giovedì 4 agosto 2016

“No internet zone” per guarire in luoghi protetti

La NiZo, la “No internet Zone”, fra non molto farà la differenza. E la differenza sarà sostanziale, così sostanziale da spalancare le porte a un business nuovo, con guadagni a tot zeri.
Internet ha invaso le nostre vite. Siamo stati occupati in pochi anni. È entrato nelle nostre famiglie e anche nelle nostre teste. Ovunque ormai è internet. Ti fai una passeggiata e stai con lo smartphone in mano collegato a internet. Ti siedi in un locale vista mare e hai internet. Vai sul Tibet e internet ti insegue fin nei silenziosi monasteri buddisti. Internet si mette pure di mezzo tra te e la tua compagna, prima dopo e durante. Si pensa con internet, si parla con internet, si copia da internet. Non si può fare niente senza internet. C’è chi non si rivolge più al medico, allo psicologo. Perché con internet ti senti cardiologo, psichiatra, scrittore, solutore.  
La genetica sta studiando come, durante la gravidanza, dotare il feto di un cellulare di prossima generazione così da non farlo trovare spiazzato al momento della nascita. Avrà già internet nel Dna.
Internet sta creando così tanto rumore da creare l’esigenza opposta: l’assenza di internet. Assenza di internet, assenza del tutto a portata di mano, per riconquistare momenti di silenzio perduto, di interrelazioni umane allentate, di connessioni col proprio cervello stravolte. Siamo diventati degli zombi mutati anche fisicamente nell’uso dei nuovi strumenti di accesso a internet: occhi bassi, schiena curva, palo in fronte. E non si salva nessuno: bimbi, grandi, anziani, colti, incolti, scienziati. Tutti a controllare compulsivamente l’email, l’aggiornamento sui social, la risposta, la reazione, le ultime notizie, il messaggino. Viviamo ormai di notifiche. E stiamo continuamente in allerta, anche di notte, anche nei momenti conviviali, anche nei momenti intimi. E se ti inseriscono nei gruppi di Facebbok o di WhatsApp sei perduto. Le notifiche a mitraglia non ti fanno più vivere. Moriremo di notifiche.
Ecco allora la necessità della salvezza. Già esistono in commercio software che, programmandoli quando hai un briciolo di lucidità, ti staccano internet non dandoti più la possibilità di riconnetterti. Ma potrebbero nascere dispositivi per autodistruggere i cellulari dopo un uso smodato. Potrebbero trovare lavoro sorveglianti della quiete: quando ti vedono con un cellulare in mano, col display acceso, con la suoneria accesa, o rispondere a voce alta come se nulla fosse mentre sei a teatro o al cinema o in chiesa, ti prendono di peso e ti scaricano in una discarica di cellulari urlanti. Potrebbero ricominciare a riempirsi di clienti bar, ristoranti, pizzerie, pub, biblioteche, privi non solo di wi-fi free ma con schermature e strumentazione messe a punto per impedire l’attivazione di internet. 
Riconquistiamo i nostri spazi di pace offline occupati dalla Rete, salvando con saggezza anche internet e l'inarrestabile evoluzione umana.  

Raimondo Moncada

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