martedì 13 dicembre 2016

Classifiche città, si sta meglio dove si sta peggio



Ultimi ma primi, e a fisarmonica. La classifica di fine anno per qualità della vita delle città italiane andrebbe letta al contrario. In questo modo, si vivrà meglio dove si vive peggio (stando almeno alla sommatoria degli indicatori degli studi statistici da cui si ricava la media matematica per stabilire le posizioni nello speciale campionato tra italiani di diverse collocazioni geografiche, ma anche economiche, sociali, culturali).  

C'è chi fugge e chi vorrebbe scappare per trovare altrove, oltre il Sud, condizioni di vita migliore. C’è, invece, chi ci invidia e vorrebbe vivere da noi, in Sicilia, per le qualità che loro non riconoscono avere nella loro terra. 
Meraviglioso! 
Il Sud diventa Nord e il Nord diventa Sud nella psiche umana, per sottili indicatori che sfuggono ai numeri delle matematiche statistiche.
Da non credere, lo so. Ma succede anche questo. Non ho numeri statistici da offrire. Sento spesso settentrionali innamorati della mia terra: “Ci vivrei, se potessi”. Alcuni hanno potuto. Ci sono casi di turisti diventati perpetui residenti perché innamorati perdutamente dell’isola o perché innamorati di un uomo o di una donna figli di questa terra.  

Vengono attirati dalla diversità: dal clima mite, dal sole che spunta dal cielo e riscalda, dalla manifesta umanità, dalla bellezza multirazziare della sua gente, dai resti della storia che fu, dai misteri non ancora svelati, dalle domande senza ancora una risposta, dai muti silenzi loquaci, dai luoghi dove per grazia divina sono nati  profumati poeti e fior di scrittori come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri. Rimangono ammagati dal fascino di siti unici al mondo come la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi (anche i turchi turisti sgranano i turchi occhi esprimendo, sempre in turco, il proprio sincero incanto).

La meraviglia ha l’occhio incantato dello straniero, di chi proviene da terre lontane dove può anche capitare che un monumento di cemento armato, avvolto nella nebbia e nascosto dallo smog, diventi l’unica attrazione turistica.
Certo, troviamo anche il visitatore che si sofferma sugli aspetti negativi (“Schifìo!”), gli stessi aspetti che noi nativi vediamo e viviamo ogni giorno con la speranza che qualcosa in futuro migliori e ci allinei a tutte quelle importanti città d’origine dei turisti che ci vengono a visitare.
Loro ammirano noi e noi ammiriamo loro e li invidiamo pure per tutta una serie di ragioni. Li consideriamo più fortunati perché vivono in aree geografiche non marginali e isolate, dove – è l’idea che ci facciamo – tutto funziona, dove ci sono i treni a grande velocità che non fai in tempo a salire che subito devi scendere perché sei già arrivato, dove ci sono i grandi concerti dei grandi cantanti, dove non trovi l’immondizia per strada perché chi l'ha buttata è stato arrestato, dove c’è un’altra mentalità, dove parlano l’italiano che è italiano, dove il lavoro lo trovi con facilità, dove ognuno si fa gli affari suoi anche quando cadi, ma dove magari arrivi e vuoi subito ritornare indietro perché cominci a sentirti soffocato dall’aria con le targhe alterne, dai prezzi alle stelle forse per la troppa qualità della vita e dei servizi che funzionano troppo bene, dalla nostalgia della tua terra che scopri di amare, pur con i suoi mille difetti e i suoi aridi deserti.

E la classifica della qualità della vita di colpo si inverte. La tua città, ufficialmente ultima, diventa clamorosamente prima per affetto e per quelle virtù che si rivelano con la lontananza, quando riacquisti gli occhi incantati del turista e risenti il pulsare del cuore.

Purtroppo, e ne prendiamo atto, non siamo ultimi in classifica. E non essendo ultimi non possiamo proverbialmente essere i primi con l'inversione sperta della classifica. Ogni fine anno – è diventata ormai una tradizione – escono le graduatorie delle città dove si sta meglio per qualità della vita. Le classifiche sono stilate da importanti testate economiche come Italia Oggi e Il Sole 24 Ore. Dopo la pubblicazione, è tutto un discutere, un prendersi i meriti, un accusare tutti gli altri per le colpe, un rimpiangere per quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto.

La prima classifica l’ha stilata Italia Oggi, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. Agrigento, come provincia, è stata collocata in quart’ultima posizione: 107ma su 110 città in Italia: un disastro! Rispetto allo scorso anno, Agrigento ha perso una posizione. Ha retto in qualche modo l'urto della crisi. Peggio hanno fatto Napoli, Siracusa e Crotone. In tanti a evidenziare inevitabilmente i mali atavici: povertà, mancanza di lavoro, ripresa dell’emigrazione giovanile, marginalità, servizi insufficienti, tasse alle stelle…    
Rispetto a un Sud che piange, c’è un Nord che continua ad affermarsi in vetta, da campione assoluto, con i territori lustrati a lucido e gaudenti di Mantova, Trento, Belluno, Pordenone, Siena.
In pochissimi giorni, però, miracolosamente e con fierezza, la stessa Agrigento, sempre come provincia, è risalita di diverse posizioni, non nella stessa classifica ma in un’altra, in quella stilata dal Sole 24 Ore. In quest’ultima classifica, Agrigento è collocata al 90mo posto, guadagnando ben 17 (diciassette!) posizioni rispetto alla prima graduatoria. In vetta troviamo sempre il Settentrione ma con altre città: Aosta, Milano, Trento, Belluno, Sondrio. Nel fondo, Crotone, Napoli, Caserta, Reggio Calabria, Vibo Valentia.
Classifiche a fisarmonica, che in una notte ci deprimono di incubi e in un’altra ci fanno sognare.

Raimondo Moncada

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