mercoledì 28 settembre 2016

Ponte sullo Stretto, Andrea Camilleri: "Come la penso"

Il ponte divide. Non unisce. L’opinione pubblica ogni volta si spacca. E le due parti, i favorevoli e i contrari, si allontanano, così come si allontanano la Sicilia e il Continente, il resto dell’Italia di cui arriva, seguendo i venti, una lontana aria.
In questi giorni si riparla di nuovo di Ponte sullo Stretto di Messina. Se ne parla, per la verità, da tempo immemore. Forse da quando la Sicilia è diventata isola, i siciliani isolani e i residenti sempre più isolati. Sull’infrastruttura si sono espressi in tanti, tantissimi, ognuno a sostenere con valide argomentazioni le ragioni del sì e le ragioni del no: “Sordi persi!”, “Un utile investimento”, “Prima pensiamo ad aggiustare le strade interne e mettere in sicurezza i viadotti crollati”, “Il ponte porterebbe lavoro e sviluppo”, “Come si fa a costruire un ponte in una zona sismica?”, “Le nuove tecnologie risolveranno ogni problema”.  
Navigando sui social, ho notato l’accumularsi e il solidificarsi di nette prese di posizione. Tante opinioni, come sempre, una diversa dall’altra, che mi hanno dato l’impressione di una contrarietà generalizzata alla realizzazione dell’infrastruttura.
Per caso, mi sono imbattuto nell’opinione di un illustre e celebre siciliano, empedoclino di nascita, cittadino agrigentino per onori acquisiti, “scrittore italiano nato in Sicilia”: Andrea Camilleri. La Rivista di storia e scienze sociali “Meridiana”, in uno scritto di Leandra D’Antone, dal titolo “Il Ponte, il Mezzogiorno, l’Europa”, richiama le parole dello scrittore riportate su La Repubblica il 19 aprile 2001 (“Il mito tra le due sponde”) a favore dell’unione dell’isola alla terraferma: “Un ponte che renderà la Sicilia meno isola, meno orgogliosa e forse meno malinconica. Finalmente riusciremo ad eliminare quel senso di maledetta o benedetta sicilitudine: quel senso di isolamento e di solitudine nel quale molti di noi si sono trovati senza desiderarlo”.
Un successivo intervento del padre del commissario Montalbano è stato raccolto, sempre dal quotidiano La Repubblica, il 23 dicembre 2009. Andrea Camilleri, usando un modo di dire siciliano, afferma d’avere “un cori d’asinu e un cori di liuni”. Col cuore di leone, Camilleri dice: “Sono profondamente convinto che il Ponte potrebbe servire, e di molto, allo sviluppo economico della Sicilia. Non a farci diventare italiani, come è stato inopportunamente detto, perché quello, nel bene e nel male, lo siamo già”.
Col cuore d’asino, lo scrittore parla di un’opera non prioritaria in un momento in cui, dopo la crisi, la ripresa è difficile: “Siamo stati per secoli separati dal continente, possiamo ancora aspettare un po’”. Camilleri esprime poi un forte dubbio legato all’area (“ad altissimo rischio sismico”) e alle condizioni meteo (“Siamo certi che nei giorni di vento forte il transito a quell’altezza potrebbe continuare a svolgersi regolarmente?).
Lo scrittore parla, comunque, di “un’affascinante scommessa in sé” e chiede un referendum tra tutti i geologi e costruttori di ponti nel mondo per fugare ogni dubbio  “in maniera di sapere in anticipo da che piano si casca”.
Il 28 dicembre 2015, in una intervista di Tano Gullo, ancora su Repubblica, lo scrittore novantenne risponde a una domanda sul dissesto ambientale in Sicilia e sul crollo di ponti, fenomeno che ha funestato lo scorso anno: “In quello sulla strada per Agrigento ci sono transitato l’ultima volta che sono venuto in Sicilia. Il paradosso è che mentre ci sono i crolli qualche buontempone tira fuori la balzana idea del ponte sullo Stretto”.  

Raimondo Moncada


Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...