venerdì 28 agosto 2015

Ipovedente realizza il suo sogno: fare il libraio nomade in roulotte per fare leggere bambini con disabilità



La vista degli occhi lo ha abbandonato. Ma non la luce del cuore che gli ha squarciato il buio della paura. Così un bel giorno, Giovanni si è lanciato a inseguire il suo sogno: fare il libraio. E non un libraio qualsiasi. Ma un libraio nomade, in roulotte, per raggiungere in ogni luogo, anche il più sperduto e abbandonato, bambini e ragazzi speciali, con disabilità, con problemi alla vista come lui o con altre patologie legate alla lettura e all’apprendimento come la dislessia o la difficoltà di concentrazione.


Giovanni Lauritano, 47 anni, ha pensato di investire in proprio su quella che è stata da sempre la sua passione: i libri. Per tanti anni ha lavorato nelle librerie Mondadori e Feltrinelli di Messina, la sua città, fino al luglio del 2014, occupandosi sempre del settore bambini e ragazzi. Poi il sogno ha cominciato a farsi sempre più pressante e ha deciso di lanciarsi “nell’ignoto”, superando ogni paura. 
“Mi ero stancato a stare in libreria. Volevo un approccio nuovo, da nomade, per avvicinarmi ai bambini e farne piccoli e appassionati lettori”. 


A Palermo, cogliendo un’occasione, ha comprato una roulotte. L'ha trasformata in libreria ambulante e, prima di mettersi in cammino, ha richiesto tutte le autorizzazioni possibili. Dentro la roulotte ha posizionato scaffali, tavolinetti e panche con centinaia di volumi studiati per facilitare la lettura a chi ha difficoltà con la pagina scritta: con font (caratteri), carta e inchiostri particolari, simboli, colori, immagini… 
“Sono dodici le case editrici specializzate che mi seguono”. 
Ha attrezzato la roulotte pure di un impianto che produce energia solare per rendere la libreria autonoma. 


Incontro Giovanni per caso, a Noto, durante un giro turistico. Mi accorgo della roulotte appena arrivo nella capitale del barocco patrimonio dell’Umanità, sedendomi a riposare le stanchezze del viaggio in macchina sui gradini del teatro comunale “Tina Di Lorenzo”. La roulotte è davanti a me, in mezzo alla piazza XVI Maggio, lungo il Corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla Fontana d'Ercole e dal
monumento in onore della poetessa Mariannina Coffa che ho conosciuto leggendo il bel romanzo Ferita all'ala un'allodola della scrittrice siracusana Maria Lucia Riccioli.
Vedo la roulotte bianca mentre scatto una foto alla chiesa San Domenico che mi sta davanti. La roulotte mi oscura parte del monumento. Penso: ma questi turisti non avevano altro posto dove posteggiare? Poi mi avvicino e noto che non è una roulotte qualsiasi e di turistico non ha proprio niente. 


La porta è aperta, così come tutte le finestre con tendine a riparare il patrimonio interno da un sole che picchia oltre i 40 gradi. Giovanni è seduto in un angolo, all’ombra, a prendere un po’ di freschetto, in attesa. Ha un libro in mano che gli copre il volto. Quando mi sente salire l’unico gradino d’accesso, si alza e mi viene incontro. Mi saluta e mi dà il benvenuto. Ci presentiamo e ci sveliamo, interessandoci l’uno dell’altro. 
"Posso raccontare la tua storia nel mio blog?"
"Certo".
"Posso scrivere tutto?"
"Non ci sono problemi".


La libreria di Giovanni si chiama “Libertina”, inneggiando alla libertà, all’anticonformismo, alla leggerezza. Una volta dentro, vengo subito affascinato da un inatteso scrigno che si apre ai miei occhi e soprattutto dalla storia di un coetaneo che, con una disabilità molto invalidante, si è creato un lavoro in un settore ritenuto tra i più in crisi del momento. Da turista in vacanza, prendo il mio notes e appunto le risposte alle mie crescenti curiosità. Rimango colpito. Ammiro le persone che vedono oltre. Da quello che gli risulta, è il primo libraio in roulotte. Finora si sono visti in giro librerie in ape o in furgoncino. 
Ha cominciato ufficialmente nel dicembre del 2014, nel mercatino natalizio di Barcellona Pozzo di Gotto. Poi ci sono state altre tappe, in provincia di Messina, nel catanese e nel siracusano. Ma ci sono altre richieste, in Calabria e al nord. 
"Dovrò organizzarmi con Daniela, la mia compagna,  che mi segue in questa esaltante avventura. È lei che guida la macchina per gli spostamenti della roulotte. Senza di lei non avrei fatto niente".
Giovanni è ipovedente. Mi racconta che ha problemi agli occhi fin da piccolo e che negli ultimi anni nota un aggravamento. 
"Non vedi niente?"
"Vedo luci e bagliori. Per poterti in qualche modo vedere mi debbo avvicinare a pochi centimetri da te. Ma non lo faccio capire".



In effetti, non si capisce. Giovanni si muove dentro e fuori la sua libreria in maniera disinvolta, con i suoi occhialini che gli danno un’aria colta e allo stesso tempo simpatica. Sistema pure dei tavoli fuori, senza l’aiuto di nessuno, riempiendoli di libri quando la temperatura lo consente e cominciano a venire i primi clienti. Nel suo mondo è padrone.  
“Ringrazio la mia compagna e i miei amici che mi hanno dato tanto sostegno e che all’inizio mi hanno fatto superare tante paure. La notte non dormivo”. 
“A dicembre festeggerai il primo anno di attività. Sei contento?” 
“È un’esperienza pazzesca. Scopro lati di me che sconoscevo. Quello che faccio è molto apprezzato. Il riscontro c’è. Ho tante richieste. A settembre sarò al centro di Catania per una iniziativa”. 


È la seconda volta che fa tappa a Noto nel giro di poco tempo. La prima è stata a luglio. Si è trovato così bene che è ritornato grazie all’assessorato alla Cultura. Giovanni si muove con la sua libreria itinerante in modo autonomo e raccogliendo inviti da parte di Istituzioni, parrocchie e privati. Raggiunge le fiere, i mercatini, i festival della letteratura, le scuole, organizzando anche eventi attorno a “Libertina”, coinvolgendo amici artisti che danno vita a laboratori o trasformandosi lui stesso in lettore, in cantastorie, animando con letture a viva voce i libri che propone. Promuove anche progetti per le scuole, collabora con parrocchie e presenta autori. Insomma, promozione della cultura a 360 gradi, con una straordinaria funzione sociale. Raggiunge anche luoghi sperduti, quartieri difficili, periferie del mondo dove, mi dice, un libro non esiste. 
  
“Il mio obiettivo è raggiungere i bambini, ovunque, affascinarli alla bellezza della lettura, far scoprire loro che esistono libri per tutti, libri che cercano di rimuovere qualsiasi ostacolo”.


Ci salutiamo scambiandoci gli indirizzi e dei regali al volo: dei libri. Io esco l’ultima mia creatura in siciliano Chi nicchi e nacchi. Giovanni mi omaggia del libro illustrato Un futuro per i fiori di Florence Faval invogliandomi alla lettura. Il volume comincia: “Come una barca sulle onde altre viaggio sulle curve dei miei sogni”. 
Raimondo Moncada 

lunedì 24 agosto 2015

Chi nicchi e nacchi i pila 'nta lu tumazzu?

Cosacavaddu, caciu, vastedda, tuma, tumazzu, mustazzu... Nni saziamu sulu a taliari li fotografii. Senza tuccari, i siciliani si liccanu li baffi.
Sicilia: formaggi a tinchitè! Pi la panza e pi lu ciriveddu ca nun si ponnu livari di 'nmucca.


(Si sputa, pi cu voli ed è varbutu, sulu lu mustazzu: chi nicchi e nacchi! I pila, cu lu tumazzu, gnadà: chi c'entranu?). 

Tratto dal blog dedicato al libro Chi nicchi e nacchi

*Campagna a favore dell'uso della lingua siciliana

domenica 23 agosto 2015

Non petali di rose, ma cuori di carta al matrimonio

Non petali di rose. Non funerali in festa. In Sicilia si sparano a salve, non dal cielo ma terra terra, augurali cuoricini di carta a più colori contro giovani e belli  e speranzosi e sorridenti e normali novelli sposi che decidono di sposarsi sfidando tutto e tutti. 

L'aspetto straordinario che sicuramente farà parlare tv, giornali e social: ad armare la mano degli sparatori di cuori di carta non è stato il segreto legame ad alcuna strana organizzazione. Ma solo l'effetto di tanto incontenibile affetto da parte di veri amici e lacrimanti parenti. 
Quattro domande: 
1) quanto tempo hanno impiegato gli amici a ritagliare i cuoricini e quanti fogli di carta hanno dovuto comprare?
2) quanti sapevano delle nozze? Gli invitati ne erano al corrente?
3) sono stati invitati tutti gli amici e i parenti degli sposi oppure nella lista dei diecimila invitati è stato escluso qualcuno? 

Nella foto la prova che farà discutere. Su quanto accaduto è stato lanciato l'hashtag #grillettodamore 

Raimondo Moncada

sabato 15 agosto 2015

Coppu di fumu allannatu! L'insostituibile forza espressiva del siciliano

Si’ un coppu di fumu allannatu”. Ecco il siciliano che ritorna! la lingua madre, quella che ti ha penetrato le ossa ed è tutt'uno ormai col tuo Dna. Basta un niente e prorompe, in tutta la sua magnificenza.
Puoi essere un professore di Lettere durante una lezione di italiano all'università. Puoi essere un giudice in un un processo in tribunale per reati linguistici, chiamato a sentenziare in nome del popolo italiano. Non c’è niente da fare: esce fuori ciò che è naturale, antico, genuino, familiare.

Il siciliano è la lingua del cuore, delle emozioni. E quando i tuoi alunni ti sbullonano il cervello in classe perché non vogliono proprio studiare ("nun ni vonnu mancu a brodu o cu u mutu") rompi la diga e fai uscire la forza espressiva della lingua dei padri e dei nonni. In italiano quel rimprovero non avrebbe lo stesso effetto sismico. Come fai a tradurre in italiano l'irruente e immediato "Si' un coppu di fumu allannatu"? Lo puoi solo ricostruire, facendogli perdere di efficacia, nella sua immagine pittorica: sei così vuoto (vacanti di ciriveddu), che mi ricordi un pugno di fumo dentro una lattina.

Un modo di dire usato nella zona di Grotte così come tanti, tantissimi altri come: "ammutta fumu cu la stanga" e "mircanti di scorcia d'ovu" che poi significano la stessa cosa di lu coppu di fumu allannatu. Modi di dire che esprimono lo stesso concetto: l'inutilità, l'incompetenza, l’indolenza, con sfumature e coloriture diverse.
Che bello! Non li avevo sentiti prima d’oggi. Ogni città, ogni paese della nostra terra arricchisce la lingua siciliana con modi di dire propri. Li ho ascoltati per la prima volta al telefono dalla viva voce del direttore di Malgrado Tutto nonché insegnante e amico Egidio Terrana che, sul giornale, ha ripreso un mio estemporaneo social post sul libro appena pubblicato in lingua siciliana Chi nicchi e nacchi dicendomi quanto sia rimasto colpito dal contenuto e dal titolo che lo ha fatto ritornare indietro di tanti anni (non diciamo quanti): "Era un modo di dire, così bello, così musicale, che da piccolini usavamo spesso  in famiglia, nel quartiere, nel mio paese". Coinvolgendo in diretta la sorella Adele, professoressa di lingue straniere alle medie, Egidio mi ha tirato fuori le tre espressioni di cui abbiamo dato conto, ricordando con entusiasmo le circostanze in cui spesso le sentiva pronunciare.

È straordinario. Basta un niente e viene fuori incandescente, eruttando come il vulcano Mongibello, ciò che sembrava chiuso dal tappo della memoria in lingua italiana.

Raimondo Moncada

giovedì 13 agosto 2015

Chi nicchi e nacchi, un libro in siciliano controcorrente

LA MIA LINGUA, LA MIA VITA. Mi sono fatto un regalo. È un dono che ho voluto fare a quel ragazzo che tanti anni fa ha riscoperto la follia incontrollata e incontrollabile della creatività, scrivendo, recitando e non più dipingendo o disegnando come aveva sempre fatto da piccolino. 
Ecco il regalo: un libro! anche questo una follia. Una pubblicazione  che contiene cunti e canti scritti esclusivamente nella mia lingua madre: il siciliano. Li ho recuperati dalla fredda e labile memoria digitale e gli ho dato una dignità imperitura. 
In un momento in cui non si legge neanche in italiano, scrivere racconti in siciliano che senso ha? Un editore ti tirerebbe pacchi di resi in faccia. 
Il titolo è emblematico: "Chi nicchi e nacchi", ovvero: ma chi ci trasi?

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it




Ebook scaricabile dalle librerie on-line come AmazonBookRepublic  

"Gli incontri del Gattopardo", Mafia Ridens a Marina di Palma

Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) ancora in tour. Dopo il Dedalo Festival di Caltabellotta, tappa a Palma di Montechiaro per "Gli incontri del Gattopardo", con un bel titolo che richiama e omaggia la figura dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. 

L’appuntamento è per giovedì 20 agosto 2015, con inizio alle ore 19,30. Luogo dell’incontro: Marina di Palma, Piazzale Antille, Balera Letteraria “Zaclen”. 

A organizzare l’evento Angelo Leone, con il coordinamento letterario del regista Enzo Alessi e la condizione di Giusy Terrasi. Si ripropone, dunque, la formula che tanto successo ha avuto al Caffè Letterario ("Sulla strada della legalità") organizzato allo stabilimento balneare della Ps a San Leone . 


La rassegna letteraria è promossa dal Comune di Palma di Montechiaro con il concorso di diverse associazioni locali. Cinque gli appuntamenti previsti: il 12 Pascal Schembri con Femminicidio; il 18 agosto Giuseppina Iacono Baldanza con La casa con i balconi; il 20 agosto Raimondo Moncada con Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca; il 24 agosto il pm Salvatore Vella con Mauro Barrico e Demetrio Pisani con La forza del gruppo; il 26 agosto Fabio Fabiano e Gian Josef Morici con Vittime di Mafia.

lunedì 3 agosto 2015

Follia e creatività, artisti liberi di uscire dai manicomi

Follia e creatività. Un binomio, due dimensioni: uno stato d’animo tormentato e un flusso artistico che diventa incontenibile. 
Follia intesa non come malattia, patologia della psiche da curare con farmaci e camicie di forza in un manicomio. Ma come predisposizione di uno spirito libero, proiettato alla creazione, senza catene, costrizioni. Nascono così pitture, disegni, sculture, musiche, architetture, poesie... opere dell’ingegno umano, opere d’arte. Il loro valore ti arriva perché c’è quel quid che ti colpisce all'istante. L’artista ti emoziona con le sue creature, con la sua originalità, con la sua sofferenza, con i suoi immani sforzi, con la sua gioia, con la sua ebbrezza, con la sua urgenza di dare forma, colore, sostanza, suono, parola, a un sogno, a una ispirazione, a una visione.

Arte è suggestione. Va al di là di ogni umana categoria che esemplifica e cataloga, spesso ingabbiando. L’artista non ha una regola da rispettare se non quella che gli detta il suo istinto, il suo vissuto, la sua sensibilità, il suo intimo bisogno: il cuore detta, la mano esegue. 

Non tutti gli artisti sono riconosciuti come tali. A volte, debbono aspettare anni, decenni, pure la morte. Solo dopo diventano grandi. Capita pure che in vita un artista venga scambiato per folle, nel senso letterale della parola (un matto da rinchiudere, da tenere alla larga dal consorzio civile, da commiserare). E per questo venga anche schernito perché ritenuto un asociale, un sognatore di illusioni, un solitario, un eccentrico, un diverso. Senza considerare che questa diversità non è altro che una peculiarità di persone speciali. 

Ben venga la sana follia e ben vengano i puri folli di spirito quelli che con la testa vanno al di là di questo mondo uguale e di ogni dimensione cristallizzata. I bei folli cominciano a divenire sempre più una rarità. Colpa dei manicomi chiusi da troppo tempo. 

Raimondo Moncada

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