martedì 28 agosto 2012

Terzo senza doping nel salto in lungo: che orgoglio!


Non mi appassiono più allo sport. Non c’è piacere. Ero un tifoso sfegatato di calcio, di ciclismo, di atletica leggera. Non seguo più niente, né in tv né sui giornali, né nelle discussioni tra amici. 
Non è più come una volta. Ricordo i miei tempi quando facevo atletica leggera alla scuola media “Pirandello” di Agrigento. Tutto era genuino, trasparente. Tutto si faceva solo per passione. Il doping neanche si conosceva. 
Uscivi da casa con una tazza di latte e biscotti, fette biscottate con burro, marmellata e nutella, un panino con panelle e una fettina di carne arrosto. Con una gassosa eri su di giri. 
Un giorno, ricordo ancora, ho partecipato alle gare provinciali di salto in lungo nel campo di atletica leggera di Villaseta, ad Agrigento. Rappresentavo la Pirandello. Era caricato a pallettoni. Mi sentivo la responsabilità della scuola e del nome che portavo. Mi ero preparato atleticamente ed avevo mangiato a dovere. 
Me la dovevo vedere con altri atleti molto più forti di me. Li guardavo e mi spaventavo. Avevano gambe quanto la mia altezza totale. Ai tempi ero mingherlino. I 60 chilogrammi erano un miraggio. Per gambe avevo due stecchini. 
Ho usato tutti e tre i tentativi che il regolamento mi ha dato a disposizione. Sono arrivato terzo. Sì, terzo. Lo hanno ufficializzato pure a fine gara i giudici: Raimondo Moncada terzo! Il mio miglior risultato atletico è rimasto scritto sui registri del Coni. Sto parlando di più di trent’anni fa. Ma sembra ieri. 
Dopo le fatiche, sono arrivato a casa, al Villaggio Mosè, che tutti i vicini mi chiedevano: "Com’è andata?" Ed io a rispondere fiero: "Sono arrivato terzo". "Bravo!" "Bravissimo!" 
Un risultato straordinario, che non ho più eguagliato. Al liceo scientifico “Leonardo”, non mi sono ripetuto. Un risultato raggiunto in modo trasparente, pulito pulito, senza avere bisogno di sostanze dopanti. 
In gara , ricordo, eravamo in tre. Io ho fatto tre salti nulli. Ma sono arrivato lo stesso terzo. 

(Nella foto mentre, alla fine dello scorso anno, ritiro il prestigioso Self Award).  

Via intitolata a Kennedj. Un Kennedy disc jockey?


Esiste una tabella toponomastica dedicata a “Kennedj” con il “dj” finale, “d” come la "d" di Dea e “j” come la pronuncia della mia ormai mitica “G” di Giumenta
La tabella è, voce del verbo essere, in un piccolo comune italiano.
Me lo avevano detto, ma non ci volevo credere. Mi sono così messo in viaggio per controllare de visu. Ho scattato pure delle foto col cellulare. Quel “dj” finale è rimasto impresso pure nelle immagini. Non ci dovrebbero essere dubbi di cecità. 
La domanda, allora, è sorta spontanea: ma chi è questo Kennedj con la gei finale e non con la ipsilon? La curiosità ha animato una serata in pizzeria con amici e parenti. Ognuno ha sparato la sua.
A casa, mi sono affidato a internet. Sa tutto, ormai. Ho cercato sul potente motore di ricerca di Google. Ho digitato tale e quale il nome riportato sulla tabella. Google mi ha quasi rimproverato. Mi ha detto all'istante: “Forse cercavi Kennedy”, con la ipsilon e non con la “j” di jolly. Mi correggo. Digito allora la parola “Kennedy”. Mi esce, a cascata, una caterva di nominativi, la maggior parte collegati alla celebre famiglia americana dei Kennedy. Il primo risultato è John Fitzgerald Kennedy chiamato solo John Kennedy senza Fitzgerald o anche JFK perché gli americani amano stringere e abbreviare. John Kennedy, per chi non lo sapesse, è stato il 35° presidente degli Stati Uniti d’America assassinato in un attentato a Dallas il  22 novembre del 1963. Sono bravo perché, prima di scriverlo, ho cercato su internet. 
Fin qui Google.

Controllo sulla prestigiosa enciclopedia Treccani, sempre su internet. Digito prima la parola “Kennedj”. L’enciclopedia, così come Google, mi ammonisce : “Forse cercavi “Kennedy”, con la ipsilon. Correggo allora la lettera finale. Sostituisco la gei con la ipsilon. Con Kennedy, il primo della lista risulta sempre John Fitzgerald, il presidente di cui accennavo in precedenza.
Ma chi caspita è questo Kennedj? Il mistero si infittisce. Non dormo. Nella notte ho incubi. 
La mattina mi sveglio con un’idea. Apro il computer. Mi collego su internet. Vado sul sito della enciclopedia Treccani e digito solo “dj” (pronuncia sicula diggei). La Treccani mi risponde dicendo che si tratta di Disc jockey, ovvero di un “animatore di spettacoli di musica in radio o nelle discoteche” oppure anche in piazza e privatamente nelle case di chi chiama per una festa tra amici. 
Consulto anche Wikipedia e digito solo le lettere “j” e “y”.
La J, apprendo, è la decima lettera dell’alfabeto italiano. È  chiamata i lunga ed è frequente la pronuncia all’inglese “gei”.
La Y è la venticinquesima lettera dell’alfabeto latino moderno. È chiamata ipsilon in italiano o i greca. Si pronuncia come la i.

Ritorno alla mia domanda iniziale: ma chi caspita è allora “Kennedj”?
La fantasia si mette in moto. Comincio a ipotizzare.
Penso che sia proprio il 35° presidente degli Stati Uniti e quella tabella è stata collocata in omaggio alla sua sconosciuta passione di fare il Dj, il Disc jockey. Prima di ogni riunione nella stanza ovale della Casa Bianca, andava in discoteca e faceva il Dj facendo ballare i suoi sostenitori democratici.

Sarà così. Me ne convinco. Non c’è altra spiegazione. Hanno dedicato una via al Kennedy dj e siccome nella tabella non c’era spazio hanno compresso il tutto in Kennedj, come Francescodj noto ai più come Dj Francesco. “John Fitzgerald Kennedy Disc jockey” sarebbe risultato in effetti troppo lungo anche per gli inglesi e gli americani che amano abbreviare.
È l’ipotesi più plausibile. Ma non ancora suffragata da prove certe, scientifiche. 
Un nuovo dubbio mi trapana il cervello. E se Kennedj fosse una personalità realmente esistente del paese che gli ha voluto dedicare una strada? Non so… Pasquale Kennedj, Lillo Kennedj, Carmelo Kennedj?  
Non dormo più. Ovunque vedo animatori musicali. Penso sempre a un dj nella famiglia Kennedy. 

E se la “j” richiamasse l’iniziale del nome di John Fitzgerald? Ma in questo caso, chi sarebbe Kenned?

Un dato è incontrovertibile. Quello della tabella è un personaggio importante morto da almeno dieci anni, perché se non trascorrono dieci anni dalla morte non ti possono dedicare nulla: strade, piazze, vicoli, marciapiedi.
Anche se sei famoso, anche se hai dato l’anima per il tuo paese, anche se hai dilapidato tutto il tuo patrimonio per dare lustro alla tua comunità, non possono ringraziarti toponomasticamente. Non ti possono intitolare neanche l'ingresso di un cesso pubblico. Prima devi morire e poi, per avere pace, attendere dieci lunghi anni (per eventuali approfondimenti vedi il libro “Ti tocca anche se ti tocchi”). 

Proseguirò nelle mie ricerche, tenendo anche conto di quanto andavano dicendo i pur sempre saggi latini: "Errare humanum est". E ho potuto errare anche io. Perché no?  

sabato 25 agosto 2012

Il mio prossimo libro sarà di pane

Già penso al prossimo libro. Sarà di pane, così si potrà mangiare. E' uscito in questi giorni la mia ultima opera umoristica "Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas". Neanche il tempo di lanciarlo che già il mio cervello si è messo in moto.Non mi lascia in pace. E' sempre in attività come il vulcano Mongibello Etna. 
Vista la crisi economica, viste le tasche senza soldi degli italiani, vista la fame, visto che anche la vista ha l'acquolina in bocca, ho pensato di realizzare un libro di pane. E' un'idea che coniuga esigenze di stomaco e necessità di cultura. Uno finisce di leggere e poi mangia. 
Il contrario non si può fare e cioè mangiare prima e poi leggere. 
Andrò oggi stesso a brevettare l'idea alla Camera di Commercio e a parlare con un amico panettiere di Agrigento che fa il pane per gli ex voto di San Calogero a forma della parte del corpo che si vuole miracolata. E' un artista. Saprà realizzarmi un bel romanzo a forma di filoncino, una raccolta di poesie a mafaldina, un giallo a forma di grissino mangiato. 

giovedì 23 agosto 2012

La piazza che spiazza


Ci sono tanti pubblici in una pubblica piazza estiva dove si svolge un pubblico spettacolo a ingresso gratuito. C’è il pubblico che viene ad assistere in rispettoso silenzio, apprezza ed applaude gli artisti. C’è il pubblico che segue con educazione anche se mostra di non apprezzare la proposta e per tale ragione rumoreggia o va via non disturbando gli sforzi da ernia dell'artista di turno che capisce e ne farà tesoro. 
E poi c’è il pubblico di piazza a cui non frega nulla dello spettacolo, a cui non frega nulla dell’artista, del cantante, dell’attore, del musicista. È un pubblico che è per i fatti suoi, che mangia e beve, che parla in continuazione, che grida, che sghignazza, che si ubriaca di alcol e di stupidaggini. È un pubblico che non si accorge che è in corso uno spettacolo e che c’è da una parte un pubblico attento che assiste in religioso silenzio la religiosa rappresentazione.
È la piazza che spiazza con un eccesso di ubriaca libertà. 

Acquistare un libro con una pistola alla tempia


Una pistola puntata alla tempia da uno scrittore che non ha mai venduto una copia in vita sua.  Potrebbe essere un valido motivo per l’acquisto di un libro. Ma ce ne sono tanti altri.  
Mi sono posto la domanda entrando in libreria, osservando gli scaffali stracolmi di volumi, leggendo sui giornali della crisi dell’editoria, guardando le edicole traboccanti di libri, libretti, libercoli, libriccini, librucoli, libracoli, librarucoli.
I libri si vendono? E cosa spinge un lettore ad acquistarli? Qual è la causa che porta il potenziale lettore a individuare tra migliaia di volumi quello che più gli interessa, a prenderlo in mano, a sfogliarlo, a decidersi di farlo proprio, ad andare alla cassa, ad uscire i soldi e a comprarlo? E cosa spinge lo stesso lettore ad acquistare su internet, ad andare nel sito della libreria on line, a digitare nel motore di ricerca il nome dell’autore o il titolo del libro? 
Me lo chiedo anche per capire quelle menti che pagherebbero anche in natura pur di acquistare il libro "Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas". 

Ecco 54 buoni motivi che mi sono passati per la mente. 

Una persona, maschio o femmina, piccola o grande, erudita o ignorante, povera o ricca, bella o brutta, viene spinta ad acquistare un libro:         
  1. -    Per il contenuto del libro
  2. -        Per la fama dell’autore
  3. -         Per l’affetto nei confronti dell’autore
  4. -         Per la stima nei confronti dell’autore
  5. -         Per la bravura dell’autore
  6. -         Perché l’autore è un apprezzato attore, presentatore, calciatore, giornalista
  7. -         Perché costretto dalla scuola
  8. -         Per allargare le proprie conoscenze
  9. -         Per avere più cultura
  10. -         Per informarsi sulle ultime novità in un particolare settore (economia, scienze, arte, sociologia, psicologia, ecologia, astronomia, medicina, chirurgia, storia ecc.)
  11. -         Per un ulteriore approfondimento di un argomento
  12. -         Per educazione
  13. -         Per abitudine
  14. -         Perché si hanno soldi da spendere
  15. -         Per farsi un regalo
  16. -         Per fare un regalo
  17. -         Per il titolo curioso, allettante
  18. -         Per la copertina accattivante
  19. -         Per i contenuti della quarta di copertina
  20. -         Per la presentazione affidata a una firma prestigiosa  
  21. -         Per la recensione letta sulla stampa, in televisione, su internet
  22. -         Perché ne ha parlato una persona importante
  23. -         Perché diverte
  24. -         Perché dissacra
  25. -         Perché prende in giro
  26. -         Per il contenuto pruriginoso
  27. -         Per le verità che racconta
  28. -         Per il nuovo punto di vista
  29. -         Perché si ha voglia di evasione
  30. -         Perché costa poco
  31. -         Perché colpito dalla pubblicità
  32. -         Perché attratto dalla pila di libri in libreria
  33. -         Per il passaparola
  34. -         Perché ne parlano tutti
  35. -         Perché è diventato un cult
  36. -         Perché è richiamato in un altro libro
  37. -         Perché è consigliato da uno scrittore
  38. -         Perché gli altri lo leggono
  39. -         Per collezionismo
  40. -         Per farne un soprammobile
  41. -         Per arredare lo studio
  42. -         Per darsi delle arie
  43. -         Per trasmettere l’immagine di una persona colta, impegnata, preparata, aggiornata
  44. -         Perché è uno status symbol
  45. -         Perché è stato consigliato da un amico
  46. -         Perché ne ha parlato una trasmissione tv
  47. -         Perché ho seguito la presentazione dell’autore
  48. -         Per fare una sorpresa
  49. -         Per fare uno scherzo
  50. -         Per la curiosità suscitata da un volantino, un manifesto, un adesivo
  51. -         Perché appassionato di romanzi, di saggi, di poesie, di racconti, di storia, di horror, di fantascienza, di umorismo, di comicità, di satira, di scienze, di arte, di spettacolo
  52. -         Per la pistola puntata alla tempia da un autore che non ha mai venduto una copia
  53. -         Per far smettere l’autore, che ci ha legati nello scaffale della libreria, a farci solletico alle ascelle e alla pianta dei piedi
  54. -         Per fare smettere l’autore che pensa di fare il comico di continuare a fare battute. 

domenica 19 agosto 2012

Armato di ventaglio contro Lucifero

Lucifero c'è. Lo hanno annunciato i meteorologi giorni fa e lui, puntuale si è presentato facendo sballare i termometri. Caldo, troppo caldo. Lucifero è il terrore di questa fine estate 2012. Le persone non escono da casa. Non vanno al mare. Chi già si trovava in spiaggia prima del suo arrivo, sta sott'acqua. Io non ho paura. È lui che deve aver timore di me. Questa mattina mi sono alzato con l'intento di affrontarlo faccia a faccia. Mi sono avvolto con un mantello di ghiaccio spesso dieci centimetri. Ho indossato la tuta ignifuga. Mi sono applicato dietro le spalle il radiatore della mia auto. Mi sono legato alle gambe due estintori. Con una mano ho impugnato l'aria condizionata portatile. Con l'altra mano, un ventaglio. Ovunque è deserto. Il fuoco ha bruciato ogni cosa. La gente sta rinchiusa a casa, col frigo aperto, i condizionatori a palla e i ventilatori che per la troppa velocità si sono alzati in aria come elicotteri. Mi sento in missione. Sono fuori. Solo. Lucifero sarà nascosto. Ancora non lo vedo. Dove sei? Vieni fuori se sei sperto. Sudo. Mi esce acqua da ogni dove. Le piante si sradicano e mi circondano. Raccolgono il sudore. Ma dove sei? Lettera firmata. Destinazione Lucifero.

venerdì 17 agosto 2012

Ciao compà! Un ricordo del giornalista Mimmo Iacono


“Compà!”. Era il nostro saluto. Ci piaceva scherzare. “Compà!” ce lo dicevamo ogni volta che ci incontravamo o quando ci chiamavamo al telefono. Non eravamo “compari” con Mimmo Iacono, solo amici e colleghi.
Quel “Compà!”, tutto agrigentino, l’ho utilizzato una volta ed è rimasto per sempre. Appena sentiva la mia voce al telefono o mi vedeva da lontano, Mimmo mi anticipava nel saluto gridando quel “Compa!” a polmoni pieni e col sorriso stampato su un volto che aveva lineamenti non propriamente siculi. “Mi scambiano spesso per un egiziano” mi diceva.
Mimmo era di un altro livello. L’ho incontrato per la prima volta a Teleacras, dove nei primi anni Novanta ha lavorato come giornalista in una redazione costituita da Giovanni Taglialavoro (il direttore), Carmelo Sardo, Luigi Galluzzo, Alfredo Conti, Giovanni Siracusa e tanti altri. Professionisti di grande levatura. Ero entrato a Teleacras in punta di piedi nel 1991, dopo l’esperienza a Primarete. Mimmo Iacono è stato tra i primi con cui ho trovato sintonia.
Con il suo carattere affabile e la sua semplicità, Mimmo mi ha messo subito a mio agio.
La stessa immediata sintonia ho poi avuto in redazione con Erica Militello, collega, inseparabile compagna e poi moglie di Mimmo Iacono.
Anni di grande crescita, quelli di Teleacras. Quel periodo è stato una scuola di vita, di formazione e per me un’occasione di rinascita.
Mimmo Iacono era sempre presente, per un aiuto, per un consiglio, per una riflessione, per una confidenza. Era un ragazzo di rara sensibilità, umanità e intelligenza.
In lui conviveva il giornalista e l’uomo di cultura. Sapeva essere colto con i colti e semplice con le persone semplici. Quando parlava o scriveva, con invidiabile facilità, era chiaro ed efficace. Oltre a confezionare servizi e speciali per Teleacras, conduceva trasmissioni di approfondimento. Ricordo un programma in studio assieme all’amico Luigi Galluzzo. 
Mi impressionava la sua cultura. Era laureato in Lettere. Ogni tanto gli “scappavano” riferimenti a grandi autori. Riportava a memoria citazioni che mi lasciavano sbalordito e mi facevano sentire più ignorante di quanto fossi. Lo ascoltavo con ammirazione. La sua non era ostentazione di sapere. Mimmo era spontaneo, naturale. Ti coinvolgeva nelle sue piacevoli conversazioni. Ti faceva apprezzare quello che sapeva. Era come una spugna zeppa d’acqua. Appena gli stavi accanto ti inumidiva. Era uno sprone a leggere, a approfondire, a lasciarti prendere dal sano vizio della cultura.
Se dovessi associare Mimmo a qualcosa, direi senz’altro il libro. Ne era sommerso. Ne parlava in continuazione. Quando mi ha ospitato nella sua nuova casa di Naro, la prima cosa che mi ha fatto vedere è stato lo studio con la libreria traboccante di volumi. Ne era orgoglioso. Libri letti, vissuti, amati, trattati come oggetti preziosi.
Una volta sono andato a trovarlo nella sua abitazione a Milano a metà degli anni Novanta. Allora frequentava la scuola di Giornalismo del Corriere della Sera. Vi entrò dopo aver vinto una borsa di studio. Condivideva l’appartamento con altri colleghi. Ebbene, una parete della sua stanza era stracolma di libri.
Ricordo anche quel giorno quando mi accolse con una copia in mano dell’Ulisse di Joyce. Stava per iniziare la lettura.
Quando salivi sulla sua Ford, blu station wagon, notavi libri sui sedili e dischi di Ivano Fossati.
Non si privò dei libri neanche durante la grave malattia. In ospedale, aveva il comodino pieno di libri. Alcuni già letti, altri ancora da leggere. E li leggeva anche in condizioni che non favorivano certo la lettura. 
Senza libri non sapeva stare.
Quando sono andato a trovarlo in ospedale, mi parlava delle sue ultime letture e della sua voglia di riprendersi pienamente per ritornare a casa, in famiglia, dalla moglie Erica e dai suoi tre figli. Non vedeva l’ora pure di riprendere a lavorare. In quel periodo si occupava dell’ufficio stampa dell’allora giovane ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo avere lavorato a Teleacras, dopo avere diretto la redazione di Tv Europa di Canicattì, dopo avere ricoperto l’incarico di segretario provinciale dell’Assostampa di Agrigento, dopo essersi occupato di tante altre cose.
Un grande giornalista, un fine intellettuale, un vero uomo di cultura, una persona perbene, che avrebbe meritato di lavorare per prestigiose testate giornalistiche.
Grazie Mimmo per tutto quello che mi hai dato.
Di te conservo, incollato nell’album di nozze, i versi ispirati al mio matrimonio. 
Ciao, compà.

P.S. Aspetto ancora la tua recensione.

Raimondo Moncada

Domenico Claudio Iacono, giornalista professionista, chiamato amichevolmente Mimmo, si è spento il 19 gennaio 2010  all'età di 43 anni.
Domenica 19 agosto 2012, l'intitolazione a Mimmo Iacono della Biblioteca Comunale di Sant’Angelo Muxaro, suo paese d’origine.  

lunedì 13 agosto 2012

Guidoni a raccontare le stelle nella Valle dei Templi


Un grande privilegio per me aver dato voce al racconto delle stelle assieme all’astronauta Umberto Guidoni, allo scienziato Tommaso Parrinello, al ricercatore Salvatore Pluchino e al giornalista Egidio Terrana, ieri notte nel suggestivo spazio del Giardino della Kolimbetra, nella Valle dei Templi di Agrigento. Una serata magica,  tra scienza, mito, storia, mistero e poesia, seguita da un pubblico numerosissimo con spettatori rimasti fino a mezzanotte a guardare il cielo. 
Umberto Guidoni ha raccontato la sua esperienza nello spazio, tra le stelle, trasmettendo le emozioni provate nelle due missioni Nasa a cui ha partecipato, a bordo dello Space Shuttle. Salvatore Pluchino ricercatore dell’INAF-IRA, Istituto Nazionale di Astrofisica Istituto di Radioastronomia di Bologna ha parlato del Sole e del sistema solare, con un cenno alle ricerche condotte sulla vita extraterrestre. Tommaso Parrinello, con un raggio laser, infine, ha utilizzato il cielo come  una lavagna per spiegare le più importanti costellazioni e far rivivere miti e storie antiche. A me, l'emozione di prestare la voce al racconto di Margherita Hack, con la lettura di testi selezionati e rielaborati da Tommaso Parrinello, tratti dal libro della stessa Hack dal titolo “Notte di stelle”. 
Egidio Terrana, impeccabile come sempre, è stato il conduttore della manifestazione. Il giornalista agrigentino, direttore del periodico Malgrado Tutto, ha intervistato Parrinello, Guidoni e Salvatore Pluchino, ponendo domande su domande e sollecitando il pubblico a dialogare con i protagonisti della serata.  
La notte delle stelle alla Kolimbetra è stata aperta con i versi della splendida poesia di Pablo Neruda “Posso scrivere i versi”. 
L’idea e la direzione artistica della serata è stata dello scienziato Tommaso Parrinello, agrigentino, responsabile della missione Cryosat dell’Agenzia Spaziale Europea. La sua proposta ha trovato immediato interesse e disponibilità in Giuseppe Lo Pilato, responsabile, per conto del Fai, Fondo per l’Ambiente Italiano, del Giardino della Kolimbetra. 

“Abbiamo fatto – dice Tommaso Parrinello - una cosa molto bella e sopratutto lo abbiamo fatto in piena libertà, motivati solo dalla nostra passione. Abbiamo dimostrato che è possibile divulgare la scienza in un modo diverso. Per quanto mi riguarda, se tra tutti quei bambini di ieri sera ce ne sarà uno solo che nei prossimi giorni volgerà lo sguardo verso il cielo ad individuare le costellazioni del Cigno o della Lyra, ebbene avremo vinto la scommessa”. 

Una iniziativa, molto apprezzata e applaudita, che avrà un seguito. 

Raimondo Moncada 

venerdì 10 agosto 2012

Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas

È finalmente uscito l’atteso nuovo libro dell’autore umoristico Raimondo Moncada. Si intitola “Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas”.
È un’opera destinata a sconvolgere le conoscenze finora acquisite sull’antichità con una storia che mette a nudo Agrigento di due millenni e mezzo fa e a nudo tutta la Magna Grecia.
Niente è come ci hanno raccontato finora. Gli studiosi tremano. La storia ufficiale rischia di essere messa in ridicolo per le verità rivelate e finora censurate.
Dopo lunghi e accurati scavi, nell’intimità della Valle dei Templi è stato scoperto il tempio della mitica dea Giumenta, la Divina Putthanones che ha amato il mondo con generosa gratuità e diletto. Per tanti secoli, gli studiosi si sono concentrati nella ricerca del teatro greco che non si è mai trovato. L’opera di Raimondo Moncada alza il velo su un altro tipo di teatro, svelando un mistero che ha arrovellato le menti di valenti storici. La straordinaria scoperta archeologica dà una spiegazione all’improvvisa dilatazione demografica di Akragas, divenuta in men che non si dica la città più popolosa della Sicilia antica, con il suo milione di abitanti. Tutto ciò grazie alla dea Giumenta, stella trasformatasi in ineguagliato attrattore turistico (a fianco, in anteprima, la copertina che mostra per la prima volta al mondo il volto della dea, tratta da un vaso fittile rinvenuto nella sua affollata alcova).
Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas” è in vendita nelle librerie on line. Si può richiedere in comodo formato digitale (Epub e Mobi) e leggere l’ebook sui dispositivi mobili di e-reading: iPad, tablet, Kindle, Smartphone, Blackberry, pc, notebook...
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