lunedì 20 settembre 2010

Odissea: Ulissi, i Froci e 'na Troia


La dissacrante ironia dell’Odissea di Raimondo Moncada dal teatro si sposta in libreria. Lopera "Ulissi, i froci e ‘na troia", questo il sottotitolo, diverte anche i lettori dopo avere divertito gli spettatori. L’arma è sempre la solita: la satira. E che satira! Un’ironia tagliente, sottile, intelligente, incisiva, pungente, divertente e divertita che avvolge la veste grafico-editoriale del libro. E che libro! Pare che ci sorrida mentre ci prende e si prende in giro. Per l’autore siamo in presenza di un anti-libro, un libro-contro insomma. Un libro che scimmiotta un certo modo di fare cultura, di fare editoria, di fare promozione. Si tratta di una pubblicazione da Guiness dei Primati. Quello di Raimondo Moncada è il primo libro al mondo che esce già con la dicitura di “Best seller”, come “libro più letto dell’anno”. E’ il primo libro che prima di uscire ha ricevuto già ben 17 premi, uno al mese dall’aprile del 2004 quando l’opera è stata rappresentata per la prima volta e col pienone di pubblico al teatro della Posta Vecchia di Giovanni Moscato. Il volume mostra fiero, con una fascetta in prima pagina, il premio dell’agosto 2005: il “Salvatore Gioacchino Petrapapula”, un “celebre letterato agrigentino” si dice nel libro, ma non si capisce bene chi sia. L’Odissea di Raimondo Moncada è anche il primo libro al mondo con il sistema dell’autodedica. Su una pagina interna c’è prestampata una dedica che è uguale per tutti, con uno spazio lasciato libero ed in cui si suggeriscea chiare lettere: “Inserire il proprio nome”. E' un espediente tipografico che Raimondo Moncada consiglia a quegli autori che si stancano, durante le presentazioni, ad autografare libri e a pensare dediche originali per accontentare folle di ammiratori.
La nota di presentazione è affidata a un certo professore Kekkina Pallonata, fantomatico rettore dell’Accademia della Spelonca Ellenica, mentre lo stesso Raimondo Moncada si presenta nella nota introduttiva con il titolo di professore della Royal Accademy of Theatre of Condom. All’interno si fa sfoggio dei diversi premi “ricevuti e meritati”, di quelli per i quali è in corso un’opera di raccomandazione, di altri per i quali si sta pagando del denaro sonante. Tra i premi si menzionano: il “Ricchionazzo Pazzo”, il “Pirandello sulle palle”, il “Pirandello convertito”, “Incisioni a Casablanca”, “Finocchio selvatico”, “Cetriolo Possente”. C’è anche una ricca rassegna stampa, con una sfilza di testate giornaliste internazionali che avrebbero parlato dell’opera e del nostro autore. Il “Terrorism news” titola così che “è una bomba”; il “Vergin forever” che “E’ duro ma piace”; il “Gazzettino di Troia” dice che “La città si ribella”; il “Giornale dei falsari” afferma che “E’ un’opera d’arte”.
È la sua prima opera di teatro-cabaret (ha debuttato nel mese di aprile nel 2004 al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento), divenuta libro nell’estate del 2005.
“Il mito di Ulisse – scrive nella presentazione l’autore - va in frantumi. Il poema omerico diventa farsa. L’eroe leggendario, celebre per la sua forza, l’astuzia, l’intelligenza, il coraggio diventa un cretino, “u babbu do paisi”. Odisseo, dopo la conquista di Troia, smarrisce stupidamente la strada per ritornare a Itaca e alla sua adorata moglie Penelùpa. Nel suo girovagare, è perseguitato da una sfiga terribile. Il nostro eroe ha a che fare con personaggi strani e mostruosi: si imbatte in uomini, mezzi uomini, armala e fimmineddi. L’amore è il tema centrale dell’opera che si addentra, con il dovuto ma ilare rispetto, nel delicato universo della diversità sessuale. Un argomento che faceva discutere nell’antica Grecia come lo sta facendo oggi, nel terzo millennio, con i contestatissimi matrimoni gay legalizzati. Tanto amore ma anche spietata e sanguinosa guerra. Ulissi è costretto ad affrontare molti (forse meglio dire “diversi”!) nemici. Nella terra di Trinacria, deve pure vedersela con Cosa Nostra dell’epoca. E’ vittima di tentativi di estorsione, violenza e cannibalismo. Nella misteriosa Sicilia patisce la sete e per poco non muore d’infarto a causa dell’apparizione della raccapricciante e fitusa maga Ciccia, l’unica donna (ma è uno sgorbio!) assieme alla seducente, licenziosa e traditora Penelùpa. E’ una tragedia, ma non troppo, di un uomo vittima di un’ironia avvolgente, sottile, sboccata, vastasa”.
E’ dunque un libro da non perdere. L’Odissea di Raimondo Moncada è un opera letteraria da prendere subito al volo, spolpare senza pensarci due volte e conservare gelosamente nella propria libreria personale come un sicuro investimento, a futura memoria.
Un consiglio: appena sarà riproposta a teatro prenotate i biglietti d’ingresso, a qualsiasi costo. Sarà un evento da non perdere e da tramandare.


Le compagnie teatrali interessate a mettere in scena l'opera, possono contattare direttamente l'autore per avere il raro testo

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