martedì 27 maggio 2014

Eccolo il mio primo televisore: custodisce i film della mia infanzia

Eccolo! Il mio primo televisore. Il Telefunken della mia infanzia, piccolo, arancione, tenero. Ha il minimo dei pollici. È un pollicino, come lo ero io quando è entrato a far parte della mia vita.
È parte di me. È dentro di me. Il bambino che sono stato è anche in questo minuscolo elettrodomestico, ora acciaccato e silenzioso. L’età si fa sentire. Mia mamma Sara, che fino a oggi gli ha assicurato ospitalità, mi ha ricordato che quest’anno ha compiuto 41 anni.
Il Telefunkenino è entrato a casa quando io ne avevo 6. Avevo appena concluso, con merito, l’asilo all’Istituto Schifano di Salita Sant’Antonio, nel cuore del centro storico di Agrigento, e mi accingevo a entrare nella scuola elementare “De Cosmi” del Villaggio Mosè.  Portavo i capelli lunghi con il pigmento marrone intatto. 
Ora lo tengo in braccio. Me lo coccolo e gli manifesto commossa gratitudine. Non si regge più in piedi. Non provo neanche ad accenderlo. Col suo bianco e nero mi riaccenderebbe un intero mondo a colori. Lo lascio riposare in pace. Accendo la mia testa, con i capelli in banco e nero, e ritorno indietro con gli anni.
Quanto tempo è trascorso! Mi ha iniziato ai film, agli sceneggiati, ai cartoni animati, alle trasmissioni di intrattenimento della Rai (allora c’era solo la mamma delle televisioni). Ricordi lontanissimi, che si legano ai miei primi passi in Vicolo Seminario dove sono cresciuto con i miei genitori e i miei fratelli, alle mie discese
e risalite nella Salita Seminario dove abitava mia nonna Rosina e mia zia Gina, alle mie prime corse spericolate nella Via Duomo col carrettino che mi ha costruito con legno e cuscinetti speciali mio padre Gildo, alle mie escursioni nel dedalo di viuzze e scalinate del caloroso centro storico di Agrigento, per andare a trovare mia zia Lina e poi nonna Carmela. 
Si riaccende lo schermo della memoria con le immagini che scorrono. Rivedo Michele Strogoff, Sandokan, Candy Candy, Zorro, Furia Cavallo del West, i film di Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Poi Goldrake, Orzowey, Muppet Show, Portobello... Mi riecheggia un ricordo lontanissimo di Alberto Lupo e Cittadella, appuntamento televisivo di mia madre e sicuramente di mia sorella.
Un televisore spento in un attimo mi riaccende una vita. Magie d’altri tempi.

Raimondo Moncada 

lunedì 26 maggio 2014

Mordillo: La risata ci salva da un mondo imperfetto

“L'umorismo è la tenerezza della paura: un modo di esorcizzare drammi, inquietudini, angosce. In un mondo felice l'umorismo non è necessario. Ma finché renderemo il pianeta imperfetto, la risata ci salverà”.

Guillermo Mordillo





(Citazione tratta da un servizio a firma di Mario Serellini, pubblicato su La Repubblica il 18 maggio 2014)  

sabato 3 maggio 2014

Un tifoso senza tifo

Sono stato un tifoso, lo ammetto. Un buon tifoso, un tifoso appassionato e fedele. Poi non lo sono stato più quando mi sono accorto che il mio tifo era a senso unico: tifavo solo io. Non avveniva il contrario. Io tifavo per la mia squadra del cuore, ma la mia squadra del cuore non faceva altrettanto. La mia squadra del cuore neanche un giorno ha tifato per me. Certi giorni non mangiavo neanche. non mangiavo perché dovevo stare incollato alla tv per non perdermi la partita di Coppa dei Campioni. Tifavo fino allo sfinimento delle corde vocali come facevano altri, come se il mio tifo davanti alla scatoletta televisiva contribuisse a incitare i giocatori e a farli giocare meglio. 
Certe notti neanche dormivo quando la mia squadra del cuore perdeva. Che dispiacere. Forse non mi ero sgolato abbastanza. Una notte insonne e una settimana rovinata. 
L'indomani mattina mi arrampicavo sugli specchi per giustificare la sconfitta della mia squadra del cuore. Poi per alleggerire la tensione, mi mettevo a elencare i trofei conquistati in passato e a mettere in cattiva luce tutte le squadre avversarie. Passavo intere serate a vedere i gol, i replay dei gol,  le discussioni sui gol, le opinioni sui gol. Passavo intere serate a vedere moviole, movioline e movioloni su tutti i canali tv per sapere se c'era o non c'era il rigore, per sapere se la mutilazione dell'avversario rimasto senza piede per un colpo di calce era intenzionale o involontario. 
Un giorno ho visto cadere sul campo in soffice erbetta il mio campione falciato da un gran bastardo d'area. Gridava come gridavo io quando un avversario mi faceva lo sgambetto quando giocavo con gli amici per strada sul duro asfalto. Ho provato compassione per lui: non potrà giocare per un mese, mi ripetevo. Come farà a stare fermo per tutto questo tempo? 
Per fortuna è pagato bene per giocare a pallone e ha l'assicurazione e un'equipe medica di centodue professionisti (con supporto psicologico e motivatore) che lo segue minuto per minuto, monitorando la guarigione di ogni singolo legamento. Ho pianto. Poi ho pensato che la stessa cosa era accaduta a me, ma in modo più grave con la rottura di entrambe le caviglie e mi sono fermato per sempre, senza ingaggio, senza assicurazione, senza monitoraggio e senza motivatore. 

Oggi vedo tifosi che si prendono a bastonate per difendere la propria squadra del cuore. Ci sono tifosi che muoiono pure per la propria squadra del cuore. Ci sono tifosi che tifano fino a stancarsi per i calciatori della propria squadra del cuore per poi prendere a sassate il loro pullman  l’anno successivo perché hanno cambiato da interista a juventino da juventino a milanista da milanista di nuovo all'Inter per poi concludere la carriera da calciatore nella Juve e diventare dirigente del Milan prima, dell'Inter poi e della Juve. 

Io non tifo più da decenni, anche se la mia squadra del cuore è rimasta sempre in fondo al mio cuore. Alcune volte sto pure male. Si è depositato un residuo di tifo, mi ha spiegato il medico di famiglia. 

Raimondo Moncada


La Sicilia che dura di Bufalino, con Afrodite che emerge vogliosa dalle acque

In Sicilia, terra di magia, si corre il rischio di incontrare la vogliosa, sensuale, lussuriosa, Afrodite. È quanto dice lo scrittore e poeta siciliano Gesualdo Bufalino in La luce e il lutto, saggio edito da Sellerio .     

Bufalino, grande amico di Leonardo Sciascia, autore del libro Diceria dell'untore, in La luce e il lutto esalta le bellezze, i misteri, le magie, della sua terra. Scrive: 

“Di questa Sicilia che cambia cercate di accorgervi: energica, attiva, estroversa, capace di inventarsi risorse e fabbrilità senza numero. Ma non dimenticate, insieme, di salvare il moltissimo ch’è salvabile nella Sicilia che dura: quel cielo e quel mare, miracolosamente resistenti agli insulti della chimica; i vulcani in fiamme, le miti colline; le pianure dove scorrono fiumi dal nome di miele; le leggende che fioriscono sulle labbra in un’aria di mito; le botteghe dove artigiani impareggiabili ripetono i venerandi gesti della fatica; le finestre fiorite di graste, dietro cui una ragazza bruna sorride; le chiese di pietra bionda, belle come creature di carne; le piazze dove ogni giorno il cartellone prevede una puntata nuova di quel teatro di pupi che è l’inesauribile vita; gli uomini, i milioni di uomini piccoli e sicuri, dal cuore ospitale, benché così irto di sofismi e rovente di lave crudeli…
Salite a bordo di questa arca triangolare di sasso che galleggia sulle onde dei millenni. È scampata a tante tempeste, sopravviverà ai missili… e mettetevi in tasca un vocabolario greco: potreste incontrare, emersa dalle acque e vogliosa di scambiare due chiacchiere, Afrodite Anadiomène…”



La foto di Gesualdo Bufalino è tratta dall’enciclopedia on line Wikipedia

venerdì 2 maggio 2014

Ci sono parole e parole

CI SONO PAROLE  

Ci sono parole e parole. 

Ci sono parole sanguinanti come un pugno nel naso. 
Ci sono parole pesanti come la ruota di un Tir su un piede.  
Ci sono parole affilate come la lama di un salumiere.

Ci sono parole travolgenti come i fiumi di un'alluvione.
Ci sono parole piccanti come il peperoncino spremuto sugli occhi.
Ci sono parole schifose come il vomito sui vestiti. 

Ci sono parole morbide come i capelli di nostro figlio appena nato.
Ci sono parole elettrizzanti come il primo bacio.
Ci sono parole assordanti come il clacson da stadio sparato nelle orecchie. 

Ci sono parole profumate come l'incenso di un funerale. 
Ci sono parole vuote come gusci di chiocciole morte. 
Ci sono parole vive come le parole scolpite nella tomba di un nostro eroe. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...