sabato 30 aprile 2011

Il pericoloso gioco del “Mi piace”


Ma quanto mi piace sto “Mi piace” di Facebook! Mi piace perché è un segno di umana condivisione. Anche se nella vita reale non mi piace - perché sono distratto, perché persone, cose o avvenimenti mi fanno antipatia - nella serenità di Facebook esprimo istintivamente il mio apprezzamento. E poi basta un colpo di clic col mouse. E passi avanti a un altro “Mi piace”: facile, veloce, gratuito. Non c’è limite alla piacevole attività del “Mi piace”. Ti può piacere di tutto, all’infinito: uomini, donne, eventi, frasi, battute, citazioni… anche se non ti piace, te lo fai piacere per forza, come segno di amicizia, di rispetto, di cortesia, di riverenza, di obbligo, di timore, di condizionamento, di schiavitù. Sì, “Mi piace!”, e pigi col mouse anche se non ti piace. Lo fai magari perché è tua moglie, perché è la compagna che vorresti avere, perché è il capo che non vorresti urtare, perché così entri nelle simpatie di attori, cantanti, campioni, enti, organizzazioni. Chi lo saprà mai se è un “Mi piace” onesto, sincero, trasparente, sentito, appassionato, riflettuto, per il quale hai trascorso una settimana di meditazione in un eremo in montagna, in ritiro spirituale?
A forza di “Mi piace” ti puoi far piacere a quella persona che ha sul profilo una foto bellissima che tanto ti fa impazzire: “Quanto sei bona!"
Ti sei innamorato di quella donna, sembra una modella, una star delle pubblicità televisive col sapone che gli schiuma tutto il corpo. Stai una giornata intera a pigiare il pulsantino della manina con il pollice alzato:“Ok, Mi piace!”. E ti fai piacere di tutto: la guerra in Libia, la guerra atomica, battute cretine, citazioni incomprensibili, cibi indigesti, i rifiuti sparsi in ogni dove nella tua città, il depuratore che non funziona e le fogne che riversano i rifiuti solidi umani nel mare dove solitamente vai a fare il bagno. Ti piace così tanto che alla fotografia dai pure un appuntamento. Quel giorno sospirato, quel giorno tanto atteso, ti sorride, ti viene incontro, sei a dieci, a cinque, a un metro di distanza da lei… va per abbracciarti, per porgerti le labbra, per baciarti e tu improvvisamente tiri avanti, indifferente. La persona che si è presentata davanti ai tuoi occhi, non è proprio quella della foto del profilo Facebook. Ci somigliava lontanamente… forse non ci somigliava per niente. Un furto di identità! Ritorni a casa. Ti rimetti di nuovo davanti al computer. Ti prometti che non cascherai più nello stesso errore. Ma poi ti lasci prendere la mano, anzi il dito. E ricominci il gioco del “Mi piace” sperando che, alla fine, ti piaccia davvero.

mercoledì 20 aprile 2011

La fortuna porta fortuna


Fortuna e sfortuna. Buona sorte e sfiga. Alcune persone nascono sotto una buona stella, altre sembrano perseguitate da continue disgrazie. Perché? Perché il mondo è spaccato in due tra sorridenti e musoni, tra ottimisti e pessimisti, tra chi ha tanto e chi niente, tra chi viene alluvionato continuamente da ricchezze e chi invece viene travolto da terribili tzunami? Alcune risposte le ho trovate nel libro “Fattore fortuna“ del mago psicologo Richard Wiseman.
Un consiglio: leggetelo!
Giusto per cominciare, il libro inizia con due citazioni che risalgono a secoli addietro, prima della notte dei tempi. Rendono bene l’idea sulla differenza netta tra chi è baciato dalla dea bendata e chi invece è sputato dalla dea sbinturata.

Dice un detto yiddish:
Se un uomo vendesse ombrelli, cesserebbe di piovere; se vendesse candele, il sole non tramonterebbe mai e, se fabbricasse bare, la gente smetterebbe di morire.

Dice un proverbio arabo:
Buttate in mare un uomo fortunato e tornerà a galla con un pesce in bocca.

giovedì 14 aprile 2011

Farsi e rifarsi, voglia di cambiamento


Ho deciso di rifarmi i capelli, la fronte, il naso, gli occhi, la bocca, il mento, le orecchie, gli zigomi... Mi lascio solo le borse perché, da quando si pagano al supermercato, mi servono per fare la spesa.

Chirurgia estatica... aspettami!

venerdì 8 aprile 2011

Il Siciliano Lingua Ufficiale Siciliana

Mi hanno fatto vergognare perché da piccolo parlavo la lingua siciliana. Adesso la Commissione Cultura dell'Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un disegno di legge per studiare e parlare l'antico idioma a scuola. Matri! Matri! Matri! Vorrei ritornar bambino ed esaltarmi nella mia lingua madre, espressione del sentimento, estensione del mio essere! Ma mi chiedo: non ci potevano pensare prima, quando ero piccolo e già possedevo, padroneggiavo, cantavo, poetavo, litigavo, amavo in lingua siciliana? Ora che parlo, scrivo, mi esprimo, dico parolacce in italiano dovrò di nuovo resettarmi e ricominciare da capo.

E che debbo fare? La lingua è l'anima di un popolo e non possiamo lasciarla morire. Diceva il grande poeta siciliano Ignazio Buttitta nella lirica "Lingua e dialettu": Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. Diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d’iddi.



Il disegno di legge è stato proposto dal parlamentare Nicola D’Agostino.

L’iniziativa ha spaccato professori, intellettuali, scrittori. C’è chi si è dichiarato favorevole e chi contrario. I critici parlano di un processo di leghizzazione, in contrasto con il valore di una lingua comune, l’italiano, che ha unito il paese. I favorevoli parlano di un dovuto tributo alla storia, alla letteratura, alle tradizioni, alla lingua (e non al dialetto) della Sicilia.

“Si tratta - ha commentato Nicola D’Agostino - di un grande risultato, che sancisce nell’ambito di applicazione delle leggi nazionali, l’autonomia scolastica della nostra isola prevedendo l’insegnamento della lingua siciliana nelle nostre scuole. Un passo avanti verso il compimento dell’autonomia nel recupero della tradizione culturale. Un ringraziamento alla commissione che ha approvato all’unanimità il provvedimento e a tutti i partiti che hanno accolto senza partigianeria per quella che è: una legge a costo zero per la Regione che intende consentire alle future generazioni di avere una migliore conoscenza della nostra storia e consapevolezza del perché dei nostri ritardi e del potenziale economico e sociale".

L'assessore regionale per l'Istruzione e la Formazione professionale, Mario Centorrino, ha salutato con favore il voto della Commissione Cultura dell’Ars. "L'opportuno e tempestivo disegno di legge – ha dichiarato Centorrino - istituzionalizza, ed era più che mai necessario, programmi formativi già svolti in gran parte delle scuole dell'isola ed elaborati in risposta a precise linee guida elaborate da quest'assessorato con l'apporto di esperti del tema. Si viene così a realizzare, sotto un profilo legislativo, uno dei punti programmatici della politica scolastica di questo assessorato nel contesto dell'azione riformatrice del governo Lombardo. Il modulo D'Agostino, infatti, non riguarda, se non all'interno di una narrazione più complessa, l'insegnamento del dialetto, ma piuttosto quello della storia della Sicilia, della sua letteratura, della sua lingua". "Inoltre - ha sottolineato l'assessore - sarà presto integrato dalla proposta di altri moduli didattici così da completare il 'pacchetto' affidato dalla legge Moratti sull'autonomia della Regione. Le ipotesi sulle quali si sta lavorando sono il rafforzamento della conoscenza delle lingue straniere e dei saperi scientifici. Sempre che questo non appaia a critici intransigenti un ulteriore espandersi in Sicilia della filosofia leghista, come un'imitazione di seconda mano. Sia il modulo D'Agostino che il 'pacchetto' in via di definizione, godranno della migliore consulenza possibile nella fase di implementazione e sperimentazione: quella dei presidi e docenti, il vero 'oro nero' della Regione siciliana, quotidianamente impegnati tra mille criticità in un'azione formativa continua, efficace, appassionata".

Ecco il testo integrale del disegno di legge

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1 Insegnamento della storia della Sicilia e dell’identità siciliana nelle scuole
1. La Regione Siciliana riconosce il valore culturale e didattico della conoscenza della Storia della Sicilia e dell’identità siciliana e ne promuove l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado.
2. All'insegnamento delle materie di cui al comma 1 è riservato un modulo didattico di due ore settimanali da proporre sia con lezioni frontali sia con attività di laboratorio ed attività sperimentali all’interno dei piani obbligatori di studio, in accordo con la normativa nazionale ed ai sensi della Legge 53/2003.

Art. 2 Provvedimenti Attuativi
1. L'Assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale, con proprio decreto, da emanarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, adotta i provvedimenti attuativi della presente legge.
2. I moduli didattici dovranno tener conto della storia della Sicilia dalle sue origini sino ai tempi odierni, con approfondimenti critici e confronti fra le varie epoche e dominazioni, sull’avanzamento sociale, economico e culturale del popolo siciliano. In particolare, si dovrà tener conto della posizione della storiografia dall’Unità d’Italia fino alla fine del XX secolo, utile ad acquisire una conoscenza più completa e critica del periodo, anche attraverso uno studio approfondito dello Statuto della Regione siciliana.

Art. 3 Copertura finanziaria
1. Agli oneri finanziari derivanti dall'applicazione della presente legge si provvede a decorrere dall'esercizio finanziario corrente con gli stanziamenti che sono individuati nella competente unità previsionale del bilancio regionale relativa al funzionamento delle Scuole e alle attività didattiche.

Art. 4 Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.
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