lunedì 24 settembre 2012

Io paparazzato come Harry e Kate


Io come il principe Harry e la duchessa Kate. Paparazzato brutalmente in un momento intimo, privato.  Fotografato senza giacca, camicia, maglietta, canottiera, panciera, bretelle, con tutto il petto di fuori, con tutta la muscolatura in bella evidenza, con tutta la ostentata palestra fatta per scolpire grecamente il mio corpo. 
Le immagini saranno pubblicate da un giornale scandalistico distribuito in tutto il mondo. C'è grande attesa. Lo sento. Io, per l'ansia, non sono riuscito ad attendere oltre. Ho fatto i salti mortali e immortali per entrare in possesso di una foto che mostro prima che la mostrino altri. 
E' uno scoop! 

Non ho parole. Non ci possono essere parole. La foto parla da sola. 
Come si vede bene dall'immagine, sono sorpreso dallo scatto del paparazzo. A ben guardare, sono anche stordito. La mia fisicità scultorea data, così, in pasto al pubblico, come se fosse in esposizione un monumento del celebre scultore ellenico Fidia, l’artista che scolpì con estatica perfezione le statue marmoree del Partenone di Atene, largamente citato, ricitato e concitato nel mio ultimo libro
Il mondo si chiede a questo punto: mettendo a nudo la mia intima corporeità, hanno voluto colpire me o hanno voluto colpire la mia ardita opera

Chi spudoratamente afferma  che l'immagine mostrata in esclusiva anteprima mondiale sia un volgare fotomontaggio offende me e il fotomontatore che ha perso una mezza giornata al photoshop. 

giovedì 20 settembre 2012

Proteste per libro su Dea Giumenta, in ambasce le ambasciate


In ambasce le ambasciate, sconsolati i consolati. Vietato fare battute e ridere. Guai a pronunciare la parola satira. Non è il momento. I seguaci della dea Giunone annunciano proteste eclatanti. “Non può essere mortificata così una dea che ha sempre lavorato onestamente”. Le autorità pensano di chiudere ambasciate, consolati, uffici pubblici e di anticipare le vacanze di Natale. Uno studente ripetente: “Speriamo chiudano anche le scuole. Adesso!”. In effetti è una misura che si sta prendendo in considerazione dopo la pubblicazione del libro “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akragas” di Raimondo Moncada. Il libro non è andato giù ai seguaci della dea Giunone defenestrata dal tempio dorico a lei dedicato lungo la Via Sacra dell’antica Agrigento.
Secondo quanto scrive Raimondo Moncada nella sua opera, il tempio di Giunone non è di Giunone. Si parla di dimora della Dea Giumenta, la dea che ivi amò il mondo intiero e dal mondo intiero ricambiata, in un do ut des continuo.
Tante le prese di posizione: “Non è giusto”, “È tutto falso”, “Ridateci il nostro tempio”, “Costruiteci un tempio nuovo, anche abusivo”, “Diteci che è solo satira”. Chiedono il ritiro del libro da tutte le librerie o la ritrattazione di quanto affermato.
Si fanno sentire anche i coloni greci che nel 581 a.C. fondarono Agrigento. Anche loro chiedono il ritiro del libro, ma per altre serie ragioni. “Nell’opera di Raimondo Moncada – hanno fatto sapere tramite un loro legale – c’è una virgola sbagliata”.
Lo scrittore umoristico si dice tranquillo, confortato dallo straordinario successo al Parco dell’Addolorata di Agrigento, con un teatro in delirio.

domenica 16 settembre 2012

Teatro Addolorata in visibilio, Moncada spopola

Teatro dell’Addolorata di Agrigento in delirio. Lo scrittore Raimondo Moncada è stato accolto da applausi, urla da concerto, tifo da stadio. Una festa per il gran ritorno. L’autore agrigentino è riuscito a stento a trattenere l’emozione nel luogo della memoria, delle sue radici, dell’anima della sua famiglia, nel luogo ancora ferito dalla frana del 1966.

Prima di lanciarsi nel tour di presentazioni del suo nuovo libro umoristico “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akragas”, Raimondo Moncada ha voluto da solo fare visita al Parco dell’Addolorata, nell’antico quartiere del Rabato, dove sono nati e cresciuti il padre Gildo, i nonni, i bisnonni, i trisnonni, gli zii, i prozii, i cugini, tutti i suoi avi.

Una visita nella terra dove è stato piantato il suo albero genealogico.

Il Parco dell’Addolorata, con il teatro a cavea e tanti impianti sportivi, è stato costruito a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, dopo la frana del 19 luglio 1966 che causò il crollo di molti palazzi e danni a monumenti con il conseguente spopolamento del quartiere di Santa Croce e di Via Garibaldi, sfregiati negli anni dalla costruzione di palazzoni in cemento armato. Lo stesso movimento franoso sta colpendo anche la soprastante Cattedrale di San Gerlando, nel quartiere dove Raimondo Moncada ha imparato a muovere i primi passi e a parlare.

Il teatro dell’Addolorata non ha mai ospitato eventi. Quello di Raimondo Moncada è stato il primo e, come si sente dal video, è stato coronato da un successo inaspettato con una standing ovation commovente. Il quartiere è ritornato a vivere con le sue antiche voci.

venerdì 14 settembre 2012

Sogno di un bambino della elementare “De Cosmi”


Anche io sono stato uno scolaro dell'elementare “De Cosmi”, al Villaggio Mosè. Ho frequentato la scuola dalla prima alla quinta elementare, col grembiule blu e il fiocco bianco al collo. Ed è con infantile emozione che ho appreso del recupero di quell’edificio, a me molto familiare, di Piazza del Vespro, chiuso, vandalizzato, incendiato, distrutto e abbandonato da anni.
Ho letto la notizia e mi si è aperto il cuore oltre che un passato lontano quattro decenni: “Il prossimo 17 settembre, alle 10, in piazza del Vespro al Villaggio Mosè, è in programma la cerimonia di riapertura della scuola elementare De Cosmi. Lo scorso 10 settembre, infatti, è avvenuta la consegna delle chiavi al Comune di Agrigento da parte della Costruzioni Moncada, che per conto della Fondazione AGireinsieme ha completato la ristrutturazione e la messa in funzione degli impianti dell'edificio di piazza del Vespro. I bambini residenti nel quartiere possono tornare ad imparare e a giocare nella loro scuola completamente recuperata, in un complesso più consono per la loro formazione e la loro crescita”. 
A nome di quel bambino che sono stato e a nome dei miei compagni della “De Cosmi”, un sentito grazie alla Fondazione Agire Insieme e al suo presidente Salvatore Moncada che, approfitto dell'occasione, non è un mio parente come mi chiedono, ma porta lo stesso nome e cognome del mio trisnonno paterno Salvatore Moncada, padre del mio bisnonno Emanuele Mncada, padre di mio nonno Raimondo Moncada, padre a sua volta di mio padre Gildo Moncada, tutti nati e cresciuti nell’antico Rabbato di Agrigento.

Sono un villaggese. Sono cresciuto al Villaggio Mosè. Sono nato ad Agrigento, dentro un appartamento di Via Verdi, traversa della più nota Via Manzoni. Dopo pochi mesi, il trasferimento della mia famiglia in Vicolo Seminario, sotto l’ombra della Cattedrale di San Giullà. All’età di cinque anni, lo spostamento definitivo al Villaggio Mosè, periferia delle periferie, quando ancora il Villaggio non era tutto quell’ammasso di case e di negozi che conosciamo oggi. Allora, siamo nel 1972, c’era soltanto un pugno di abitazioni. C’erano solo gli alloggi dei minatori della vicina miniera Ciavolotta. Poi il nuovo insediamento di sei palazzine popolari, di colore bianco, costruite dall’Iacp. Tutt’attorno, negli anni, si è sviluppato tutto il resto, nel caos. Lungo la statale 115, ora Viale Leonardo Sciascia, dall’oggi al domani, ho visto sorgere case come funghi. Crescevano più di me. 

Ho fatto parte dei primi emigrati agrigentini che hanno iniziato ad abitare il nucleo antico del Villaggio, ai piedi della Collina Mosè, già abitato da famiglie favaresi. Ricordo quegli anni. Ricordo la mia aula alla "De Cosmi", inizialmente al piano terra e poi al primo piano. Ricordo i visi felici dei miei compagni, i volti sorridenti degli insegnanti che mi cambiavano ogni anno (ho ancora memoria dei maestri Celauro al quarto e di Marchica al quinto). Ricordo mia sorella Rosina, più grande di me, ed i miei fratelli più piccoli, Giuseppe, Federico, Alessandro, frequentare questa scuola e ricordo anche i loro compagni con cui nel pomeriggio, dopo i compiti, si condividevano gli spazi pubblici all’aperto (c’era solo la strada e in strada ci si ritrovava per giocare, con qualche sortita nell’aperta campagna). Ricordo ragazzi più piccoli di me che poi sono diventati importanti, come il cantante dei Tinturia Lello Analfino e il calciatore di serie A Giovanni Sorce con cui ho pure giocato nei combattuti tornei tra “Casi vecchi e casi novi” al campo sportivo, una spianata con parti in terra battuta dal calpestio e parti in terreno agricolo con zolle e erba selvatica.   
Ricordo ragazzi più grandi, conosciuti di sfuggita, e poi ritrovati più avanti negli anni come Carmelo Sardo, scrittore e giornalista Mediaset. Ricordo con affetto compagni di classe che non ci sono più. Ricordo con rimpianto compagni che non ho più incontrato. Ricordo i miei primi scarabocchi, i miei primi disegni, le mie prime parole sui quaderni, i miei primi libri, le mie prime letture, le mie prime recite, le mie prime interrogazioni. Sento ancora le palpitazioni per l’esame di quinto anno.
È stato il periodo dei miei primi calci a pallone e della mia passione per il “carretto”, giocattolo artigianale costruito con tavole di legno e cuscinetti d’auto con cui partecipavo alle gare di velocità lanciandomi lungo la discesa della Collina Mosè. Andavamo più veloci delle auto dei nostri genitori. 
Dentro quell’edificio di piazza del Vespro, c’è parte di me, c’è ancora l’animo di quel ragazzino che alla “De Cosmi” ha imparato a leggere, a scrivere, a ragionare, a vivere.

Chissà se un giorno riusciranno a rialzare anche il mio asilo in macerie, l’ex Istituto Schifano, crollato in quel centro storico di Agrigento dove ho vissuto i miei primi sei anni di vita e dove c’è ancora il mio respiro, e dove vivono ancora zie e vecchietti della mia infanzia. 
È solo un sogno di un bambino della “De Cosmi”. 

Raimondo Moncada

giovedì 13 settembre 2012

Le differenze tra me e l'iPhone 5, 'ntisu Affò Cincu


Il lancio mi è arrivato. In testa. L’iPhone 5 è uscito. Il gioiellino di casa Apple è stato lanciato e un telefonino mi è arrivato dritto in fronte. Il dolore è stato atroce, ma mi ritengo fortunato. Ho il bernoccolo di Cupertino.
Anche io sono un prodotto di culto, come l’iPhone con cui mi sento di condividere somiglianze innovative, ma da cui mi distacco per differenze sostanziali.  
Intanto, sono touch. Sono toccabile come la creatura di Steve Jobs, a differenza di tante altre creature intoccabili. Se mi toccano le ascelle e la pianta dei piedi mi agito e non mi posso più contenere. L’iPhone 5 è invece insensibile al solletico. Si fa toccare ovunque senza reagire.
Un’altra differenza sostanziale è che io costo molto ma molto di più dell’iPhone. Sono impagabile. Non mi metto sul mercato perché gli investitori, ed anche gli sperti speculatori che hanno provocato la crisi dell’Europa,  non troverebbero i soldi.
Altre differenze. 
Il nuovo smartphone ha uno schermo con 4 pollici, mentre io ho due mani con complessivi due pollici soltanto. Li ho contati e ricontati. Arrivo a quattro se consideriamo i due alluci dei piedi con cui a volte mi metto a ragionare. Il nuovo iPhone è poi sottilissimo, mentre io ho il vanto della pancia. L’iPhone parla italiano. Solo l'italiano. Io lo frego perché, oltre a parlare in italiano, parlo anche il siciliano, con inflessioni giurgintane, raffadalesi, riberesi e sciacchitane, lingue a lui sconosciute. Quando mi rivolgo a lui nella matre lingua, lo chiamo Affò, diminutivo siculo di Alfonso, traduzione fonetica di iPhone. Ma non mi capisce. 
Pecco, questo sì, di retroilluminazione. Ma non si può avere tutto dalla vita. Comunque rimango imbattibile. L'iPhone 5 non possiede quello che possiedo io. Apple lo sa e se la fa sotto per una mia eventuale concorrenza. L'uomo, il vero uomo, vince sempre la tecnologia. 

Montagne di rifiuti in strada, ci vogliono i cartelli


mercoledì 12 settembre 2012

Libertà di espressione senza integralistiche censure




Guai a toccare dogmi e verità ritenute acquisite. I fondamentalisti storici, legati ciecamente al palladismo (da Pallade, epiteto attribuito alla pallosa dea Atena), cominciano a mordere il freno.
Sono aggrappati a una storia imbalsamata, rancida, con una fede orba a ciò che è stato detto e scritto in 2.500 anni.

La pubblicazione dell’opera “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas” ha dato loro fastidio. L’autore ha voluto condividere col mondo intiero, in piena coscienza e libertà di pensiero e di espressione, una verità giudicata scomoda, nascosta per millenni, non accettata da tutti.
Come fu per la dea Giumenta, si è su una posizione netta, per una completa apertura.  L’espressione sacra della libertà è considerata antidoto contro ogni tipo di integralismo. Perfetta la sintonia con Voltair che diceva: Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo.
E Raimondo Moncada lo dice, senza reticenze, omissioni, censure.  

Alla siciliana Miss Italia subito un film sulla mafia


Alla nuova Miss Italia, giunonica siciliana di Sicilia, subito un film di mafia. È quanto leggiamo nel servizio del Giornale di Sicilia di oggi a firma di Antonella Filippi in una corrispondenza da Montecatini Terme. All’indomani della meritata incoronazione della più bella d’Italia, piovono proposte da tutte le parti per Giusy Buscemi, 19 anni, la bellissima neo Miss Italia di Menfi, splendido paese, bandiera blu per il suo mare cristallino, a pochi passi da Sciacca. Siamo in provincia di Agrigento, la prima volta da Miss. 
Tra le mille proposte c’è anche la partecipazione a un film sulla mafia. 
“E siccome a Miss Italia i lavori fioccano che è un piacere – scrive Antonella Filippi –, in poche ore Giusy Buscemi si trasforma da studentessa universitaria in attrice. Il regista Federico Rizzo, infatti, l’ha scelta, assieme alle colleghe Claudia Tosoni e Alessandra Monno, per il sequel del film Il ragioniere della mafia, interpretato da Lorenzo Flaherty”.
La stessa notizia la troviamo confermata sul sito internet del quotidiano La Stampa di Torino: “L’annuncio è stato dato a sorpresa ieri in conferenza stampa dalla patron del concorso Patrizia Mirigliani. ‘Non ne sapevo nulla, è una bellissima notizia - ha detto Giusy Buscemi -. Il mio sogno è sempre stato quello di entrare nel mondo del cinema. Anche se sono consapevole che questo concorso è solo una porta che si apre, devo impegnarmi, studiare e cercare di non deludervi”.
Un esemplare insegnamento per le nuove generazioni. Per lavorare, anche nel selettivo mondo del cinema, devi prima affrontare una dura gavetta e diventare famoso. 
Altro dato importante da cogliere è l'altissima percentuale di Miss originarie del Meridione d'Italia e in Sicilia. L'isola del sole è la terra della bellezza! Non ci sono dubbi. E' sancito dalle urne del televoto a cui hanno avuto accesso democraticamente tutti gli italiani. 
Complimenti per la vittoria alla bella e intelligente Giusy Buscemi. Orgoglio siciliano! 

Prima che il cemento di sabbia ci uccida, ricostruiamo il mondo in pietra arenaria


Il tempio della Concordia di Agrigento è costruito con tufo arenario, in parole povere sabbia compressa dalla natura (dentro si trovano ancora conchiglie addormentate).
L’edificio sacro dell’antica Akragas ha già resistito duemila e cinquecento anni. Non ci hanno potuto guerre, piogge, grandine, vento, tempeste, aerofagia. Solo la mano dell’uomo ha distrutto alcuni templi della classicità.
I nostri edifici moderni costruiti con calcoli ingegneristici, ripassati al computer, in solido cemento armato, con sabbia unita a cemento e la militarizzazione con reti di acciaio inossidabile, cadono a pezzi dopo pochi decenni: ospedali, scuole, viadotti, gallerie, dighe, biblioteche, musei, palazzi pubblici e case di civile abitazione, muri di sostegno.
È un mondo disarmato e depotenziato, da radere al suolo e ricostruire, non con cemento armato ma con solida pietra arenaria.
Una richiesta a chi costruirà il Ponte sospeso sullo Stretto di Messina. Edificatelo con mattonelle di terracotta o con ceramica artistica di Sciacca o di Caltagirone. 

lunedì 10 settembre 2012

Montagne di rifiuti con la neve per sciare


Ho visto nella mia terra
di sole e di mare,
di storia e di mito,
di civiltà lontane,
montagne e montagne di rifiuti.
Che fortuna! Ho pensato.
Sparando con i cannoni
tante palle di neve artificiale,
in Sicilia potremmo anticipare la stagione invernale
e fare business con sci e slittini
a maniche corte.

Raimondo Moncada

giovedì 6 settembre 2012

Tutte le divinità greche, dalla A alla Zeus


I Greci, poi copiati dai Romani, venerarono non uno ma tanti dei. Ogni cosa, ogni aspetto dell’esistenza, era posta sotto la loro protezione. Gli dei non si concedevano così tanto facilmente. Si facevano pregare. E spesso non bastava. Volevano gli agnelli in sacrificio. Se gli davi un bue, un caprone, una gallina, se ne accorgevano. Volevano solo gli agnelli.
Dopo accurati studi, ho stilato un elenco delle divinità greche, l’unico completo con l’inserimento della dea Giumenta, la dea censurata dalla storia, dai libri e dagli studiosi e persino dai siti Internet, portata alla ribalta con l'opera “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas”.

Ecco un assaggio in esclusiva per internet e la blogosfera. 

Afrodito, compagno di Afrodite, dio africano delle dita  
Afrodite dea dell'amore, della bellezza, della sessualità, della sensualità, della lussuria. Era detta Venere perché portava le malattie veneree.
Dito, parte della mano divina di Afrodito e di Afrodite. Serviva per indicare divinamente qualcosa o per contare, per infilare l’occhio,  
Dite voce del verbo dire.
Ermafrodito figlio di Ermes e di Afrodite, era un dito mezzo uomo e mezza donna. Nacque ermafrodito per l’indecisione dei genitori all’atto del concepimento.
Asclepio o Esculapio dio della medicina. Disoccupato, diffuse le malattie per lavorare.
Pallade Atena dea della sapienza, della saggezza, della tessitura, dell'artigianato e degli aspetti più nobili della guerra. Detta Pallade o “Du palle” perché annoiava.
Priapo celebre per la sua dote e per le gigantografie a lui dedicate.
Selene dea della Luna. Fu apprezzata per i film a luci rosse.
Demetra, Cerere, dea della terra, dell'agricoltura, della fertilità dei campi. Nei campi di calcio venne usata per fare crescere l’erbetta dopo una partita.
Hestia, Vesta, dea del focolare domestico, casta divinità protettrice della famiglia. Di nascosto si frequentava con dei amanti del focolare domestico e della famiglia.
Zeus, Giove, il Rocco Siffredi dell’Olimpo, padre degli dei, dio del cielo, del tuono e dell’aerofagia.
Era o Hera, sorella e moglie di Zeus, era considerata la regina dell'Olimpo, dea del matrimonio e delle fedeltà coniugale. Da non confondere con “era” imperfetto del verbo essere: io ero, tu eri, egli era. A lei per errore è stato dedicato il tempio di Giunone della valle dei Templi, dimora della dea Giumenta.
Giumenta, dea olimpionica del divertimento, del piacere, del diletto, dei record, della generosità, della gratuità, dell’amore universale così come rivelato nell’opera storica “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas”.

Nei miei studi illustro anche, sempre in modo storico e scientifico, queste altre divinità: AdesIgea, Apollo, Ilizia, Elettra, Iris, Ermes, TifoneFifoneTritone, Poseidone, Ares, Enio, Nereo, Mormò, Pan, DionisoArtemide, Eolo, Latona, EfestoUrano, Ebe, Egemone, Ecate, SilenoDiche, IaccoIasoPanacea, Proteo, ForcoCarite, Ceto, Gamelii, Gea, Sabazio, Arpia, Alito, AliacmoneArmonia, Telesforo, Astrea, Ermanubi o Hermanubi, Eros, Ersa, Etna, Euribia, Eurinome, Phanes, Pothos. 

Raimondo Moncada  


Akràgas, un mistero che si allunga da 2.500 anni




Una vita senza omissioni. La dea Giumenta come non è mai stata raccontata. Rivelazioni scottanti e divertenti su Agrigento antica nel libro “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas”, dell’umorista Raimondo Moncada. Ecco il primo video promozionale su Youtube per far conoscere all’intiera umanità la meravigliosa divinità, fino ad oggi censurata dalla storia. 
“Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas” racconta la storia di una straordinaria scoperta, quella di un nuovo tempio dell’amore e di una nuova divinità nella Valle dei Templi: la dea Giumenta. Una dea dalle doti eccezionali che tanto si diede al prossimo con gratuità e diletto dando origine alla città turistica. E’ una storia che, con piacere, mette a nudo la società dell’antica Akragas e di tutta la Magna Grecia. 
“Nel tempio che per 2.500 anni si è creduto appartenere alla casta Giunone – scrive Kekkina Pallonara nella sua apprezzata presentazione - si sono trovati i resti dell’alcova di Giumenta”. 
Mai la storia era stata così piacevole ed ha fatto tanto ridere. 
Il libro di Raimondo Moncada dà una spiegazione all’improvviso boom demografico di Akràgas, potente città della Magna Grecia divenuta tra i centri più popolosi e turistici della Sicilia antica. 

L’ebook è reperibile nelle maggiori librerie on line
Per chi ama il formato stampato, l’opera di carta può essere richiesta sempre tramite internet attraverso la libreria on line Ultima Books.

lunedì 3 settembre 2012

domenica 2 settembre 2012

Morire dal ridere a tutto gas

Quando si dice: morire con piacere! Senza sforzi. C’è chi chiede una sigaretta come ultimo desiderio e chi invece fa da sé, dandosi delle arie. 
Si può morire ridendo e ridere morendo, a tutto gas. Perché privarsi di un piacere anche se si è arrivati quasi alla fine? La vita va goduta fino in fondo, fino all’ultimo istante. Senza trattenersi nulla. Se abbiamo qualcosa nello stomaco la dobbiamo tirare fuori, subito. Senza alcun indugio. Dobbiamo scaricarci e morire in pace, senza pesi, senza ulcere. 
Sforziamoci, dunque, ma stando attenti a calibrare gli sforzi per non fare i conti con scoppi di ernia. Cominciamo con l’apprezzare quello che l'esistenza ci offre, quello che abbiamo, quello che siamo, il genio che è in noi e negli altri. Cominciamo con l’apprezzare questo video trovato su Youtube che è un autentico capolavoro. Ogni volta che lo vedo impazzisco dalle risate. Protagonista è il gas esilarante che ti fa stare bene e che non si può tassare come vorrebbe il governo con le bibite gassate.   Regaliamoci due minuti di buon umore al giorno. All’anno sono 720 minuti che cambieranno la nostra vita. 
Ogni minuto di buon umore genera anni di felicità. 

sabato 1 settembre 2012

Copilota va in picchiata, passeggeri in picchiata su di lui per picchiarlo

Copilota sbaglia i pulsanti e l’aereo va in picchiata. I 117 passeggeri a bordo, durante la picchiata, vanno in picchiata dal copilota e lo picchiano.

La prima parte è vera, a leggere il Corriere di oggi che ha ripreso la notizia dalla stampa nipponica. La reazione umana degli stravolti passeggeri me la sono rappresentata nella mia testa picchiata.

L’episodio sarebbe accaduto, leggo sempre sul Corriere, sopra un aereo di linea giapponese, in volo sull’Oceano Pacifico. Il pilota si era alzato per andare in bagno, per i fatti suoi, forse perché gli scappava o per lavarsi le mani. Ma questo lo immaginiamo noi.  Ebbene, il pilota avrebbe lasciato i comandi al suo vice che, invece di pigiare il pulsante per aprire la porta della cabina al suo capo, avrebbe premuto inavvertitamente qualcosa che governa l'aereo, un Boeing 737-700, un bestione del cielo. Stando a quanto riferito dalla stampa, il velivolo è entrato in picchiata perdendo in mezzo minuto quasi duemila metri. Il copilota, per fortuna, è riuscito a riprendere i comandi dell'aereo e a riportarlo in quota. 

Tutto è bene quel che finisce bene.

Mi chiedo: il pilota con l’aereo in picchiata e il panico tra i passeggeri, è riuscito poi a fare la pipì nel bagno, a centrare la tazza del WC o non ha fatto in tempo?

Europa League: l'Inter incontra i russi, io mia moglie


Ecco l'esito dei sorteggi di Europa League, svolti oggi a Monaco.
L’Inter incontra i russi del Rubin Kazan.
L’Udinese il Liverpool.
Il Napoli il Psv Eindhoven.
La Lazio il Totthenham.
Io incontro mia moglie. Senza bisogno di sorteggio.Sono stato il più fortunato. 

Non so se questo interessi l'Inter, l'Udinese, il Napoli, la Lazio e tutti i tifosi che tifano tifando per loro. 
A me interessa. 
E questo basta.  

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