venerdì 27 gennaio 2017

Altri olocausti, la Shoah e i bambini della notte



Altri olocausti. Altre tragedie ignorate dall’indifferenza, dalla sottovalutazione, dalla distrazione, dall’accecamento dell’abitudine. Ci sono, ma non le vediamo o non le vogliamo vedere o non ci facciamo caso o non gli diamo peso.
Altri olocausti. Perché gli orrori si ripetono, con altri nomi, con altre forme, con altri uomini, con altre menti.
La storia, in questo, non riesce a essere maestra di vita. La ignoriamo, trasformandola in fredda cronaca di genocidi e, col senno di poi, in passi che avremmo dovuto compiere, per evitare, per scongiurare, per…   
Dimentichiamo o ci facciamo distrarre da altro.  
E le celebrazioni in memoria di qualcosa, invece di scuoterci, di farci tenere alta l’attenzione, rischiano di diventare vuote rappresentazioni. Doveri da ricorrenza. 

Oggi è la Giornata della Memoria. Si ricorda la Shoah, nel giorno dell’abbattimento dei cancelli del lager di Auschwitz: 27 gennaio 1945. Si ricordano, per non dimenticare – perché è troppo facile dimenticare – le persecuzioni degli ebrei, le sofferenze dei deportati militari, politici, dei non allineati, dei nemici, dei non perfetti, nei campi dell’orrore nazisti. Non dimenticare, per rendere vivo l’insegnamento di quanto accaduto, nel nostro ragionare e, meglio ancora, nel nostro agire.

26 gennaio 2016, alla vigilia della ricorrenza della Giornata della Memoria, mi è capitato d’essere spettatore dello spettacolo “I bambini della notte” dell’attore e regista messinese Angelo Campolo, nella Sala “Luigi Pirandello” della libreria Mondadori di Sciacca. Un reading scritto e interpretato dallo stesso Campolo, liberamente ispirato dall’omonimo romanzo di Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua. Si parla di Africa, di guerre continue, di persecuzioni, di genocidi, del dramma di migliaia di bambini costretti a scappare in massa e a varcare i cancelli di un ospedale in Uganda per sfuggire alla ferocia di bande di guerriglieri che assaltano e bruciano villaggi. Angelo Campolo, scuola Piccolo Teatro di Milano, sta portando in giro per la Sicilia questo suo particolare testo, per scuole, auditorium, librerie. A Sciacca, davanti a un pubblico composto da diversi insegnanti, ha suscitato forti emozioni, sollecitando domande e riflessioni spontanee. Cofondatore della Compagnia Daf, Angelo Campolo promuove laboratori teatrali nella sua Messina anche con i giovani dei centri di accoglienza per immigrati istituiti nelle vicine località. Si prepara, adesso, a partecipare a una rassegna teatrale a Napoli con “I bambini della notte”, accompagnato col sax da un nigeriano, per continuare a scuotere le coscienze con l’unica arma che ha a disposizione: il teatro.       

27 gennaio 2017: una giornata per riflettere, approfondire, tenere sveglie le coscienze. Una ricorrenza per aprire i libri di storia, per accendere la tv su un film o un documentario sull’Olocausto e sulla Seconda Guerra Mondiale, per avvicinare gli ultimi superstiti della disumanità, per leggere o ascoltare la testimonianza di chi sulla propria pelle ha vissuto il dolore della degenerazione collettiva. Traumi che rimangono nel corpo e nell’anima per sempre e che si trasmettono per via genetica di generazione in generazione.  

Il 27 gennaio è per me una doppia giornata della memoria. Sono due le ricorrenze che si intrecciano e mi bruciano il cuore, risvegliando traumi intergenerazionali. È la data di nascita di un bambino che, nella notte della seconda guerra mondiale e dell’olocausto, ha imbracciato l’arma dell’impegno. Quel bambino partigiano si chiamava Gildo Moncada. Mio padre.   

Raimondo Moncada

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