martedì 21 settembre 2010

Il Peccato di Eva


La creazione in una risata! Lo scrittore agrigentino Raimondo Moncada ha generato l’opera teatrale “Il peccato di Eva” dopo la dissacrante e divertente “Odissea: Ulissi, i froci e ‘na troia”. Si tratta di un testo “originale”, così come è originale il peccato che racconta.
La genesi de “Il peccato di Eva” è stata come un’alluvione universale, un ciclone devastante che ha costretto l’autore a scrivere per giorni e giorni su vari supporti cartacei e in luoghi diversi (in bagno, in auto, in spiaggia, sull’ombrellone ecc.) appunti su appunti per concretizzare una vecchia idea. È stato letteralmente attraversato da una potente vibrazione, da una voglia irrefrenabile di vedere di nuovo muovere su un palcoscenico dei personaggi in carne e ossa, con una loro storia e una loro un’identità. Raimondo Moncada ha rivisitato così, in chiave moderna, l’origine del mondo e dell’umanità. I personaggi li conosciamo o quasi. C’è il Padreterno nella veste di creatore; c’è Adamo nella veste di maschio di Eva; e c’è Eva, nella veste di compagna di Adamo. Ma non solo. Raimondo Moncada inserisce ancora una volta personaggi e temi di scottante attualità.
“Il peccato di Eva” è un testo che pur affrontando in modo leggero, divertente la creazione dell’universo e la modellazione del primo uomo e della prima donna, non disdegna di soffermarsi su temi attualissimi come il terrorismo e l’uso aberrante, strumentale, estremista della religione, della religiosità e del divino. Non a caso, Raimondo Moncada inserisce tra i personaggi anche una kamikaze dal suicidio facile, una donna mascherata che irretisce il Padreterno perché dimostra di non avere paura di niente e di nessuno neanche della morte e dello stesso Padreterno in nome del quale si immola e uccide e fa strage pure di bambini innocenti.
Si parla inevitabilmente di religioni e della pretesa di ciascuna dottrina di essere quella giusta e di venerare l’unico, vero Dio.
Dio è mio!
No è mio!
Siamo noi gli eletti e i depositari! Chi non sta con noi sarà divorato dalle fiamme dell’inferno.
L’opera si apre proprio con un dubbio amletico, con il Creatore che ha serie crisi di identità e non sa a quale religione appartenere prima. È un poversuperuomo che è lì lì per iniziare una psicoterapia.
Andando al cuore dell’opera, Raimondo Moncada ci racconta in modo divertente “la prima volta” di due imbarazzatissimi Adamo ed Eva che, attratti irresistibilmente l’uno verso l’altro come dei magneti, non sanno però come fare, da dove cominciare. “In fondo – dice Raimondo Moncada – ad Adamo ed Eva dobbiamo l’umanità. Hanno fatto storia. E’ grazie a loro che si è scoperto l’amore e il sesso. Prima di loro non ci sono precedenti, non ci sono degli esempi pratici da seguire. E noi oggi, dopo millenni di generazioni, seguiamo ancora il loro modello. Il kamasutra ha origine proprio con loro”. Altri argomenti trattati sono quelli della fecondazione artificiale, delle manipolazioni genetiche e altro materiale di attualità. E’ un’origine del mondo che si proietta sul terzo e sul quarto millennio, se ancora ci sarà umanità e non sarà spazzata via da un nuovo diluvio universale.
Il taglio de “Il peccato di Eva” è sempre lo stesso. L’ironia tagliente che lo caratterizza è quella già apprezzata nell’Odissea.

Le compagnie teatrali interessate a mettere in scena l'opera, possono contattare direttamente l'autore per avere il raro testo 

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