lunedì 22 aprile 2013

Un libro di racconti sugli stranieri in Sicilia


Stranieri in una terra straniera. Giovani scrittori siciliani si incontrano per dare vita a un libro. Un vero libro. La notizia trapela alla vigilia della Giornata Mondiale del Libro, della Lettura e degli autori. Eccoli nella foto, sorpresi in una nota trattoria di Agrigento dove in gran segreto si sono riuniti per concordare democraticamente i contenuti dell'attesa pubblicazione che sta già facendo venire l'ansia ai fan. 
Nella foto si riconoscono i volti degli scrittori Anna Burgio, Valeria Salvo, Ettore Zanca, Peppe Zambito,Angela Mancuso, Raimondo Moncada. Belli e bravi, assai assai! Dalle espressioni si nota la sorpresa di fronte allo scatto imprevisto del paparazzo. 
Lo scatto non riprende tutti gli scrittori coinvolti nel progetto. Sono riusciti a nascondersi, dietro i colleghi inquadrati, gli altri compagni di viaggio: Daniela Gambino, Fabio Fabiano e Laura Platamone
Il volume di racconti, secondo indiscrescrezioni (salvo ripensamenti dell'ultim'ora) dovrebbe prendere il titolo di "CUSCUS", che non significa Centro Universitario Studentesco alla seconda. La scelta è stata democratica, per alzata di mano e per alzata di piedi. Il cameriere, riconoscendo gli scrittori, alla fine dell'incontro è stato felice a portare il conto al tavolo 24. In fattura le pizze e il tempo di attesa con l'autografo e il timbro profumato del titolare, straniero in una terra straniera. 

mercoledì 17 aprile 2013

Segnali maschilisti, si va solo "a passo d'uomo"


La segnaletica stradale è maschilista. Vedere i cartelli fa pensare a una discriminazione di genere. C’è un segnale che indica un obbligo di velocità “a passo d’uomo”. Perché? Perché a passo d’uomo e non anche di donna?
Alla guida di automobili, motori, biciclette e autocarri non ci sono solo guidatori di sesso maschile, ma anche di quello femminile. Il segnale “A passo d’uomo” è forse un divieto che stoppa il passaggio di donne? Andare a passo d’uomo vorrebbe dire alla velocità dell’uomo. Velocità che solo l’uomo può eguagliare. Le donne, come dimostrano i risultati dei centometristi alle olimpiadi, non sono riuscite ancora a battere i record maschili. Ma si stanno avvicinando.
Ma non è l'unico segnale che indica visivamente l'uomo. Sono contati i cartelli con evidenziate figure femminili (un cartello che indica i due generi non è stradale, segnala in un bagno pubblico gli ingressi per soli uomini e per sole donne). Lo stesso fenomeno si segnala anche in altri aspetti del vivere civile. Nella cronaca di una partita di calcio femminile - ci segnalano - si è fatto riferimento a giocatrici che si sono marcate a uomo (il calcio è uno sport nato con gli uomini a differenza dei calcioni che sono bisex). 
Dirà qualcuno che il termine “uomo” è un termine neutro (?), generale, generalizzante, che indica sia maschi che femmine. Ma allora si riformi la lingua, così come si debbono rivedere gli antichi testi sacri.
Leggiamo sul dizionario “Sabatini Colletti” il significato di uomo per non sbagliare a parlare. L’uomo viene indicato come sostantivo maschile che ha come plurale uomini. Il diminutivo è omino e ometto. L’accrescitivo è omone. Il dispregiativo è omaccio.    
Questa la prima accezione: “Mammifero caratterizzato dalla stazione eretta, dallo sviluppo straordinario del cervello, delle facoltà psichiche e dell'intelligenza, dall'uso esclusivo del linguaggio simbolico articolato e dalla conseguente capacità di fondare, trasmettere e modificare una cultura”. 
In senso collettivo, lo stesso dizionario, indica “la specie umana nelle caratteristiche che la contraddistinguono” (l'uomo delle caverne”).  Ma significa anche “l'essere umano in quanto soggetto culturale e nei suoi rapporti con l'ambiente da lui costituito”: “la storia dell'uomo”, “l'uomo greco”, “L’uomo medievale”.
A questo primo significato si legano due modi di dire: “a memoria d'uomo” (da tempo immemorabile, da molti anni), “come un sol uomo” (tutti insieme, all'unisono).
Come secondo significato il “Sabatini Colletti” indica un “Essere umano adulto di sesso maschile”. I sinonimi sono: adulto e maschio. A questi si legano le parole compagno e marito, parole che si accoppiano alle donne.   
A questo significato si legano frasi come “uomo della strada” per indicare il cittadino comune; e quello più lugubre di “uomo nero” che indica il personaggio misterioso e cattivo che punisce i bambini (esiste la corrispettiva “donna nera”?)
Poi, notiamo, ci sono le distinzioni di genere: “sono cose da uomo” o “sono cose da donna”. Dire alla donna: “Sei un uomo!”, può avere il significato positivo (è una donna forte, con le palle), sia un significato negativo ma attenuato.
Per l’uomo è diverso. Dire a un uomo che è una donna, una donnetta, lo stronca, lo colpisce nel suo intimo orgoglio virile. 
In conclusione di questa folle elucubrazione, per andare al passo con i tempi si dovrebbero modificare i segnali e prevedere cartelli con espressioni del tipo "A passo d'uomo e di donna" oppure "A passo d'umano" (e perché non di "anziano o di bambino?). 
Quante complicazioni! Forse è meglio lo status quo. 

martedì 16 aprile 2013

Uno delle due dita come uno delle due uova e come uno delle due labbra


Dire “uno delle due dita” è corretto. Così come è corretto dire “uno delle due uova”, “uno delle due labbra”. È colpa del cambio di genere. Il femminile diventa maschile, il maschile diventa femminile. Ne abbiamo conferma consultando il dizionario “Si dice o non si dice” della Hoepli Editore, guida all'italiano parlato e scritto, di Aldo Gabrielli.
La formulazione è stonata, ma non è un errore.
Non si dice, dunque, come pensiamo: “una delle due dita”, “una delle due uova”, “una delle due labbra”, utilizzando l’articolo femminile. Questo perché le parole plurali “dita”, “uova”, “labbra”, al singolare sono maschili: “un dito”, “un uovo”, “un labbro”.  Se giriamo la frase, ci accorgiamo che la costruzione grammaticale funziona: “delle due dita uno era più lungo”, “delle due uova uno era di dinosauro”, “delle due labbra uno era sanguinante”.

Lo stesso ragionamento vale per tutte le parole maschili che cambiano di sesso quando passano al plurale: riso, ciglio, ginocchio, membro, sopracciglio, osso, corno, muro, lenzuolo, grido, strido, urlo, budello, carcere.
Uno delle due risa (delle due risa, uno era sincero), uno delle due ciglia (delle due ciglia, uno era bianco), uno delle due ginocchia (delle due ginocchia uno era colpito da reumatismo), uno delle due membra (delle due membra uno era addormentato), uno delle due sopracciglia (delle due sopracciglia uno era folto), uno delle due ossa (delle due ossa uno era piccolo), uno delle due corna (delle due corna uno era acuminato), uno delle due mura (delle due mura uno era degradato), uno delle due lenzuola (delle due lenzuola uno era macchiato), uno delle due grida (delle due grida uno era più lancinante), uno delle due grida (delle due grida uno era insopportabile), uno delle due strida (delle due strida uno era tagliente), uno delle due urla (delle due urla uno era straziante), uno delle due budella (delle due budella uno era ostruito), uno delle due carceri (delle due carceri uno era di sicurezza).

Nel cambio di genere, c’è anche il caso di parole che al singolare sono femminili e al plurale diventano maschili: la eco – gli echi. Come viene la costruzione della frase? Ragioniamoci.
Una dei due echi? O uno dei due echi?
Per la costruzione di cui sopra, questa volta dovrebbe essere più corretta “Una dei due echi” e non “Uno dei due echi” (Dei due echi una (eco) proviene dalla Valle dei Templi).

Mettere uno delle due dita nel naso per raggiungere uno delle due sopracciglia e porre attenzione a uno delle due urla che l’inserimento provoca.   

"Centu coccia di pinzera", perle poetiche di Enzo Argento


“Centu coccia di pinzera”. È il titolo dell’ultimo libro del poeta raffadalese Enzo Argento. È edito dal Centro Culturale “Semina Verbi” di Agrigento, col patrocinio della Capit (la Confederazione di Azione Popolare) presieduta a livello provinciale da Giuseppe Sicurello.
L’opera viene presentata per la prima volta al pubblico sabato 20 aprile 2013, nella sala auditorium del Palazzetto dello Sport di Raffadali, in via Porta Agrigento, con inizio alle 17,30.
A coordinare l’incontro è il regista Enzo Alessi. A leggere le liriche Raimondo Moncada e Lucia Alessi. Im programma l’esibizione del gruppo musicale diretto dal maestro Filippo Ragusa.
Relazioni del dirigente scolastico Anna maria Sermenghi, del professore Stefano Milioto, del sacerdote Stefano Casà, dello scrittore Alfonso Gueli.
Porteranno il saluto dell’Amministrazione comunale il sindaco Giacomo Di Benedetto e l’assessore alla Cultura Giuseppe Pedalino.

Il libro di Enzo Argento ha trovato ampi consensi per la forza dei versi, l’espressività del linguaggio siciliano, le emozioni che riesce a suscitare.  
Cento le poesie raccolte in un volume che si avvale della prefazione della preside Anna Maria Sermenghi, di un’intervista dello scrittore Alfonso Gueli, della copertina del pittore Filippo Tarallo. L’opera contiene un accurato glossario della ricercatrice Tonina Rampello, presidente dell’Accademia Teatrale di Sicilia.  
Tonina Rampello raccoglie dai vari versi di Argento delle perle liriche, in “Cocci di puisia”, e dà una testimonianza finale all’opera. “Leggere le poesie di Enzo Argento – scrive Tonina Rampello - è scoprire un mondo antico che non c’è più. Viene fuori una sicilianità scarna, come senso naturale delle cose. Il suo è un bisogno psicologico ,culturale ed esistenziale di tenere in vita le proprie radici antropologiche. Egli esprime il canto dell’uomo, che stenta la propria vita , che contempla la natura e da essa è in essa si rigenera. Poesia dell’isola-mondo e del mondo stesso come isola in cui si vive, si ama, si patisce e gioisce, si muore: isola-vita che sa farsi poesia universale”.
Scrive Anna Maria Sermenghi nella prefazione: “Centu coccia di pinzera sono il centellinarsi lento di un’esperienza, che nasce e vive col poeta, sono i tanti frammenti della ricerca di un uomo che continua a credere negli affetti, ad amare la natura, a sognare l’incanto della propria terra e di un poeta che continua a sentire i battiti del suo cuore, trasformando in versi malinconici i grandi sorsi di amarezza del destino e quelle dolcissime gocce di vita che scolano dallo scorrere dei nostri anni”.
Il poeta Enzo Argento chiude il libro inserendo nella quarta di copertina questi versi: “Le parole-mine che spaccano  le pietre, le parole esplodono in cielo e generano discorsi; a te si aggrappano creando nuove immagini poi ti stordiscono posandosi davanti con musica, colori e odori vari…”.
“Per Enzo Argento, - scrive Enzo Alessi - questo nuovo libro (segue “Pensieri graffiati” e “Radichi di paisi” ) è la conferma di una dimensione di grande respiro poetico. Non c’è concorso poetico dove Argento, partecipandovi, non abbia vinto. Maestro del verso, padrone di un linguaggio forte e ricercato il Nostro ha raggiunto l’apice della poesia in siciliano e “stringe la mano” a Buttitta, Alessio Di Giovanni, Guglielmino, Di Marco e diversi altri che sono la storia della poesia dialettale della nostra isola”.         

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