venerdì 17 agosto 2012

Ciao compà! Un ricordo del giornalista Mimmo Iacono


“Compà!”. Era il nostro saluto. Ci piaceva scherzare. “Compà!” ce lo dicevamo ogni volta che ci incontravamo o quando ci chiamavamo al telefono. Non eravamo “compari” con Mimmo Iacono, solo amici e colleghi.
Quel “Compà!”, tutto agrigentino, l’ho utilizzato una volta ed è rimasto per sempre. Appena sentiva la mia voce al telefono o mi vedeva da lontano, Mimmo mi anticipava nel saluto gridando quel “Compa!” a polmoni pieni e col sorriso stampato su un volto che aveva lineamenti non propriamente siculi. “Mi scambiano spesso per un egiziano” mi diceva.
Mimmo era di un altro livello. L’ho incontrato per la prima volta a Teleacras, dove nei primi anni Novanta ha lavorato come giornalista in una redazione costituita da Giovanni Taglialavoro (il direttore), Carmelo Sardo, Luigi Galluzzo, Alfredo Conti, Giovanni Siracusa e tanti altri. Professionisti di grande levatura. Ero entrato a Teleacras in punta di piedi nel 1991, dopo l’esperienza a Primarete. Mimmo Iacono è stato tra i primi con cui ho trovato sintonia.
Con il suo carattere affabile e la sua semplicità, Mimmo mi ha messo subito a mio agio.
La stessa immediata sintonia ho poi avuto in redazione con Erica Militello, collega, inseparabile compagna e poi moglie di Mimmo Iacono.
Anni di grande crescita, quelli di Teleacras. Quel periodo è stato una scuola di vita, di formazione e per me un’occasione di rinascita.
Mimmo Iacono era sempre presente, per un aiuto, per un consiglio, per una riflessione, per una confidenza. Era un ragazzo di rara sensibilità, umanità e intelligenza.
In lui conviveva il giornalista e l’uomo di cultura. Sapeva essere colto con i colti e semplice con le persone semplici. Quando parlava o scriveva, con invidiabile facilità, era chiaro ed efficace. Oltre a confezionare servizi e speciali per Teleacras, conduceva trasmissioni di approfondimento. Ricordo un programma in studio assieme all’amico Luigi Galluzzo. 
Mi impressionava la sua cultura. Era laureato in Lettere. Ogni tanto gli “scappavano” riferimenti a grandi autori. Riportava a memoria citazioni che mi lasciavano sbalordito e mi facevano sentire più ignorante di quanto fossi. Lo ascoltavo con ammirazione. La sua non era ostentazione di sapere. Mimmo era spontaneo, naturale. Ti coinvolgeva nelle sue piacevoli conversazioni. Ti faceva apprezzare quello che sapeva. Era come una spugna zeppa d’acqua. Appena gli stavi accanto ti inumidiva. Era uno sprone a leggere, a approfondire, a lasciarti prendere dal sano vizio della cultura.
Se dovessi associare Mimmo a qualcosa, direi senz’altro il libro. Ne era sommerso. Ne parlava in continuazione. Quando mi ha ospitato nella sua nuova casa di Naro, la prima cosa che mi ha fatto vedere è stato lo studio con la libreria traboccante di volumi. Ne era orgoglioso. Libri letti, vissuti, amati, trattati come oggetti preziosi.
Una volta sono andato a trovarlo nella sua abitazione a Milano a metà degli anni Novanta. Allora frequentava la scuola di Giornalismo del Corriere della Sera. Vi entrò dopo aver vinto una borsa di studio. Condivideva l’appartamento con altri colleghi. Ebbene, una parete della sua stanza era stracolma di libri.
Ricordo anche quel giorno quando mi accolse con una copia in mano dell’Ulisse di Joyce. Stava per iniziare la lettura.
Quando salivi sulla sua Ford, blu station wagon, notavi libri sui sedili e dischi di Ivano Fossati.
Non si privò dei libri neanche durante la grave malattia. In ospedale, aveva il comodino pieno di libri. Alcuni già letti, altri ancora da leggere. E li leggeva anche in condizioni che non favorivano certo la lettura. 
Senza libri non sapeva stare.
Quando sono andato a trovarlo in ospedale, mi parlava delle sue ultime letture e della sua voglia di riprendersi pienamente per ritornare a casa, in famiglia, dalla moglie Erica e dai suoi tre figli. Non vedeva l’ora pure di riprendere a lavorare. In quel periodo si occupava dell’ufficio stampa dell’allora giovane ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo avere lavorato a Teleacras, dopo avere diretto la redazione di Tv Europa di Canicattì, dopo avere ricoperto l’incarico di segretario provinciale dell’Assostampa di Agrigento, dopo essersi occupato di tante altre cose.
Un grande giornalista, un fine intellettuale, un vero uomo di cultura, una persona perbene, che avrebbe meritato di lavorare per prestigiose testate giornalistiche.
Grazie Mimmo per tutto quello che mi hai dato.
Di te conservo, incollato nell’album di nozze, i versi ispirati al mio matrimonio. 
Ciao, compà.

P.S. Aspetto ancora la tua recensione.

Raimondo Moncada

Domenico Claudio Iacono, giornalista professionista, chiamato amichevolmente Mimmo, si è spento il 19 gennaio 2010  all'età di 43 anni.
Domenica 19 agosto 2012, l'intitolazione a Mimmo Iacono della Biblioteca Comunale di Sant’Angelo Muxaro, suo paese d’origine.  

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