mercoledì 1 ottobre 2014

La direzione del mondo: dove stiamo andando?


Cosa muove l’economia? 
L’acquisto.
Cosa ci spinge all'acquisto?
Il lavoro. 

Senza lavoro non c'è acquisto e senza acquisto non c’è economia, almeno nel sistema capitalistico dove siamo nati e cresciuti.
Io produco, tu compri.

Se non compri, non produco. Se non compri butto al macero quello che ho prodotto.

Io produco e per produrre investo dei soldi, pago gli ingegneri, pago i designer, pago il direttore dei lavori, pago gli operai. Comprando, tu mi fai guadagnare e facendomi guadagnare mi permetti di pagare chi ha ideato il prodotto che hai comprato e chi lo ha manualmente realizzato.

Oggi il meccanismo si è inceppato. Almeno in Italia. Nessuno più compra (o meglio si compra non come prima, solo lo stretto indispensabile). E nessuno più vende. Non circola denaro. Non ci sono più investimenti. Si taglia solo. E quello che si taglia lo chiamano spreco. Si produce sempre di meno e si licenzia di più. Licenziando di più, i senza lavoro non avranno soldi per comprare prodotti o pagare i servizi o comprarsi da mangiare.

Il meccanismo si è alterato anche perché gli uomini, nella produzione di beni e servizi, sono stati sempre più sostituiti dalle macchine. Ora anche nell’ideazione sono stati sostituiti dai software, dai cervelli elettronici. L’uomo, finalmente, si è affrancato dal lavoro, dalla fatica fisica e mentale. Le sue mani e la sua testa non servono più, come servivano una volta per estrarre lo zolfo dalle miniere o per fare un semplice calcolo di ragioneria. 

Internet, poi, con la filosofia del tutto gratis, ha dato il colpo di grazia a tanti settori produttivi, come l’editoria, l’industria del libro. 

Dove stiamo andando?

In un futuro che è già domani, faranno tutto le macchine e i computer e noi staremo a guardare?

Cosa farà chi esce, se uscirà, dall’università con una laurea in medicina, in ingegneria, in architettura con master su master su master di specializzazione?

I nuovi professionisti troveranno lavoro?

E troverà lavoro chi si ferma al diploma di maturità, chi si ferma alle scuole medie, chi si ferma alle elementari, chi non andrà più a scuola?

Qual è la direzione che sta prendendo il mondo?

Le antiche sicurezze sono state spazzate via. Tutto cambia. Tutto sta cambiando. Il nuovo mondo globalizzato ci richiede un cambiamento, uno sradicamento dal passato per mettere piede nella nuova realtà, dove conta l’innovazione, dove conta la eccellenza, dove conta l’originalità, dove conta la fantasia, dove conta l’immaginazione, dove conta la vitalità, dove conta la diversità, dove conta l’utilità, dove conta la competizione con paesi che immettono nel nostro mercato prodotti a basso prezzo perché a basso costo hanno pagato la manodopera, dove conta la competizione con paesi che hanno investito nell’istruzione immettendo nel mercato cervelli che inventano app (applicazioni per tutto pure per spazzolare i denti), che inventano sistemi elettronici per produrre sempre di più, per offrire sempre nuovi servizi senza manodopera e con costi uguali a zero.

Con le nuove tecnologie l’uomo sta facendo sempre più a meno dell’uomo. Un imprenditore può mettere su un’industria e produrre da solo e in solitudine con i computer e con le macchine. Questo sistema fai da te sgonfierà il fenomeno della delocalizzazione e dell’immigrazione: sgretolerà le industrie che impiantano gli stabilimenti nei paesi in via di sviluppo e arresterà la corsa a interi popoli che si spostano dai propri paesi verso paesi più ricchi e con più opportunità di lavoro.   

Quale sarà allora il ruolo dell’uomo in una società di macchine intelligenti: riproduttore, fornicatore, consumatore, falsificatore, lamentatore, accusatore, bestemmiatore, fantasticatore, viaggiatore, ideatore, pensatore, utente televisivo, navigatore di internet?

Se non c’è lavoro, se è così difficile inventare nuova occupazione, la nuova generazione di cervelloni dovrà inventare un sistema per creare nuove possibilità di guadagno. Chi non lavora, non fa l’amore e non vive. Senza lavoro o la speranza di lavoro è la fine. Ma ad ogni fine c’è sempre un inizio. E dobbiamo agire, con l'intelligenza di cui siamo per natura dotati, con il nucleo più piccolo delle nostre intime cellule per iniziarci a questo nuovo mondo.

Raimondo Moncada 

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