venerdì 2 dicembre 2011

Il "Vaglio", speciale umorismo con "Ti tocca"


Lo humour del caro estinto. Una carrellata di lapidi buffe e curiose.È il titolo di un servizio tutto da leggere pubblicato su “Il Vaglio”, rivista trimestrale di cultura, storia e tradizioni edita dalCircoloCulturale Lomellino Giancarlo Costa di Mortara, in provincia di Pavia. Tutto un intero numero è dedicato all’arte di far ridere e all’umorismo, in tutte le sue forme e nei vari periodi storici. Come si ride, con quali mezzi, in quali occasioni, con quali modalità e con quali battute. E com’è cambiata la risata nella storia.
L’incipit del servizio sullo humour del caro estinto lo dà ancora una volta il libro di Raimondo Moncada “Ti tocca anche se ti tocchi”, edito dalla Csa Editrice, diventato ormai un cult del genere. Il pezzo, molto documentato e divertente, firmato daGraziella Bazzan, scriveTi tocca anche se ti tocchi” è il titolo di un libro e contemporaneamente un modo un po’ bizzarro per introdurre il discorso sul­l’evento degli eventi che coinvolge indi­stintamente ogni essere umano. La morte è senza dubbio un grande mistero e la tomba è l’unico tramite che unisce i defunti ai viventi costi­tuendo “quella corrispondenza di amorosi sensi, che ci fa credere, finché siamo vivi, che qualche cosa di noi sopravviverà nel ricordo dei nostri cari”.
Il servizio fa una carrellata di epitaffi strambi, ironici, sorprendenti, incisi sulle lapidi al camposanto, che suscitano ilarità in un contesto, il cimitero, che di ilare non ha niente. Anzi. Graziella Bazzan riporta il meglio del meglio come ad esempio l’epitaffio del comico gallese Spike Milligan: “Ve l’avevo detto che ero malato” o quello dello scrittore francese Georges Bernanos: “Si prega l’angelo trombet­tiere di suonare forte, il defunto è duro d’orecchie”. E poi ancora: l’iscrizione “Giace qui da qualche parte” è scritto sulla lapide del fisico tedesco Werner Heisenberg, a riferimento del suo “principio di indeterminazione”. Sulla tomba di un certo Ignaz Breitenseher è scritto: “Silenziosa e solitaria fu la sua vita, fedele e attiva la sua mano”. Questa è l’incisione funeraria sulla tomba di un genti­luomo famoso in vita per la sua cortesia: “Qui giace lord Barlington. Scusate se non mi alzo”. Epitaffio sulla tomba di Ezechial Aiklein Dalhousie. In Scozia: “Qui giace… età 102 anni, era buono. Morto giovane”. Su di un’urna funeraria le parole: “Pace alle mie ceneri. Si prega di non starnutire, grazie”. Ancora epitaffi bizzarri selezionati dalla rivista "Il Vaglio": “Questa è la tomba di Serafino Viola, pagata a rate quand’era in vita”“Qui giace Leo Cin­quemani, instancabile lavoratore”“Qui riposa Onofrio Mondragoni, uomo pieno di vita”. Questo è l'epitaffio letto su una tomba di un attore etrusco: “Sono morto tante volte, ma così mai”. Epitaffio scritto in seguito a un incidente: “Uomo di grande dirittura morale, vis­suto con linearità e rettitudine, morto in curva”. Iscrizione funeraria letta sulla lapide di una persona rovinata dalle medicine: “Per stare meglio sono finito qua”. Nella lapide di una certa signora Gaia Bellina sta scritto: “Qui ripo­sa... donna instancabile. Ha amato la vita. Suo marito. Tutto il paese”. Si riportano infine le iscrizioni funerarie che riguardano due grandi personaggi del mondo della tv, un presentatore e un attore dotati di una ironia che lascia di stucco. Sulla sua lapide, a Roma, Gianfranco Funari ha voluto che si scrivesse il seguente epitaffio “Ho smesso di fumare”. Walter Chiari ci ha voluto lasciare la sua ultima battuta incisa sulla sua tomba al Monumentale di Milano: “Amici non piangete, è soltanto son­no arretrato”.

giovedì 17 novembre 2011

A "Ti tocca" tocca la rivista "Centonove"


Il settimanale siciliano di politica e cultura "Centonove"

Ti tocca anche se ti tocchi” fa ridere la rivista “Centonove”, settimanale siciliano di politica, cultura e economia.  Il libro, scritto a due mani da Raimondo Moncada per la Csa Editrice, apre uno speciale di due pagine della rubrica “Poster Società” del numero 41 del 28 ottobre 2011. La curatrice è la giornalista Chiara Miccoli. Il titolo dello speciale è “La morte che fa ridere”. Nel Sommario viene scritto: “Boom di vendite per il libro di Moncada ‘Ti tocca anche se ti tocchi’. Un modo per esorcizzare la paura che prende piede tra comici, intellettuali e gente comune. Che aiuta ad allungare la vita”. 

La giornalista riferisce una teoria della ricercatrice Katie Watson della Northwestern University dell’Illinois secondo cui ridere anche della morte allunga la vita. “Lo sa bene – scrive Chiara Miccoli – lo scrittore Raimondo Moncada che risolve la polemica tra i sostenitori delle tradizioni locali e i fautori delle nuove tendenze con un sorriso. In ‘Ti tocca anche se ti tocchi’ costruisce un’esilarante satira su un evento che coinvolge indistintamente tutti, descrivendo in toni ironici e talvolta sarcastici il prima, durante e dopo delle onoranze funebri. Vuoi per goffaggine, vuoi per ipocrisia, di concetti ‘morti’ ed espressioni talmente ‘infelici’ da suscitare un’irrefrenabile ilarità, durante i funerali se ne sentonoin quantità, e lo scrittore agrigentino non se ne lascia sfuggire uno. Cosa c’è di più comico del dire ai familiari di una persona morta per il diabete: ‘Che vita amara che ha avuto?’ oppure: ‘Quanto ci mancherà la sua dolcezza!’” 
Nelle stesse pagine si parla di Giovanni Verga, di Rosario Fiorello, delle scrittrici Elvira Seminara e Dorothy Parker, del comico Sasà Selvaggio. 

martedì 8 novembre 2011

Speciale Centonove per Ti tocca anche se ti tocchi


“Ti tocca anche se ti tocchi” sulla rivista siciliana “Centonove”, settimanale di politica, cultura e Economia edito a Messina.  Il libro, pubblicato nel 2009 dalla Csa Editrice, è il protagonista della rubrica “Poster Società” del numero 41 uscito il 28 ottobre 2011, curata dalla giornalista Chiara Miccoli. Il titolo è “La morte che fa ridere”. Nel sommario si legge: “Boom di vendite per il libro di Raimondo Moncada ‘Ti tocca anche se ti tocchi’. Un modo per esorcizzare la paura che prende piede tra comici, intellettuali e gente comune. Che aiuta ad allungare la vita”. La giornalista riporta una teoria d’oltreoceano, della ricercatrice Katie Watson della Northwestern University dell’Illinois, secondo cui ridere anche della morte allunga la vita. “Lo sa bene – scrive Chiara Miccoli – lo scrittore Raimondo Moncada che risolve la polemica tra i sostenitori delle tradizioni locali e i fautori delle nuove tendenze con un sorriso. In ‘Ti tocca anche se ti tocchi’ costruisce un’esilarante satira su un evento che coinvolge indistintamente tutti, descrivendo in toni ironici e talvolta sarcastici il prima, durante e dopo delle onoranze funebri. Vuoi per goffaggine, vuoi per ipocrisia, di concetti ‘morti’ ed espressioni talmente ‘infelici’ da suscitare un’irrefrenabile ilarità, durante i funerali se ne sentonoin quantità, e lo scrittore agrigentino non se ne lascia sfuggire uno. Cosa c’è di più comico del dire ai familiari di una persona morta per il diabete: ‘Che vita amara che ha avuto?’ oppure ‘ Quanto ci mancherà la sua dolcezza!’”.
Nelle stesse pagine si parla di Giovanni Verga, di Rosario Fiorello, delle scrittrici Elvira Seminara e Dorothy Parker, del comico Sasà Selvaggio. L'elenco potrebbe proseguire con altri straordinari autori umoristici come Lino Giusti e Antonio Di Stefano con il libro "L'ultimo chiuda la morta".    

domenica 3 luglio 2011

Terza edizione di "Ti tocca anche se ti tocchi"



Gli scrittori hanno tanti sogni. Tra le massime aspirazioni c'è la fascetta. Quando c’è la fascetta è fatta: il libro piace, viene letto, vende. “Ti tocca anche se ti tocchi” ha raggiunto questo nuovo traguardo. Il libro è stato fascettato. La CSA Editrice ha dato alle stampe la terza edizione dell’opera umoristica di Raimondo Moncada, impreziosendola con una fascetta gialla. Non ci sono riportate parolacce, ma c’è scritta in stampatello una orgogliosa constatazione dell'editore Alessandro Labonia nei confronti di una propria creatura editoriale: “TERZA EDIZIONE DEL SUCCESSO DI RAIMONDO MONCADA”. E poi ancora: “TRA LE OPERE PIÙ COMICHE DEGLI ULTIMI ANNI”.

Un libro fortunato che porta fortuna. L’autore ha sempre considerato “Ti tocca anche se ti tocchi” un'opera con poteri talismanici. Il libro cammina da solo e fa camminare anche un blog satirico che gli è stato dedicato.

L’umorista Lino Buscemi così scrive di "Ti tocca anche se ti tocchi" sul quotidiano La Repubblica: “Si tratta di un libro che contiene una satira esilarante su uno degli eventi (la morte) che coinvolge indistintamente tutti gli esseri umani. È un testo, come afferma l' autore Raimondo Moncada, assolutamente da leggere per rallegrare la vita ed esorcizzare, fin quando si può, un accadimento ineludibile. C' è modo e modo di raccontare con spirito allegro un argomento che allegro non è. Le quasi 100 pagine del libro sono piene di sarcasmo e di comicità che mettono a nudo le immancabili ipocrisie ed i falsi comportamenti che emergono, in tutta la loro goffaggine (talvolta inconsapevole) prima, durante e dopo le onoranze funebri”.

L'autore, nelle pieghe umoristiche del racconto, riesce anche a dare spunti di riflessione su quale può essere il fatidico "senso della vita".

Raimondo Moncada ci racconta un aneddoto de questi primi tre anni di esistenza del libro. "Un giorno una giornalista di una tv privata, nel dare notizia del libro, si è messa a ridere in diretta quando ha dovuto le leggere il titolo. Sono di quelle piccole soddisfazioni che da sole ti appagano dopo mesi di fatica".

Il libro “Ti tocca anche se ti tocchi”, che l’autore considera un portafortuna con poteri talismanici può essere richiesto comodamente on-line, ora stesso, da casa, con un semplice clic, senza pensarci due volte, sul sito della CSA Promodis oppure nelle migliori librerie on-line (La Feltrinelli, Ibs, Wuz, Macrolibrarsi, Unilibro ecc.).

Una massima dell’autore: “Se l’ottimismo allunga la vita, il buonumore di “Ti tocca” l’allarga e l’oltrepassa”.

Premi, assegnato il "Self Award" 2011



È Raimondo Moncada il primo vincitore del “Self Award”. Ne dà notizia iliubo nel suo blog. Palpabile l’emozione tra i protagonisti per quello che rappresenta il primo auto premio di umorismo al mondo . L’auto riconoscimento è stato conferito a Raimondo Moncada per meriti. Nel corso di una solenne cerimonia, svoltasi a casa del vincitore, è stato lo stesso presidente della commissione giudicatrice, a consegnare un’artistica targa al vincitore.
Siamo in grado di pubblicare in anteprima la fotografia della storica consegna, immortalata dal fotografo ufficiale con il sistema dell’autoscatto.
È la prima volta in assoluto nei cinque continenti che viene attribuito un premio del genere. L’unico ad avere avuto il coraggio di assegnarlo, è stato lo stesso che lo ha ideato ma anche colui il quale ha bandito il concorso, eseguito la rigorosa selezione tra il candidato e lo ha infine ricevuto. Vincendo la sua proverbiale timidezza, Raimondo Moncada ha accettato il premio conferitogli dalla giuria. Con l’umiltà che gli è propria, Raimondo Moncada si è presentato alla cerimonia ufficiale ed ha ritirato la targa tra gli applausi. “Non ci pensano gli altri, ci penso io stesso”. Questo il laconico commento del primo "Self Award" che ha ringraziato chi lo ha voluto scegliere per l'ambito riconoscimento internazionale. “Se me lo sono aggiudicato, significa che me lo merito”.
Ora che la macchina organizzativa è rodata con l'inaspettato successo della prima edizione, l’organizzazione si è messa al lavoro per il "Self Award" 2012. La selezione si presenta però difficile. Il verdetto, comunque, appare scontato. Raimondo Moncada, con la modestia di sempre, si è candidato a succedere a se stesso: "Mi piacerebbe fare il bis, ma la vedo dura".

lunedì 30 maggio 2011

La lettera di Woody Allen



Ho scritto a Woody Allen. Una lunga lettera. Una bella lettera. L'ho scritta con le mie mani, vergandola di emozioni covate da una vita. Sono rimasto in trepidante attesa per ore, per giorni, per settimane. La risposta, finalmente, come sperato, è arrivata. E' arrivata a me, in persona. Woody mi ha risposto. Sì, proprio. Lui, Woody Allen, il mito, mi ha risposto! Incredibile! Da non crederci! Una risposta lapidaria ma chiara, inequivocabile. Mi ha detto: "Cu sì?"
E' indescrivibile quello che ho provato. L'animo mi si è rivoltato. Woody mi ha risposto in siciliano: "Cu sì?" Cioè chi sei? E' evidente l'intento. Ha voluto chiedermi del mio essere, della mia essenza, della mia intimità. Tutto ciò rimarrà nella storia. Woody Allen in persona, o chi per lui, che trova il tempo di abbandonare libri e film per rispondere a un umile siculo siciliano, indigeno del cuore della sicula Sicilia! Un sogno! Davvero un sogno!

Letture libiche a prova di bomba



La Nato lo bombarda? Lui, il rais, Muhammar Gheddafi, legge e ride! Il colonnello non è affatto scomparso dalla Libia. Evade con la lettura umoristica. La foto che vi mostriamo rappresenta uno straordinario documento. Ci fa vedere un colonnello con gli occhiali inforcati, comodo, che ostenta tranquillità e sicurezza, intento a leggere a voce alta un libro, a farsi quattro risate sotto i baffi e a registrarsi a microfoni aperti per poi risentirsi in cuffia la sera con l'i-pod. Ma come gli aerei della Nato è da settimane che lo braccano in soccorso degli insorti e della popolazione civile, che gli bombardano il quartier generale, che fanno terra bruciata attorno alla sua residenza-comando di Tripoli e lui legge? Ma che legge poi? In mano, si nota, ha il libro dello scrittore mediterraneo Raimondo Moncada "Ti tocca anche se ti tocchi" nella traduzione libica della Csa Editrice. Il rais è così concentrato nella lettura che neanche i bombardamenti sente. E' imperturbabile. Neanche si alza dal suo cuscino, nella sua tenda-bunker, impenetrabile pure ai missili intelligenti di ultima generazione dell'Alleanza Atlantica. Il colonnello sembra sordo. Il boato delle bombe da un orecchio gli entra e dall'altro gli esce. E' troppo concentrato. Colpa, a quanto pare, del libro che sta leggendo. Lo distrae, lo fa evadere e lo fa divertire. Esperti militari e 007 di tutto il mondo stanno studiando l'ambiente raffigurato nella foto e anche il labiale di Gheddafi che non si mostra per niente preoccupato dagli attacchi che gli arrivano da terra e dai cieli e che sembrerebbe anzi dire: E' perché mi debbo preoccupare? Tanto prima o poi tocca a tutti!

Tratto dal blog umoristico di iliubo

sabato 14 maggio 2011

Il Salone del libro che si Tocca



Ci siamo anche noi alla ventiquattresima edizione della prestigiosa Fiera del Libro di Torino. Tra i volumi in bella esposizione c’è ancora una volta il saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada, nella sua terza e richiesta edizione. Fino a lunedì 16, ogni giorno, è possibile recarsi al Lingotto Fiere per un bagno di cultura e di risate.

Per trovare, toccare, sfogliare, leggere, rubare con gli occhi il contenuto di “Ti tocca anche se ti tocchi” dovete recarvi nello stand di "Piazza Italia"
nel Padiglione 1 - E44 F43 area CSA Editrice. Oppure presso lo stand della Regione Calabria nell’Oval – Padiglione Italia, stand X54 area CSA Editrice. Per l’attrazione del Salone Internazionale del Libro di Torino, dal primo giorno di apertura, si segnalano resse in Via Nizza 280. C’è chi fa a spintoni per toccarlo.

Il Salone è la più grande libreria della comunità italofona e dell’intera area culturale del Mediterraneo. Una vetrina dove gli editori piccoli e medi hanno la stessa visibilità dei grandi marchi e dove anche l’editoria locale può farsi conoscere oltre i confini del proprio territorio. Un immenso scaffale nel quale il grande pubblico può incontrare il libro in tutte le sue forme. I titoli più belli e curiosi, i volumi introvabili e le ultime novità, e-book, audiolibri, libri antichi, fumetti, multimedia.
Il Salone è anche un vivace festival internazionale della cultura, con un programma di oltre mille presentazioni editoriali, convegni, appuntamenti, dibattiti, spettacoli e più di 2.000 relatori e ospiti in cinque giorni. Premi Nobel, scrittori, scienziati, filosofi, storici, giornalisti, artisti. Lucide intelligenze del mondo contemporaneo, grandi interrogativi per comprendere le sfide della società in cui viviamo. Un confronto condotto sempre nello spirito del rispetto e del dialogo fra le culture e le idee degli altri.

sabato 30 aprile 2011

Il pericoloso gioco del “Mi piace”


Ma quanto mi piace sto “Mi piace” di Facebook! Mi piace perché è un segno di umana condivisione. Anche se nella vita reale non mi piace - perché sono distratto, perché persone, cose o avvenimenti mi fanno antipatia - nella serenità di Facebook esprimo istintivamente il mio apprezzamento. E poi basta un colpo di clic col mouse. E passi avanti a un altro “Mi piace”: facile, veloce, gratuito. Non c’è limite alla piacevole attività del “Mi piace”. Ti può piacere di tutto, all’infinito: uomini, donne, eventi, frasi, battute, citazioni… anche se non ti piace, te lo fai piacere per forza, come segno di amicizia, di rispetto, di cortesia, di riverenza, di obbligo, di timore, di condizionamento, di schiavitù. Sì, “Mi piace!”, e pigi col mouse anche se non ti piace. Lo fai magari perché è tua moglie, perché è la compagna che vorresti avere, perché è il capo che non vorresti urtare, perché così entri nelle simpatie di attori, cantanti, campioni, enti, organizzazioni. Chi lo saprà mai se è un “Mi piace” onesto, sincero, trasparente, sentito, appassionato, riflettuto, per il quale hai trascorso una settimana di meditazione in un eremo in montagna, in ritiro spirituale?
A forza di “Mi piace” ti puoi far piacere a quella persona che ha sul profilo una foto bellissima che tanto ti fa impazzire: “Quanto sei bona!"
Ti sei innamorato di quella donna, sembra una modella, una star delle pubblicità televisive col sapone che gli schiuma tutto il corpo. Stai una giornata intera a pigiare il pulsantino della manina con il pollice alzato:“Ok, Mi piace!”. E ti fai piacere di tutto: la guerra in Libia, la guerra atomica, battute cretine, citazioni incomprensibili, cibi indigesti, i rifiuti sparsi in ogni dove nella tua città, il depuratore che non funziona e le fogne che riversano i rifiuti solidi umani nel mare dove solitamente vai a fare il bagno. Ti piace così tanto che alla fotografia dai pure un appuntamento. Quel giorno sospirato, quel giorno tanto atteso, ti sorride, ti viene incontro, sei a dieci, a cinque, a un metro di distanza da lei… va per abbracciarti, per porgerti le labbra, per baciarti e tu improvvisamente tiri avanti, indifferente. La persona che si è presentata davanti ai tuoi occhi, non è proprio quella della foto del profilo Facebook. Ci somigliava lontanamente… forse non ci somigliava per niente. Un furto di identità! Ritorni a casa. Ti rimetti di nuovo davanti al computer. Ti prometti che non cascherai più nello stesso errore. Ma poi ti lasci prendere la mano, anzi il dito. E ricominci il gioco del “Mi piace” sperando che, alla fine, ti piaccia davvero.

mercoledì 20 aprile 2011

La fortuna porta fortuna


Fortuna e sfortuna. Buona sorte e sfiga. Alcune persone nascono sotto una buona stella, altre sembrano perseguitate da continue disgrazie. Perché? Perché il mondo è spaccato in due tra sorridenti e musoni, tra ottimisti e pessimisti, tra chi ha tanto e chi niente, tra chi viene alluvionato continuamente da ricchezze e chi invece viene travolto da terribili tzunami? Alcune risposte le ho trovate nel libro “Fattore fortuna“ del mago psicologo Richard Wiseman.
Un consiglio: leggetelo!
Giusto per cominciare, il libro inizia con due citazioni che risalgono a secoli addietro, prima della notte dei tempi. Rendono bene l’idea sulla differenza netta tra chi è baciato dalla dea bendata e chi invece è sputato dalla dea sbinturata.

Dice un detto yiddish:
Se un uomo vendesse ombrelli, cesserebbe di piovere; se vendesse candele, il sole non tramonterebbe mai e, se fabbricasse bare, la gente smetterebbe di morire.

Dice un proverbio arabo:
Buttate in mare un uomo fortunato e tornerà a galla con un pesce in bocca.

giovedì 14 aprile 2011

Farsi e rifarsi, voglia di cambiamento


Ho deciso di rifarmi i capelli, la fronte, il naso, gli occhi, la bocca, il mento, le orecchie, gli zigomi... Mi lascio solo le borse perché, da quando si pagano al supermercato, mi servono per fare la spesa.

Chirurgia estatica... aspettami!

venerdì 8 aprile 2011

Il Siciliano Lingua Ufficiale Siciliana

Mi hanno fatto vergognare perché da piccolo parlavo la lingua siciliana. Adesso la Commissione Cultura dell'Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un disegno di legge per studiare e parlare l'antico idioma a scuola. Matri! Matri! Matri! Vorrei ritornar bambino ed esaltarmi nella mia lingua madre, espressione del sentimento, estensione del mio essere! Ma mi chiedo: non ci potevano pensare prima, quando ero piccolo e già possedevo, padroneggiavo, cantavo, poetavo, litigavo, amavo in lingua siciliana? Ora che parlo, scrivo, mi esprimo, dico parolacce in italiano dovrò di nuovo resettarmi e ricominciare da capo.

E che debbo fare? La lingua è l'anima di un popolo e non possiamo lasciarla morire. Diceva il grande poeta siciliano Ignazio Buttitta nella lirica "Lingua e dialettu": Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. Diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d’iddi.



Il disegno di legge è stato proposto dal parlamentare Nicola D’Agostino.

L’iniziativa ha spaccato professori, intellettuali, scrittori. C’è chi si è dichiarato favorevole e chi contrario. I critici parlano di un processo di leghizzazione, in contrasto con il valore di una lingua comune, l’italiano, che ha unito il paese. I favorevoli parlano di un dovuto tributo alla storia, alla letteratura, alle tradizioni, alla lingua (e non al dialetto) della Sicilia.

“Si tratta - ha commentato Nicola D’Agostino - di un grande risultato, che sancisce nell’ambito di applicazione delle leggi nazionali, l’autonomia scolastica della nostra isola prevedendo l’insegnamento della lingua siciliana nelle nostre scuole. Un passo avanti verso il compimento dell’autonomia nel recupero della tradizione culturale. Un ringraziamento alla commissione che ha approvato all’unanimità il provvedimento e a tutti i partiti che hanno accolto senza partigianeria per quella che è: una legge a costo zero per la Regione che intende consentire alle future generazioni di avere una migliore conoscenza della nostra storia e consapevolezza del perché dei nostri ritardi e del potenziale economico e sociale".

L'assessore regionale per l'Istruzione e la Formazione professionale, Mario Centorrino, ha salutato con favore il voto della Commissione Cultura dell’Ars. "L'opportuno e tempestivo disegno di legge – ha dichiarato Centorrino - istituzionalizza, ed era più che mai necessario, programmi formativi già svolti in gran parte delle scuole dell'isola ed elaborati in risposta a precise linee guida elaborate da quest'assessorato con l'apporto di esperti del tema. Si viene così a realizzare, sotto un profilo legislativo, uno dei punti programmatici della politica scolastica di questo assessorato nel contesto dell'azione riformatrice del governo Lombardo. Il modulo D'Agostino, infatti, non riguarda, se non all'interno di una narrazione più complessa, l'insegnamento del dialetto, ma piuttosto quello della storia della Sicilia, della sua letteratura, della sua lingua". "Inoltre - ha sottolineato l'assessore - sarà presto integrato dalla proposta di altri moduli didattici così da completare il 'pacchetto' affidato dalla legge Moratti sull'autonomia della Regione. Le ipotesi sulle quali si sta lavorando sono il rafforzamento della conoscenza delle lingue straniere e dei saperi scientifici. Sempre che questo non appaia a critici intransigenti un ulteriore espandersi in Sicilia della filosofia leghista, come un'imitazione di seconda mano. Sia il modulo D'Agostino che il 'pacchetto' in via di definizione, godranno della migliore consulenza possibile nella fase di implementazione e sperimentazione: quella dei presidi e docenti, il vero 'oro nero' della Regione siciliana, quotidianamente impegnati tra mille criticità in un'azione formativa continua, efficace, appassionata".

Ecco il testo integrale del disegno di legge

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1 Insegnamento della storia della Sicilia e dell’identità siciliana nelle scuole
1. La Regione Siciliana riconosce il valore culturale e didattico della conoscenza della Storia della Sicilia e dell’identità siciliana e ne promuove l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado.
2. All'insegnamento delle materie di cui al comma 1 è riservato un modulo didattico di due ore settimanali da proporre sia con lezioni frontali sia con attività di laboratorio ed attività sperimentali all’interno dei piani obbligatori di studio, in accordo con la normativa nazionale ed ai sensi della Legge 53/2003.

Art. 2 Provvedimenti Attuativi
1. L'Assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale, con proprio decreto, da emanarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, adotta i provvedimenti attuativi della presente legge.
2. I moduli didattici dovranno tener conto della storia della Sicilia dalle sue origini sino ai tempi odierni, con approfondimenti critici e confronti fra le varie epoche e dominazioni, sull’avanzamento sociale, economico e culturale del popolo siciliano. In particolare, si dovrà tener conto della posizione della storiografia dall’Unità d’Italia fino alla fine del XX secolo, utile ad acquisire una conoscenza più completa e critica del periodo, anche attraverso uno studio approfondito dello Statuto della Regione siciliana.

Art. 3 Copertura finanziaria
1. Agli oneri finanziari derivanti dall'applicazione della presente legge si provvede a decorrere dall'esercizio finanziario corrente con gli stanziamenti che sono individuati nella competente unità previsionale del bilancio regionale relativa al funzionamento delle Scuole e alle attività didattiche.

Art. 4 Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

martedì 1 marzo 2011

A me piace il baccalà, anche se mi fa schifo


C'è chi crede alle pere e chi alle mele. C'è chi difende le albicocche perché sono più buone delle pere, così come è facilmente dimostrabile. C'è chi è disposto a sacrificare tutto se stesso per le mele che sono più buone delle pere e delle albicocche messe insieme, così come da analisi scientifiche. Ma un giorno verrà la banana che sbaraglierà ogni concorrenza. La banana è pur sempre la banana! Lo dice la scienza. Non si può non tifare per la banana, anche se ci sarà sempre qualcuno che si offrirà tutto a un figlio prediletto del mare: al baccalà! E sfido chiunque a non tifare per il baccalà! Il baccalà è pur sempre il baccalà! Ed io sto con il baccalà! Anche se mi piace la mela, la pera e l'albicocca. E il baccalà non l’ho assaggiato mai in vita mia. Mi fa impressione! Pur non conoscendo il gusto, lo stoccafisso mi fa schifo a priori e a prescindere. Il solo pensiero dell’odore mi provoca nausea. Insopportabile!

lunedì 28 febbraio 2011

La salute dalle grasse risate


Ridere sulla morte è il miglior modo per vivere meglio, per non avere più paura di un evento che prima o poi, comunque, toccherà a tutti. Lo ha detto l’umorista Antonio Di Stefano presentando assieme allo scrittore Lino Buscemi, ieri sera ad Agrigento, il libro “Signor giudice, mi sento tra l’anguria e il martello”. “Usare l’arma della risata– ha detto Lino Buscemi – è uno dei modi più micidiali per fare seriamente antimafia!”. Il libro, edito dalla Navarra Editore di Palermo, è stato presentato al Caffè Letterario de Nel Cerchio Caos, a pochi metri dalla Casa natale di Luigi Pirandello. L’iniziativa ha registrato il tutto esaurito con un pubblico che si è divertito da morire e che, alla fine, non ha lasciato neanche una copia una al povero venditore.
Ridere non è solo la migliore arma per contrastare fenomeni come quello socio-culturale della mafia. Ridere è la miglior medicina naturale e a costo zero in possesso degli uomini. Solo che non ce ne rendiamo conto. Preferiamo andare dai migliori specialisti medici, pagare fior di onorari per visite, uscire alleggeriti da cliniche e studi medici, fermarci in farmacia, svuotare dalle ultime banconote il portafogli e caricarci di medicine che potrebbero essere sostituite, in molti casi, da una sana, salutare gratuita risata. Meglio se grassa che fa più bene!

domenica 20 febbraio 2011

Il genio siculo-italico fa grande Londra


Londra parla italiano e siciliano. E bene! Il grattacielo più alto d’Europa, The Shard, 310 metri, 87 piani, in fase di costruzione nel cuore della multilingue metropoli inglese, è opera del grande architetto Renzo Piano: Made in Italy! A The Shard, a quello che è diventato il simbolo della rinascita finanziaria e culturale di Londra, due giornali britannici, il Financial Time e il Daily Telegraph, hanno dedicato una pagina intera così come oggi il nostro quotidiano La Repubblica.
L'Italia inglese non è solo il mitico Renzo Piano.
C’è ancora la mano di altri professionisti e artisti italiani nella realizzazione di altre importanti nuove opere, in una nazione che ha fatto del multiculturalismo e del contributo internazionale il suo punto di forza. Giovani che hanno lasciato la propria terra per vivere e affermarsi in quei luoghi del mondo che accolgono a braccia aperte il genio straniero.


Altri due giornali londinesi, The Guardian e The Telegraph si sono occupati sia nella edizione cartacea che in quella on-line del nuovo avveniristico stadio di Tottenham. Il progetto è curato dalla KSS Group - Creative Architecture and Design, uno studio di architettura con sede a Londra a James Street. Un grande studio di architettura che opera in tutto il mondo. Al gruppo di progettazione del nuovo stadio di Tottenham lavora anche un giovane architetto italiano, studi alla Facoltà di Architettura di Palermo, originario della sicula Sicilia, da quella Agrigento che in tanti decenni si è dimostrata fucina di grandi talenti in tanti settori: Filosofia, Letteratura, Teatro, Arte, Architettura. Il suo nome è Federico Moncada. Ed è mio fratello.

Raimondo Moncada




Ecco il progetto del nuovo stadio di Tottenham













Link utili



Io in missione a Londra

















Nelle prime due foto in alto:

- l'architetto Federico Moncada
- la premiata ditta Raimondo e Federico Mondaca nella sede della KSS Group

lunedì 14 febbraio 2011

Celia d’amore


Amore è anche dire alla propria amata: chi sei?
Amore è anche dimenticarsi del giorno di San Valentino.
Amore è anche guardare l’amato o l’amata e spaventarsi.
Amore è anche fuggire a gambe levate dal proprio partner e sparire.
Amore è anche non farsi puntualmente trovare il giorno del matrimonio.
Amore è anche regalare un mazzo di fiori e notare che erano quelli del funerale di una settimana prima.
Amore è anche aprire il bigliettino d'amore di un dolce bacio e trovarci la scritta: riprova, sarai più fortunato!
Amore è anche gioia, divertimento, scherzo, complicità, non prendersi troppo sul serio,
perché l’amore non vive solo di amore.
Ma senza l'amore non si vive e neanche si sopravvive.

Raimondo Moncada

venerdì 11 febbraio 2011

Festa nazionale l''intero mese di marzo


Vibrate proteste per la decisione di celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia con una festa nazionale fissata solo per il 17 marzo: "Anticipiamola al 15 marzo che fa il compleanno Raimondo Moncada!"
Si preparano le mobilitazioni di piazza, gli scioperi generali, le giornate di collera per convincere il governo nazionale a cambiare la data. “O il 15 o non se ne fa niente”. La folla inferocita attende solo un solenne “Obbedisco” per cancellare le iniziative di protesta già programmate in tutta Italia, dal Marranzano ai Reni.
Non ci vuole niente a chiudere un occhio. Con uno sforzo se ne possono chiudere anche due. "Siamo d’accordo", dicono i più esagitati. Il 17 marzo è una data simbolo per l’Italia Unita. Quel giorno del 1861 a Palazzo Carignano, allora nuova sede del parlamento italiano a Torino, venne proclamato il Regno d'Italia e Vittorio Emanuele II divenne il primo re d'Italia.
Ma il 15 marzo 1967, a 105 anni e 363 giorni di distanza, da un’altra più importante unità venne alla luce lo scrittore Raimondo Moncada, in un appartamento in affitto sopra l’unico panificio di Via Verdi, ad Agrigento. Altro che Garibaldi e i Mille! a cui Moncada ha dedicato un recente irriguardoso lavoro.
La proposta è dunque questa.
Martedì 15 marzo dovrà essere festa nazionale per celebrare il compleanno di Raimondo Moncada; giovedì 17 marzo sarà festa italiana per celebrare l’Unità della nazione; mercoledì 16 marzo si rispetterà il ponte per unire simbolicamente le due date; lunedì 14 marzo, un altro ponte per unire simbolicamente la sacra domenica alla festa di compleanno; ed infine venerdì 18 marzo, per non lasciarlo solo o, come diceva mio nonno, “spariggio”, si autoproclamerà ponte naturale. Ma a questo punto, perché non proclamare l’intiero mese di marzo festa dell'intiero popolo italiano?
Una mese, dunque, di grandi festeggiamenti per unire gli italiani con uffici chiusi, attività commerciali inattive, scuole in vacanza, strade interdette. Uniche attività consentite per legge: dormire fino a tarda ora, passeggiare a mare o in montagna, giocare a carte, a calcio, in bicicletta, alla play station ecc.

venerdì 14 gennaio 2011

Book trailer di "Ti tocca anche se ti tocchi"

È un libro assolutamente da leggere, per morire da ridere! "Ti tocca anche se ti tocchi" di Raimondo Moncada è un'esilarante satira su uno degli eventi più democratici del mondo. È uno spruzzo di vita! Ecco, di seguito, uno dei Book Trailer, con le immagini del film Babbaluci, scritto e diretto dallo stesso autore.





Scrive l'umorista Lino Buscemi nella sua recensione su Repubblica di "Ti tocca anche se ti tocchi": "C' è modo e modo di raccontare con spirito allegro un argomento che allegro non è. Le quasi 100 pagine del libro sono piene di sarcasmo e di comicità che mettono a nudo le immancabili ipocrisie ed i falsi comportamenti che emergono, in tutta la loro goffaggine (talvolta inconsapevole) prima, durante e dopo le onoranze funebri. Cosa c' è di più comico nel dire agli afflitti familiari di una persona morta per il diabete: «Che vita amara che ha avuto!», oppure «quanto ci mancherà la sua dolcezza!». Se poi il defunto è un grande invalido privo di braccia sembra quasi provocatorio riferire ai doloranti parenti che: «Non se ne stava mai con le mani in mano!» e, soprattutto, che era sua abitudine «dare una mano a tutti» e accogliere «tutti a braccia aperte». C' è dell'altro ma non vogliamo privarvi di gustare fino in fondo un testo scritto da un uomo che ama l'arte, la musica, la scrittura e quindi... la vita. Alla faccia dei menagramo".

sabato 8 gennaio 2011

La nuova guerra testicolare


La tecnologia bellica fa passi da gigante e arriva ad armare anche le pupille dei nani. Lo sguardo adesso uccide per davvero. Una mala taliata e sei morto stecchito!
Le strade della morte sono infinite, dice Raimondo Moncada autore del best seller umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”. Prima si uccideva con la fionda prendendo la mira con lo sguardo, adesso si ammazza prendendo solo la mira. Incredibile.
La notizia l'apprendiamo dall'Agenzia di Stampa Italiana Ansa.
I piloti della Raf, la Royal Air Force, l’aviazione inglese, hanno a disposizione un nuovo tipo di casco volante che permette di far fuoco usando gli occhi: basta “puntare” lo sguardo sul bersaglio, proiettato dal computer sulla visiera-monitor, e il gioco è fatto: l’obiettivo è annichilito!
Il casco della morte, sviluppato dalla britannica Bae, ha un modico costo di 250mila sterline ed è usato sui Typhoon della Raf. Può colpire un aereo nemico in tutte le posizioni, anche quelle del Kamasutra, purché sia nella visuale del pilota. “Di solito - spiega al Sun il pilota Mark Bowman - bisogna posizionarsi dietro a un aereo per poterlo colpire. Con questo casco posso invece comandare le armi con la testa. È la fine del combattimento aereo tradizionale”.
Nel terzo millennio, come è stato prefigurato in “Ti tocca anche se ti tocchi”, si farà guerra testicolando.

Fonte: http://www.titoccaanchesetitocchi.blogspot.com/
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