domenica 27 agosto 2017

Percorsi d'amore, lacrime nella Valle dei Templi

L'amore di una mamma, ottantenne, che piange il proprio figlio scomparso prematuramente venti anni fa in un incidente stradale. È stato uno dei momenti più emozionanti di una serata già densa di emozioni nella scenografica e luminosa magia della Valle dei Templi. Un numeroso e attento pubblico ha seguito con religioso silenzio lo spettacolo "Percorsi d'amore", ieri sera, sotto il Tempio di Giunone. Uno spettacolo ideato e organizzato, per l'associazione "Terzo Millennio", da Giò Di Falco per la regia di Raimondo Moncada. 

L'amore è stato declinato in tutte le sue sfaccettature: tenero, fragile, passionale, disperato, e anche malato con un monologo finale che ha messo in scena la violenza sulle donne. 
Hanno dato voce e cuore a liriche e testi di grandi poeti come Neruda, Pessoa, Prevert, Gibran: Susanna Amico, Salvo Di Salvo, Salvo Preti. 

E poi ancora, sono saliti sul palco poeti e autori che hanno interpretato e messo in scena testi propri: Margherita Biondo, Francesco Riggio e Lucia Alessi (un pugno nello stomaco il suo monologo finale, forte e spiazzante).  
Tutti protagonisti e tutti 
apprezzati e applauditi, come i tre ospiti d'onore, provenienti dal Senegal, Ghana e Afganistan, immigrati ospiti dell'associazione Acuarinto: Mohamed Lamine, Alì Ahmed, Bojang Ansumana. 

Tre ragazzi che, integrandosi nel gruppo di artisti agrigentini e in una lingua non loro e che stanno imparando, l'italiano, hanno interpretato una poesia di Gibran come un inno d'amore e di concordia per i popoli di tutto il mondo. 

A legare tutti i momenti, la narrazione di Raimondo Moncada, le coreografie di Giada Attanasio, la musica suonata dal vivo da Totò Sciacca e Angelo Sanfilippo. 

Una serata - a sentire i commenti a fine spettacolo - raffinata, colta, ora delicata ora vibrante, sempre sul filo della giusta tensione e anche magica, resa ancor più magica dall'artistica e scenografica illuminazione del contesto naturale della Valle dei Templi a cura di Christian Vassallo, immortalata dalle splendide fotografie di scena di Francesco Novara. 

E poi le emozioni per il contenuto ora delicato ora struggente delle liriche proposte e di due momenti: l'omaggio a Luigi Pirandello con le sue ultime lettere alla musa Marta Abba e a Francesco Iacovino, poeta agrigentino morto nell'agosto di venti anni fa in un incidente stradale, di cui è stata recitata una poesia e a cui è stato assegnato alla memoria il premio "Percorsi d'amore". 

A ritirarlo, dalle mani dello scrittore Pascal Schembri, l'anziana mamma, Giuseppina, che sul palco ha ammutolito attori e spettatori con le sue inconsolabili lacrime e il ricordo di un figlio tanto amato strappato troppo presto alla vita. Cuore di mamma: amore vero! Amore immenso. 


Le immagini sono del fotografo Francesco Novara 












sabato 26 agosto 2017

L'amore sotto le stelle della Valle dei Templi

L'amore, contro tanto odio e tanta violenza. L'amore, controcorrente, sotto le stelle della Valle dei Templi di Agrigento. È il sentimento principe protagonista dello spettacolo "Percorsi d'amore" in programma oggi, dalle ore 21,00, ai piedi del Tempio di Giunone. Lo spettacolo è stato ideato e organizzato, per l'associazione "Terzo Millennio"dal produttore Giò Di Falco che quest'anno festeggia i trent'anni di attività.

Una proposta scenica a più voci che celebra l'amore, declinandolo in tutte le sue gradazioni e profondità, attraverso le poesie e l'animo di Neruda, Pessoa, Prevert, Gibran, Buttitta e altri. E anche attraverso i testi e la voce di autori agrigentini come Margherita Biondo, Francesco Riggio e Lucia Alessi, questi ultimi sul palcoscenico assieme a Susanna Amico, Salvatore Di Salvo, Salvo Preti e Raimondo Moncada che cura la regia. In scena anche tre ospiti d'onore, dell'associazione Acuarinto: Lamine Mohamed, Ahmed Alì, Ansumana Bojang.  

Sotto il Tempio di Giunone, ci sarà tanta poesia, con azioni teatrali e anche di danza con la coreografa e ballerina Giada Attanasio. I vari momenti saranno esaltati dalle musiche suonate dal vivo dai maestri Totò Sciacca (chitarra) e Angelo Sanfilippo (fisarmonica).

Una serata che avrà due speciali omaggi: a Francesco Iacovino, poeta agrigentino prematuramente scomparso, e a Luigi Pirandello nel centocinquantesimo anniversario della nascita con le sue ultime parole d'amore alla musa Marta Abba. 

L'amore sarà dunque di scena nella Valle degli Dei, in testa alla Via Sacra, senza effetti speciali se non quelli di un sentimento che attraversa il tempo dell'umanità, di cuore in cuore, di palpito in palpito. 


martedì 22 agosto 2017

Palermo blindata e non contro la mafia


Un controsenso. Quei blocchi di cemento armato a Palermo, in Sicilia, sono un controsenso. Perché da noi? Che c'entriamo noi, pacifici, accoglienti, sicuri e protetti, col terrorismo islamista?

E quello che ho letto negli ultimi anni? Tutti a riempirsi la bocca esperti, meno esperti e spirtuna. Sintetizzo: "La Sicilia deve stare tranquilla, non verrà mai colpita, perché ha la mafia che le controlla il territorio". 

Analisti sopraffini e social opinionisti sottovalutati dalla crescente paura? O i soliti pregiudizi e luoghi comuni, duri a morire, sull'isola e sul suo popolo?

Digitando, ad esempio, su Google le parole "Sicilia, terrorismo, mafia", viene tra l'altro fuori l'intervista rilasciata nel novembre del 2015 a Panorama da un agente dei servizi segreti. Riporto un passaggio: "Non possiamo dire quali saranno le aree nel mirino degli attentatori, ma invece possiamo dire quasi con certezza matematica l'area che invece non sarà interessata da eventuali attentati strutturati come quelli avvenuti a Parigi: il Sud Italia". Questo perché, si spiega, gli estremisti islamici possono solo attraversare regioni come la Sicilia, "ma non è loro permesso di fermarsi".



Si dice da sempre e ciecamente e comodamente: la mafia è solo in Sicilia e i mafiosi sono solo i siciliani. Come se la delinquenza avesse un'origine anagrafica e territoriale: un marchio d'infamia con cui nasci e grazie al quale ti squadrano e ti giudicano al volo quando oltrepassi lo Stretto di Messina o raggiungi paesi oltre confine. 

Come siciliano, nella natia sfortuna, avrei la fortuna di essere immunizzato contro il virus del nuovo male ("Tu siciliano? Sei salvo!"). Nell'immaginario collettivo dei pregiudizi e ora nelle analisi e nelle strategie geopolitiche, la mafia è vista da un lato come un cancro, dall'altro lato addirittura come un sistema di difesa naturale contro il terrorismo internazionale, contro la sua rete, contro le sue cellule, contro i suoi lupi solitari, contro la follia sterminatrice di menti imbottite di odio. 

Da nativo siciliano, da italiano meridionale che ha vissuto il pregiudizio in una vita da terrone (sono pure tante le vittime di terronismo), sono rimasto turbato dalla visione di una Palermo blindata con cemento armato, auto di poliziotti e camionette di militari (una replica di quello che ho già visto in questi giorni nella mia terra in occasione di popolari manifestazioni). E non per prevenire terroristici agguati mafiosi. 



Entrare nel cuore aperto di Palermo, inchinarsi davanti alla lapide che ricorda il mortale agguato mafioso (agosto 1980) al procuratore Gaetano Costa in via Cavour, e poi farsi largo tra i blocchi di cemento collocati a pochi metri,  nell'incrocio con Via Maqueda (ne sono stati collocati anche ai Quattro Canti), pullulante di affollati locali a conduzione anche straniera, in un centro multiculturale e multireligioso, ti turba e ti spazza via ogni certezza. Si sgretolano pure i pregiudizi che, dalla nascita, ti riempiono i cassonetti del cervello. 

Dopo Barcellona, dopo le stragi di innocenti in tante altre località europee e non europee, i muri si ergono pure in Sicilia, nella mia terra. E la mafia? E i permessi ai boss locali che, stando alle informate voci e agli immortali luoghi comuni, si dovrebbero richiedere per intraprendere qualsiasi tipo di attività? C'è ancora la mafia? o è all'oscuro di tutto? o sta sfruttando il fenomeno per fare affari?


Solo interrogativi senza risposta con personali ed emotive riflessioni da un non esperto, impressionato, come i rullini digitali della folla di turisti in via Maqueda, armati di smartphone che puntano, mirano e fanno fuoco con un clic sui monumenti della storia, molti arabi, per portare a casa un eterno ricordo di una indimenticabile vacanza in Sicilia. 

Buona pace a tutti! 


Raimondo Moncada 

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domenica 20 agosto 2017

Stelle nella Valle: i Patty Singers ovvero il Quartetto Cedro

Si chiamano Patty Singers, ma il nome pensato in origine è Quartetto Cedro, per un omaggio dichiarato e divertito al celebre Quartetto Cetra. Un'entità musicale nuova, in Sicilia, ad Agrigento. Per me una straordinaria scoperta nella Valle dei Templi, in occasione di una serata che ci ha visti sullo stesso palco del Malgrado Tutto Fest 2017. A raccontare la nascita di questo gruppo il suo fondatore, Alessandro Patti, avvocato di professione, artista nell'animo, nelle mani e nella voce. Dopo tanti anni di pausa, di silenzio, ha deciso di riprendere a suonare e a cantare in pubblico e non da solo. Si è circondato da quattro splendide voci, moglie, cognata, amiche (Lilia e Giovanna Cavaleri, Claudia e Roberta Marcantonio) e si è rilanciato nel mondo dello show con uno spettacolo raffinato, colto, sorprendente, emozionante con un viaggio nella musica dagli inizi del Novecento ad oggi, raccontando la storia dell'Italia attraverso grandi autori e interpreti, come Renato Carosone, Domenico Modugno e Pino Daniele. Lui, Alessandro Patti, al piano e come voce solista, Lilia e Giovanna Cavaleri, Claudia e Roberta Marcantonio, nel danzante coro (a cui si uniscono, leggo, Mimmo Pontillo al contrabbasso e Emanuele Lo Vullo alla batteria), con voci così intense e curate da far venire giù l'applauso anche alla soprastante dea Giunone che assisteva meravigliata sotto le stelle di agosto. Voci cosiddette armonizzate, con esecuzioni perfette, rese più difficili dai delicati movimenti coreografici creati da Giusy Liberto. 

Splendidi davvero i Patty Singers! A mezzanotte, dopo una serata piena, strappavano applausi su applausi da parte di un pubblico numeroso e attento, pronto a tributare il giusto riconoscimento ai Patty Singers così chiamati (sveliamo il mistero!) da Lello Analfino, leader dei Tinturia e amico di Alessandro Patti. È stato lui a inserirli nel primo manifesto del gruppo con questo nome a insaputa degli interessati, in uno spettacolo congiunto organizzato proprio per lanciare questa sorprendente entità musicale che merita grandi palcoscenici, in Sicilia e oltre. Bravi! Bravi! Bravi! E belli! Belli! Belli! 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

A Riesi il ricordo dei partigiani siciliani

Il contributo dei siciliani al movimento per la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, al nord come al sud, nella stessa Sicilia. Si è approfondito un intero capitolo di storia, a più voci, ieri sera, nel corso della presentazione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada a Riesi, nei locali della Chiesa Valdese che ha promosso l'iniziativa. Sono intervenuti Raimondo Moncada, autore del libro, Gaetano Alessi di Ad Est, il predicatore della Chiesa Valdese Pino Testa, il presidente provinciale dell'Anpi di Caltanissetta Peppe Cammarata e Giuseppe Calascibetta, presidente dell'Anpi di Riesi dedicata alla memoria del partigiano riesino Gaetano Butera, medaglia d'oro al valor militare. 



C'è stata anche la testimonianza di Giuseppe Di Legami, figlio del primo sindaco antifascista e comunista di Riesi Antonio Di Legami, nominato dagli americani subito dopo lo sbarco nella vicina Licata (nomina definita "un'anomalia"). Tra un intervento e l'altro, le canzoni di protesta del repertorio siciliano e della Resistenza del gruppo Cantu e Cuntu, con Felice Rindone, Giuseppe di Legami e Sergio Buttigè. 

A Riesi si è raccontata la storia del partigiano Gildo Moncada, siciliano che entrò nella brigata "Leoni" operando tra l'Umbria, le Marche e la Toscana. Ma si sono ricordati i nomi di tanti nisseni che in nord Italia e nella loro stessa terra sono stati protagonisti del movimento di Liberazione ("anche in Sicilia eravamo pronti alla sollevazione dopo l'attività antifascista che a tanti è costato il confino"). 



È poi stata raccontata la nascita delle nuove Anpi in provincia di Caltanissetta con a capo dei giovani ma anche meno giovani, animati da una grandissima voglia di fare attività nelle scuole, con le nuove generazioni, per far conoscere quello che è stato (accurate ricerche hanno permesso di aggiornare e allungare gli elenchi dei partigiani, degli antifascisti e dei deportati), ravvivare la memoria collettiva e legare il presente alle sue radici. 


venerdì 18 agosto 2017

Il partigiano bambino nella Chiesa Valdese di Riesi


Il partigiano bambino entra per la prima volta in una chiesa. In punta di piedi. Miracoli di un libro, uscito da alcuni mesi e dedicato alla storia di Gildo Moncada, agrigentino che per tutta la vita ha inseguito il sogno dell'arte e che a sedici anni si ritrovò in Umbria decidendo di dare il proprio contributo alla Resistenza per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Entrò da volontario per la libertà nella brigata partigiana "Leoni", ritornando poi dai genitori e dalle sorelle mutilato. 

Il libro scritto dal figlio Raimondo e pubblicato dal gruppo editoriale emiliano di Ad Est, sarà presentato oggi, sabato 19 agosto 2017, alle ore 18 nei locali della Chiesa Valdese di Riesi, in via Cap. Faraci 63. Siamo nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, in un terra che ha conosciuto il dramma dell'emigrazione, in un paese dove nei primi del '900 e per pochi giorni è stata fondata la Repubblica di Riesi. L'iniziativa è promossa e organizzata dalla stessa Chiesa Valdese, che da sempre a Riesi si distingue anche in diverse e meritevoli attività di servizio cristiano: nel sociale, nella formazione, nella cultura. 


Alla presentazione del Partigiano bambino, interverranno l'autore Raimondo Moncada e l'editore Gaetano Alessi. Ci saranno anche la partecipazione di Giuseppe Calascibetta della sezione "Gaetano Butera" dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) e gli interventi musicali del gruppo dei "Canto e cunto" con Felice Rindone, Sergio Buttigè e Giuseppe Di Legami. 


Il Partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada è già stato presentato in questi mesi a Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Agrigento, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emila, sulla vetta di Ca’ di Malanca (Brisighella), San Leone e Burgio. Dopo Riesi sono state già programmate altre presentazioni: a ottobre ritorno in Emilia Romagna a Modena, Carpi e San Martino in Rio; a novembre si va a Roma, in Parlamento; a dicembre si espatria con due appuntamenti in Belgio. 

mercoledì 16 agosto 2017

Niente Ferragosto dal 2018, misure contro i barbari


Quante polemiche per quelle spiagge ridotte na fitinzia, a discarica, la notte di Ferragosto! Ogni anno è così: una fotocopia. Nei miei primi cinquant'anni ho contato già cinquanta fotocopie. Una soluzione si deve trovare. Cominciamo allora con le proposte serie, costruttive, fattibili, per difendere il pubblico patrimonio dalle orde di barbari armati. Di seguito le prime idee che al volo mi sono venute in testa: 


  1. cancellare il Ferragosto dal calendario; 
  2. dispiegare l'esercito della Nato sotto l'egida dell'Onu lungo tutto il litorale;
  3. chiudere le spiagge o metterci un tappeto di carboni ardenti; 
  4. vietare dal 15 luglio la vendita di angurie e altri alimenti da spiaggia;
  5. far entrare in spiaggia solo cibi e bevande di ultima generazione che non producono rifiuti;
  6. obbligare ogni famiglia, ogni compagnia di amici o anche i bagnanti solitari a portarsi con sé un netturbino di fiducia certificato UE;
  7. controllare uno ad uno i bagnanti ferragostani e costringerli a depositare nel cassonetto posizionato all'uscita i rifiuti degli alimenti mostrati all'entrata;
  8. far entrare i bagnanti in spiaggia con il braccialetto elettronico o con la cavigliera con la palla magica d'acciaio;
  9. mettere la video sorveglianza a infrarossi in ogni metro quadrato di litorale; 
  10. far entrare bagnanti a rischio e recidivi con tutor umani che risponderanno di ogni infrazione mangiandosi tutti i rifiuti prodotti compresi i sacchetti non biodegradabili;
  11. far passare i mezzi della nettezza urbana ogni cinque minuti in lungo e in largo soprattutto quelli pesanti, di grandezza uguale alla mietitrebbiatrice;
  12. far pagare l'ingresso in spiaggia come l'entrata in un resort di lusso senza tovaglie da portare via;
  13. introdurre il reato di Ferragosto Pulito condannando gli sporcaccioni a pulire ogni singolo granellino di sabbia del tratto sporcato. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


Barbari e incanti nella Valle dei Templi

Un agrigentino ad Agrigento può fare di tutto. Può parlarne male, può lamentarsi dell'acqua, delle fogne, del mare, delle strade, dell'economia, del lavoro, del passatempo, perché lamentarsi è il primo impulso che fai fatica a dominare e che da alcuni anni (e in tutto il mondo, sviluppato e sottosviluppato) sfoghi sui social postando tutto ciò che non va, puntando il dito su questo e su quello. 

Un agrigentino ad Agrigento, con gli impulsi raffreddati dalla distanza, può anche sentirsi orgoglioso del proprio luogo natio e rimanerne estasiato, a bocca aperta, come la prima volta, e manifestare questo suo stato d'animo, andando controcorrente, perché la bellezza ammutolisce e non fa né parlare né sparlare così come la bruttezza. 

Mi è capitato, dopo qualche anno di assenza, di entrare nella Via Sacra, la strada che lega e collega gli edifici ellenici della Valle dei Templi. 

È successo nella serata conclusiva del Festival delle Scienze, sotto un cielo illuminato dalle stelle, silenzioso e rispettoso dello spettacolo che i greci ci hanno lasciato e che resistono imbalsamati all'aggressione del tempo e dell'uomo. Una passeggiata a piedi, con familiari e amici provenienti dal nord Italia, dopo l'omaggio a Luigi Pirandello al pubblico del Festival delle Scienze, con la recita del "Mal di luna". Tutti incantati, autoctoni e forestieri per quella traboccante bellezza fuori dal mondo, fuori da tutto, e che con binocoli siderali gli extraterrestri cercano da due millenni di copiare. Meraviglia per quei Templi souvenir e meraviglia per tutto il contesto: pulito, profumato, sbarbato, spolverato, curato fin nei minimi particolari pure nella vegetazione naturale. In una serata ventosa e con un fiume di visitatori provenienti da ogni dove, qualche rifiuto volante sarebbe stato pure giustificato (un fazzoletto, uno scontrino, uno stecchino, un petalo, una foglia...) niente. Solo polvere, da una terra bruciata da un caldo persistente. 

Passeggiando tra quelle meraviglie e tra tanto lindore, con i familiari e gli amici si rivolgevano continui complimenti a chi gestisce questo patrimonio dell'umanità e della vita oltre la Terra. Increduli! Ci sembrava quasi impossibile. Non poteva essere. Un pelo si trova sempre. C'è sempre qualcosa che rovina una visione idilliaca. A volte ti ci applichi e il pelo lo trovi. Ed eccolo, infatti. Al ritorno, sulla Via Sacra, a terra, lungo l'antico muretto in pietra naturale, sotto le stelle, sotto la stazione spaziale con sopra la testa Paolo Nespoli che ci salutava a ogni giro (sette chilometri al secondo!), eccolo il pelo: una bottiglietta di plastica vuota, già bevuta, già tracannata, che avrà dissetato non so chi e non so quando che dopo l'uso è stata poggiata delicatamente, morbidamente, stancamente, furtivamente, sul sacro selciato. Un pelo che in quel paradiso di pulizia non puoi fare a meno di notare e che mi è rimasto in testa, come immagine offuscante di una serata meravigliosa: dentro una Valle dei Templi che mi ha fatto sentire ancora una volta fiero di esservi nato; in una terra che ha uomini come Tommaso Parrinello che con ammirevole pervicacia da anni organizza un festival che porta ad Agrigento i migliori scienziati del mondo. E domani si replica, spero senza bottigliette.

Il ritorno è con Malgrado Tutto Fest, fortemente voluto dal suo storico e amico direttore: Egidio Terrana. Illuminati dal Tempio di Giunone, si parlerà di giornalismo, di libri, ci sarà dell'ottima musica, ci saranno illustri ospiti e ancora una volta ci sarà un omaggio a Luigi Pirandello nel centocinquantesimo anniversario della sua nascita. Proprio qui e non altrove, Luigino cadde come una luminosissima lucciola nella mia Giurgenti! 


Raimondo Moncada

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martedì 8 agosto 2017

La magia del vino scoppiettante nelle ribollenti acque termali

Bagni di vino, di quello naturale e taumaturgico sgorgante dalla profondità della terra di Sicilia, di quello che Bacco si tracannerebbe a cannolo per raggiungere le sublimi vette degne di una divinità. Bagni di vino, dentro le Terme Acqua Pia, tra bagnanti in estasi nelle ribollenti piscine e cascate di Montevago, nel cuore delle Terre Sicane.
Bagni di vino, con la protezione e l’ebbrezza del San Domenico, uscito fresco fresco da un  meritato ritiro nelle cantine La Chiusa, col suo pitturato rosso rubino, il suo avvolgente e travolgente gusto. 
L’ho tracannato con gli occhi, con le narici, col palato e con un’orgia di sapori siciliani: fichi ripieni, spiedini di formaggi, cantalupo  abbracciato da prosciutto crudo, caponate di melanzane in barchetta e altro, tant'altro ben di dio. E mentre tutto il resto dell’isola arrostiva dal caldo torrido, ieri sera a Montevago si stava come in un mondo miracolosamente rinfrescato, come se ci fossero state ventole a ogni albero e soffice aria condizionata nelle vibranti chiome, tra la frescura protettiva del circostante bosco. Non si sentiva né caldo e né freddo. Si stava in perfetta pace, in equilibrio, tra divini sapori, temperature ideali, musiche carezzevoli, gente deliziosa e deliziata.
Lo testimonio. Ci sono stato, santo tra santi bevitori (mi è spuntata pure l'aureola!)
Ne scrivo, dopo aver partecipato alla festa dei vini nella "Notte di Sirah", organizzata alle terme Acqua Pia dall’azienda agricola “La Chiusa di Montevago, guidata da Stefano Ientile, con il supporto dei sommelier dell’associazione menfitana degli Enonauti, presieduta da Michele Buscemi (presente all'evento assieme a Graziana Gagliano e Nataly Vibliani).
L’azienda La Chiusa (gestione familiare, con rigorose regole biologiche), ha fatto degustare le proprie produzioni Doc (il Passyrah, il Pietragialla, il Lavinarosa, il Tafù) e presentato le sue ultime novità: il San Domenico (Sirah cento per cento, due anni di affinamento in tonneaux) e un vino bianco non ancora messo in commercio, sperimentale, ricavato da  uve Cataratto con un metodo “ancestrale” (messo in bottiglia già durante il processo di fermentazione e su cui le mie labbra si sono particolarmente concentrate e non solo per le scoppiettanti bollicine).  
Una serata magica, di gusto, di cultura, di umanità, di relax, di benessere, di incontri, nel silenzio estatico della generosa campagna, illuminata dal chiarore di una maestosa luna siciliana. 
Ecco un esempio di come si può lavorare, fare promozione, fare turismo; di come si può vivere e campare bene in Sicilia: immersi nel paradiso della natura, cibandosi dei suoi frutti unici e speciali, serviti con passione e professionalità da giovani che hanno deciso di investire tutto se stessi nella propria terra natia.
Questa è la Sicilia che amo, che gusto e che mi cambia quando ho la fortuna di farne esperienza e di incontrare le tante, tantissime eccellenze che fermentano di giorno in giorno sotto i miei estasiati occhi.
Grazie.

Raimondo Moncada

domenica 6 agosto 2017

La nipote di Rosa Balistreri ritrova la nonna a Burgio, al Dedalo


La Sicilia la conosceva solo attraverso la voce della nonna, i suoi canti, i racconti di una esistenza così dolorosa da scavarle profondi solchi nel volto e nell'animo. Mai abbattendola, però, ma moltiplicando le sue energie per superare tragiche avversità. 

Nell'anno del novantesimo anniversario della nascita della nonna, decide di lasciare la sua terra natia, la Toscana, e di esaudire un suo desiderio di sempre: mettere per la prima volta piede in Sicilia, per ricollegarsi alle sue radici più profonde.



La nonna è Rosa Balistreri. La nipote è Simona Poli. Una storia commovente, raccontata ieri sera a Burgio, nella seconda serata del Dedalo Festival, sul palco del Parco della Rimembranza, in occasione dello spettacolo "Buon compleanno Rosa", dedicato alla cantastorie e cuntastorie più celebre di Sicilia.



Simona Poli non sapeva neanche di questa serata quando ha programmato il viaggio nel suo passato. Ma quando lo ha saputo non ha esitato un attimo a cerchiare nel suo itinerario il nome di Burgio e del Dedalo Festival. Nello stesso giorno del suo arrivo in Sicilia, si è ritrovata di fronte la nonna attraverso l'omaggio di straordinari artisti, provenienti da ogni parte della Sicilia e non solo, che hanno dato voce ai canti di Rosa Balistreri raccontando pure il cunto della sua travagliata esistenza. 



A me è stato dato l'onore di presentarla, di farla salire sul palco, accompagnata dal sindaco Vito Ferrantelli, dal direttore artistico del Dedalo Ezio Noto e due studiosi e amanti di Rosa, Sino Guarisco e Giuseppe Filippone che hanno avuto il merito di intercettare Simona Poli. 

Emozionatissima, ha parlato della nonna, dei loro momenti trascorsi insieme, del perché del viaggio nella memoria, dei canti che la nonna le cantava e le faceva cantare tra cui "Li pirati a Palermu".

Sinona parlava e io vedevo la nonna, tra le lacrime, contenta della nipote, della sua gioia di mettere piede nella sua terra che l'ha vista nascere a Licata, poi trasferire a Palermo e a Firenze, tra mille traversie, tragedie, "molti mestieri faticosi" per sopravvivere e dare da mangiare alla figlia. 



La nipote, in prima fila, è stata tutto il tempo con gli occhi sgranati dalla meraviglia ad ascoltare la nonna tramite le magistrali esecuzioni di cantanti, cantastorie e musicisti che si sono alternati sul palco: Giò Vescovi, Mel Vizzì, Giusy Schilirò, Mario Vasile, Riccardo Sciacca, Alfredo Ginexi, Libero Reina, Ilaria Leto Barone, Salvatore Comparetto, Francesca Amato, Piera Lo Leggio, Raffaele Messina, Mimmo Pontillo, Nonò Salamone, Debora Messina, Gregorio Caimi, Gianni Amore, Giuseppe Veneziano. Con un gioco d'artificio finale a cui hanno preso parte altri protagonisti del Dedalo: Danila Massimi, Nicola Pollina, Antonio Smiriglia, Marco Milone, Roberta Izzo ed Ezio Noto.  

Emozioni su emozioni. Una serata degna, illuminata da una Luna che ci strizzava l'occhio e che ha cantato per tutta la serata con noi e con Rosa. Simona Poli, che sul profilo Facebook si presenta con la frase "di me son ben poco", avrà cominciato a capire e ad avere risposte ad antiche domande. Rosa continua a vivere, a cantare e ora a sorridere. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


(Le ultime due foto sono di VIncenzo Di Leo; la seconda con in prima fila Simona Poli è di Nicola Pollina; la terza immagine di Betty Canuto) 

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