mercoledì 16 agosto 2017

Barbari e incanti nella Valle dei Templi

Un agrigentino ad Agrigento può fare di tutto. Può parlarne male, può lamentarsi dell'acqua, delle fogne, del mare, delle strade, dell'economia, del lavoro, del passatempo, perché lamentarsi è il primo impulso che fai fatica a dominare e che da alcuni anni (e in tutto il mondo, sviluppato e sottosviluppato) sfoghi sui social postando tutto ciò che non va, puntando il dito su questo e su quello. 

Un agrigentino ad Agrigento, con gli impulsi raffreddati dalla distanza, può anche sentirsi orgoglioso del proprio luogo natio e rimanerne estasiato, a bocca aperta, come la prima volta, e manifestare questo suo stato d'animo, andando controcorrente, perché la bellezza ammutolisce e non fa né parlare né sparlare così come la bruttezza. 

Mi è capitato, dopo qualche anno di assenza, di entrare nella Via Sacra, la strada che lega e collega gli edifici ellenici della Valle dei Templi. 

È successo nella serata conclusiva del Festival delle Scienze, sotto un cielo illuminato dalle stelle, silenzioso e rispettoso dello spettacolo che i greci ci hanno lasciato e che resistono imbalsamati all'aggressione del tempo e dell'uomo. Una passeggiata a piedi, con familiari e amici provenienti dal nord Italia, dopo l'omaggio a Luigi Pirandello al pubblico del Festival delle Scienze, con la recita del "Mal di luna". Tutti incantati, autoctoni e forestieri per quella traboccante bellezza fuori dal mondo, fuori da tutto, e che con binocoli siderali gli extraterrestri cercano da due millenni di copiare. Meraviglia per quei Templi souvenir e meraviglia per tutto il contesto: pulito, profumato, sbarbato, spolverato, curato fin nei minimi particolari pure nella vegetazione naturale. In una serata ventosa e con un fiume di visitatori provenienti da ogni dove, qualche rifiuto volante sarebbe stato pure giustificato (un fazzoletto, uno scontrino, uno stecchino, un petalo, una foglia...) niente. Solo polvere, da una terra bruciata da un caldo persistente. 

Passeggiando tra quelle meraviglie e tra tanto lindore, con i familiari e gli amici si rivolgevano continui complimenti a chi gestisce questo patrimonio dell'umanità e della vita oltre la Terra. Increduli! Ci sembrava quasi impossibile. Non poteva essere. Un pelo si trova sempre. C'è sempre qualcosa che rovina una visione idilliaca. A volte ti ci applichi e il pelo lo trovi. Ed eccolo, infatti. Al ritorno, sulla Via Sacra, a terra, lungo l'antico muretto in pietra naturale, sotto le stelle, sotto la stazione spaziale con sopra la testa Paolo Nespoli che ci salutava a ogni giro (sette chilometri al secondo!), eccolo il pelo: una bottiglietta di plastica vuota, già bevuta, già tracannata, che avrà dissetato non so chi e non so quando che dopo l'uso è stata poggiata delicatamente, morbidamente, stancamente, furtivamente, sul sacro selciato. Un pelo che in quel paradiso di pulizia non puoi fare a meno di notare e che mi è rimasto in testa, come immagine offuscante di una serata meravigliosa: dentro una Valle dei Templi che mi ha fatto sentire ancora una volta fiero di esservi nato; in una terra che ha uomini come Tommaso Parrinello che con ammirevole pervicacia da anni organizza un festival che porta ad Agrigento i migliori scienziati del mondo. E domani si replica, spero senza bottigliette.

Il ritorno è con Malgrado Tutto Fest, fortemente voluto dal suo storico e amico direttore: Egidio Terrana. Illuminati dal Tempio di Giunone, si parlerà di giornalismo, di libri, ci sarà dell'ottima musica, ci saranno illustri ospiti e ancora una volta ci sarà un omaggio a Luigi Pirandello nel centocinquantesimo anniversario della sua nascita. Proprio qui e non altrove, Luigino cadde come una luminosissima lucciola nella mia Giurgenti! 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

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