giovedì 13 settembre 2012

Le differenze tra me e l'iPhone 5, 'ntisu Affò Cincu


Il lancio mi è arrivato. In testa. L’iPhone 5 è uscito. Il gioiellino di casa Apple è stato lanciato e un telefonino mi è arrivato dritto in fronte. Il dolore è stato atroce, ma mi ritengo fortunato. Ho il bernoccolo di Cupertino.
Anche io sono un prodotto di culto, come l’iPhone con cui mi sento di condividere somiglianze innovative, ma da cui mi distacco per differenze sostanziali.  
Intanto, sono touch. Sono toccabile come la creatura di Steve Jobs, a differenza di tante altre creature intoccabili. Se mi toccano le ascelle e la pianta dei piedi mi agito e non mi posso più contenere. L’iPhone 5 è invece insensibile al solletico. Si fa toccare ovunque senza reagire.
Un’altra differenza sostanziale è che io costo molto ma molto di più dell’iPhone. Sono impagabile. Non mi metto sul mercato perché gli investitori, ed anche gli sperti speculatori che hanno provocato la crisi dell’Europa,  non troverebbero i soldi.
Altre differenze. 
Il nuovo smartphone ha uno schermo con 4 pollici, mentre io ho due mani con complessivi due pollici soltanto. Li ho contati e ricontati. Arrivo a quattro se consideriamo i due alluci dei piedi con cui a volte mi metto a ragionare. Il nuovo iPhone è poi sottilissimo, mentre io ho il vanto della pancia. L’iPhone parla italiano. Solo l'italiano. Io lo frego perché, oltre a parlare in italiano, parlo anche il siciliano, con inflessioni giurgintane, raffadalesi, riberesi e sciacchitane, lingue a lui sconosciute. Quando mi rivolgo a lui nella matre lingua, lo chiamo Affò, diminutivo siculo di Alfonso, traduzione fonetica di iPhone. Ma non mi capisce. 
Pecco, questo sì, di retroilluminazione. Ma non si può avere tutto dalla vita. Comunque rimango imbattibile. L'iPhone 5 non possiede quello che possiedo io. Apple lo sa e se la fa sotto per una mia eventuale concorrenza. L'uomo, il vero uomo, vince sempre la tecnologia. 

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