martedì 7 marzo 2017

E se io, uomo, fossi una donna?



Da uomo mi sono posto una domanda: e se fossi una donna?
Dico, si fussi fimmina per dirla in siciliano. O fimminuni per indicare una donna con gli attributi, non maschili, che quelli la deformerebbero.
Se fossi donna, allora?
Un bel quesito. Di quelli da seduta psichiatrica perenne, per far fronte, da uomo, a una crisi di identità, di genere, che ti sconvolge come un terremoto nel profondo, in quella minuscola, irraggiungibile ultima parte che costituisce il primo mattone della nostra complessa sostanza di essere umani, distinti in uomini e donne. Distinti non da noi, certo.

È sempre stato così: uomini e donne, non quelli però di Maria De Filippi. Ma noi, maschi e femmine,  distinti ma non distanti, diversi, ma di quella diversità che si arricchisce, si completa, si fonde.     

Fin dal concepimento, la scintilla ha già il suo sesso, con due cromosomi uguali contrassegnati da “XX” se donna; con due diversi cromosomi se uomo: ne abbiamo uno “Y” accoppiato al cromosoma femminile “X”.
A occhio nudo si vede che sono un uomo (anche con una parrucca e le calze a rete). L’apparenza non inganna o, almeno, non dovrebbe ingannare.

Si vede dal corpo che sono uomo. Già da come sono vestito e non da come sono spogliato. Dal timbro della voce. Da come cammino, senza eccedere in ancheggiamenti. Se mi mettessi ad ancheggiare, susciterei subito qualche dubbio e in qualcuno anche qualche risatina.
L’uomo si nota per la sua virilità, quel carattere che fa gonfiare il petto ma non il seno che è esclusiva delle donne. Noi uomini ci teniamo molto alla virilità. Cresciamo con il mito della virilità: dimostrare alle donne di essere veri uomini, di essere i loro uomini, gli uomini che hanno sempre sognato, con gesti e attenzioni e non con un messaggino su WhatsApp o l’immagine di un bacio su Facebook con frasi poetiche prese a prestito.

Tra uomini e donne, c’erano anche altri segni distintivi che il tempo ha cancellato, ammorbidito o addirittura invertito.

Per gli uomini: i capelli corti, ad esempio. Poi neanche quelli: la testa pelata, senza peli nei bulbi piliferi, è una nostra esclusiva. Per non parlare dei pantaloni, dei cosiddetti lavori pesanti. Le guerre sono state combattute da eserciti di uomini. I duelli, anche per vendicare col sangue uno sgarro fatto alla nostra donna, hanno visto protagoniste spade e pistole maschili.

Le donne, dopo la foglia di fico, sono state da sempre identificate per la gonna (non lo dite agli uomini scozzesi perché vi tirerebbero in testa con le cornamuse).  

Le donne – sempre nell’immaginario maschile e maschilista – dovevano stare a casa, a cucinare, a fare le pulizie, a badare ai figli, alla famiglia, a fare le massaie, le madri, le mogli. Tutte, comunque, intente a curare il proprio aspetto, a lisciarsi i lunghi capelli, a sentirsi belle per se stesse e per il proprio amato. Impegnate a profumare la vita dell’uomo. Essenza, dolcezza, ristoro, della sua esistenza.

Grandi e piccole differenze che non rendono l’uno sesso forte e l’altro sesso debole. La donna che piange non è debole. L’uomo che non piange non è forte. La donna che scoppia di muscoli non è più donna. L’uomo che si depila, si profuma, si trucca, non è più uomo.
Così la vedo io, da uomo.   
Ma se fossi una donna?  
Non so. Ho un’altra sensibilità. Gli uomini ragionano spesso con i testosteroni che pompano forza, irruenza, fanno alzare la voce e, purtroppo, in alcuni anche le mani, fino alla cieca violenza dentro le quattro mura domestiche. 
L’omu è omu! Dicevano un tempo dalle nostre parti, giustificando il delitto d’onore.

So com’è una donna. Ci sono nato e ci sono cresciuto. Ho avuto una donna per mamma. Per nove mesi mi ha portato in grembo. Dopo avermi dato la vita, mi ha allattato al seno, dandomi il suo latte come lo ha dato a mia sorella e ai miei fratelli. Mia mamma - che ancora mi cerca come se fossi sempre un ragazzino -, appartiene a quella generazione di donne che ha generato tanti figli.
Altri tempi.

Io e mia moglie abbiamo dato la vita a una creatura. Ci è venuta femmina.
Le donne, un mio destino.
E se lo fossi io? dico, completamente donna?
Sarei felice di esserlo. Come sono felice di essere uomo e di avere un bisogno vitale di una donna, moglie, compagna, amante, amica, spalla anche su cui piangere, mamma di mia figlia, perché i figli hanno bisogno dell’affetto di una famiglia e di una mamma. L’amore di una mamma lo può dare solo una donna, se è mamma.
  
Lo dico da uomo, da padre, da figlio.
Le donne hanno qualcosa di diverso da noi. Di distinto. Di speciale: in creatività, intelligenza, forza, sensibilità, delicatezza, tenerezza, bellezza, felicità (tutte parole declinate al femminile).
Sarà la magia di quelle due xx.
Un dono di Madre Natura (anche lei donna!).

Raimondo Moncada

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