sabato 20 agosto 2016

Il silenzio rispettoso dei porci


Anche il silenzio stordisce se non ci sei abituato. Ma non fa male. Anzi. È consigliato dai migliori scienziati (quelli veri) perché fa bene alla salute. 
Il silenzio non è tutto uguale. C'è silenzio e silenzio. È difficile trovarlo dentro di sé, ancora più difficile trovarlo fuori. Dentro sei disturbato dal traffico sempre più rumoroso dei pensieri che si avvicendano e si riproducono all'infinito. Fuori sei raggiunto dai rumori della quotidianità urbana: le auto, le moto, gli squilli dei cellulari, i televisori accesi, le radio a tutto volume, gli aerei che ti passano sopra la testa, la gente che incurante della quiete altrui urla all'aria aperta, dentro le vibranti mura domestiche e pure sui social, di notte e di giorno, dove non distingui più il finto dal vero e il vero dal finto. Iperconnessi col mondo reale e la dimensione virtuale, con un concerto perenne di rumori che ci diventa molto familiare e ci corrode dentro. 
Non hai scampo! Sei inseguito pure dentro una chiesa dove il sacro silenzio dovrebbe essere la dimensione di partenza. 
Il silenzio è uno stato di pace, senza rumori, senza disturbi, senza distrazioni. È difficile trovarlo o crearlo nel nostro ambiente abituale, quello urbanizzato dove anche la nera notte è offuscata dalla luce dei lampioni e dalla musica che da qualche luogo lontano ti arriva alle orecchie penetrando ogni minuto anfratto del tuo cervello. 
Per un giorno ho rifatto, dopo non so quanti anni, esperienza full-immersion del silenzio. Quello vero. Quello puro. All'inizio è frastornante. Ti disturba pure come un brusio di fondo, e non ti senti a tuo agio. 
Poi succede qualcosa. 
È accaduto in montagna, sulle Madonie, nel cuore della Sicilia, in una fattoria sperduta in territorio di Gangi: niente rumori di auto, niente musica, niente tv, niente internet, niente telefonate, con le voci umane ridotte all'essenziale. Solo natura a perdita d'occhio, lontano dai nuclei urbanizzati, immerso nel verde dei boschi, tra vallate gialle col grano già mietuto dove vivi solo con mucche, cavalli, pecore, corvi, falchi e maiali neri dal grugnito pronunciato.
Di tanto in tanto qualche vecchio casale a interrompere la visione immacolata della natura. 
Non senti più il rumore della tua consueta quotidianità. Niente notizie di guerre, di olimpiadi. In ritiro, spegni pure la luce del bagno collegata alla rumorosa ventola dell'aspira odori. Senti solo muggiti, belati, latrati, ragli, grugniti, il suono dei campanacci. Senti il battere dei tuoi passi sul selciato. Senti il suono dell'aria cristallina entrare e uscire dalle tue narici intossicate da anni di invisibile e puzzolente smog. 
E quando cala la sera, col sole che si nasconde dietro le vette dopo averti regalato un tramonto violaceo, senti le cicale fare il verso alle stelle. 
I maiali neri si spengono. Come si spegne ogni altra forma di vita. Cala la notte e cala il silenzio assoluto. È diverso, molto diverso, dal silenzio del tuo mare. Ha un'altra pasta. Te lo gusti tutto, così come l'aria, così come i profumi, così come tutto, in una notte insolita, colma d'essenza di vita, dove fino all'alba dura pure il silenzio rispettoso dei porci. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it



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