giovedì 5 gennaio 2017

La mia Befana è sparita, ma non smetto di sognarla

Voglio raccontare la mia personale esperienza con la Befana. La mia testimonianza potrebbe tornare in qualche modo utile a qualcuno rimasto anche a piedi scalzi dopo avere investito tutte le calze nella notte dell'Epifania sognando il grande bottino. 


Da quando sono grande e non più piccolo, la Befana non mi degna di alcuna considerazione. Coincidenza? Prima era tutto un riempir di calze di ogni foggia e dimensione. Le appendevo la sera e l'indomani mattina le ritrovavo piene di doni, caramelle soprattutto e cioccolatini, prima sfusi poi confezionati e già con la calza incorporata. A casa mia o a casa di mia nonna, la Befana passava sempre, per me e per i miei fratelli. E siccome era sempre generosa, ogni anno la sfidavo. Appendevo sempre qualche calza in più. E vincevo la sfida. Anzi me la faceva vincere. Debbo essere sincero. Avrà speso un patrimonio in dolciumi. E io un patrimonio in dentisti. 


Non ho mai incontrato di persona la Befana. Né da piccolo né da grande. Parlo della Befana vera, quella dei cartoni animati, quella con cui sono cresciuto nei racconti e nelle rassicurazioni dei genitori e dei nonni, materni e paterni. 

"Ma chi è? È una vicina di casa? Una parente? È sposata? Zitella? Titolare di un'industria di caramelle? Costruttrice di scope a reazione per gli astronauti?" 


Non ricevevo mai una risposta chiara, esauriente. E io a porre domande su domande, fremente di curiosità.

"Ma perché è vecchia e perché è brutta e con il naso a pera, i capelli di paglia e i nei alla Bruno Vespa?"


Le risposte erano molto fantasiose e cambiavano di anno in anno. Ci sono state delle volte che l'ho aspettata fino a tardi sperando di vincere il sonno da eroe delle mille e una notte. Ma poi succedeva che, dopo averla a lungo sognata, mi svegliavo la mattina sul tappeto e con le calze di caramelle addosso. Caramelle pure nei calzini che indossavo. 

Un sogno continuo! Un film. 


Fino a quando la Befana mi veniva a trovare, sempre e solo mentre dormivo, non erano un problema i suoi capricci, le sue prese in giro e la sua bellezza estetica. Poi non si è fatta più né vedere né sentire. Di lei ho perso le tracce. 

Ci ho riflettuto a lungo e ho pure indagato. La sua sparizione dalla mia vita ha coinciso con il mio diventare grande. La cosa bella è che più aumentavano gli anni e più diminuivano i regali. Sarà stato colpa di qualche legge anti Befana o anti adulti? 


Ora è da anni che non mi degna di attenzioni. Ho appeso calze di ogni dimensione e colore, in ogni tempo e in ogni dove: sullo stendi panni, nella doccia, nel forno, nella lavatrice. Ho anche appeso calze profumate e calze usate perché dice che l'odore di usato attira a distanza. Niente. 

Un po' mi manca la Befana. La mia Befana. Perché la sua presenza mi faceva sentire bambino. Ed era l'occasione di fare ancora festa dopo le gioie del Natale e del Capodanno. 

C'è ancora dentro di me quel bambino della Befana che la notte dell'Epifania ha voluto appendere una lunga, capiente e resistente calza di lana. 

Non si sa mai. Io la mia parte la faccio sempre. Non deve mancare per me. 

Voglio pensare che la Befana vada a trascorrere la propria notte nelle case di bambini che hanno più bisogno di una magia e di un sorriso. Per me c'è tempo. Ho ancora una riserva di calze da poter appendere. Quelle già usate nel tempo. Stagionate hanno più valore. Come ha valore il sogno della Befana, a qualsiasi età. 


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 


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