giovedì 27 novembre 2014

Due piccioncini gabbiani! Pensando a Jonathan

Due piccioncini! Nel senso di due gabbiani in amorevoli effusioni. Che belli! Appartati, come due piccioncini. Nel senso di due gabbiani tubanti  appartati. E non in un appartamento, perché morirebbero, ma sopra la balaustra di una grande terrazza che ci apre allo spettacolo scintillante del mare.
Non conosco i nomi dei due piccioncini. Uno mi pare maschio. L’altro femmina. Si vede. È evidente. Il gabbiano è quello col becco giallo. La gabbianella è quella con il becco più arancione. Almeno credo. Non sono un esperto di gabbiani. Conosco solo Livingston. Il gabbiano Jonathan Livingston. Lo amo. Di un amore universale. Ho letto la sua storia non so quante volte nel libro di Richard Bach.
Jonathan ama la libertà del cielo. Non si riposa un attimo. Non si apparta mai. Sta in cielo perché ama volare. Solo volare. Superare di continuo i propri limiti. Andare al di là di imposizioni. Rompere gabbie. 
Oltre che del cibo un gabbiano vive della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell'aria). 
E ama anche i suoi simili, Jonathan. 
Bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c'è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. È questo che intendo io per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco.
Uno degli insegnamenti preferiti del mio caro gabbiano: 
Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri. Spezza le catene che imprigionano il pensiero e anche il corpo sarà libero.

Ogni volta che vedo volare un gabbiano nello sconfinato cielo o sul profondo mare, ogni volta che vedo come nella foto due gabbiani in appartato amore, penso sempre a lui, a Jonathan. Chissà dov’è adesso? 
Mi tengo aggrappato alle tue ali. 

giovedì 20 novembre 2014

Il giovane favoloso, un Leopardi che t'aspetti e non t'aspetti

Il film “Il giovane favoloso” di Mario Martone a me è piaciuto. L’ho trovato poetico in più punti. Coinvolgente in alcuni momenti. Elio Germano, il protagonista, è immenso. Dà tutto: anima, corpo, sguardi, respiri, silenzi, rabbia, aspirazioni, dolore, poesia.
Il film ti fa vedere un Giacomo Leopardi da un punto di vista, quello degli autori che hanno scavato nella vita del poeta di Recanati.

Nella locandina, Leopardi è simbolicamente mostrato a testa in giù, al contrario. Non è un caso.
 
C'è una ricostruzione. C’è un taglio, una scelta precisa di sceneggiatori e regista che hanno puntato più su alcuni aspetti e meno su altri.

La pellicola può piacere come non può piacere. 

Il poeta del film, magari, va al di là dell’immagine del Leopardi che ci siamo costruiti a scuola e dell’immagine che hanno gli amanti di Leopardi, chi studia da una vita Leopardi, chi insegna ad amare questo mostro sacro della poesia. Come non riferire, ad esempio, del rapporto non definito con l’amico Ranieri che nel film entra in scena dopo un netto stacco temporale. 

Ognuno ha il suo Leopardi. Forse gli autori hanno voluto calcare la mano su aspetti meno noti, ricostruire il contesto, l'esistenza di un bambino rinchiuso per intere giornate nella biblioteca di famiglia, sotto il caro peso dei tomi. E' in quella sofferenza, è in quella "costrizione", è in quella "discarica" di rabbia, che fioriranno le sue liriche. E' un quadro, il quadro degli autori. Noi, col nostro quadro, con le nostre visioni, lo completiamo.

È un film da vedere. Ti fa vedere un Leopardi che conosci e un Leopardi che non ti aspetti. Ti stimola a riprendere in mano la tua vecchia antologia e ad approfondire l’esistenza, le sofferenze, i patimenti fisici e amorosi di Giacomo Leopardi riversati in opere da pelle d’oca.

Raimondo Moncada


(Tratto da uno scambio di idee su Facebook)

domenica 16 novembre 2014

Alia, la prima fiera del libro e l'invasione dei tedeschi

 Un via vai di turisti, dalla Germania soprattutto. Ma anche gruppi di americani, di spagnoli e di altre nazionalità, che prenotano l’agriturismo e soggiornano anche nella fredda stagione per respirare aria di Sicilia, profonda aria di Sicilia, con la sua natura selvaggia, il suo sole, la sua storia, le sue leggende, la sua umanità, i suoi paesi che diverse civiltà hanno stratificato e fortificato.

Un via vai di turisti nel cuore della Sicilia, in un paese in cima alle Madonie, a più di 700 metri di altezza, dove editori, scrittori, musicisti, artisti da ogni dove si sono arrampicati nel secondo fine settimana di novembre per raggiungere Alia dove per tre giorni si è dato vita a un festival della cultura, alla prima “Fiera di Barbarà”, festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana.
 
Altri turisti, altri amanti dell’arte e del bello sono arrivati ad Alia (la moderna Barbarà) ad ammirare un luogo dove anche emigrati aliesi per tanti anni soggiornanti in Germania per motivi di lavoro sono ritornati per aprire piccole ma molto ospitali strutture ricettive per accogliere chi li ha accolti in terra straniera, tanti tedeschi che cominciano anche a acquistare vecchie case e a ristrutturarle e a far girare una piccola economia (mi hanno raccontato lo stesso fenomeno che da tempo si registra a Cianciana con gli inglesi). Il primo festival del libro nelle Madonie si deve alla sana sanissima follia (senza non si farebbe nulla) di presidenti di due associazioni: la poetessa Francesca Albergamo  della Fabbrica della Cultura e Armando Martino di Itaca. L’idea si è sviluppata con il direttore artistico del festival letterario Kaos Peppe Zambito.

Una gran bella iniziativa che ha portato ricchezza a un gran bel piccolo paese. Scrittori e editori che non conoscevano Alia, hanno promesso che ritorneranno. 

All’Albergamo e a Martino questa terra deve dire grazie per la passione che hanno messo, per il grande lavoro che hanno compiuto a organizzare per la prima volta una manifestazione simile, con tre giornate fitte di eventi, con il coinvolgimento di editori, scrittori, ricercatori, artisti, di tanti appassionati di storia, di storie, di lingua, di dialetto. 
Si sono presentati libri, ci sono stati dei concerti musicali e recital, ci sono stati momenti dedicati all’approfondimento e alla testimonianza su temi scottanti come la lotta alla mafia e la disoccupazione giovanile. C’è stato anche il momento dell’omaggio a eroi nostrani come Peppino Impastato.

Per conto mio, dico due volte grazie (Grazie! Grazie!) a Francesca e a Martino per l’affetto, l’entusiasmo e l’ospitalità in un luogo che non conoscevo (“Qui è passato il grande Goethe” mi hanno detto, “Ma io non l’ho visto: avrà avuto fretta” ho risposto). Dico grazie per il palcoscenico che mi hanno concesso per lasciare all’eco delle montagne madonite la voce di Mafia ridens - ovvero il giorno dellacilecca (Dario Flaccovio Editore). Ho letto un brano del romanzo (altri due li ha letti Armando Martino tra i primi, con la complicità di Francesca Albergamo, a leggere ad Alia mesi e mesi fa il libro e a innamorarsene).
Dico grazie, in generale, per l’occasione che ogni volta viene offerta per conoscere luoghi magici e tanta bella gente, per confrontarsi e crescere, per applaudire interventi, per farsi una scorta di nuovi libri da leggere per la stagione invernale, per caricarsi i polmoni di puro ossigeno.  

Per quanto mi riguarda ho partecipato a un pomeriggio, sabato 15 novembre, in cui ho condiviso il palcoscenico con Peppe Zambito che, intervistato dalla scrittrice Anna Burgio, ha presentato il suo ultimo raccomanzo Per le figlie e per le spose (Armando Siciliano Editore); con Michele Barbera che, intervistato da Francesca Albergamo, ha presentato il suo romanzo Il testamento di Vantò (Aulino Editore); con la scrittora Daniela Gambino che ha presentato, scrivendolo in diretta, il suo ultimo blog Cose da fare in Sicilia

A seguire una lezione di lingua siciliana del professore Roberto Sottile che ha parlato del suo ultimo lavoro sul dialetto nella canzone italiana degli ultimi venti anni, con gli interventi musicali dei cantautori Ezio Noto (che ha proposto brani del suo Disiu che mi ha accompagnato nel viaggio di ritorno in macchina) e Francesco Giunta (che ha cantato a cappella una canzone di Sergio Endrigo). Ha chiuso la serata il concerto di un’altra artista agrigentina: Piera Lo Leggio, accompagnata dalle percussioni di Gioacchino Mannarà e dalla chitarra da Gero Cani.

In mattinata, l’intervento di Salvatore Vignaniello su Peppino Impastato, le poesie di Sara Vignaniello, la presentazione di Ecuba e le altre di Clelia Lombardo (Edizioni Arianna).  

Il reportage fotografico è di Lucia Alessi (di professione non fa la scattatrice di foto ma l'artista). 

L’appuntamento ora è con la nuova edizione del festival letterario Kaos dopo il successo riscosso lo scorso gennaio a Montallegro. Il bando è già stato pubblicato con il concorso che, oltre ai libri, prevede le sezioni: racconti e poesie.

Esistono siciliani che muovono cultura e danno ossigeno alla loro terra. 


Raimondo Moncada   


venerdì 14 novembre 2014

Chiodo schiaccia chiodo ma non quello fisso


Poveri chiodi. Soli, abbandonati, piantati. Con la testa battuta di qua e di là.
Quando ne vedi uno, di solito neanche lo consideri. Neanche pensi di raccoglierlo, di tenerlo tra le mani, di stringerlo tra le braccia. Non ci pensi, non ci vuoi pensare, per non avere anche un chiodo fisso in testa in aggiunta ai chiodi che durante il giorno ti si conficcano nel cervello.   
Pensa la sofferenza, la solitudine. Neanche tra gli stessi chiodi c’è considerazione e solidarietà. Non si possono vedere, non si possono sopportare. Chiodo scaccia chiodo. Che brutta cosa.
Almeno, se ne vedi a terra uno, non gli mettere il piede sopra. Non per evitare di vedertelo conficcare nella scarpa e non, quindi, per vederti trapassare il piede (e non è un trapassato remoto). Lascia che sia qualche altro chiodo a pensarci: chiodo schiaccia chiodo, come scarpa schiaccia scarpa. Come faccia, il chiodo, è un gran mistero.
Solo il chiodo fisso rimane al proprio posto. 
Basta così. Non vorrei più continuare con le raccomandazioni. Non vorrei sembrare ossessivo battendo sempre sullo stesso chiodo.  


Raimondo Moncada 

mercoledì 12 novembre 2014

Elogio della cara matita, strumento del cuore


Ho riscoperto la matita. Non ha i tasti, ma scrive lo stesso e incredibilmente disegna pure. 

Vecchia matita, non muori mai. Rivivi quando ti tempero, quando accarezzo la testa della tua piccola punta. E tu ti stringi a me come il cagnolino o il gattino col suo amorevole padroncino. In questa pausa ti ritempri  e mi rigenero io. Poi andrai più chiara e fluente, come andranno più chiari e fluenti la mia mano che ti impugna e il mio umano cervello sempre a te legato. 

Ti sento umana. Ti sento come me: più invecchi e più diventi piccola. 

Non hai bisogno di batterie. Non hai bisogno di centrali elettriche o nucleari. Duri un’eternità. E ti affidi alle mani di un artista, di uno scrittore, di un disegnatore, di un pittore, di uno studente. 

Con la matita disegni, dipingi, scrivi anche le prime bozze di un capolavoro, riempi il diario, sottolinei un libro per segnare i passaggi più importanti, quelli che più ti colpiscono e che non dimenticherai più. 

La matita la mordi, la mangi, la stuzzichi, la muovi, la conservi, la custodisci, la porti con te nel calduccio di una tasca. 

La matita è intramontabile e mai sarà sostituita dalla tastiera di un computer. Quello che fa la matita il cervello elettronico neanche se lo sogna. La matita è lo strumento del cuore. 

Raimondo Moncada

Il teatro greco di Agrigento del Putthanone di Akràgas

Ad Agrigendo (così come in do la chiamavano gli antichi agrigendini) si cerca ancora il teatro greco, quello degli attori grechi (antica idiomatica dizione) e delle tragedie greche. E la cosa bella è che non sono i greci (o i grechi) a cercarlo ma gli agrigendini. “È qui!”, “No! Non è qui, ma è lì!”, “Scaviamo un po' più in là…”. 

Tempo sprecato. È già tutto nobilmente scoperto. Ed essendo tutto nobilmente scoperto è nudo come il re e come le mani quando sono impegnate negli scavi di una certa difficoltà.

Nessuno che si impegni a valorizzare un luogo, un sito, un topos (al maschile) che è stato teatro non di tragedie ma di piaceri a tinchjtè (forza ddrocu!) come hanno testimoniato gli intenditori di intese. In questo teatro, operava con sommo diletto la Divina Giumenta, le cui sacre rappresentazioni e le finali ovazioni (da ovos, ovis, ovas) sono minuziosamente descritte nell'opera omnia "Dal Partenone diAtene al Putthanone di Akràgas" dello studioso di studi intramontabili Raimondo Moncada. 


Un'opera piacevole perché fonte di immani piaceri venuta fuori dopo leopardiani sudati studi sudati in quel tempio indicato dal dito sbagliato della storia come casa (home in inglese) della dea Giunone. In quella stessa casa (house in inglese, casa in agrigendino), nella mitica alcova di piaceri universalmente ricercati come il pelo nell'uovo (ova, ova, ova, nella declinazione agrigendina), veniva di volta in volta siglata la celebre "pax populi pax dei". I nemici appaganti diventavano amici per la vita e non si faceva più la guerra per la morte.

L'amore attirava allora flussi turistici da ogni dove e con chicchessia: con le mule, con le asinelle, con le cavalle, con le zattere, con le canoe, con le caravelle, con i motopesca, con le navi crociera, con le scarpe, con gli zoccoli. Ogni mezzo era buono pur di cantare in Akràgas l'inno alla gioia.

In un eccezionale frammento di un eccezionale reperto archeologico di una eccezionale insegna inviata al Putthanonesk Center’s Love of London of British of Europe per gli approfondimenti del caso, per caso è scritto: "E’ nnutuli ca ti movi: piaci a tutti, puru a cu dici: a mia nun mi piaci" (NdR: “è inutile che ti dimeni: piace a tutti, piace finanche a chi afferma: a me mi non mi piace e a teti non ti deve piacere”).

L'ebook su Bookrepublik (cliccare come avrebbe fatto il Putthanone)


Post preso a mani nude dal sito web ufficiale del Putthanone di Akràgas: www.divinagiumenta.blogspot.it   

Foto del teatro tratta da Wikipedia

lunedì 10 novembre 2014

Paparazzato col gelato bacio e stracciatella



Paparazzato! Con un gelatino nella manina. Il mio preferito: versione conetto. In una terribile giornata, durante la quale la Sicilia è stata colpita da un sole africano che si è abbattuto peggio di un ciclone. Un sole di quelli tipici, da maltempo, che fanno sudare. 
Mi hanno sorpreso. In serata, con una fotocamera. All'uscita di una assortita gelateria multigusto. Mentre ero con la famiglia in gran segreto. E mi hanno pubblicato nel mio blog personale con tutta l'espressione di sorpresa (nella foto è visibile). Col conetto gelato. E nessuno ha ancora chiesto scusa. Nemmeno io stesso medesimo mi sono chiesto scusa.
In attesa delle scuse personali, continuo a mangiare mentalmente il mio gelatino (la psicologia, nelle diete controllate, è importante). Un conetto, cioccolato e stracciatella, che terminerò entro la fine dell'anno: un'impresa! 


Chi vuole favorire (mentalmente, si intende) è il benvenuto. 

Raimondo Moncada 

P.S. (Più serio)
Una segreta confessione. Bacio e stracciatella sono solo dei gusti prova, sperimentali. I miei gusti ufficiali sono zuppa inglese, nocciola e pistacchio. 

domenica 9 novembre 2014

Il giorno della cilecca ad Alia, il livello più alto delle presentazioni

Raimondo Moncada con il libro "Mafia ridens"
Il giorno della cilecca scala la Sicilia. Si alza il livello delle presentazioni. Siamo a 726 metri sul livello del mare, la massima altezza finora raggiunta. Neanche sua altezza il Re ha avuto questo privilegio. 

Ci ospita Alia, la profumata Città Giardino” che sorge sul versante sud occidentale delle Madonie, in provincia di Palermo, al confine con Caccamo, Castronovo di Sicilia, Montemaggiore Belsito, Roccapalumba, Sclafani Bagni, Caltavuturo, Valledolmo. Non confina con la Francia, né con la Germania senza muro. 

Siamo dentro la "Fiera di Barbarà”, festival dell’Editoria, della Legalità e dell’Identità Siciliana - Un ponte di libri da Kaos a Barbarà, in programma dal 14 al 16 novembre 2014. Una festa del libro, la prima ad Alia, un paese nel cuore della Trinacria che conta meno di 4 mila abitanti (aliesi, con le ali nell'animo) distribuiti ordinatamente su una superficie di 46 chilometri quadrati (gli studi sono fondamentali).

Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca)romanzo di Raimondo Moncada pubblicato da Dario Flaccovio Editore, sarà presentato ad Alia sabato 15 novembre 2014  nei locali del Centro Diurno di contrada Bordone, all'interno di un caloroso spazio denominato “Agorà degli autori”, che avrà inizio secondo le previsioni meteo alle ore 16.


L’autore, avuta la conferma dell'evento e nel confermare la propria presenza corporale, ha prontamente inviato un telegramma con il primo piccione viaggiatore: “A nome mio personale e a nome della mia famiglia e di tutta la mia stirpe, ringrazio le associazioni culturali organizzatrici che mi hanno invitato alla fiera di Alia ed Ella d’Alia (nel senso di Ella, Francesca Albergamo, mitica poetessa d’Alia) che mi ha pensato e voluto fortemente nel proprio paese, combattendo contro ogni nemico”.

L’evento è promosso dall’associazione artistico-culturale “Fabbrica della Cultura” (presidente Francesca Albergamo) e dall’associazione culturale “Itaca” (presidente Armando Martino), col patrocinio del Comune di Alia. 

Noi, ci saremo. Usciremo proprio quando scatterà l'ora d'Alia.  

Alia (foto tratta dal profilo Facebook dell'Ufficio Turistico)
La fiera nasce dall’idea di un percorso itinerante, a tappe e non a toppe,  sviluppato insieme al direttore artistico del Festival letterario Kaos, lo scrittore agrigentino Peppe Zambito. Si pone l’obiettivo delle contaminazioni culturali (contaminazioni benefiche, niente a che fare con le malattie infettive) coi territori che si vogliono attraversare. Partendo da Montallegro, dove lo scorso gennaio si è svolto Kaos, il festival letterario compie la prima tappa del suo viaggio e giunge Alia allungandosi con un bel ponte ricco di libri: da Kaos a Barbarà (Kaos: trasformazione che diventa innovazione e ricchezza; Barbarà, antico insediamento di Alia, che rappresenta la forza delle radici da cui risorgere attraverso le contaminazioni culturali).

La "Fiera di Barbarà" (con l'accento sulla "a") si terrà il 14, 15 e 16 novembre nei locali del Centro Diurno (di notte Centro Notturno, non vi potete sbagliare se arrivate alle ore piccole). Oltre ai libri, a tanti buoni libri dall'antico profumo di carta; oltre alla presenza di autori ed editori dall'antico profumo umano; ci sarà la presenza di stand con manufatti locali e eccellenze agro-alimentari del territorio dall'antico profumo della terra. E non finisce qui. Ci saranno pure studenti e tanti artisti profumati che si esibiranno con i loro profumi: Patrizia D’Antona, Ezio Noto, Francesco Giunta, Piera Lo Leggio, Marilena Marsalona. 


Il programma ufficiale della prima Fiera di Barbarà
  

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