mercoledì 11 novembre 2015

Prendere a calci le statue degli scrittori

Un esame scolastico andato male? Odio nei confronti della sua opera letteraria tradotta in tutto il mondo? Allergia al bronzo? Cosa può spingere dei ragazzi a prendere a pedate la statua di un celebre scrittore conterraneo? 

Domande che si formulano da sole in testa dopo aver visto le immagini dell'assurda azione contro il monumento dedicato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a Santa Margherita di Belice, paese che venera il grande scrittore siciliano, dedicandogli un premio in suo onore, mantenendo viva la magia dei luoghi del Gattopardo. 
Le immagini della video sorveglianza sono impressionanti. Lasciano il
segno. Inevitabilmente ti chiedi: perché? E te lo ripeti: perché? Perché puntare l'inerme statua di uno schivo letterato e prenderla a calci con la rincorsa, ad afferrargli il collo e a strattonarla quasi a volerla sradicare e magari pestare? 
La statua di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è piantata a terra, sul pavimento di una pubblica piazza, come quella di Racalmuto dedicata a Leonardo Sciascia o quella di Porto Empedocle dedicata al commissario Montalbano di Andrea Camilleri. 

Perché? È la domanda a cui potranno meglio rispondere i diretti interessati o, se non sanno rispondere, gli amici, i familiari, gli psicologi, i sociologi, gli assistenti sociali, gli avvocati difensori, gli esperti di social media. 

Un gesto che ti fa girare tanti pensieri e che ti portano alla solita questione giovanile, al vuoto generazionale, alla rabbia nei confronti della realtà e del mondo degli adulti. Ma che c'entra la statua del riservato autore del Gattopardo? Forse che si è letto il libro e non si è capita la storia? Forse che non si è condivisa la metafora? Forse che quella statua lì, in quel punto, non ci deve stare? Forse che la statua guarda troppo i passanti? Forse che gli scrittori danno fastidio perché scrivono troppo e non ci puoi stare dietro? 

Se è così, mi abbraccio a loro, delicatamente, e se c'è da prendere a calci i calciatori ci mettiamo a competere a calcio da persone vive e pensanti. Non prendiamocela con inermi e incolpevoli statue che hanno la sola colpa di farci vivere la grandezza dei personaggi che raffigurano. 
Abbracciamoli i monumenti, come se abbracciassimo idealmente, in segno di gratitudine, chi rappresentano. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 10 novembre 2015

Giallo sul mio profilo social: sono io o sono un altro?


Giallo sul mio profilo social: sono io o non sono io a interagire con gli amici? C’è forse un altro tra me e me?

Mi autopongo una bella questione dopo aver letto, sui giornali, la notizia dedicata al profilo Facebook del cantante Gianni Morandi su cui è stato insinuato il sospetto di una gestione terza, da parte di un social media manager. Ovviamente non sappiamo come stiano le cose. Possiamo solo dire che abbiamo sempre amato l’artista Gianni Morandi, che lo consideriamo un assoluto mito e che non a caso i suoi post arrivino a totalizzare compiacimenti pazzeschi (una recente foto ha quasi raccolto 90 mila "mi piace").

A questo punto, però, pongo e mi pongo lancinanti dubbi:

- Sono io come io a gestire da me medesimo il mio personale profilo social?

- È forse il mio pseudonimo che coincide con la mia stessa persona a fingere a essere la mia stessa persona per aggiornare di nascosto la mia pagina Facebook?

- Sono per caso io stesso a farmi da social media manager per scrivere post, commenti, postare foto ecc. ?

- Ho contrattualizzato a mia insaputa un mio personal social media manager che mi cura l’immagine, mi sveglia la mattina, mi porta la colazione a letto, mi lava, mi fa la barba e lo shampoo, mi fotografa, legge nei miei pensieri e scrive ogni giorno contenuti originali sul mio profilo.

Non saprei. A Facebook ho sempre dato tanta credibilità. E ancora voglio continuare a dargliene. Mi sembra ancora tutto vero, genuino, dove ognuno scrive quel che pensa, con sincerità. Non voglio credere a pseudo profili; non voglio credere a gente che sta su Facebook solo per guardare e giudicare; non voglio credere a gente che scrive una cosa e poi si comporta in modo diverso; non voglio credere a gente che dice di non stare su Facebook e invece ci sta tutta l’intera giornata; non voglio credere a gente che dice di stare su Facebook e invece su Facebook non ha mai scritto una sola parola e non conosce nulla degli amici o dei contatti.

Mi piace credere che una star, un cantante famoso, un attore celebre, un mito siano sempre in collegamento su Facebook, 24 ore su 24, loro stessi, senza sostituti, per rispondere uno a uno, con accorati messaggi personalizzati, ai milioni di fan delle loro pagine personali.  
Ora sono confuso. Mi ritiro per deliberare.  

Raimondo Moncada

"Al tuo fianco contro la mafia", Università azzera tassa di "Kore"


“Siamo al tuo fianco contro la mafia”. Anche le Università siciliane fanno una precisa scelta di campo, a sostegno di studenti colpiti dalla criminalità organizzata. La “Kore” di Enna “azzera completamente la tassa di frequenza, quale segno di apprezzamento e di riconoscimento delle concrete azioni antimafia”. Lo leggo nella "Guida all'immatricolazione" nella versione cartacea in distribuzione nella segreteria dell’ateneo, in attesa dell’inizio di un evento formativo promosso dall’Ordine dei Giornalisti. È un beneficio di cui (mannaggia all’ignoranza!) non ero a conoscenza. Sono sicuro che anche altre istituzioni universitarie avranno lo stesso programma di riduzione delle tasse.


Per l’Università degli Studi “Kore” di Enna si tratta del “Programma 1” chiamato “Siamo al tuo fianco contro la mafia”. Possono fruire dell’esonero totale “gli studenti vittime della criminalità mafiosa o il cui nucleo familiare sia stato colpito dalla criminalità organizzata. È necessario, se immatricolati per la prima volta, il voto di maturità non inferiore a 75 su 100. Gli studenti iscritti ad anni successivi devono avere acquisito, al termine della sessione autunnale di esami, almeno il 75% dei crediti dell’anno in corso e tutti i crediti degli anni precedenti. Sono esclusi gli studenti fuori corso e i ripetenti”.

Vado a curiosare nei siti internet delle altre università siciliane. Scopro che è un beneficio previsto da precise norme e concesso con differenze da ateneo ad ateneo.

L’Università degli Studi di Palermo esonera dal pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi “studenti figli di vittima della mafia, dichiarati tali secondo le norme di legge e studenti figli di vittime del racket, in condizioni in condizione economica disagiata appartenenti alle classi di contribuzione zero, 1, 2 e 3”.

L’Università degli Studi di Messina ha un “sistema di esenzione/rimborso delle tasse per gli studenti meritevoli, in base a un apposito bando che in parte sfrutta anche le risorse derivanti dalla Tassa Regionale Diritto allo Studio”. Il bando che troviamo è dell’anno accademico 2014-2015. Mette a concorso una serie di benefici: borse di studio, servizi abitativi, contributo affitto, premi vari ecc. All’articolo 2 “Modalità di compilazione domande” on-line viene richiesto di allegare la documentazione sulla base della categoria di appartenenza tra cui “attestazione rilasciata dalla Prefettura competente per gli studenti orfani per motivi di mafia”. All’articolo 4 “aventi diritto” si esplicita il beneficio: “Gli studenti orfani di vittime per motivi di mafia, con la riserva di un massimo di n. 2 borse di studio”. Altro beneficio previsto: la riserva di alloggi.  

L’Università degli Studi di Catania esonera dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio “gli studenti e le studentesse che per l’anno accademico 2015-2016 siano titolari di assegno di studio erogato ai sensi della legge regionale 24 agosto 1993 n° 19”.

La legge citata detta “nuove norme in materia di solidarietà per i familiari delle vittime della mafia e della criminalità organizzata”. Prevede tre separati sostegni economici  sino al compimento della scuola d'obbligo, sino al compimento della scuola media superiore; sino al  compimento  di  un  corso  di  studi  universitari, anche nello ambito dei Paesi CEE.

Raimondo Moncada



mercoledì 4 novembre 2015

Facebook e i miei gas, condizioni per la policy anti palpity

ATTENZIONE! Attenzione a tutti!

Per la policy, la privacy, la publicy e l’antology, anche oggi sono costretto a condividere un messaggio che nella sua chiarezza legale ho avuto modo di postare su Facebook il 2 novembre 2015, per i vivi il giorno dei morti. Per ripubblicarlo c’è una ragione. Vedo che tantissimi profili, ancora una volta, condividono admuzzum messaggi rivolti a Facebook e agli enti ad esso associati aventi ad oggetto il permesso di usare le immagini, le  informazioni e le pubblicazioni, sia del passato, sia del futuro che – dico io – della vita post mortem. 
Per quanti si fossero allora messi in ascolto solo oggi, RIPETO, pubblicando il RIPETO anche sul mio storico blog personale la presente INEQUIVOCABILE DICHIARAZIONE:

Non consento – dicasi NON CONSENTO – che si pubblichino note che non capisco e che in tanti, moltiplicando, stanno pubblicando, proliferando, senza leggerne il contenuto. Tali note, suddette o anzidette, mi creano ansy (ansia), agity (agitazione), palpity (palpitazione), tremity (tremore), prurity (prurito), tensity (tensione), fino al deprimy (depressione) e al caso estremo dello sbattity (battere volontariamente la testa al muro più e più volte o, a scelta, contro un palo).  

Potrei citare il sistema per danny (danni). 

SIA CHIARO A TUTTI: (DUE PUNTI)

Sto su Facebook consapevole di essere su uno spazio privato a uso pubblico e che una mente centralizzata, informatizzata, diabolicacizzata, sfuggente, prima mi ha catturato e ora mi controlla tenendomi attivo sul social, prevedendo ogni mia reazione, leggendomi tra le righe dei pensieri, proponendomi notizie e prodotti a mia misura e somiglianza, analizzandomi le analisi del sangue, verificando la qualità dei miei scarichi gassosi, acquisendo pure le ramificazioni genealogiche e genetiche. Se ho desiderio di dolce, mi vedo spuntare foto di cannoli e cassate siciliane. Se ho desiderio di rilassamento, mi vedo all’interno di una Spa “Stoccamitutto” con massaggi orientali praticati con dolore di ultima generazione. Se ho bisogno di andare in bagno mi indica con una mappa per raggiungere il cesso più vicino nel giro di mille chilometri quadrati per non farmi pisciare addosso, spingendomi lungo un percorso guidato con rumorosi Bip Bip.  

Su Facebook sono osservato, seguito, raggiunto, verificato, certificato. E, quindi, in base a tutti gli articoli del Codice di Procedura Digitale, che qui richiamo e faccio con forza valere, dichiaro solennemente che sono controllato anche quando, fumando come un turco, vado di corsa in un bagno turco lontano dalla Turchia dove pur sono stato innocente, appena maggiorenne, a fare spettacoli di balli e musica siciliana. E, sapendolo, da non turco, odoro e mi faccio odorare, trasmettendo il mio olezzoso profumo al prossimo, a chi verrà e a chi mi chiederà l’amicizia, come un appestato puzzolente. 

Il mio profumo è anche di Facebook e lo appesta pure. Così come il profumo di Facebook appesta il mio. Ci appestiamo reciprocamente, con o senza mente. 

Letto, confermato, sottoscritto

Sicilia, Mar Mediterraneo, Longitudine, Latitudine, 4 Novembre 2015, 

Raimondo Moncada

martedì 3 novembre 2015

Se non hai nulla da dire non dire neanche...

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- OK! Ora ho capito. 

Raimondo Moncada

domenica 1 novembre 2015

Una fiera della patata per distruggere la mafia

Una fiera della patata per sconfiggere la mafia. Possibile? Certo! Possibilissimo se la fiera della patata è intesa come evento culturale, come rituale sociale. La cultura è un’arma di distruzione criminale. E l’Italia ne ha da vendere. Possiamo esportarla in tutto il mondo. Ma non ne abbiamo piena coscienza. 
 
È uno dei passaggi che più mi ha colpito dell’intervento del sociologo, saggista, professore all’Accademia di Belle Arti di Catania Gianpiero Vincenzo Ahmad, chiamato come relatore all’incontro formativo organizzato a Mazara del Vallo, dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, avente a tema “I ghetti urbani nell’era digitale: pluralismo etnico e religioso, razzismo e deontologia giornalistica”. L’incontro si è svolto sabato 31 ottobre 2015 all’interno della Sala La Bruna, nell’antico Collegio dei Gesuiti, alla presenza di tanti giornalisti e del sindaco Nicola Cristaldi che ha messo a disposizione lo spazio dell’incontro. 


I lavori, coordinati dalla giornalista e presidente dell’Associazione Ila Grazia Patellaro, sono stati conclusi dal sociologo Carmelo Bartolo Crisafulli, medaglia d’oro, vittima del terrorismo negli anni di piombo, orfano di vittima della mafia, stretto collaboratore di Falcone, Borsellino e Chinnici. Anche il professore Crisafulli ha sostenuto la tesi “la mafia si sconfigge con la cultura, affiancata da valori” come la famiglia e soprattutto il lavoro. 
 
Si è parlato di tante cose, della questione emigrazione, di terrorismo, di sicurezza sociale, di integrazione, di pacifica convivenza tra popoli, di diversità etnica vista come opportunità di crescita. Un incontro molto formativo, interessante e coinvolgente. 

Nel suo intervento appassionato e colto, Gianpiero Vincenzo ha spiegato la “forza della ritualizzazione”. La ritualità è un bisogno dell’uomo, delle società. Lo dimostrano anche i social. E le organizzazioni criminali non sono esenti. Sono società fondate, saldate, sulle ritualità. Un punto di forza e allo stesso tempo un punto di debolezza. 
 
“L’attività culturale – ha detto Gianpiero Vincenzo – è un enorme deterrente contro i simboli della criminalità organizzata” ma anche un’arma con un potenziale altamente distruttivo. Lo Stato deve, allora, non tagliare i fondi destinati alla cultura ma aumentarli: più fiere delle patate, quindi, più fiere del libro, più festival del cinema, più rassegne teatrali. La gente se ne fotte della mafia se va a vedere uno spettacolo, se legge un romanzo! Immagino poliziotti e carabinieri andare in giro, per le strade della città, armati di libri e a leggere poesie ai criminali.  
 
La cultura non distrugge solo la mafia, non stordisce solo i delinquenti, è un moltiplicatore di ricchezza: “Ogni cento euro investiti in cultura producono 300 euro di Pil”, il prodotto interno lordo di uno Stato. “La cultura è il nostro bene e il nostro lavoro. Un settore in controtendenza”, in una fase storica di profonda crisi economica che ha fatto arretrare altri importanti settori. 
 
E la Sicilia come è messa? Gianpiero Vincenzo ha esaltato “quel genio di Andrea Camilleri” grazie al quale l’isola sta vivendo un periodo culturale straordinario. Le opere di Camilleri – libri e film - veicolano in tutto il mondo un’immagine della Sicilia meravigliosa, con una comunicazione che fa passare messaggi positivi come “bellezza, calore, umanità, giustizia” a differenza di sceneggiati o gialli noiosi e deprimenti. “Ne dobbiamo approfittare in maniera significativa” ha detto Gianpiero Vincenzo, parlando di turisti che da tutta Europa sbarcano a frotte all’aeroporto di Catania e di siciliani che a Modica, nel ragusano,  comprano vecchi bagli e li trasformano in centri per ospitare numerose comitive di turisti: “Benvenuti nella splendida Sicilia”. 
 
“Approfittiamone!”, perché la cultura, la terra culturale (lo scorcio di un biondo paese barocco, le patate a forno con odorosa polvere di rosmarino, l’aria marina, il sole amico) è la nostra miniera. Gianpiero Vincenzi ha quindi proposto la costituzione da parte dell’Ordine di nuclei di giornalisti che si occupino di teatro, di cinema, di letteratura ecc. per mettersi in contatto con i produttori di cultura e comunicare la loro attività servendosi bene della Rete, moltiplicando la ricchezza e scongiurando - diciamo noi - la nascita di ghetti culturali: quanti geni, quanti artisti, rimangono incompresi, emarginati, spernacchiati e non adeguatamente riconosciuti e valorizzati?  
 
Raimondo Moncada
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