giovedì 17 novembre 2016

Pirandello e il Nobel non schifiato




Luigi Pirandello non rifiutò il Premio Nobel per la Letteratura né si permise di non andare in Svezia. Partì da casa sua, da Via Antonio Bosio 15, a Roma, per ritirarlo personalmente di persona, senza rinviare, senza nascondersi dopo l’iniziale incredulità alla notizia dell’assegnazione: “Pagliacciate! Pagliacciate! 

Ci andò, ma il mio grande compaesano avrebbe potuto benissimo dire: "Talè! Talè! Talè! Giusto giusto il giorno del conferimento ho impegni, mi dispiace. Vediamo più avanti. Fatemi prima guardare l'agenda di quest'anno e quella che uscirà, nuova nuova, fra qualche settimana. Non mi mettete prescia". 

Non lo fece. Pirandello, che è Pirandello, il giorno della consegna del Nobel si presentò, puntuale. Rischiò, però, di non essere personalmente presente alla cerimonia, come leggo in una nota di Aldo Sarullo su Live Sicilia: “Si perse nei meandri del maestoso palazzo di Stoccolma dove avviene, come ancora oggi, la cerimonia di consegna dei Nobel”.   

Alla fine - apprendo - riuscì a non essere vittima di una trappola tutta pirandelliana, a imboccare il corridoio giusto e ad aprirsi la via per ritirare il riconoscimento. Glielo consegnò il re Gustavo V nel corso della cerimonia che si svolse alla Concert Hall di Stoccolma il 10 dicembre 1934, esattamente due anni prima della morte di Pirandello.

Lo scrittore ne scrive in una lettera a Marta Abba, la sua musa, due giorni dopo, il 12 dicembre: "Ho ricevuto il Premio dalle mani del Re nella seduta solenne, che ha veramente una grandiosità impressionante, con tutta la Corte e la folla degli invitati in tutto lo splendore delle decorazioni, Accademici, Ministri Generali e, sul palco, i candidati coi loro padrini. Te ne parlerò meglio a voce, e Ti mostrerò lo splendido diploma e la grande medaglia d'oro". Questa rievocazione è tratta dal libro Pirandello, lettere a Marta Abba, a cura di Benito Ortolani ed edito da Mondadori. 


Nel discorso al banchetto che seguì la cerimonia solenne di conferimento – così come riportato da siti dedicati al Maestro –, Luigi Pirandello espresse la sua “più viva gratitudine per il caloroso benvenuto” che gli è stato riservato e per “l’onore incomparabile di ricevere il premio Nobel per la letteratura dalle auguste mani di Sua Maestà il Re”.
Il drammaturgo espresse il suo “profondo rispetto” e la sua “sincera gratitudine all’Illustre Accademia Reale di Svezia per il suo illuminato giudizio, che corona la mia lunga carriera letteraria” durante la quale dovette “frequentare la scuola della vita, l’unica cosa che può aiutare una mente come la mia: attenta, concentrata, paziente, inizialmente del tutto simile a quella di un bambino”. 

Luigi Pirandello manifestò “gratitudine infinita, gioia, orgoglio” al pensiero che la sua creazione “sia stata ritenuta degna del premio prestigioso con il quale mi onorate”.


Raimondo Moncada

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