della terra di Sicilia, di quello che Bacco si tracannerebbe a cannolo per raggiungere le sublimi vette degne di una divinità. Bagni di vino, dentro le Terme Acqua Pia, tra bagnanti in estasi nelle ribollenti piscine e cascate di Montevago, nel cuore delle Terre Sicane.
Bagni di vino, con la protezione e l’ebbrezza del San Domenico, uscito fresco fresco da un  meritato ritiro nelle cantine La Chiusa, col suo pitturato rosso rubino, il suo avvolgente e travolgente gusto. 
L’ho tracannato con gli occhi, con le narici, col palato e con un’orgia di sapori siciliani: fichi ripieni, spiedini di formaggi, cantalupo  abbracciato da prosciutto crudo, caponate di melanzane in barchetta e altro, tant'altro ben di dio. E mentre tutto il resto dell’isola arrostiva dal caldo torrido, ieri sera a Montevago si stava come in un mondo miracolosamente rinfrescato, come se ci fossero state ventole a ogni albero e soffice aria condizionata nelle vibranti chiome, tra la frescura protettiva del circostante bosco. Non si sentiva né caldo e né freddo. Si stava in perfetta pace, in equilibrio, tra divini sapori, temperature ideali, musiche carezzevoli, gente deliziosa e deliziata.
Lo testimonio. Ci sono stato, santo tra santi bevitori (mi è spuntata pure l'aureola!)
Ne scrivo, dopo aver partecipato alla festa dei vini nella "Notte di Sirah", organizzata alle terme Acqua Pia dall’azienda agricola “La Chiusa di Montevago, guidata da Stefano Ientile, con il supporto dei sommelier dell’associazione menfitana degli Enonauti, presieduta da Michele Buscemi (presente all'evento assieme a Graziana Gagliano e Nataly Vibliani).
L’azienda La Chiusa (gestione familiare, con rigorose regole biologiche), ha fatto degustare le proprie produzioni Doc (il Passyrah, il Pietragialla, il Lavinarosa, il Tafù) e presentato le sue ultime novità: il San Domenico (Sirah cento per cento, due anni di affinamento in tonneaux) e un vino bianco non ancora messo in commercio, sperimentale, ricavato da  uve Cataratto con un metodo “ancestrale” (messo in bottiglia già durante il processo di fermentazione e su cui le mie labbra si sono particolarmente concentrate e non solo per le scoppiettanti bollicine).  
Una serata magica, di gusto, di cultura, di umanità, di relax, di benessere, di incontri, nel silenzio estatico della generosa campagna, illuminata dal chiarore di una maestosa luna siciliana. 
Ecco un esempio di come si può lavorare, fare promozione, fare turismo; di come si può vivere e campare bene in Sicilia: immersi nel paradiso della natura, cibandosi dei suoi frutti unici e speciali, serviti con passione e professionalità da giovani che hanno deciso di investire tutto se stessi nella propria terra natia.
Questa è la Sicilia che amo, che gusto e che mi cambia quando ho la fortuna di farne esperienza e di incontrare le tante, tantissime eccellenze che fermentano di giorno in giorno sotto i miei estasiati occhi.
Grazie.

Raimondo Moncada

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