sabato 31 ottobre 2015

C'è una vita oltre i social, quella presocial

Sono stato un'intera notte e un'intera mattinata senza Facebook. 
È possibile, possibile fare altro. Sono uscito di casa, ho respirato aria di fuori, mi sono bagnato con la pioggia delle prime ore del giorno, ho raggiunto un paese che non conoscevo, ho partecipato a un convegno, mi sono lasciato coinvolgere dagli argomenti trattati, ho parlato dal vivo con persone in carne e ossa, ho osservato le espressioni dei loro volti mentre mi parlavano. E i loro volti parlavano, anche senza parlare, anche senza foto o post su Facebook che possono dire anche l'opposto del postatore. 
C'è un'altra vita oltre i social. Quella che c'è sempre stata. Ed è stata una bella scoperta che voglio condividere sui Social da dove oggi, in quest'epoca digitale, si parte e si fa sempre ritorno.

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 29 ottobre 2015

Carne rossa, protestano i cannibali: V.A.C. e A.C.A. si uniscono

Cannibali e animali non erbivori in stato di agitazione dopo le notizie sulla carne che tanto stanno facendo discutere il mondo carnivoro, onnivoro e ossimoro. Hanno fatto sentire la loro voce due sigle rappresentative che storicamente si sono sempre scannate tra loro: il V.A.C. (Volontari Animali per la Carne) e l'A.C.A. (Associazione Cannibali Autonomi). Per contare di più, le due sigle hanno deciso di fondersi. Unica condizione: mantenere la propria identità nella somma degli acronimi.
Il V.A.C. e l'A.C.A. si sono così riunite in un'unica sigla: V.A.C.A.C.A.
Tra le azioni di lotta annunciate quella di sfilare in corteo per le vie delle capitali, durante uno sciopero della fame ad oltranza, fino allo sfinimento, che sarà proclamato entro i prossimi giorni. La decisione sarà assunta, ovviamente, se i rappresentanti cannibali riusciranno a non mangiarsi tra loro. 

C’è chi non si rassegna, comunque, agli esiti degli studi e sta provando in tutti i modi di mettersi in contatto con gli esperti carnologi per sapere, per chiarire, per sovvertire. Si spera di salvare almeno il rollò, la sosizza (tipica salsiccia siciliana), le bistecche, le costine, le scaloppine, gli spiedini, gli involtini, lo spezzatino, le polpette, le polpettine, il polpettone, ma anche la pasta col ragù e le arancine col ragù (è già pronto a intervenire il commissario Montalbano: con le arancine non si babbìa!).

Raimondo Moncada

La foto è tratta da internet, dal sito movieplayer.it. Ritrae l'immenso Antonio De Curtis nel film "Totò truffa '62". L'immagine non c'entra assolutamente nulla - si sottolinea nulla - col contenuto del presente post. È stata inserita ironicamente solo per infinita stima, per simpatia, per sdrammatizzare e per sorridere su un argomento molto delicato e serio, che riguarda la salute di ogni singola persona e dell'umanità, nel rispetto del lavoro dei ricercatori e degli scienziati, impegnati a debellare malattie mortali e ad alleviare immani sofferenze.  

domenica 25 ottobre 2015

La Sicilia "babba" che stimola tenere intelligenze

E poi dicono che i bambini sono solo bambini, interessati solo ai giochi, agli svaghi e non ad ascoltare "pallose" letture. 
Può un bambino (età di circa dieci anni) leggere una dotta citazione di uno scrittore siciliano scritta su una vetrata del Caffè Letterario di Licata e ricordarsi di averla sentita? 

È successo. Mi è successo. È tra le belle cose accadute ieri sera al Caffè Letterario. Avere tra il pubblico bella gente, appassionati, siciliani, genitori e anche bambini dagli occhi illuminati, profondi, oceanici, a tenere in mano libri e ad ascoltare per un'ora e mezza la  presentazione di una raccolta di cunti dedicati alla Sicilia e alla sua antica lingua: Chi nicchi e nacchi. 

Alla fine della serata, baci e abbracci, scambi di affettuosità. Tra le persone che si avvicinano anche due giovani genitori con i due figli piccoli. Mentre parlo con loro, con gli adulti, uno dei due piccoli interrompe la nostra breve conversazione. Legge con gli occhi, alle mie spalle, una frase di Gesualdo Bufalino: "Vi è una Sicilia babba fino a sembrare stupida; una Sicilia sperta... una pigra... una frenetica..."
Parole che stimolano memorie tenere, ma sensibili, attente, educate. Il bambino chiede ai genitori, meravigliato della scoperta: "Io questa l'ho sentita!" 

Sono stupefatto. E mi complimento. Certo che l'ha sentita, esattamente un mese fa, nella villa comunale a Caltabellotta, ad apertura dello spettacolo "Terra" con Ezio Noto e la sua band. Un concerto-recital con musiche di Ezio, con citazioni di grandi autori siciliani e con brani tratti da Chi nicchi e nacchi. 

Ogni esperienza è sempre un arricchimento, umano, artistico. Chi nicchi e nacchi, nato come un regalo personale, continua a regalarmi piccole, inaspettate, emozioni. 
È difficile tradurle a parole, pare pare, così come non è facile rendere in italiano le profondità della lingua siciliana. Posso però dire che quella licatese, al Caffè Letterario, è stata ancora una volta bellissimamente bella. Come le due precedenti. 
Una serata di piaceri, in spirito, musica e parole (come gustare un cannolo siciliano scolpito da chi so io). Una serata di intense sensazioni e gradite presenze. Ti senti come a casa, circondato da puro affetto. Il calore ti arriva, lo senti. 

Grazie a chi ha permesso tutto ciò, a chi ha fortemente voluto, organizzato, condotto la presentazione con raffinata cultura e con la leggerezza di una amicizia che non chiede niente: all'associazione culturale Misamusìa; alla sua presidente, la psicologa Maria Alario; l'amica poetessa, scrittrice e prof Angela Mancuso. Grazie a chi l'ha impreziosita con arte, passione, sicilianità: alcantautore Felice Rindone, al musicista e compositore Lorenzo Alario, all'attrice Lucia Alessi. Grazie al pubblico, di Licata e, a sorpresa, anche di Agrigento (c'è chi ha preso la macchina e ha percorso un'ora di strada). Grazie a chi mi ha regalato un sorriso, una parola, una stretta di mano e a quel nonno che ha preso un libro per spedirlo alla cara nipotina che vive fuori dall'Italia: 
"Ci sono pure i monologhi che ha recitato?" 
"Sì!"

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

venerdì 16 ottobre 2015

Licata, obbligo di legge Chi nicchi e nacchi

Licata è tappa obbligata. Gli amici, gli appassionati, gli studiosi, i lettori, i letterati, gli artisti, i poeti amici licatesi la rendono tale. Ogni pubblicazione di Raimondo Moncada ha la sua presentazione. Obbligo di legge (non scritta). E sempre al Caffè Letterario, al porticciolo turistico, dove entra l'odore del mare africano come quello del Caos. Uguale. 
Eccole in sequenza: 
Sabato 13 ottobre 2012 la presentazione del libro Dal Partenone di Athene al Putthanone di Akràgas;
Sabato 15 marzo 2014 la presentazione del libro Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca);
Sabato 24 ottobre 2015 la presentazione del libro Chi nicchi e nacchi.

In prima linea c’è sempre la poetessa, scrittrice, docente di Lettere e Latino al Liceo “Linares” Angela Mancuso, apprezzata animatrice culturale di Licata, che ha presentato la priva volta, che ha presentato la seconda volta, che presenterà la terza volta. Non c’è due senza tre, dicevano in italiano gli Indiani d’America (soprattutto tra le tribù Apache e Signù). E le prime due sono andate troppo bellissimamente bene. Perché allora - si sono chiesti gli amici licatesi - non seguire la direzione delle frecce Signù? 

Come dargli torto.  
  
L’appuntamento del 24 ottobre è promosso e organizzato da Musamusìa, associazione culturale nata nel 2014 per fare rete, divulgare le conoscenze delle radici storico-culturali della terra di Sicilia attraverso la prosa e il canto popolare, valorizzare la creatività e il talento. A presiedere l’associazione Musamusìa: la psicologa Maria Alario, esperta in orientamento ed entusiasta dell’attività di promozione culturale. Già diverse le iniziative organizzate. 

La presentazione di Chi nicchi e nacchi cade a fagiolo (non legga chi soffre di flatulenza), centrando uno degli scopi primari di Musamusìa. Il libro parla di Sicilia ed è scritto orgogliosamente in lingua siciliana da un siciliano di origini siciliane con i parenti nati tutti in Sicilia (anche se antiche voci parlano di un collegamento diretto, ma secoli addietro, con i Moncada della siciliana Spagna).

Alla presentazione al Caffè Letterario di Licata parteciperà l’autore (si specifica sempre; non è ma scontata la presenza; qualcuno organizza le presentazioni dei libri anche senza gli autori, ma è meglio che siano presenti per prendersi le lodi, le eventuali contestazioni e rispondere a domande a cui non sanno rispondere). 
Raimondo Moncada, forte delle pregresse esperienze e delle risposte già date, ha coraggiosamente dichiarato ai giornali di tutto il mondo che sarà presente a Licata, come le altre due volte e con grandissimo piacere. ha detto proprio così anche al New York Mais. Presenterà il libro conversando con la scrittrice Angela Mancuso e darà anche voce alla sua opera a più voci. Reciterà alcuni cunti raccolti in Chi nicchi e nacchi assieme all’attrice Lucia Alessi, così come fatto in altre occasioni.

L’evento si avvarrà dei preziosi interventi di Felice Rindone, artista di Riesi, scultore, cantautore, presidente dell’Associazione “Cantu e Cuntu”. Rindone canterà nella lingua madre e “interverrà – leggiamo nella pagina-evento di Facebook – tra una chiacchierata e un'altra, in un incontro-presentazione-spettacolo che si preannuncia come una allegra e spensierata riunione tra amici". La pagina evento si conclude con un invito particolare: "Lasciate pensieri e crucci a casa e indossate il vostro migliore sorriso”.


giovedì 15 ottobre 2015

Parla come mangia: Nutella si scopre siciliana

La dolce scoperta del dialetto! Anche la Nutella recupera e valorizza la lingua madre, la lingua della nostra terra, dei nostri nonni. Nelle etichette dei barattoli, in omaggio alla nostra lingua, il siciliano, troveremo parole come “agghiurnàu”, “arricrìati”, “cchi lustru!”, “chi dici?”, “ciatu miu”, “cumpà”, “scjàlati”, “Biddizza”.  
Aspettiamo solo l’etichetta “Chi nicchi e nacchi” che dà il titolo alla pubblicazione, orgogliosamente tutta in siciliano, di Raimondo Moncada.  “Chi nicchi e nacchi” arriverà pure sulla Nutella, siamo fiduciosi. 
La campagna a favore dei dialetti italiani si chiama “Dialettichette" e ha come slogan “Nutella parla come te”. Nel sito della cioccolata da spalmare più famosa al mondo, leggiamo: “In Italia c'è una lingua speciale che cambia da Nord a Sud, da una regione all'altra, addirittura a pochi chilometri di distanza. Ogni volta che la sentiamo ci emoziona, ci diverte e ci sorprende quando meno ce lo aspettiamo. Questa è la magia dei dialetti”.

L’Italia è stata suddivisa in sedici aree geografiche. La lingua siciliana è proprio nell’ultima che comprende le città di:  Palermo, Trapani, Agrigento, Enna, Caltanissetta, Catania, Siracusa, Ragusa, Messina. 

Nutella ha coinvolto un team di docenti esperti in dialettologia, per rintracciare le espressioni dialettali più “entusiasmanti”. Il progetto ha selezionato 135 espressioni diventate tutte etichette adesive da applicare al vasetto.Tra i consulenti linguistici che ha fornito il proprio valido contributo anche il professore Roberto Sottilericercatore nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo dove insegna Linguistica italiana, autore del libro Il dialetto nella canzone italiana degli ultimi venti anni, apprezzato lo scorso anno alla Fieria di Barbarà di Alia, in una conversazione, lezione, concerto con i maestri cantautori siciliani Francesco Giunta e Ezio Noto. Riportiamo un commento che il professore Sottile ha postato sul proprio profilo Facebook: “Che dialetto sarebbe con Nutella? Così, alla fine, siamo "sul mercato". Si è tanto parlato quest'estate di 'spendibilità dei saperi umanistici': una decina di dialettologi di diverse università, coordinati da Francesco Avolio, abbiamo aderito alla proposta della Ferrero di scrivere le etichette nei vari dialetti italiani. Adesso, coordinati da Matteo Rivoira stiamo "traducendo in dialetto" alcune parti del sito web della Ferrero: c'è d'arricriàrisi! Quello che sta facendo Nutella per i dialetti forse neanche i dialettologi in oltre cento anni di attività”.





sabato 10 ottobre 2015

Le estrapolazioni che cambiano il senso della vita

"La vita non merita di essere vissuta". Non si può affermare una cosa del genere estrapolando un concetto di così potente portata da un contesto ben più articolato e completo che, forse, se riportato nella sua interezza, farebbe perdere del tempo prezioso in una comunità che si nutre di velocità ed efficacia nei contenuti. 
Dire: "La vita non merita di essere vissuta" attira inevitabilmente l'attenzione dei più e se lo lasci così va più che bene e raggiungi lo scopo di raggiungere i più. Riportiamo, per coscienza, anche a costo di appesantire il messaggio, anche a costo di farci leggere da quei pochi che sono arrivati a leggere fino a questa virgola, l'intero concetto: "La vita non merita di essere vissuta senza l'aria che ci circonda, senza il sole che ci riscalda, senza il mare che d'estate ci rinfresca, senza i fiori che ci profumano l'esistenza, senza la pioggia che bagna la terra e fa uscire i babbaluci (sicule lumache) con quelle corna che vedi ovunque e ti fanno pensare al sughetto con le patate che tua mamma, che tua nonna, ti facevano trovare a pranzo dopo la scuola o a cena dopo la partita a pallone con gli amici".
Per i superstiti che hanno resistito alla lettura e sono arrivati fino a quest'ultima riflessione, mi permetto di aggiungere che così, con tutto il virgolettato, la frase ha un altro senso, non interpretato, non censurato, non filtrato, non mediato, non estrapolato. Ha il senso di chi ha semplicemente rievocato una innocente memoria adolescenziale della propria storia, senza secondi fini. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

venerdì 9 ottobre 2015

Io non sono il morto né il vivo di Facebook

Io non sono Facebook.

Quello che appare o non appare sul social è solo una parte infinitesimale di me che è poi una sua insignificante rappresentazione e non l'essenza. 

Andando al "se non"…
Se non pubblichi foto di morti, non vuol dire che sei indifferente o meno insensibile di chi pubblica cadaveri.  
Se non pubblichi foto di cacca che galleggia sulla superficie del mare, non vuol dire che sei cieco e interiormente profumato.  
Se non pubblichi l'immondizia che tuoi simili lasciano sugli scalini della chiesa che frequenti, non vuol dire che non hai senso civico.
Se non pubblichi commenti rabbiosi, non vuol dire che non sei incazzato.
Se non rispondi per le rime non vuol dire che sei un poeta scemo, codardo, fallito.
Se non pubblichi commenti infelici, non vuol dire che non vivi momenti di lancinante tristezza nella tua solitaria intimità.
Se non pubblichi commenti di condanna, non vuol dire che non hai fame di sollecita ma giusta giustizia. 

Andando al "se"…
Se pubblichi foto di tragedie, non vuol dire che sei empatico, solidale, altruistico, santo. 
Se pubblichi foto di condanna non è detto che sei innocente o più bravo. 
Se pubblichi battute comiche non vuol dire che sei solo divertente.
Se pubblichi prati verdi, mari, spiagge esotiche, palme col medio alzato al punteruolo rosso, non vuol dire che sei felice. 
Se non pubblichi cose brutte, non vuol dire che nella tua vita esiste solo la bellezza.   
Se pubblichi non vuol dire che sei solo quello che pubblichi.  
Se condanni gli insulti con gli insulti, la violenza con la violenza, mi è sfuggito qualcosa. 

Andando al "puoi"…
Puoi essere infelice e pubblicare piattoni di pasta ai frutti di mare, immersioni in vasche idromassaggio, nuotate negli azzurrissimi fondali marini con i delfini, lanci con gli amici sugli scivoli d’acqua schizzante. 
Puoi essere un ateo e pubblicare immagini sacre.
Puoi pubblicare immagini sacre e non comportarti da religioso nella vita reale, intendo quella in carne, ossa e spirito. 
Puoi essere depresso e pubblicare vasi con fiori o frutta, paesaggi mozzafiato con arcobaleni, coppie di innamorati che si abbracciano.
Puoi essere ignorante e pubblicare colte citazioni. 
Puoi essere un mafioso e pubblicare link di condanna alla mafia.
Puoi mostrarti come il migliore marito, il migliore padre, il migliore guru, il migliore di tutto, con parole, foto e omissioni, ed essere intimamente un bastardo. 
Puoi mostrarti al centro di una folla plaudente e non valere niente. 
Possono mostrarti deriso, senza pubblico, senza seguito, ed essere un grande artista. 
Puoi mostrarti attivo, impegnato, e dormire tutto il giorno. 
Puoi essere morto e risultare col profilo Facebook attivo.
Puoi essere vivo e risultare morto. 
Puoi chiamarti Ermenduro nella vita reale e registrarti come Raimondo in quella virtuale. 
Io non sono Facebook. Sono molto, molto di più. 

Raimondo Moncada

martedì 6 ottobre 2015

Il caffè del Nirvana che ti rilassa a 20 centesimi a tazzina

Solo in Sicilia bevi il migliore caffè, quello con l'aroma che ti sveglia alla vita. E solo in Sicilia trovi dell’ottimo caffè a un prezzo così regalato (20 centesimi!) che pensi subito: qui c'è la fregatura. 
Siamo ad Alia, in provincia di Palermo, per la Fiera di Barbarà, festival dell'editoria e dell'identità siciliana diretto dalla poetessa Francesca Albergamo, per la presentazione del libro Chi nicchi e nacchi
Entri in paese e la prima cosa che fai – dopo ore di zigzagare con la macchina su strade d'altri tempi – è entrare nel primo bar che incontro nel corso principale e ordinare un caffè ristoratore. Bevi e quando vai alla cassa hai la zuccherata sorpresa. Un caffè, di quelli di prima qualità, te lo fanno pagare 20 centesimi di euro! Ripeto: 20 centesimi di euro. 
Proprio 20 centesimi, senza errore umano. È scritto nel prezziario esposto al pubblico e ti risulta pure sullo scontrino fiscale che conservi come prova e come ricordo (l'amico Giuseppe Piscopo, ad Alia per il festival, mi confida che poco prima del cambio in euro, il caffè costava 400 lire e che sull'incredibile prezzo ci ha vinto una cena a base di pesce con un gruppo di esterrefatti amici). 
Capisci dopo, quando leggi il manifesto con i prezzi, che trattasi di caffè "scorretto", ma lo capisci non dal gusto, buonissimo, ma dai quei dieci centesimi in più che ti chiedono per avere una tazzina con caffè corretto. Costo totale dell'operazione: 30 centesimi. Se prendi caffè scorretto e, solo per provare, anche una tazzina di quello corretto paghi 50 centesimi. 
Se ne aggiungi altri due scorretti arrivi alla cifra, para para, del caffè della tua città.   Lo fai e ti rilassi, raggiungendo il Nirvana. 
Raimondo Moncada



giovedì 1 ottobre 2015

Le esclusive di Barbarà, libri e filoncini con mortadella

Ecco, in esclusiva, l’intervista che si concede Raimondo Moncada mentre si prepara alla seconda edizione della “Fiera di Barbarà”, festival dell’editoria in programma ad Alia sabato 3 e domenica 4 ottobre 2015, per la direzione artistica di Francesca Albergamo. Prevista la presentazione del suo libro tutto in Siciliano “Chi nicchi e nacchi” e uno spettacolo dedicato alla Sicilia con il cantautore Ezio Noto e l’attrice Lucia Alessi.

Intervistatore: “Come si sta preparando all’appuntamento?”
Moncada: “Ascolto musica, mangio, leggo e dormo. Dormire è importante, così come mangiare e ascoltare musica”.
Intervistatore: “Come fa?”
Moncada: “A fare cosa?”
Intervistatore: “A fare tutte queste cose assieme?”
Moncada: “Ci vuole esercizio. Tanto. La pratica è fondamentale per tutto. Devi entrare a regime. Iniziare gradualmente, a piccole dosi: oggi un pezzo di pane, domani un panino, dopodomani un filoncino con mortadella, sarde salate, olive e formaggio pecorino”.
Intervistatore: “Sta seguendo una dieta particolare per Alia?”
Moncada: “Al filoncino sto aggiungendo una foglia di lattuga, per mantenermi leggero”.
Intervistatore: “Cosa presenterà ad Alia?”


Moncada: “Arriverò col mio filoncino incartato e dirò a tutti gli scrittori e artisti partecipanti: a favorire!”
Intervistatore: “Lei sì che è una persona educata. Non si innervosisce mai?”.
Moncada: “Solo rare volte. Mi succede quando vado a una manifestazione di successo col mio filoncino sotto le ascelle e, al mio invito “a favorire”, tutti mi rispondono “grazie, ne prendiamo un po’ tanto per gradire”. Un po’ uno, un po’ l’altro e io rimango solo con l’involto di carta in mano”.
Intervistatore: “Rimane almeno con le briciole, spero”.
Moncada: “Neanche quelle. C’è sempre qualcuno che mi chiede pure le molliche”.
Intervistatore: “Il prezzo della generosità si paga”.
Moncada: “Colgo un aspetto positivo. Grazie a questo stratagemma mantengo la linea nelle occasioni che contano. Tutti mangiano e ingrassano mentre io spinno”.
Intervistatore: “Spinna? Che vuol dire?”
Moncada: “Lei è di un’altra generazione di siciliani, quella che si è allontanata dalla propria lingua. L’ha avuta strappata di dosso. Anche noi, vecchia generazione, cresciuta a pane e siciliano, con l’odore caldo della lingua dei nostri nonni, siamo destinati a staccarci dal nostro idioma. Prima si parlava in ogni occasione. Ora, invece, si parla l’italiano: la lingua di tutti e di nessuno. Ma resistiamo finché possiamo. Ci vuole continuo esercizio. Parlandola, la lingua rimane appetitosa come la mortadella”.
Intervistatore: “E spinnare che significa”.
Moncada: “Lo vede questo filoncino di pane caldo appena comprato ad Alia e imbottito con mortadella, prosciutto, salame, cacio cavallo, olio d’oliva, rosmarino, fette di uova sode…?”
Intervistatore: “Lo vedo…”
Moncada: “E sente anche che quando le parlo non capisce più niente di quello che le dico e non perché parlo il siciliano ma perché sto mangiando, masticando, gustando il filoncino imbottito con tutto quel ben di dio di cui ho ho fatto l’elenco prima?”
Intervistatore: “Il profumo mi arriva come uno schiaffo sulla faccia. Ma non potrebbe pronunciare adesso la magica frase: a favorire?”
Moncada: “Non posso. Lo faccio per lei, per la sua cultura personale. Altrimenti non capirebbe dentro la sua carne, dentro il suo stomaco, dentro i suoi condotti inspiratori, il significato vero di spinnare!”

Raimondo Moncada


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