domenica 21 novembre 2010

Gli omonimi Raimondo Moncada


Mi taggano su facebook. Mi fanno gli auguri. La stessa mia moglie mi fa i complimenti. Mi inviano messaggini: "Sei diventato importante!" Mi arrivano i “google alert” quando gioca in casa la Fortitudo Agrigento. Mi girano foto che non mi appartengono. Ma non sono io! Non sono io! O meglio, conviene spiegare bene: non sono io il Raimondo Moncada a cui hanno dedicato il nuovo e bellissimo Palatenda di Porto Empedocle, costruito dalla Moncada Energy Group dell’imprenditore Salvatore Moncada, ed inaugurato lo scorso primo ottobre 2010. L’avveniristico impianto sportivo è dedicato solo a un mio omonimo, padre dell’imprenditore che lo ha realizzato.
Omonimi, ma non anonimi! Indirettamente, mio malgrado, ho rubato a un altro una popolarità che non mi appartiene. Brillo di luce mia e di luce riflessa! E non c'è solo il padre dell'imprenditore Salvatore Moncada che si chiama come me. Ho scoperto, con mia grande sorpresa, che sulla terra ce ne sono tanti altri di miei omonimi. E meno male che sono cresciuto credendo di essere il solo e unico Raimondo Moncada!
Modestia universale!
Si vede che tutti i Raimondo Moncada di Agrigento, di Sicilia, d’Italia e del mondo, presa coscienza della loro corale esistenza, uniranno le loro luci e brilleranno di una luce comune, moltiplicata!
"Raimondo Moncada unitevi!"
Rimanendo sempre voi stessi, evitando di avere crisi di identità da errato taggamento.
“Io sono Raimondo Moncada me stesso, tu sei Raimondo Moncada te stesso”.

Ritornando a Porto Empedocle, la splendida struttura polivalente è ricavata all’interno dell’area dell’ex Montedison bonificata dallo stesso gruppo Moncada Energy. Il gioiellino di tecnologia è capace di contenere 2.500 persone. Il palasport, oltre ad ospitare gli incontri casalinghi della Fortitudo Basket Agrigento, di cui è presidente lo stesso Salvatore Moncada, è dotato di una serie di strutture collaterali come un ostello per i giovani atleti.
Un centro sportivo all’avanguardia di cui andare fieri.

Nella foto, tratta dal portale di informazione AgrigentoFlash, il bellissimo palatenda “Raimondo Moncada”.

Raimondo Moncada (io!)

mercoledì 10 novembre 2010

Milionaria al Lotto con la morte


La morte porta anche fortuna. Ma per vincere e soprattutto stravincere certe cifre ci vuole pure tanto culo! E' una verità incontrovertibile riportata, tra le tante, nel saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada edito dalla Csa Edizioni.
Una donna, pensionata di 66 anni di Fossano, in provincia di Cuneo, puntando al gioco del Lotto appena sei euro ha portato a casa un bottino non indifferente di un milione e 151 mila euro. Più della misera pensione. Come ha fatto? Semplice. Il trucco è bello e spiegato. La giocatrice ha pensato bene di rivolgersi direttamente ai propri defunti. Ma non all’aldilà, al mondo etereo. La donna si è rivolta all’aldiqua. Sono stati loro, i morti, a dare i numeri ed i numeri vincenti. L’ispirazione, la giovanissima pensionata l’ha avuta al cimitero, visitando le tombe dei propri cari. Nel silenzio religioso contemplativo, ha avuto l’imbeccata. Giocaci! Giocaci! Giocaci! I morti davano i numeri. Giocaci! Giocaci! Giocaci! La donna ha meditato a lungo sulle date di nascita e di morte incise sulle lapidi ed ha appuntato cinque numeri precisi, Nè uno di più né uno di meno. Lasciato il cimitero della vittoria, si è diretta in paese per andare a giocare i numeri al Lotto, nella ricevitoria di Pinuccia Rolfo di via Garibaldi. Ha puntato 2 euro sul terno, 2 sulla quaterna e 2 sulla cinquina. Per la tombola, purtroppo, non le sono rimasti spiccioli. I numeri dei morti sono usciti tutti, uno di seguito all’altro, sulla ruota di Milano. Sembravano telecomandati. I numeri della fortuna sono stati 9, 59, 60, 69 e 89. La vincitrice ha centrato dieci terni, cinque quaterne e una cinquina. E' stata sfortunata per la tombola. Se l'avesse giocata, avrebbe vinto anche quella sbancando lo Stato.
La Lottomatica ha affermato che siamo in presenza della più alta vincita mai avvenuta con il gioco del lotto in provincia di Cuneo
La dea bendata ha baciato una pensionata, sfortunata nella pensiona ma molto ma molto fortunata nel gioco. Ci chiediamo: che ne farà di tutti questi soldi? Non lo sappiamo. Ma registriamo una becera caccia a conoscere l’identità della vincitrice, con la diffusione degli identikit. I cacciatori stanno facendo il possibile per rintracciare la preda, prima che il ministro del Turismo Michela Vittorio Brambilla dia seguito al suo annuncio di abolire la caccia definita “una pratica non solo crudele ma anche pericolosa”.
Intanto, in tutta Italia si registra un aumento esponenziale dei visitatori dei cimiteri e delle vendite di taccuini per appunti e penne nei negozi di cancelleria. Si registra anche un aumento di giocate al Lotto con date di morte. E si registra anche un aumento di lapidi rotte nei camposanti e un aumento di arresti di gente che si è rovinata giocando fortune al Lotto puntando con i numeri delle date di morte dei propri defunti, gente che dopo aver perso tutto al gioco si è vendicata distruggendo le lapidi con i numeri perdenti giocati.

Fonte. http://www.titoccaanchesetitocchi.blogspot.com/

lunedì 8 novembre 2010

Evviva! L'umanità e il mondo vivono


Il mondo ad oggi è vivo. L’umanità ad oggi è viva. L’uomo mette ancora piede sulla terra. Gli animali gli fanno compagnia. Il sole sorge e tramonta, riscaldando l’aria e accendendo i giorni. La luna spunta sempre, seguendo il suo ciclo naturale: da spicchio a luna piena e da luna piena a spicchio fino a scomparire apparentemente alla vista degli uomini. Le stelle splendono ancora nel cielo. L’uomo con la sua scienza penetra sempre di più l’universo scoprendo nuovi mondi con telescopi sempre più potenti e con navicelle spaziali che si fanno sempre di più intelligenti. C’è aria, c’è acqua, c’è cibo. C’è tanto sapere a portata di mano e di mouse. Chi vuole farsi una cultura, chi vuole informarsi basta che entri in una biblioteca o vada su internet e navigare nello scibile umano, districandosi tra le conquiste raggiunte in ogni campo dalla mente umana.

La vita dell’uomo di oggi ha più possibilità di confort: acqua calda, aria condizionata, aria forzata, aria calda, automobili, motociclette, aeroplani, ascensori, sedute ergonomiche, abbigliamento e calzature impermeabili, vestiti imbottiti, indumenti ignifughi, creme contro le scottature, bagni, docce, idromassaggi, cellulari, I-Pod, radio, tv ecc. La vita dell’uomo di oggi è più sicura: sanità pubblica, ospedali pubblici, medico di famiglia, medici specialisti, centri medici specialistici, ricerca avanzata contro ogni tipo di malattia, diagnostica ultratecnologica, medicine di ultima generazione, terapie moderne, attività scientifica di prevenzione contro le malattie, pubblica sicurezza, protezione civile, forze dell’ordine, forze armate, sistemi di allarme, cellulari, sistemi di comunicazione. L’uomo di oggi ha più possibilità di divertirsi, di svagarsi di gioire con: viaggi organizzati, crociere, settimane bianche, vacanze al mare, vacanze in montagna, villaggi turistici, cinema, teatro, programmi televisivi, libri, fumetti, internet, social network. L’uomo di oggi può anche raggiungere l’autorealizzazione e la felicità con niente, con il vuoto, con il silenzio interiore, così come ci insegnano tanti maestri illuminati dell’oriente e tanti uomini come San Francesco dediti alla semplicità, al semplice contatto con la natura divina. Siamo in grado di gioiere con tanto così come abbiamo la possibilità di gioire solo con noi stessi.
Il cielo è sempre azzurro
le nuvole sono sempre bianche
l'erba è sempre verde
la pioggia cade sempre
l'uomo ama sempre
l'umanità si rinnova in continuazione
il mondo si ripopola che è una bellezza
Si nasce, si cresce e si da spazio ad altri
con le nuove generazioni che salgono sulle spalle della storia
per progredire, per andare avanti, per raggiungere...

domenica 7 novembre 2010

Youtube, i video con e di Ramondo Moncada

Teatro dell'Addolorata in delirio, Raimondo Moncada spopola


Libertà di espressione, senza censure e omissioni
 

"Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas", il mistero che si allunga



Lo speciale della tv Rmk di Sciacca sulle opere di Raimondo Moncada.










Il trailerone del film “Babbaluci” scritto e diretto da Raimondo Moncada




“Libertà”, canto per una Sicilia libera, composto da Raimondo Moncada




Lo spot televisivo del libro “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada




Raimondo Moncada interpreta "Padre mio" dalla “Via Crucis” del poeta Mario Luzi




Raimondo Moncada interpreta "Ncuntravu u Signuri" del poeta Ignazio Buttitta




Videopoesia “Questo amore” di Jacques Prévert con la voce di Raimondo Moncada

Speciale Rmk con Raimondo Moncada

La prima presentazione televisiva del saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” e su Rmk, Teleradio Monte Kronio di Sciacca. Raimondo Moncada è intervistato dal giornalista Calogero Parlapiano. Nel corso dello speciale di Rmk, dai toni scherzosi e divertiti, Raimondo Moncada non parla soltanto di “Ti tocca” ma anche delle altre opere che nel corso degli anni ha scritto: le commedie satiriche “Odissea: Ulissi i froci e ‘na troia” e “Il peccato di Eva” e il film “Babbaluci”, tratto da “Ti tocca anche se ti tocchi”. Lo speciale di Calogero Parlapiano, inserito su Youtube, è diviso in quattro parti. Eccole.








sabato 6 novembre 2010

La mia pazza pazza radio


La mia folle radio. È il titolo del pezzo scritto per “Ideeradio”, un interessante progetto di Francesco Anzalone per Articolo 21 che contiene a 360 gradi e oltre riflessioni sulla radio di ieri, di oggi e di domani. Il 5 marzo 2008 è stata pubblicata la rievocazione di una esperienza indimenticabile, di una trasmissione sperimentale, folle, senza né capo né coda, assolutamente spontanea, libera, permessa grazie alle porte aperte di una radio di Agrigento che, venti anni fa piccolina, oggi è diventata grande: Radio Vela.
Eccola, così per come è stata partorita e pubblicata.

Nel mio piccolo mi sono sentito Fiorello, il Grande Fiorello. Ma non solo. Mi sono sentito tutti quei Fiorello che hanno fatto e fanno radio libera, sperimentando giorno dopo giorno senza catene.
È una radio che mi manca. Mi mancano quei momenti di assoluta, sfrenata, sana follia quotidiana che mi hanno consentito di conoscermi di più e di riscoprirmi divinamente creativo e ricco in un universo immateriale incredibilmente sconfinato.
Siamo nei primi anni Novanta. La location è Agrigento, la città della Valle dei Templi, attorno a cui è nato il genio e la sregolatezza di personaggi come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri (mi verrebbe da aggiungere il mio nome, ma c’è tempo!).
Le frequenze che hanno ospitato il mio “programma senza programma” sono state quelle di Radio Vela, radio locale che nel corso degli anni ha fatto passi polifemici fino a confezionare lo scoppiettante e divertente “92100 una città di matti” di Riccardo Gaz.
L’emittente, negli anni di mia permanenza, era ancora a gestione privatamente familiare e trasmetteva da una piccola casa popolare edificata in esili elementi prefabbricati in contrada Cugno Vela, a Villaseta, frazione di Agrigento, a un tiro di schioppo dal Caos, luogo di grandi suggestioni dove non a caso ebbe i natali Pirandello. A Radio Vela mi sono ritagliato uno spazio creativo quotidiano all’interno di un palinsesto musicale dove spiccava la decennale bravura di Fabio Fabiano, fraterno amico che con me aveva già condiviso la spensierata esperienza di Rta (Radio Trasmissioni Agrigento), oggi solo un lontanissimo ricordo. Chiuso in una stanza, per niente insonorizzata ed ecologicamente aperta alla natura circostante, occupavo un’ora e mezzo di etere con storie, battute, canzoni, personaggi inventati sul momento. Creavo dal nulla. Non c’era niente di preparato. Non c’erano autori che mi suggerivano un copione da seguire. La sfida era uscire dai canoni della tradizione locale, rompere gli schemi della classica trasmissione da dj (“ecco a voi il brano di…”), dare libero sfogo alla follia creativa, rompere le gabbie mentali, dare sostanza al mio vissuto, dare voce alla mia voce, oltrepassare i limiti temporali, sorprendere.
Tutto questo lo facevo facendomi chiamare Capitan Fracassa.
Alzavo la voce per farmi sentire dagli altri e dalla parte più profonda di me stesso. Entravo nella filodiffusione degli stabilimenti balneari e nei supermercati. Invitavo scherzosamente bagnanti e consumatori a seguirmi in imprevedibili evoluzioni radiofoniche. Ogni giorno era una nuova sfida. Ogni giorno era diverso. Ogni giorno sperimentavo percorsi nuovi. Utilizzavo il programma radiofonico come un laboratorio aperto per sviluppare (direbbero i più esperti) la parte destra del mio cervello. Inventavo, fantasticavo liberamente, senza farmi bloccare dai freni e dai condizionamenti interiori ed esteriori. Non mi interessava il risultato. Non mi interessava se ero bravo, se ero bello, se avevo una bella voce, se ero intelligente, se ero colto, se somigliavo a Pippo Baudo o a Roberto Benigni. Non mi interessava l’audience. Mi interessava il viaggio, la libertà, la scoperta. Per intrattenermi e intrattenere col sorriso.
Partivo da un assunto: dal niente anche io potevo creare qualcosa.
Nello studio della radio ero solo in compagnia di un microfono, un mixer, due lettori cd, una collezione di dischi. Non volevo nessuno tra le scatole a osservare o ad assistermi. Nessuno doveva vedere. Chi aveva la curiosità doveva solo accendere la radio, sintonizzarsi sui 95,6 e ascoltare partecipando. Lo studio (siamo sempre dentro una stanza prefabbricata) lo utilizzavo come un palcoscenico teatrale per improvvisare su tutto con leggerezza e allegria.
Non sembravo io! Mi dicevano.
Avvolto dal mistero, raccontavo di entusiasmanti viaggi in alto mare, cantavo liberamente su basi musicali, mi lanciavo in monologhi su temi politici e di costume, ballavo, suscitavo il coinvolgimento dei cinque sensi, utilizzavo le varie tonalità del sentimento, impiegavo il corpo per dare vitalità alla voce.
È stata un’attività a tutto tondo, esaltante, catartica, di grande crescita, senza alcun fine utilitario. Mi appassionava, mi stimolava, mi sorprendeva l’imprevedibilità.
Un giorno ho staccato bruscamente ponendo fine a un’esperienza che solo con questo ricordo, per la prima volta, definisco nei suoi contorni.
I proprietari di Radio Vela e alcuni amici, a distanza di circa quindici anni, mi ricordano con gioia quel programma chiedendomi di riprendere di nuovo per mano Capitan Fracassa. Da allora non faccio più radio ed è come se mi mancasse qualcosa. Forse perché ho troppo legato la radio alla mia stessa vita o almeno a una fase importante di essa. Ho sfruttato questa grandissima opportunità per scoprire il potere travolgente della creatività.
La mia è stata una radio esistenziale. Le stesse forti emozioni non ho provato nelle tv locali dove ho avuto la possibilità di apprendere il mestiere del giornalista occupandomi, questa volta, di cose serie.
Capitan Fracassa, comunque, non è morto. E’ ritornato con prepotenza qualche anno fa. Per farsi sentire, mi ha dirottato sulla scrittura creativa spingendomi a fondare il blog di “iliubo” e a comporre opere satiriche e saggi umoristici come “Odissea: Ulissi, i froci e ‘na troia” (una roba “vastasa” che ho rappresentato a teatro nel 2004), “Il Peccato di Eva” (che vorrei mettere in scena solo se trovassi un Padreterno in crisi di identità!) e “Ti tocca anche se ti tocchi” (che sto limando per lanciarmi alla ricerca di un editore folle, una sorta di Capitan Fracassa dell’editoria italiana!).

5 marzo 2008
Raimondo Moncada

venerdì 5 novembre 2010

Cercatori di pelo nell’uovo


Cerchiamo troppo l’ombra e non la luce. Cerchiamo troppo spesso il pelo nell’uovo e nelle frittate. Vediamo solo la pagliuzza nell’occhio degli altri e non vediamo la trave e il palo conficcati nei nostri bulbi oculari. È un’epoca strana, di conquiste incredibili, ma in cui puntiamo sempre di più la nostra attenzione, le nostre migliori energie troppo sul male. È andata a finire che siamo diventati dei poli negativi capaci solo di vedere solo i peli e non più l'uovo. E' andata a finire che siamo diventati esperti, nella nostra riconosciuta scienza e supercapacità, di criticologia:
Questo non va bene! Quest’altro non ne parliamo! E perché è stato fatto così! E perché è stato fatto cosà! E si poteva fare diversamente! E' evidente che sei un incapace! Sei un inefficiente! Sei brutto! Sei un mostro! Sei da buttare!
È come se esistesse al mondo solo il negativo, il marcio, il buio, il nero, l’oscurità. Apri un giornale e ci sono terremoti, stragi, omicidi, casi di pedofilia, abusi, stragi, attentati terroristici, la crisi dell’economia, la perdita di posti di lavoro, lo zio che ha strangolato la nipote, il prete pedofilo, il politico che ha preso la tangente, la mafia che estorce e che comanda e che uccide.
Sembra non esserci via di scampo. Dove ti giri ti giri c’è solo e sempre il male che si amplifica, che ti entra da ogni parte delle orecchie, che ti penetra, che ti stupra l’animo. Accendi la tv ed è la stessa litania: gli italiani amano la cronaca nera! e la televisione si adegua arrivando fra poco a intervistare il morto con un inviato speciale nell'aldilà. Accendi la radio idem con patate, con le voci delle vittime che parlano dei carnefici e i carnefici che spiegano come hanno ammazzato nei minimi particolari, sollecitati a utilizzare un linguaggio semplice per essere compresi anche dai bambini.
Ci stiamo deformando il cervello, ci stiamo deformando la visione, ci stiamo deformando la percezione. Ci balena l'intuizione di vivere in una società che è diventata o sta diventando depressa, bombardati da un sistema della comunicazione onnisciente, onnipresente, onnipotente. E quando si è depressi si vede tutto nero, si pensa tutto nero, si riflette tutto nero, si ragiona tutto nero. I colori brillanti dell’arcobaleno, nella quiete dopo la tempesta, quasi non li notiamo più nel cielo. Siamo troppo concentrati a vedere le nuvole nere, ad attendere le previsioni meteorologiche dei prossimi uragani per tralasciare l'azzurro cielo, per tralasciare l’arcobaleno che riteniamo un fenomeno infantile, una perdita di tempo. Pensiamo, invece, che il cielo non è azzurro ma pieno di smog, frastornato di rumori del traffico. E pensiamo facendoci distrarre dalla rilassante musica dell’I-pod sparata a tutto volume nei timpani, oscurandioci la vista del mondo con un paio occhiali da sole. Non vediamo più i colori naturali della natura, non sentiamo più la sinfonia della vita. Tutto è come diventato notizia, perché viviamo in un mondo basato sull’informazione e sulla comunicazione (tv, stampa, internet, cellulari ecc.) che ha una grande influenza sull’opinione pubblica, che ha una grande influenza sul modo di pensare, che ha una grande influenza sul modo di riflettere di ogni singolo individuo. Noi pensiamo quello che ci fanno pensare. Noi pensiamo quello che altri pensano. E siccome fa notizia il sangue, fa notizia il lutto, fa notizia lo stupro, fa notizia la morte, fa notizia la violenza, fa notizia ciò che non va, è come se esistesse solo il male, solo una realtà contagiata, violenta, storpia, ladra, assassina. Fa notizia anche la ciabatta che in uno sperduto paesino dell'Australia ha inavvertitamente sfiorato una formica operaia.
San Francesco non fa notizia con il suo preedicare il ritorno alla natura e alla semplicità. Il guru orientale che predica il ritorno a se stessi non fa notizia. Il poeta che scrive un capolavoro lirico non fa notizia. Il bimbo che impara a parlare non fa notizia. Il fiore che spacca l'arido deserto non fa notizia. E se non fanno notizia le meraviglie della vita è come se le meraviglie non esistessero. È come se non ci fossero. E' come se Adamo, invece di vedere la bellezza di Eva, si lamentasse continuamente col Padreterno del perché non somigliasse alle pelose scimmie e non gliel'avesse consegnata depilata. E se lo straordinario, il bello del mondo non vengono fuori, per noi speciali mortali esistono solo il brutto, la mediocrità, l’incapacità, la sofferenza che danno origine a critiche, a biasimi, a condanne, a polemiche a valanga, a pugni sul petto. Viviamo in un sistema malato che ci vuole fare ammalare se già non siamo ammalati. Si sa ormai tutto di tutti o si vuol sapere tutto di tutti. La nostra stessa interiorità è ormai messa a nudo nella piazza di internet. Ma alla fine non sappiano niente di profondo, niente di vero. Alla fine siamo solo più fragili di prima e non facciamo altro che sbatterci la testa al muro, sbattere la testa contro altre teste e fare anche i replicanti del negativo, nel gioco dell'amplificazione, nel gioco della proliferazione del male nella gogna virtuale. Anche io mi sono lasciato prendere scrivendo male del male.
Spegniamo tutto, per riascoltare di nuovo la vita delle origini.


giovedì 4 novembre 2010

Sanremo 2011, "Chi l'haiu tisa" all'Ariston


No a “Giovinezza” e “Bella Ciao”. Sì invece a “Comu si li cuglieru li peddi pira” e a “Chi l’haiu tisa”. Sul palco dell’Ariston di Sanremo, non ci saranno gli inni del periodo fascista e neanche quelli della Resistenza e del Movimento di Liberazione. Per festeggiare degnamente il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che iniziò con lo sbarco del generale Giuseppe Garibardi e dei Mille a Marsala, Sanremo dedicherebbe il festival della canzone Italiana del 2011 ai canti della migliore tradizione siciliana. La Trinacria, dunque, dovrebbe essere la protagonista assoluta del festival targato Gianni Morandi e la bella Belen Rodrigez. Si è appreso (fonte Ansa) che il consiglio di amministrazione della Rai avrebbe stigmatizzato l'ipotesi di proporre "Bella ciao" e "Giovinezza" sul palco dell'Ariston in occasione della serata che il festival di Sanremo dedicherà ai 150 anni dell'unità d'Italia. “Non facciamo e non vogliamo fare politica” ha risposto Gianni Morandi a una domanda sulle polemiche scaturite dall’annuncio di proporre sul palco dei fiori “Giovinezza” e “Bella ciao”.
Prende di più corpo, allora, l’ipotesi di un omaggio alla Sicilia, da cui partì l'operazione di cucitura dell’italico stivale che lasciò però la puzza al piede. Sull’Ariston, se l’ipotesi verrà confermata quanto prima, si potranno ascoltare celeberrimi brani siculi come: “Vitti ‘na crozza”, “A cammaratisa” (meglio conosciuta nel mondo come Chi l’haiu tisa), “A curuna”, “A virrinedda”, “Comu si li cuglieru li beddi pira”, “Dammi 'na manu c'appiccicu”, “Dammi dammi 'na vasata”, “E la luna 'mmezzu mari”, “E vui durmiti ancora”, “Grattatilla cu la grattalora”, “Jetta la riti”, “La campagnola”, “La pampina di l'oliva”, “La picciuttedda di la Conca d'oru”, “La siminzina”, “La strina”, “La sveglia”, “Lu basalicò”, “Lu miu matrimoniu”, “Lu sciccareddu”, “Metti pezzi papà”, “Mi votu e mi rivotu”, “'Ntonia c'è lu bummardamentu”, “Nostalgia”, “Paci facemu”, “Quantu è laria la me zita”, “Sciuri sciuri”, “Sicilia”, “Sicilia antica”, “Sicilia amara”, “Sicilia bedda”, “Si maritau Rosa”, “Stanotti amuri me”, “Terra d'amuri e di duluri”, “Viva San Calò”, “Nicuzza”, “U viddaneddu”, “A canzona di lu carritteri”, “La pampina di l’aliva”, “A la vigna”, “Lu sciccareddu”, “Colapisci”, “Dumani è duminica”, “Lu muccaturi”, “Li pirati ‘nPalermu”, “'Ntintiri ‘ntontari”, “A lu mircatu”, “A la vo’”.
Di fronte a cotanta potenza musicale, ci inchiniamo rispettosi.

Iliubo

Tratto dal blog umoristico www.iliubo.blogspot.com

Prova la bara e vinci un funerale

Operazione “Porte aperte” al Funeral Center di Bari con in premio un funerale e un bel viaggio. Puoi entrare liberamente dentro una bara, ti puoi far scattare foto ricordo mentre ti giri e rigiri all’interno del cofano, puoi riprenderti con una video camera mentre provi la comodità e il lusso di un “tabuto”, puoi collegare il tuo cervello a un computer mentre immagini a come potrebbe essere il tuo funerale. E puoi partecipare anche a un concorso a premi in cui con in palio un bel funerale e bel un viaggio, a quanto pare non di sola andata. Sembra di leggere una delle storie raccontate nel libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada.
Ma così non è.
Stando al servizio di Antenna Sud, il consorzio di impresa funebri “Funeral Center” ha effettivamente escogitato questa operazione commerciale, dopo il successo della campagna denominata “Il servizio che ti stende”. La singolare iniziativa è stata lanciata in un momento pubblicitariamente felice: nei giorni dedicati alla commemorazione dei defunti.
Come un grande evento che si rispetti, come nelle migliori tradizioni dei funerali all'americana, “senza il morto” però, nella giornata dell’apertura pubblica delle bare a Bari, sarà offerto un rinfresco a base di prodotti tipici baresi: bruschette, taralli, olive, provolone, mortadella e orecchiette. Le bare baresi di Bari non saranno l’unica allettante attrazione. Per i partecipanti è prevista l'estrazione di due viaggi: uno di andata e ritorno, per due persone, in capitali europee a scelta: Londra, Parigi, Madrid, Francoforte…. E poi un altro premio sicuramente molto ambito, considerati i prezzi alle stelle dei servizi per l’aldilà: "un viaggio di sola andata: il tuo funerale, gratuito da consumarsi entro i prossimi 100 anni", finché il consorzio di pompe funebri sarà operativo! dicono alla Promostudio, l’agenzia di marketing e comunicazione che ha pensato all'iniziativa.
Appuntamento, da non perdere, dunque, domenica prossima, 7 novembre 2010, a Bari, in Viale Pasteur 17, dalle 9,30 alle 12,30.
Riccardo Stillavato, dell’agenzia Promostudio, intervistato da Antenna Sud dichiara: “Il nostro intento è quello di far avvicinare in maniera più tranquilla possibile e anche meno traumatica possibile la gente alla dipartita di un caro o di un amico.”
Le esequie, i servizi funerari, il vestito della dipartita, i grandi magazzini della morte, diventano una festa, una sagra, un momento in cui gioire e brindare. La vita non finisce mai!



tratto da http://www.titoccaanchesetitocchi.blogspot.com/
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