martedì 22 marzo 2016

Ricette dal mondo con un intenso profumo di pace

Dove non può subito la lingua, può il palato. E la scuola. I peccati di gola fanno il miracolo di unire ciò che i confini, fisici e mentali, dividono. 
Storie di giovani immigrati animati dalla voglia di costruirsi un futuro nella terra di accoglienza dove sono arrivati da altre terre o dove sono nati da genitori di altre terre. Storie che si incrociano con quelle di siciliani che giovani non sono più e che a trent’anni, sposati, con figli, decidono di “emigrare” in un’aula di scuola per ricominciare o riprendere dopo anni gli studi interrotti.

Ti si aprono diversi libri di storie sfogliando il libretto stampato dall’istituto alberghiero “Calogero Amato Vetrano” di Sciacca. È stato realizzato in occasione della “Tavolata di San Giuseppe” e contiene un bel po’ di “Ricette dal mondo”.
Fin qui niente di eccezionale, dirà qualcuno. Se vai in una qualsiasi libreria , in un’edicola, in una biblioteca, trovi così tanti libri, enciclopedie illustrate, riviste, che ti viene il rigetto. La tv da un decennio è stracolma di trasmissioni di cucina, a qualsiasi ora del giorno.

Il libretto dell’istituto “Amato Vetrano” è qualcosa di diverso, di straordinariamente semplice e di straordinariamente potente. Cogli un profumo – somma di tanti profumi lontani – che fuoriesce dalla carta delle pagine. In una ventina di pagine, vengono proposte diciassette ricette raccolte da studenti della scuola, italiani e non italiani. Sono mischiati. Riconosci la provenienza degli allievi cuochi dal cognome straniero (alcuni hanno il cognome di altri paesi e il nome italiano). Sono ragazzi di altri paesi che frequentano le diverse classi della scuola, dal primo al quinto anno. Sfogliando il ricettario, trovi i loro nomi, il nome e la foto della pietanza proposta, gli ingredienti e la modalità di preparazione, i colori della nazione di provenienza. Gli appassionati di cucina, i golosi, impareranno a cucinare secondo la ricetta originaria tipiche pietanze di diverse parti del mondo. Sono autentiche “bombe” di prelibatezza: “Sarmale” (Romania), baguette (Francia), Khobez (Tunisia), Makroud (Tunisia), Mantou (Cina), Ghriba (Marocco), Paska (Russia), El kobs (Marocco), Bienenstich (Germania), Placinte cu mere (Romania), Paine (Romania), Pasha (Ucraina), Cozonac (Romania), American cookies (America), Ouà rosii (Romania), Hvorosy (Russia).  
Sono piatti – prevalentemente dolci – preparati e degustati durante la tradizionale Tavolata di San Giuseppe che si è svolta nella ex chiesa Santa Margherita di Sciacca. Sistemati sopra un tavolo, con al centro un mappamondo illuminato, ai piedi del ricco altare dedicato al santo, ogni pietanza straniera è stata offerta in degustazione alla popolazione locale e ai giovani studenti delle scuole ospiti.
Un omaggio, una speranza, un segno di gratitudine e, soprattutto, un bel messaggio di pace, apertura, tolleranza e integrazione, in un momento in cui il terrorismo colpisce al cuore l’Europa con ordigni che seminano morte e distruzione.

Questo grazie alla sensibilità e intelligenza di una scuola che prende atto di una realtà in continuo movimento cogliendo gli ingredienti migliori e facendone momenti di incontro, confronto, comunione e arricchimento per far vincere i valori dell’umanità.
Ed è in occasione della tavolata che avvicino i professori e il dirigente scolastico Caterina Mulè per chiedere, approfondire alcuni aspetti. Scopro così che sono circa cinquanta gli studenti “stranieri”, su una popolazione di mille alunni, che frequentano  l’istituto agrario e alberghiero “Amato Vetrano”. E scopro che vengono da diversi paesi della provincia, dove risiedono, ognuno con una storia diversa e con un forte desiderio di riscatto umano e sociale. E scopro che nel 2014 la scuola ha attivato anche una classe serale, che nel 2015 ne è stata attivata una seconda, dando così la possibilità a chi non poteva stare la mattina dietro a un banco – perché mamma o lavoratore – di iniziare o ricominciare un percorso di studi. Perché l’istruzione ha la sua importanza, come ha la sua utilità un diploma e soprattutto un’abilità. Un bravo cuoco parla in tutte e a tutte le lingue del mondo.  

Leggo nell’introduzione del libretto dell’istituto “Amato Vetrano”: “La nostra società si configura, ormai, come multietnica e multiculturale, ed evidenzia il carattere di un flusso migratorio dove si rileva l’urgenza di strutture includenti, socialmente e culturalmente. La scuola e i suoi servizi sono oggi il terreno privilegiato dell’incontro e dello scambio culturale tra ragazzi; essi rappresentano veri e propri laboratori interculturali, sui quali esercitare la volontà e la capacità di accoglienza e di integrazione. Il nostro istituto raccoglie bisogni socio-educativi diversi, dipendenti dalla cultura, dalla lingua, dalla religione e da altri fattori che richiedono un’adeguata programmazione delle scelte e degli interventi educativi. Proprio nell’ambito di questo confronto è emerso il desiderio, da parte di alcuni discenti, di condividere i saper e le tradizioni culinarie del proprio paese d’origine. Attraverso il ricettario abbiamo voluto dare forma a questi momenti di condivisione e promozione della ‘cultura dell’incontro’ intesa come l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore’ (dal messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2014)”.

Raimondo Moncada

martedì 15 marzo 2016

Un regalo? Ritornare bambino con corde più resistenti da legare ai sogni


Un regalo per il mio 49° compleanno? Ci ho pensato e ripensato. Mi piacerebbe rimuovere quel “4” dall'età anagrafica e ritornare di nuovo bambino a ripercorrere la strada della mia vita con corde più resistenti da annodare ai sogni, di quei sogni che poi si avverano e ti trascinano come aquiloni.
È un regalo che, a pensarci bene, non è solo un sogno irraggiungibile.
E non c'è d'andare all'Ufficio Anagrafe a prendersela con gli impiegati che quotidianamente aggiornano la contabilità del sistema anagrafico, registrando nascite, crescite e nuove vite.
Quel “4” lo posso togliere io stesso dalla testa, come anche quel “5” che inesorabilmente scatterà dal prossimo anno e mi accompagnerà per il prossimo decennio.
Al solo pensiero mi vengono i brividi. Perché dentro di me c'è sempre quel bambino di nove anni che gioca col pallottoliere dell'età e che ogni 15 marzo aggiunge una pallina alle altre perdendo il conto.
Ripensandoci, è una cosa terribile. Ogni anno all'Ufficio Anagrafe ti fanno invecchiare, ogni anno, senza alcuna pietà e alcun rispetto per i sogni di un bambino. Uno stress continuo, addolcito solo dagli auguri dei tuoi cari e degli amici, che ti fanno ritornare quello con quarant'anni di meno sulla carta d'identità (La prima è stata la mamma: con una telefonata alle 6,50 mi ha ricordato che, all’alba del 15 marzo di 49 anni fa, dal protetto grembo mi introduceva a questa vita).

Grazie di cuore a tutti per i pensieri affettuosi giunti a raffica pubblicamente su Facebook, privatamente su Messenger, WhatsApp, Sms, telefono, di presenza, via etere da altri mondi.
Sempre un graditissimo e commovente regalo.
Un abbraccio forte e un bacio babbalucioso ("babbalucioso" è uscito spensieratamente dalla testa di quel bambino che sono stato, senza pensare alla promozione della Crusca).

Raimondo Moncada
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