venerdì 31 dicembre 2010

L'anno del diluvio e del pediluvio


Sarà l’anno del diluvio o l’anno del pediluvio? Sarà per gli uomini l’anno della fatica o l’anno della fi..? Sarà per le donne un anno paonazzo oppure sarà solo un anno del ca…? Domande atroci che ogni fine anno ci poniamo consultando oroscopi, tazzine di caffè, sfere magiche, palle girevoli. Chi indovina è bravo!
Gli studi dei maghi vengono presi d’assalto, gli indovini non hanno il tempo di dormire, gli oroscopai impazziscono per far quadrare le previsioni e non mischiare le carte. Ma come sarà il 2011? Avremo più sesso? Avremo più orgasmi? Avremo più denaro? Avremo più felicità? È da una vita che cerchiamo di indovinare il futuro, di prevedere gli scenari, di delineare le nostre prospettive, di capire cosa ci succederà prossimamente. Tutto dipende dalle stelle. Così ci dicono. Ma non dalle stelle che vediamo sbattendo la testa contro un palo. Ma dal movimento degli astri, da come si posizionano, da come si intersecano. Dipendiamo dal segno zodiacale, dalla data di nascita, dall’ascendente… è, insomma, un vero casino prevedere il futuro.
Non basta essere un toro! Potresti essere un toro che nasconde un’ascendenza vergine.. . il che cambia completamente la visione e la previsione. Poi basta essere nati toro un minuto prima o un minuto dopo dal fatidico taglio ancestrale che tutto si stravolge. È una tragedia prevedere cosa succederà. Ecco perché gli oroscopai puntualmente sbagliano. A fine anno si lanciano nelle previsioni più convincenti possibili: che il presidente degli Stato Uniti Obama sarà accusato di razzismo contro i bianchi, che tra i bianchi americani si diffonderà la moda di diventare neri, che il famigerato Ku Klux Klan riceverà il Nobel della Pace alla carriera, che una compagnia teatrale di cani riceverà l’Oscar, che i gatti si spaventeranno dei ratti, che il mondo sarà comandato dai bambini, che gli asini avranno le ali e voleranno. Tutti ad ascoltare a bocca aperta gocciolante i probabilissimi accadimenti previsti per l’anno entrante per poi ritornare indietro di dodici mesi e rivedere le previsioni dell’anno prima e scoprire che erano previsioni sballate. Indovinano solo quegli indovini che hanno scommesso d’azzardo, prevedendo l’opposto dei colleghi indovini. Uno dei due indovinerà sicuramente qualcosa. E si guadagnerà clienti per il prossimo anno. Un 2011, comunque, fantastico. Da vivere magicamente, senza la necessità di magiche previsioni.

fonte: www.iliubo.blogspot.com

domenica 21 novembre 2010

Gli omonimi Raimondo Moncada


Mi taggano su facebook. Mi fanno gli auguri. La stessa mia moglie mi fa i complimenti. Mi inviano messaggini: "Sei diventato importante!" Mi arrivano i “google alert” quando gioca in casa la Fortitudo Agrigento. Mi girano foto che non mi appartengono. Ma non sono io! Non sono io! O meglio, conviene spiegare bene: non sono io il Raimondo Moncada a cui hanno dedicato il nuovo e bellissimo Palatenda di Porto Empedocle, costruito dalla Moncada Energy Group dell’imprenditore Salvatore Moncada, ed inaugurato lo scorso primo ottobre 2010. L’avveniristico impianto sportivo è dedicato solo a un mio omonimo, padre dell’imprenditore che lo ha realizzato.
Omonimi, ma non anonimi! Indirettamente, mio malgrado, ho rubato a un altro una popolarità che non mi appartiene. Brillo di luce mia e di luce riflessa! E non c'è solo il padre dell'imprenditore Salvatore Moncada che si chiama come me. Ho scoperto, con mia grande sorpresa, che sulla terra ce ne sono tanti altri di miei omonimi. E meno male che sono cresciuto credendo di essere il solo e unico Raimondo Moncada!
Modestia universale!
Si vede che tutti i Raimondo Moncada di Agrigento, di Sicilia, d’Italia e del mondo, presa coscienza della loro corale esistenza, uniranno le loro luci e brilleranno di una luce comune, moltiplicata!
"Raimondo Moncada unitevi!"
Rimanendo sempre voi stessi, evitando di avere crisi di identità da errato taggamento.
“Io sono Raimondo Moncada me stesso, tu sei Raimondo Moncada te stesso”.

Ritornando a Porto Empedocle, la splendida struttura polivalente è ricavata all’interno dell’area dell’ex Montedison bonificata dallo stesso gruppo Moncada Energy. Il gioiellino di tecnologia è capace di contenere 2.500 persone. Il palasport, oltre ad ospitare gli incontri casalinghi della Fortitudo Basket Agrigento, di cui è presidente lo stesso Salvatore Moncada, è dotato di una serie di strutture collaterali come un ostello per i giovani atleti.
Un centro sportivo all’avanguardia di cui andare fieri.

Nella foto, tratta dal portale di informazione AgrigentoFlash, il bellissimo palatenda “Raimondo Moncada”.

Raimondo Moncada (io!)

mercoledì 10 novembre 2010

Milionaria al Lotto con la morte


La morte porta anche fortuna. Ma per vincere e soprattutto stravincere certe cifre ci vuole pure tanto culo! E' una verità incontrovertibile riportata, tra le tante, nel saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada edito dalla Csa Edizioni.
Una donna, pensionata di 66 anni di Fossano, in provincia di Cuneo, puntando al gioco del Lotto appena sei euro ha portato a casa un bottino non indifferente di un milione e 151 mila euro. Più della misera pensione. Come ha fatto? Semplice. Il trucco è bello e spiegato. La giocatrice ha pensato bene di rivolgersi direttamente ai propri defunti. Ma non all’aldilà, al mondo etereo. La donna si è rivolta all’aldiqua. Sono stati loro, i morti, a dare i numeri ed i numeri vincenti. L’ispirazione, la giovanissima pensionata l’ha avuta al cimitero, visitando le tombe dei propri cari. Nel silenzio religioso contemplativo, ha avuto l’imbeccata. Giocaci! Giocaci! Giocaci! I morti davano i numeri. Giocaci! Giocaci! Giocaci! La donna ha meditato a lungo sulle date di nascita e di morte incise sulle lapidi ed ha appuntato cinque numeri precisi, Nè uno di più né uno di meno. Lasciato il cimitero della vittoria, si è diretta in paese per andare a giocare i numeri al Lotto, nella ricevitoria di Pinuccia Rolfo di via Garibaldi. Ha puntato 2 euro sul terno, 2 sulla quaterna e 2 sulla cinquina. Per la tombola, purtroppo, non le sono rimasti spiccioli. I numeri dei morti sono usciti tutti, uno di seguito all’altro, sulla ruota di Milano. Sembravano telecomandati. I numeri della fortuna sono stati 9, 59, 60, 69 e 89. La vincitrice ha centrato dieci terni, cinque quaterne e una cinquina. E' stata sfortunata per la tombola. Se l'avesse giocata, avrebbe vinto anche quella sbancando lo Stato.
La Lottomatica ha affermato che siamo in presenza della più alta vincita mai avvenuta con il gioco del lotto in provincia di Cuneo
La dea bendata ha baciato una pensionata, sfortunata nella pensiona ma molto ma molto fortunata nel gioco. Ci chiediamo: che ne farà di tutti questi soldi? Non lo sappiamo. Ma registriamo una becera caccia a conoscere l’identità della vincitrice, con la diffusione degli identikit. I cacciatori stanno facendo il possibile per rintracciare la preda, prima che il ministro del Turismo Michela Vittorio Brambilla dia seguito al suo annuncio di abolire la caccia definita “una pratica non solo crudele ma anche pericolosa”.
Intanto, in tutta Italia si registra un aumento esponenziale dei visitatori dei cimiteri e delle vendite di taccuini per appunti e penne nei negozi di cancelleria. Si registra anche un aumento di giocate al Lotto con date di morte. E si registra anche un aumento di lapidi rotte nei camposanti e un aumento di arresti di gente che si è rovinata giocando fortune al Lotto puntando con i numeri delle date di morte dei propri defunti, gente che dopo aver perso tutto al gioco si è vendicata distruggendo le lapidi con i numeri perdenti giocati.

Fonte. http://www.titoccaanchesetitocchi.blogspot.com/

lunedì 8 novembre 2010

Evviva! L'umanità e il mondo vivono


Il mondo ad oggi è vivo. L’umanità ad oggi è viva. L’uomo mette ancora piede sulla terra. Gli animali gli fanno compagnia. Il sole sorge e tramonta, riscaldando l’aria e accendendo i giorni. La luna spunta sempre, seguendo il suo ciclo naturale: da spicchio a luna piena e da luna piena a spicchio fino a scomparire apparentemente alla vista degli uomini. Le stelle splendono ancora nel cielo. L’uomo con la sua scienza penetra sempre di più l’universo scoprendo nuovi mondi con telescopi sempre più potenti e con navicelle spaziali che si fanno sempre di più intelligenti. C’è aria, c’è acqua, c’è cibo. C’è tanto sapere a portata di mano e di mouse. Chi vuole farsi una cultura, chi vuole informarsi basta che entri in una biblioteca o vada su internet e navigare nello scibile umano, districandosi tra le conquiste raggiunte in ogni campo dalla mente umana.

La vita dell’uomo di oggi ha più possibilità di confort: acqua calda, aria condizionata, aria forzata, aria calda, automobili, motociclette, aeroplani, ascensori, sedute ergonomiche, abbigliamento e calzature impermeabili, vestiti imbottiti, indumenti ignifughi, creme contro le scottature, bagni, docce, idromassaggi, cellulari, I-Pod, radio, tv ecc. La vita dell’uomo di oggi è più sicura: sanità pubblica, ospedali pubblici, medico di famiglia, medici specialisti, centri medici specialistici, ricerca avanzata contro ogni tipo di malattia, diagnostica ultratecnologica, medicine di ultima generazione, terapie moderne, attività scientifica di prevenzione contro le malattie, pubblica sicurezza, protezione civile, forze dell’ordine, forze armate, sistemi di allarme, cellulari, sistemi di comunicazione. L’uomo di oggi ha più possibilità di divertirsi, di svagarsi di gioire con: viaggi organizzati, crociere, settimane bianche, vacanze al mare, vacanze in montagna, villaggi turistici, cinema, teatro, programmi televisivi, libri, fumetti, internet, social network. L’uomo di oggi può anche raggiungere l’autorealizzazione e la felicità con niente, con il vuoto, con il silenzio interiore, così come ci insegnano tanti maestri illuminati dell’oriente e tanti uomini come San Francesco dediti alla semplicità, al semplice contatto con la natura divina. Siamo in grado di gioiere con tanto così come abbiamo la possibilità di gioire solo con noi stessi.
Il cielo è sempre azzurro
le nuvole sono sempre bianche
l'erba è sempre verde
la pioggia cade sempre
l'uomo ama sempre
l'umanità si rinnova in continuazione
il mondo si ripopola che è una bellezza
Si nasce, si cresce e si da spazio ad altri
con le nuove generazioni che salgono sulle spalle della storia
per progredire, per andare avanti, per raggiungere...

domenica 7 novembre 2010

Youtube, i video con e di Ramondo Moncada

Teatro dell'Addolorata in delirio, Raimondo Moncada spopola


Libertà di espressione, senza censure e omissioni
 

"Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas", il mistero che si allunga



Lo speciale della tv Rmk di Sciacca sulle opere di Raimondo Moncada.










Il trailerone del film “Babbaluci” scritto e diretto da Raimondo Moncada




“Libertà”, canto per una Sicilia libera, composto da Raimondo Moncada




Lo spot televisivo del libro “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada




Raimondo Moncada interpreta "Padre mio" dalla “Via Crucis” del poeta Mario Luzi




Raimondo Moncada interpreta "Ncuntravu u Signuri" del poeta Ignazio Buttitta




Videopoesia “Questo amore” di Jacques Prévert con la voce di Raimondo Moncada

Speciale Rmk con Raimondo Moncada

La prima presentazione televisiva del saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” e su Rmk, Teleradio Monte Kronio di Sciacca. Raimondo Moncada è intervistato dal giornalista Calogero Parlapiano. Nel corso dello speciale di Rmk, dai toni scherzosi e divertiti, Raimondo Moncada non parla soltanto di “Ti tocca” ma anche delle altre opere che nel corso degli anni ha scritto: le commedie satiriche “Odissea: Ulissi i froci e ‘na troia” e “Il peccato di Eva” e il film “Babbaluci”, tratto da “Ti tocca anche se ti tocchi”. Lo speciale di Calogero Parlapiano, inserito su Youtube, è diviso in quattro parti. Eccole.








sabato 6 novembre 2010

La mia pazza pazza radio


La mia folle radio. È il titolo del pezzo scritto per “Ideeradio”, un interessante progetto di Francesco Anzalone per Articolo 21 che contiene a 360 gradi e oltre riflessioni sulla radio di ieri, di oggi e di domani. Il 5 marzo 2008 è stata pubblicata la rievocazione di una esperienza indimenticabile, di una trasmissione sperimentale, folle, senza né capo né coda, assolutamente spontanea, libera, permessa grazie alle porte aperte di una radio di Agrigento che, venti anni fa piccolina, oggi è diventata grande: Radio Vela.
Eccola, così per come è stata partorita e pubblicata.

Nel mio piccolo mi sono sentito Fiorello, il Grande Fiorello. Ma non solo. Mi sono sentito tutti quei Fiorello che hanno fatto e fanno radio libera, sperimentando giorno dopo giorno senza catene.
È una radio che mi manca. Mi mancano quei momenti di assoluta, sfrenata, sana follia quotidiana che mi hanno consentito di conoscermi di più e di riscoprirmi divinamente creativo e ricco in un universo immateriale incredibilmente sconfinato.
Siamo nei primi anni Novanta. La location è Agrigento, la città della Valle dei Templi, attorno a cui è nato il genio e la sregolatezza di personaggi come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri (mi verrebbe da aggiungere il mio nome, ma c’è tempo!).
Le frequenze che hanno ospitato il mio “programma senza programma” sono state quelle di Radio Vela, radio locale che nel corso degli anni ha fatto passi polifemici fino a confezionare lo scoppiettante e divertente “92100 una città di matti” di Riccardo Gaz.
L’emittente, negli anni di mia permanenza, era ancora a gestione privatamente familiare e trasmetteva da una piccola casa popolare edificata in esili elementi prefabbricati in contrada Cugno Vela, a Villaseta, frazione di Agrigento, a un tiro di schioppo dal Caos, luogo di grandi suggestioni dove non a caso ebbe i natali Pirandello. A Radio Vela mi sono ritagliato uno spazio creativo quotidiano all’interno di un palinsesto musicale dove spiccava la decennale bravura di Fabio Fabiano, fraterno amico che con me aveva già condiviso la spensierata esperienza di Rta (Radio Trasmissioni Agrigento), oggi solo un lontanissimo ricordo. Chiuso in una stanza, per niente insonorizzata ed ecologicamente aperta alla natura circostante, occupavo un’ora e mezzo di etere con storie, battute, canzoni, personaggi inventati sul momento. Creavo dal nulla. Non c’era niente di preparato. Non c’erano autori che mi suggerivano un copione da seguire. La sfida era uscire dai canoni della tradizione locale, rompere gli schemi della classica trasmissione da dj (“ecco a voi il brano di…”), dare libero sfogo alla follia creativa, rompere le gabbie mentali, dare sostanza al mio vissuto, dare voce alla mia voce, oltrepassare i limiti temporali, sorprendere.
Tutto questo lo facevo facendomi chiamare Capitan Fracassa.
Alzavo la voce per farmi sentire dagli altri e dalla parte più profonda di me stesso. Entravo nella filodiffusione degli stabilimenti balneari e nei supermercati. Invitavo scherzosamente bagnanti e consumatori a seguirmi in imprevedibili evoluzioni radiofoniche. Ogni giorno era una nuova sfida. Ogni giorno era diverso. Ogni giorno sperimentavo percorsi nuovi. Utilizzavo il programma radiofonico come un laboratorio aperto per sviluppare (direbbero i più esperti) la parte destra del mio cervello. Inventavo, fantasticavo liberamente, senza farmi bloccare dai freni e dai condizionamenti interiori ed esteriori. Non mi interessava il risultato. Non mi interessava se ero bravo, se ero bello, se avevo una bella voce, se ero intelligente, se ero colto, se somigliavo a Pippo Baudo o a Roberto Benigni. Non mi interessava l’audience. Mi interessava il viaggio, la libertà, la scoperta. Per intrattenermi e intrattenere col sorriso.
Partivo da un assunto: dal niente anche io potevo creare qualcosa.
Nello studio della radio ero solo in compagnia di un microfono, un mixer, due lettori cd, una collezione di dischi. Non volevo nessuno tra le scatole a osservare o ad assistermi. Nessuno doveva vedere. Chi aveva la curiosità doveva solo accendere la radio, sintonizzarsi sui 95,6 e ascoltare partecipando. Lo studio (siamo sempre dentro una stanza prefabbricata) lo utilizzavo come un palcoscenico teatrale per improvvisare su tutto con leggerezza e allegria.
Non sembravo io! Mi dicevano.
Avvolto dal mistero, raccontavo di entusiasmanti viaggi in alto mare, cantavo liberamente su basi musicali, mi lanciavo in monologhi su temi politici e di costume, ballavo, suscitavo il coinvolgimento dei cinque sensi, utilizzavo le varie tonalità del sentimento, impiegavo il corpo per dare vitalità alla voce.
È stata un’attività a tutto tondo, esaltante, catartica, di grande crescita, senza alcun fine utilitario. Mi appassionava, mi stimolava, mi sorprendeva l’imprevedibilità.
Un giorno ho staccato bruscamente ponendo fine a un’esperienza che solo con questo ricordo, per la prima volta, definisco nei suoi contorni.
I proprietari di Radio Vela e alcuni amici, a distanza di circa quindici anni, mi ricordano con gioia quel programma chiedendomi di riprendere di nuovo per mano Capitan Fracassa. Da allora non faccio più radio ed è come se mi mancasse qualcosa. Forse perché ho troppo legato la radio alla mia stessa vita o almeno a una fase importante di essa. Ho sfruttato questa grandissima opportunità per scoprire il potere travolgente della creatività.
La mia è stata una radio esistenziale. Le stesse forti emozioni non ho provato nelle tv locali dove ho avuto la possibilità di apprendere il mestiere del giornalista occupandomi, questa volta, di cose serie.
Capitan Fracassa, comunque, non è morto. E’ ritornato con prepotenza qualche anno fa. Per farsi sentire, mi ha dirottato sulla scrittura creativa spingendomi a fondare il blog di “iliubo” e a comporre opere satiriche e saggi umoristici come “Odissea: Ulissi, i froci e ‘na troia” (una roba “vastasa” che ho rappresentato a teatro nel 2004), “Il Peccato di Eva” (che vorrei mettere in scena solo se trovassi un Padreterno in crisi di identità!) e “Ti tocca anche se ti tocchi” (che sto limando per lanciarmi alla ricerca di un editore folle, una sorta di Capitan Fracassa dell’editoria italiana!).

5 marzo 2008
Raimondo Moncada

venerdì 5 novembre 2010

Cercatori di pelo nell’uovo


Cerchiamo troppo l’ombra e non la luce. Cerchiamo troppo spesso il pelo nell’uovo e nelle frittate. Vediamo solo la pagliuzza nell’occhio degli altri e non vediamo la trave e il palo conficcati nei nostri bulbi oculari. È un’epoca strana, di conquiste incredibili, ma in cui puntiamo sempre di più la nostra attenzione, le nostre migliori energie troppo sul male. È andata a finire che siamo diventati dei poli negativi capaci solo di vedere solo i peli e non più l'uovo. E' andata a finire che siamo diventati esperti, nella nostra riconosciuta scienza e supercapacità, di criticologia:
Questo non va bene! Quest’altro non ne parliamo! E perché è stato fatto così! E perché è stato fatto cosà! E si poteva fare diversamente! E' evidente che sei un incapace! Sei un inefficiente! Sei brutto! Sei un mostro! Sei da buttare!
È come se esistesse al mondo solo il negativo, il marcio, il buio, il nero, l’oscurità. Apri un giornale e ci sono terremoti, stragi, omicidi, casi di pedofilia, abusi, stragi, attentati terroristici, la crisi dell’economia, la perdita di posti di lavoro, lo zio che ha strangolato la nipote, il prete pedofilo, il politico che ha preso la tangente, la mafia che estorce e che comanda e che uccide.
Sembra non esserci via di scampo. Dove ti giri ti giri c’è solo e sempre il male che si amplifica, che ti entra da ogni parte delle orecchie, che ti penetra, che ti stupra l’animo. Accendi la tv ed è la stessa litania: gli italiani amano la cronaca nera! e la televisione si adegua arrivando fra poco a intervistare il morto con un inviato speciale nell'aldilà. Accendi la radio idem con patate, con le voci delle vittime che parlano dei carnefici e i carnefici che spiegano come hanno ammazzato nei minimi particolari, sollecitati a utilizzare un linguaggio semplice per essere compresi anche dai bambini.
Ci stiamo deformando il cervello, ci stiamo deformando la visione, ci stiamo deformando la percezione. Ci balena l'intuizione di vivere in una società che è diventata o sta diventando depressa, bombardati da un sistema della comunicazione onnisciente, onnipresente, onnipotente. E quando si è depressi si vede tutto nero, si pensa tutto nero, si riflette tutto nero, si ragiona tutto nero. I colori brillanti dell’arcobaleno, nella quiete dopo la tempesta, quasi non li notiamo più nel cielo. Siamo troppo concentrati a vedere le nuvole nere, ad attendere le previsioni meteorologiche dei prossimi uragani per tralasciare l'azzurro cielo, per tralasciare l’arcobaleno che riteniamo un fenomeno infantile, una perdita di tempo. Pensiamo, invece, che il cielo non è azzurro ma pieno di smog, frastornato di rumori del traffico. E pensiamo facendoci distrarre dalla rilassante musica dell’I-pod sparata a tutto volume nei timpani, oscurandioci la vista del mondo con un paio occhiali da sole. Non vediamo più i colori naturali della natura, non sentiamo più la sinfonia della vita. Tutto è come diventato notizia, perché viviamo in un mondo basato sull’informazione e sulla comunicazione (tv, stampa, internet, cellulari ecc.) che ha una grande influenza sull’opinione pubblica, che ha una grande influenza sul modo di pensare, che ha una grande influenza sul modo di riflettere di ogni singolo individuo. Noi pensiamo quello che ci fanno pensare. Noi pensiamo quello che altri pensano. E siccome fa notizia il sangue, fa notizia il lutto, fa notizia lo stupro, fa notizia la morte, fa notizia la violenza, fa notizia ciò che non va, è come se esistesse solo il male, solo una realtà contagiata, violenta, storpia, ladra, assassina. Fa notizia anche la ciabatta che in uno sperduto paesino dell'Australia ha inavvertitamente sfiorato una formica operaia.
San Francesco non fa notizia con il suo preedicare il ritorno alla natura e alla semplicità. Il guru orientale che predica il ritorno a se stessi non fa notizia. Il poeta che scrive un capolavoro lirico non fa notizia. Il bimbo che impara a parlare non fa notizia. Il fiore che spacca l'arido deserto non fa notizia. E se non fanno notizia le meraviglie della vita è come se le meraviglie non esistessero. È come se non ci fossero. E' come se Adamo, invece di vedere la bellezza di Eva, si lamentasse continuamente col Padreterno del perché non somigliasse alle pelose scimmie e non gliel'avesse consegnata depilata. E se lo straordinario, il bello del mondo non vengono fuori, per noi speciali mortali esistono solo il brutto, la mediocrità, l’incapacità, la sofferenza che danno origine a critiche, a biasimi, a condanne, a polemiche a valanga, a pugni sul petto. Viviamo in un sistema malato che ci vuole fare ammalare se già non siamo ammalati. Si sa ormai tutto di tutti o si vuol sapere tutto di tutti. La nostra stessa interiorità è ormai messa a nudo nella piazza di internet. Ma alla fine non sappiano niente di profondo, niente di vero. Alla fine siamo solo più fragili di prima e non facciamo altro che sbatterci la testa al muro, sbattere la testa contro altre teste e fare anche i replicanti del negativo, nel gioco dell'amplificazione, nel gioco della proliferazione del male nella gogna virtuale. Anche io mi sono lasciato prendere scrivendo male del male.
Spegniamo tutto, per riascoltare di nuovo la vita delle origini.


giovedì 4 novembre 2010

Sanremo 2011, "Chi l'haiu tisa" all'Ariston


No a “Giovinezza” e “Bella Ciao”. Sì invece a “Comu si li cuglieru li peddi pira” e a “Chi l’haiu tisa”. Sul palco dell’Ariston di Sanremo, non ci saranno gli inni del periodo fascista e neanche quelli della Resistenza e del Movimento di Liberazione. Per festeggiare degnamente il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che iniziò con lo sbarco del generale Giuseppe Garibardi e dei Mille a Marsala, Sanremo dedicherebbe il festival della canzone Italiana del 2011 ai canti della migliore tradizione siciliana. La Trinacria, dunque, dovrebbe essere la protagonista assoluta del festival targato Gianni Morandi e la bella Belen Rodrigez. Si è appreso (fonte Ansa) che il consiglio di amministrazione della Rai avrebbe stigmatizzato l'ipotesi di proporre "Bella ciao" e "Giovinezza" sul palco dell'Ariston in occasione della serata che il festival di Sanremo dedicherà ai 150 anni dell'unità d'Italia. “Non facciamo e non vogliamo fare politica” ha risposto Gianni Morandi a una domanda sulle polemiche scaturite dall’annuncio di proporre sul palco dei fiori “Giovinezza” e “Bella ciao”.
Prende di più corpo, allora, l’ipotesi di un omaggio alla Sicilia, da cui partì l'operazione di cucitura dell’italico stivale che lasciò però la puzza al piede. Sull’Ariston, se l’ipotesi verrà confermata quanto prima, si potranno ascoltare celeberrimi brani siculi come: “Vitti ‘na crozza”, “A cammaratisa” (meglio conosciuta nel mondo come Chi l’haiu tisa), “A curuna”, “A virrinedda”, “Comu si li cuglieru li beddi pira”, “Dammi 'na manu c'appiccicu”, “Dammi dammi 'na vasata”, “E la luna 'mmezzu mari”, “E vui durmiti ancora”, “Grattatilla cu la grattalora”, “Jetta la riti”, “La campagnola”, “La pampina di l'oliva”, “La picciuttedda di la Conca d'oru”, “La siminzina”, “La strina”, “La sveglia”, “Lu basalicò”, “Lu miu matrimoniu”, “Lu sciccareddu”, “Metti pezzi papà”, “Mi votu e mi rivotu”, “'Ntonia c'è lu bummardamentu”, “Nostalgia”, “Paci facemu”, “Quantu è laria la me zita”, “Sciuri sciuri”, “Sicilia”, “Sicilia antica”, “Sicilia amara”, “Sicilia bedda”, “Si maritau Rosa”, “Stanotti amuri me”, “Terra d'amuri e di duluri”, “Viva San Calò”, “Nicuzza”, “U viddaneddu”, “A canzona di lu carritteri”, “La pampina di l’aliva”, “A la vigna”, “Lu sciccareddu”, “Colapisci”, “Dumani è duminica”, “Lu muccaturi”, “Li pirati ‘nPalermu”, “'Ntintiri ‘ntontari”, “A lu mircatu”, “A la vo’”.
Di fronte a cotanta potenza musicale, ci inchiniamo rispettosi.

Iliubo

Tratto dal blog umoristico www.iliubo.blogspot.com

Prova la bara e vinci un funerale

Operazione “Porte aperte” al Funeral Center di Bari con in premio un funerale e un bel viaggio. Puoi entrare liberamente dentro una bara, ti puoi far scattare foto ricordo mentre ti giri e rigiri all’interno del cofano, puoi riprenderti con una video camera mentre provi la comodità e il lusso di un “tabuto”, puoi collegare il tuo cervello a un computer mentre immagini a come potrebbe essere il tuo funerale. E puoi partecipare anche a un concorso a premi in cui con in palio un bel funerale e bel un viaggio, a quanto pare non di sola andata. Sembra di leggere una delle storie raccontate nel libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada.
Ma così non è.
Stando al servizio di Antenna Sud, il consorzio di impresa funebri “Funeral Center” ha effettivamente escogitato questa operazione commerciale, dopo il successo della campagna denominata “Il servizio che ti stende”. La singolare iniziativa è stata lanciata in un momento pubblicitariamente felice: nei giorni dedicati alla commemorazione dei defunti.
Come un grande evento che si rispetti, come nelle migliori tradizioni dei funerali all'americana, “senza il morto” però, nella giornata dell’apertura pubblica delle bare a Bari, sarà offerto un rinfresco a base di prodotti tipici baresi: bruschette, taralli, olive, provolone, mortadella e orecchiette. Le bare baresi di Bari non saranno l’unica allettante attrazione. Per i partecipanti è prevista l'estrazione di due viaggi: uno di andata e ritorno, per due persone, in capitali europee a scelta: Londra, Parigi, Madrid, Francoforte…. E poi un altro premio sicuramente molto ambito, considerati i prezzi alle stelle dei servizi per l’aldilà: "un viaggio di sola andata: il tuo funerale, gratuito da consumarsi entro i prossimi 100 anni", finché il consorzio di pompe funebri sarà operativo! dicono alla Promostudio, l’agenzia di marketing e comunicazione che ha pensato all'iniziativa.
Appuntamento, da non perdere, dunque, domenica prossima, 7 novembre 2010, a Bari, in Viale Pasteur 17, dalle 9,30 alle 12,30.
Riccardo Stillavato, dell’agenzia Promostudio, intervistato da Antenna Sud dichiara: “Il nostro intento è quello di far avvicinare in maniera più tranquilla possibile e anche meno traumatica possibile la gente alla dipartita di un caro o di un amico.”
Le esequie, i servizi funerari, il vestito della dipartita, i grandi magazzini della morte, diventano una festa, una sagra, un momento in cui gioire e brindare. La vita non finisce mai!



tratto da http://www.titoccaanchesetitocchi.blogspot.com/

mercoledì 6 ottobre 2010

Canto di Libertà di Raimondo Moncada

Libertà. Libertà da ogni forma di oppressione, schiavitù, prevaricazione, sopruso, violenza. “Libertà” è il titolo di una canzone composta (testo e musica) dall’autore agrigentino Raimondo Moncada nell'anno 1996. È un’invocazione in cui si alternano rassegnazione, speranza e un invito a reagire. È un grido contro un destino quasi segnato, di continue dominazioni, di civiltà ma anche di barbarie, con l'auspicio che la storia restituisca ai siciliani una terra finalmente affrancata, libera dal bisogno e dalle mafie. “Libertà” è divenuta un video grazie alla amichevole collaborazione tra il blog “iliubo” e l’Associazione “Emanuela Loi”.



Il video è stato prodotto per divulgare in rete i valori della legalità, dell’uguaglianza, della libertà, della solidarietà e affermare con forza che il riscatto è sempre possibile, in ogni luogo e in ogni momento. “Libertà” è un canto che per tanti anni è stato messo in repertorio dal gruppo di musica etnica Accademia T.P. di Agrigento (Raimondo Moncada voce e flauti, Filippo Alessi percussioni, Alfonso Gueli chitarra, Mauro Leonardo chitarra) nei concerti live. La canzone ha anche vinto nel 2008 il terzo premio della sesta edizione del concorso regionale di poesia e canzoni siciliane “Il Paladino” promosso dall’Association Européen Des Cheminots. La versione proposta, registrata in studio, si avvale del prezioso apporto del compositore e polistrumentista Savio Nocera (tra gli storici fondatori del gruppo dei Tinturia) e del musicista Filippo Alessi (percussionista dei QBeta). Savio Nocera ha curato l’arrangiamento e il montaggio, oltre a suonare le chitarre, i flauti, le tastiere e il basso. Filippo Alessi ha curato la sezione delle percussioni. Il pezzo è cantato dallo stesso autore, Raimondo Moncada. Le immagini del videoclip sono di Pino Simonaro, Totò Bongiorno, Fabio Fabiano e Luna Moncada.

martedì 21 settembre 2010

Babbaluci, quando spuntano le corna


Le corna e il gossip popolare sulle corna. Di tradimento coniugale e di tanto altro ancora si parla in chiave ironica nel film “Babbaluci”, sottotitolo “Quando spuntano le corna”, il lungometraggio scritto e diretto da Raimondo Moncada. Il film è liberamente ispirato al libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” dello stesso autore pubblicato dalla Csa Editrice.
Il film è stato prodotto dall’Associazione Culturale “Emanuela Loi” di Agrigento. E’ stato girato nell’estate del 2008 a Joppolo Giancaxio (per gli esterni) e ad Agrigento (per gli interni). Il montaggio è stato ultimato nel 2009.
Babbaluci” è stato realizzato in economia con la formula del ‘social budget’ o meglio del ”budget low-cost partecipato”, grazie al gratuito apporto di autori, tecnici, musicisti e di circa cento attori e figuranti non professionisti della provincia di Agrigento che di mestiere fanno ben altro: imprenditori, impiegati comunali, dipendenti provinciali, insegnanti, rappresentanti delle forze dell’ordine, rappresentanti farmaceutici, assistenti sociali, pasticcieri, studenti universitari, pensionati, casalinghe, disoccupati. Attori e tecnici, uniti dalla sfrenata voglia di fare cinema, provenienti da Sciacca, Agrigento, Raffadali, Favara, Casteltermini, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Sutera e Joppolo Giancaxio.

Regia, soggetto e sceneggiatura di “Babbaluci” sono di Raimondo Moncada, la direzione di produzione di Fabio Fabiano, la direzione della fotografia e del montaggio di Pino Simonaro, le riprese di Salvatore Bongiorno, l’ottimizzazione digitale di Alessandro Giuliana. La colonna sonora è stata composta dal musicista empedoclino Salvo Marullo con la band agrigentina degli Speak-on. In “Babbaluci” ci sono anche le musiche per banda composte dal maestro raffadalese Filippo Ragusa ed eseguite dall’Associazione musicale “Luigi Parisi” di Raffadali.

La storia vuole rompere radicati luoghi comuni sulla Sicilia. Il film racconta umoristicamente le difficoltà di una coppia (lui brutto e anzianotto, lei giovane e bella) che ha nel sangue il tradimento. Il marito, fintamente legato a arcaici principi, si inventa la morte per sorprendere la moglie (che il chiacchiericcio della gente descrive infedele) ed avere alla fine la scusa per rompere l’unione coniugale e fuggire con la propria amante.
Il film ‘Babbaluci’ (che in lingua siciliana indica le prelibate chiocciole, termine che per le vistose corna mobili viene anche utilizzato per indicare coniugi traditi e “cornuti”) può essere visto come l’anelito di un’isola che vuole stare al passo con i tempi, adeguandosi ai cambiamenti del mondo evoluto anche sul fronte dei costumi sessuali. È la metafora di una Sicilia che si lascia alle spalle l’impunito delitto d’onore con la sua scia di vittime colpevoli di tradimento coniugale, onta che un tempo andava pulita col sangue. In “Babbaluci” c’è una Sicilia che vuole ridere prendendo in giro i suoi vizi e le sue virtù, cogliendo l’occasione per condannare con l’arma dell’ironia i suoi mali atavici. È una Sicilia che ha voglia di leggerezza, che ha voglia di strapparsi di dosso maschere di seriosità, che ha voglia di mettere a nudo ipocrite finzioni, che ha voglia di ribaltare stereotipi negativi che la descrivono come una terra chiusa e arretrata: un’isola nell’isola. Le corna, alla fine, diventano sinonimo di modernità e desiderio di conquistato riscatto. Il tradimento coniugale, anche se fa male e difficilmente viene accettato, diventa un pretesto per dire: ci siamo anche noi, anche noi siciliani siamo parte di un mondo evoluto che vive la modernità pur facendosi le corna.

Babbaluci” (durata 52 minuti) è stato presentato e proiettato in diverse occasioni e anche rassegne nazionali. Si ricordano alcune tappe: il film è stato selezionato e proiettato al festival nazionale di cinema ironico “Comedy September” di Monsummano Terme (Pistoia), allo “Sciacca Filmfest” e presentato alla rassegna di Arte e Cultura Siciliana “Ignazio Buttitta” di Favara, a Joppolo Giancaxio, a Raffadali, ad Agrigento.

Sito ufficiale: http://www.babbalucifilm.blogspot.com/
Il trailer di “Babbaluci” è su Youtube all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=9tL9UYFAu70

Il Peccato di Eva


La creazione in una risata! Lo scrittore agrigentino Raimondo Moncada ha generato l’opera teatrale “Il peccato di Eva” dopo la dissacrante e divertente “Odissea: Ulissi, i froci e ‘na troia”. Si tratta di un testo “originale”, così come è originale il peccato che racconta.
La genesi de “Il peccato di Eva” è stata come un’alluvione universale, un ciclone devastante che ha costretto l’autore a scrivere per giorni e giorni su vari supporti cartacei e in luoghi diversi (in bagno, in auto, in spiaggia, sull’ombrellone ecc.) appunti su appunti per concretizzare una vecchia idea. È stato letteralmente attraversato da una potente vibrazione, da una voglia irrefrenabile di vedere di nuovo muovere su un palcoscenico dei personaggi in carne e ossa, con una loro storia e una loro un’identità. Raimondo Moncada ha rivisitato così, in chiave moderna, l’origine del mondo e dell’umanità. I personaggi li conosciamo o quasi. C’è il Padreterno nella veste di creatore; c’è Adamo nella veste di maschio di Eva; e c’è Eva, nella veste di compagna di Adamo. Ma non solo. Raimondo Moncada inserisce ancora una volta personaggi e temi di scottante attualità.
“Il peccato di Eva” è un testo che pur affrontando in modo leggero, divertente la creazione dell’universo e la modellazione del primo uomo e della prima donna, non disdegna di soffermarsi su temi attualissimi come il terrorismo e l’uso aberrante, strumentale, estremista della religione, della religiosità e del divino. Non a caso, Raimondo Moncada inserisce tra i personaggi anche una kamikaze dal suicidio facile, una donna mascherata che irretisce il Padreterno perché dimostra di non avere paura di niente e di nessuno neanche della morte e dello stesso Padreterno in nome del quale si immola e uccide e fa strage pure di bambini innocenti.
Si parla inevitabilmente di religioni e della pretesa di ciascuna dottrina di essere quella giusta e di venerare l’unico, vero Dio.
Dio è mio!
No è mio!
Siamo noi gli eletti e i depositari! Chi non sta con noi sarà divorato dalle fiamme dell’inferno.
L’opera si apre proprio con un dubbio amletico, con il Creatore che ha serie crisi di identità e non sa a quale religione appartenere prima. È un poversuperuomo che è lì lì per iniziare una psicoterapia.
Andando al cuore dell’opera, Raimondo Moncada ci racconta in modo divertente “la prima volta” di due imbarazzatissimi Adamo ed Eva che, attratti irresistibilmente l’uno verso l’altro come dei magneti, non sanno però come fare, da dove cominciare. “In fondo – dice Raimondo Moncada – ad Adamo ed Eva dobbiamo l’umanità. Hanno fatto storia. E’ grazie a loro che si è scoperto l’amore e il sesso. Prima di loro non ci sono precedenti, non ci sono degli esempi pratici da seguire. E noi oggi, dopo millenni di generazioni, seguiamo ancora il loro modello. Il kamasutra ha origine proprio con loro”. Altri argomenti trattati sono quelli della fecondazione artificiale, delle manipolazioni genetiche e altro materiale di attualità. E’ un’origine del mondo che si proietta sul terzo e sul quarto millennio, se ancora ci sarà umanità e non sarà spazzata via da un nuovo diluvio universale.
Il taglio de “Il peccato di Eva” è sempre lo stesso. L’ironia tagliente che lo caratterizza è quella già apprezzata nell’Odissea.

Le compagnie teatrali interessate a mettere in scena l'opera, possono contattare direttamente l'autore per avere il raro testo 

lunedì 20 settembre 2010

Ti tocca anche se ti tocchi


"Ti tocca anche se ti tocchi" è l'opera di ingegno umoristico di Raimondo Moncada. Con la giusta alchimia riesce a toccare un argomento di per sé sensibile con raffinata acutezza e con la giusta sfacciata sensibilità. Lo scrittore, umorista ed editorialista Lino Buscemi così scrive del libro “Ti tocca anche se ti tocchi” in una recensione sul quotidiano La Repubblica: “C' è modo e modo di raccontare con spirito allegro un argomento che allegro non è. Le quasi 100 pagine del libro sono piene di sarcasmo e di comicità che mettono a nudo le immancabili ipocrisie ed i falsi comportamenti che emergono, in tutta la loro goffaggine (talvolta inconsapevole) prima, durante e dopo le onoranze funebri.
Raimondo Moncada ha sfondato una porta chiusa. Ha avuto il coraggio o la sfacciataggine di scrivere, e per giunta in modo umoristico, di un argomento considerato tabù dal comune sentire: la morte. Un tema ostico che si cerca volentieri di evitare o di rimuovere, censurando o autocensurandosi.
Raimondo Moncada ha voluto sfidare la censura, anche quella sua personale, scrivendo il libro “Ti tocca anche se ti tocchi” pubblicato dalla C.S.A. Editrice di Crotone. Già il titolo è di per se tutto un programma. La copertina fa il resto. C’è uno scheletro sorridente che si tocca nel punto osseo di quella che una volta conteneva le parti intime.
“Ti tocca anche se ti tocchi”, ovvero morire dal ridere e ridere da morire!

Nel capitolo “La lingua che uccide”, l’autore consiglia vivamente anche a chi celebra solenni riti funebri, di informarsi sull’integrità del morto prima di formulare espressioni di cordoglio. Si potrebbe andare incontro a gaffe imperdonabili che si trasformano inevitabilmente in battute di cattivo gusto. Nel suo “Ti tocca anche se ti tocchi”, Raimondo Moncada mette in guardia a non pronunciare frasi fatte di questo tenore:
- Ai familiari di un defunto senza arti superiori non dire mai: Era così generoso che dava una mano a tutti!
- Ai familiari di una persona morta di diabete non dire mai:Vita amara! Ci mancherà la sua dolcezza.
La risata può essere considerata una reazione estrema, incontrollata, all’indicibile sofferenza che si prova per una perdita cara.
Seguendo la scia della graffiante satira di Daniele Luttazzi e dell’umorismo giocoso di Achille Campanile, Raimondo Moncada non si è voluto tirare indietro quando la spinta ispiratrice lo ha costretto a scrivere “Ti tocca anche se ti tocchi”.
Il libro trae origine da una dolorosa esperienza personale dell’autore e dall’esigenza di esorcizzare in qualche modo l'evento più funesto della nostra esistenza di cui si prova l’inumana portata solo quando “ci tocca” da vicino. E quando ti tocca, tutto vuoi fare tranne che scherzarci sopra. Ma ritrovare al più presto il sorriso è ritornare a vivere.
Si ride per non morire. L’autore ci esorta a vivere realmente e pienamente la vita, tenendo sempre presente il limite dell’esistenza umana che non è eterna. Ritorna il classico ritornello: Ricordati che devi morire! Non una minaccia, ma semplicemente uno spot per non sprecare attimi preziosi della nostra vita terrena.

È un libro di cui si apprezza l’originalità, il taglio e soprattutto la satira divertente e profonda. Una scrittura che allo stesso tempo fa sorridere e meditare.
Nella quarta di copertina di “Ti tocca anche se ti tocchi” leggiamo: “Esilarante satira su uno degli eventi che coinvolge indistintamente ogni essere umano. La morte è 'raccontata' con la leggiadria di uno spirito allegro e con 'colori' che sprazzi di genialità donano ad un argomento così funesto. E con un filo di sottile sarcasmo, anzi, con una grossa corda di sarcasmo, l'autore dà spunti di riflessione su quale può essere il fatidico 'senso della vita' realizzando uno dei libri più comici tra quelli pubblicati negli ultimi anni. Un libro assolutamente da leggere per rallegrarti la vita”.
L’autore ci racconta tante verità, tante “altre verità” sull’evento della morte, con leggerezza e attraverso lo strumento dell’ironia, cogliendo aspetti strani, curiosi, contraddittori, quasi irreali perché incredibili. Ci sono paesi in alcune parti del mondo - ci viene fatto notare - dove la morte viene festeggiata con manifestazioni spettacolari come se si fosse al carnevale di Rio. Familiari e parenti stretti del defunto esprimono in tal modo sentimenti di contentezza, soddisfazione e anche invidia per il viaggio in un’altra vita ritenuta migliore. Nei paesi occidentali, invece, pur credendo in una vita migliore, ci si addolora per la cara perdita del caro defunto che diventa carissima se il defunto lascia agli eredi pesanti debiti da pagare. Dentro l’opera c’è di tutto: usi, costumi, luoghi comuni, numeri, statistiche, consigli, bon ton, vita vissuta…
Moncada conduce il lettore in meandri sconosciuti di un mondo inesplorato che gira attorno a un avvenimento che preferiamo rimuovere nonostante sia alla base del sistema vita. Senza di esso non ci sarebbe evoluzione. E non ci sarebbe per molti la possibilità di arricchirsi e lavorare. Sono migliaia e migliaia gli addetti di un settore, quello funebre, che a differenza di altri comparti produttivi tradizionali si dimostra a prova di qualsiasi crisi economica. La morte non fa precari e dà sicurezza per il futuro. Almeno fino a quando ci sarà il numero chiuso nel settore funebre e non verrà messo a punto l’elisir di lunga vita. In quel caso si decreterà l’immortalità della vita e la morte del settore funebre. In “Ti tocca anche se ti tocchi” si parla di bizzarre credenze e di tanti luoghi comuni. Si esalta il genio italiano nella creatività del design e del marketing funebre. Si propongono idee innovative per risolvere il problema della carenza di spazi cimiteriali con “tombe a grattacielo” e a “grattaterra”. Si passano in rassegna le gaffe più clamorose ed esilaranti che spesso si commettono durante gli austeri riti funebri e che suscitano irrefrenabile ilarità anche tra i dolenti.
Il libro “Ti tocca anche se ti tocchi”, che l’autore considera un portafortuna con poteri talismanici si può ordinare comodamente on-line sul sito della casa editrice all’indirizzo http://www.editcsa.it/ e nelle migliori librerie on-line come Feltrinelli.
Dice l’autore: se l’ottimismo allunga la vita, il buonumore di “Ti tocca anche se ti tocchi” l’allarga e l’oltrepassa.

Odissea: Ulissi, i Froci e 'na Troia


La dissacrante ironia dell’Odissea di Raimondo Moncada dal teatro si sposta in libreria. Lopera "Ulissi, i froci e ‘na troia", questo il sottotitolo, diverte anche i lettori dopo avere divertito gli spettatori. L’arma è sempre la solita: la satira. E che satira! Un’ironia tagliente, sottile, intelligente, incisiva, pungente, divertente e divertita che avvolge la veste grafico-editoriale del libro. E che libro! Pare che ci sorrida mentre ci prende e si prende in giro. Per l’autore siamo in presenza di un anti-libro, un libro-contro insomma. Un libro che scimmiotta un certo modo di fare cultura, di fare editoria, di fare promozione. Si tratta di una pubblicazione da Guiness dei Primati. Quello di Raimondo Moncada è il primo libro al mondo che esce già con la dicitura di “Best seller”, come “libro più letto dell’anno”. E’ il primo libro che prima di uscire ha ricevuto già ben 17 premi, uno al mese dall’aprile del 2004 quando l’opera è stata rappresentata per la prima volta e col pienone di pubblico al teatro della Posta Vecchia di Giovanni Moscato. Il volume mostra fiero, con una fascetta in prima pagina, il premio dell’agosto 2005: il “Salvatore Gioacchino Petrapapula”, un “celebre letterato agrigentino” si dice nel libro, ma non si capisce bene chi sia. L’Odissea di Raimondo Moncada è anche il primo libro al mondo con il sistema dell’autodedica. Su una pagina interna c’è prestampata una dedica che è uguale per tutti, con uno spazio lasciato libero ed in cui si suggeriscea chiare lettere: “Inserire il proprio nome”. E' un espediente tipografico che Raimondo Moncada consiglia a quegli autori che si stancano, durante le presentazioni, ad autografare libri e a pensare dediche originali per accontentare folle di ammiratori.
La nota di presentazione è affidata a un certo professore Kekkina Pallonata, fantomatico rettore dell’Accademia della Spelonca Ellenica, mentre lo stesso Raimondo Moncada si presenta nella nota introduttiva con il titolo di professore della Royal Accademy of Theatre of Condom. All’interno si fa sfoggio dei diversi premi “ricevuti e meritati”, di quelli per i quali è in corso un’opera di raccomandazione, di altri per i quali si sta pagando del denaro sonante. Tra i premi si menzionano: il “Ricchionazzo Pazzo”, il “Pirandello sulle palle”, il “Pirandello convertito”, “Incisioni a Casablanca”, “Finocchio selvatico”, “Cetriolo Possente”. C’è anche una ricca rassegna stampa, con una sfilza di testate giornaliste internazionali che avrebbero parlato dell’opera e del nostro autore. Il “Terrorism news” titola così che “è una bomba”; il “Vergin forever” che “E’ duro ma piace”; il “Gazzettino di Troia” dice che “La città si ribella”; il “Giornale dei falsari” afferma che “E’ un’opera d’arte”.
È la sua prima opera di teatro-cabaret (ha debuttato nel mese di aprile nel 2004 al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento), divenuta libro nell’estate del 2005.
“Il mito di Ulisse – scrive nella presentazione l’autore - va in frantumi. Il poema omerico diventa farsa. L’eroe leggendario, celebre per la sua forza, l’astuzia, l’intelligenza, il coraggio diventa un cretino, “u babbu do paisi”. Odisseo, dopo la conquista di Troia, smarrisce stupidamente la strada per ritornare a Itaca e alla sua adorata moglie Penelùpa. Nel suo girovagare, è perseguitato da una sfiga terribile. Il nostro eroe ha a che fare con personaggi strani e mostruosi: si imbatte in uomini, mezzi uomini, armala e fimmineddi. L’amore è il tema centrale dell’opera che si addentra, con il dovuto ma ilare rispetto, nel delicato universo della diversità sessuale. Un argomento che faceva discutere nell’antica Grecia come lo sta facendo oggi, nel terzo millennio, con i contestatissimi matrimoni gay legalizzati. Tanto amore ma anche spietata e sanguinosa guerra. Ulissi è costretto ad affrontare molti (forse meglio dire “diversi”!) nemici. Nella terra di Trinacria, deve pure vedersela con Cosa Nostra dell’epoca. E’ vittima di tentativi di estorsione, violenza e cannibalismo. Nella misteriosa Sicilia patisce la sete e per poco non muore d’infarto a causa dell’apparizione della raccapricciante e fitusa maga Ciccia, l’unica donna (ma è uno sgorbio!) assieme alla seducente, licenziosa e traditora Penelùpa. E’ una tragedia, ma non troppo, di un uomo vittima di un’ironia avvolgente, sottile, sboccata, vastasa”.
E’ dunque un libro da non perdere. L’Odissea di Raimondo Moncada è un opera letteraria da prendere subito al volo, spolpare senza pensarci due volte e conservare gelosamente nella propria libreria personale come un sicuro investimento, a futura memoria.
Un consiglio: appena sarà riproposta a teatro prenotate i biglietti d’ingresso, a qualsiasi costo. Sarà un evento da non perdere e da tramandare.


Le compagnie teatrali interessate a mettere in scena l'opera, possono contattare direttamente l'autore per avere il raro testo

La biografia di Raimondo Moncada


Raimondo Moncada è giurgintano purosangue. È nato nella Città del Kaos. Si spiega così il suo incasinamento.
Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri si vantano di essere suoi conterranei: Ma cu è? (Chi è?)
I suoi natali sono domestici. I suoi pasquali Findomestic.
E' venuto al mondo all'interno di un caldo e profumato appartamento, sulle note del Va Pensiero. Sua madre Sara, con la fattiva collaborazione di suo padre Gildo, lo ha dato alla luce al buio, in una casa in affitto sopra l’unico panificio di Via Giuseppe Verdi, ad Agrigento. Il suo primo vagito è stato un concerto musicale (Sono nato nero, tutto nero!). 
Come primo maschio della famiglia è stato un predestinato. Alla nascita ha trovato il nome proprio di persona già pronto, scelto prima del concepimento: Raimondo Moncada, il nome del nonno, papà di suo papà.

Fin da piccolo, per Dna, per influenze paterne, per vocazione, ha sempre avuto la passione per l’arte, per la creatività. È cresciuto con in mano pennini, pennelli, colori, inchiostro di china e tante fantasticherie in testa (quanti film!).

Una volta cresciuto, si è messo a scrivere perché dipingere e disegnare gli sembrava troppo scontato. Ha cominciato così a fare il giornalista quando, poco più che ventenne, ha deciso di staccarsi dai tradizionali studi universitari e scegliere il percorso dell’autolaurea.
E si è autolaureato a tempi da record: subito!
Ha scritto commedie, romanzi, racconti, saggi umoristici, sceneggiature, poesie, canzoni. Prima dell'avvento delle email e dei social network ha anche scritto cartoline dall'Italia e dall'estero.

Nel corso degli anni, ha maturato esperienze in diversi settori artistici e professionali: radio, tv, giornali, teatro, cinema, musica, pittura, grafica. Non si è fatto mancare proprio niente. 

Ha recitato con diverse compagnie teatrali, cantato con gruppi musicali e folcloristici. Ha collaborato con giornali, radio e tv di Sicilia. Negli anni di formazione artistica, ha partecipato ad alcuni laboratori teatrali, di cui due diretti dal regista e scrittore empedoclino Andrea Camilleri, altri dal regista Accursio Di Leo e dal maestro Pippo Flora.

Gli piace l’umorismo e la satira (l’ironia e l’autoironia, oltre che l’amore per l’arte, sono eredità del padre Gildo, pittore e grafico). 

Ecco alcune delle sue creature.
Per il teatro, ha già scritto cinque opere satiriche: Odissea: Ulissi, i froci e nà troia (nel 2003), Il peccato di Eva (nel 2004), La disoccupazione (2011), Romeo e Crocetta (nel 2012), "Perollollero" (2013). L’Odissea, in lingua siciliana, ha debuttato al Teatro della Posta Vecchia nel 2004 ed è divenuta anche un divertente e dissacrante libro. "Romeo e Crocetta" è stata messa in scena nel 2012 dalla compagnia teatrale dell'Ipia "Fermi" di Agrigento.

Nel marzo del 2009, ha pubblicato il libro umoristico Ti tocca anche se ti tocchi con la Csa Editrice.

Ispirandosi al fortunato Ti tocca anche se ti tocchi, ha scritto il soggetto e la sceneggiatura del film Babbaluci di cui ha curato anche la regia. Il film è uscito nell'estate del 2009. Nel 2011, ha scritto e diretto il cortometraggio umoristico "L'arma più efficace" contro la sottocultura mafiosa.

Nell'agosto del 2012, l'uscita del libro Dal Partenone di Atene al Putthanone di Akràgas (nell'estate del 2013 è uscita la pubblicazione della rinnovata edizione).
Nel novembre 2013, la pubblicazione del romanzo umoristico Mafia Ridens (ovvero il giorno della cilecca) per i tipi della Dario Flaccovio Editore. Nell'estate del 2015, l'uscita del libro tutto in siciliano Chi nicchi e nacchi. A marzo del 2017, vede la luce Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, Ad Est edizioni, libro dedicato alla storia del padre partigiano, grafico e pittore. Nel maggio del 2019, esce per GOODmood edizione sonore il  primo episodio dell'audiolibro Joe Pitrusino, uno sbirro per caso, scritto assieme a Max Damiani. A settembre 2019 Aulino Editore pubblica Messia web, nella collana Coup de foudre. 

Ha scritto, inoltre, diversi racconti, monologhi e canzoni sia in lingua siciliana che in italiano.

Ha nel cassetto altri esplosivi manoscritti di prossima pubblicazione.

Nel corso degli anni ha avuto attribuiti diversi pubblici riconoscimenti
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...