domenica 9 dicembre 2018

Premio Buttitta al Partigiano bambino



Gildo Moncada, mio papà cammina ancora. La sua storia, la sua memoria, raccontata nel libro Il partigiano bambino, è stato insignito del premio speciale “Ignazio Buttitta 2018” promosso dal centro culturale “Renato Guttuso”. 

La cerimonia di premiazione si è svolta l’8 dicembre, al Castello Chiaramontano di Favara. Il riconoscimento mi è stato consegnato dalle mani dell’editore di Medinova Antonio Liotta che, come in altre occasioni, ha voluto ricordare mio padre come grafico, artista, come persona impegnata in altri campi. 

Ho dedicato pubblicamente il riconoscimento a  Gaetano Gato Alessi e al gruppo di Ad Est Edizioni che con affetto hanno abbracciato questa storia portandola ovunque, in Parlamento e oltre confine, per raccontare e dare testimonianza dell’impegno di un adolescente siciliano che non si è tirato indietro, in Umbria, al richiamo della coscienza lottando con la brigata partigiana “Leoni”, rientrando a casa mutilato. 

Grazie ai componenti della commissione per questa inattesa sorpresa, al centro culturale “Renato Guttuso” e al suo presidente Lina Gucciardino che da venti anni ricordano un grande poeta siciliano: Ignazio Buttitta. 


Questa la motivazione del premio: “Per la sua intensa ed eclettica attività letteraria che spazia dal sorriso alle lacrime, ora leggera, ironica e graffiante, ora seria, commovente, densa di valori, ideali e sentimenti. Come quelli presenti nel libro Il Partigiano bambino, dedicato al padre Gildo, giovanissimo protagonista della Resistenza e della lotta al nazifascismo”.


Raimondo Moncada

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venerdì 7 dicembre 2018

L’amore non ha un tempio definito


“Ma lassatili sfugari!” È una delle considerazioni che ho sentito, in colorito siciliano, e dalla voce di una donna, tra la moltiplicazione di fioriti commenti alla notizia proveniente da Roma, dove due parlamentari, due rappresentanti del popolo, avrebbero per i fatti loro consumato quello che c’era da consumare nel chiuso, ma non tanto chiuso, di un bagno protetto ma non tanto protetto di Montecitorio, considerato un tempio sacro, improfanabile. 

Una notizia vera, finta, verosimile (boh, non si capisce più niente), di cui comunque non si fa che parlare e straparlare come se fosse vera e come se si vivesse su un’altro pianeta, come se sulla Terra fossimo tutti casti e puri e santi, come se un principe e una principessa nel loro castello dorato dovessero essere condannati solo a dare baci, come se un ruolo non ti dovesse consentire di vivere umanamente il tuo essere uomo o donna o altro e appartarti nell’intimità di un luogo e abbracciare per qualche secondo o più di un secondo (è augurabile) un’avventura con chi ti si è presentato o presentata magari con le dita negli occhi, liberi entrambi da vincoli matrimoniali o da altri vincoli di attaccamento affettivo. 

Al piacer, in questi casi, non si comanda. E farlo fa bene, lo dice la scienza. Più lo fai e più ti senti bene, lo dicono le analisi del sangue e i battiti del cuore e altri misuratori di benessere. 

Non ci sono ordini di scuderia che tengano di fronte all’attrazione magnetico-gravitazionale tra due persone. Solo la fedeltà giurata al tuo lui o alla tua lei ti deve trattenere, specialmente se c’è sincero amore che arde di fiamma sempre accesa. È il sentimento dell’amore che in modo naturale, senza alcuno sforzo, ti blocca e ti fa cambiare strada di fronte alla tentazione, ti fa pensare ad altro, non ti accende i folli ormoni che non aspettano altro che risvegliarsi e attivare il meccanismo che quando si attiva non lo fermi più. 

Ma se due persone libere si attraggono, si amano e sono sciolti da altri rapporti, che male c’è azionare i meccanismi, attivare le calamite, ritrovarsi nel primo loco disponibile, 

dire al volo sì, far vincere l’amore e festeggiare come il fine anno con i giochi pirotecnici nei cieli stellati? Che male c’è, liberi da appartenenze anche sportive (possono benissimo incontrarsi uno juventino e una interista per suggellare un momento di pace dopo anni di guerra), darsi alla passione lontani da famelici occhi indiscreti, in un momento in cui sai che puoi usufruire di quei cinque-dieci minuti di tranquillità perché hai fatto gli appostamenti, perché hai accettato che dalle ore... alle ore... sono tutti impegnati, hanno già tutti fatto la pipì e, dunque, non disturbi nessuno? 

Ma se ne parla dell’episodio di Roma, e come se se ne parla, perché ci sarebbe in circolazione pure un video - così si legge sui nuovi media - che farebbe vedere e sentire quello che possiamo solo con la nostra non casta immaginazione vedere e sentire. E se c’è il video, a meno di auto riprese, ci dovrebbe essere anche un autore esterno, in carne e ossa, un avventore che, entrando nel luogo dell’infuocata passione, forse per un bisogno incontrollato e incontrollabile, si è trovato davanti a un quadretto che mai avrebbe sognato di trovarsi in visione e in un luogo così solenne, così rigoroso, così austero, così freddamente istituzionale. Un avventore che, pur nella vampata ricevuta all’apertura della porta del bagno, ha trovato la forza di afferrare la telecamera o lo smartphone e riprendere tutto per filo e per segno quello che si è presentato ai suoi occhi e alle sue orecchie in immagini e in sonoro per ricordarselo in futuro e lasciare l’eredità ai posteri. Ma il video, nel chiuso di una cassetta di telecamera o di memoria di cellulare, sarebbe poi uscito misteriosamente dalle vigilate mura dove neanche una telecamera di controllo immagino sia istallata. Ed è giusto così, non c’entra nulla in questi casi la trasparenza altrimenti dovremmo aprire le nostre camere da letto e farci scoprire anche che dormiamo dopo che abbiamo scritto sui social che siamo peggio di Rocco: degli eroi smisurati. 

Non è incoraggiante entrare in un bagno pensando di essere ripresi mentre si è impegnati a fare uno dei nostri innati bisogni fisiologici con quello che comportano in smorfie, suoni onomatopeici e altre espressività e gesticolazioni varie. Bisogni insopprimibili, come certi istinti quando sono solo fonte di piacere e non fanno male a nessuno e le persone sono libere, adulte, vaccinate, consenzienti anche se a volte un po’ troppo azzardose (qualcuno dice: “Li capisco, al piacer non si comanda, ma avrebbero potuto posticipare, prorogare, presentare una mozione, qualsiasi cosa giusto per prendere in giro gli ormoni, calmarli con delle iniezioni di camomilla concentrata e guadagnare qualche minuto per trovare un posticino un po’ più riservato, consono e anche più comodo senza il timore di essere scoperti: “Talè cu c’è! E bravi! Prosita veru: Complimenti! Siamo tutti uguali”).

Ma quando la passione si accende non c’è niente da fare: ti travolge e non capisci più niente, non hai più coscienza del pericolo. Lo vediamo nei film e non quelli a luci rosse”). 

Dopo quello che è successo nella Capitale, sicuramente nei bagni, pubblici e privati, non entrerà più nessuno, neanche Pinzio Pilato per lavarsi le mani: “Non ne voglio sapere più niente: io me la faccio addosso!”.


Raimondo Moncada 

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mercoledì 5 dicembre 2018

Elena Ferrante, confessione di un mistero svelato

Si riaccende il giallo sull'identità della celebre scrittrice autrice di tanti libri di successo tra i quali L'amica geniale dal quale è stata tratta la fiction di successo in onda su Rai Uno.
Lo confesso per la seconda volta dopo la confessione non presa sul serio di due anni fa: so chi è Elena Ferrante. Si tratta di uno scrittore   compaesano di Luigi Pirandello, del quale, purtroppo, almeno per il momento, non posso svelare i segni particolari. Ma mi è familiare, intimo direi.
Elena Ferrante è dunque uno scrittore agrigentino. Da non credere, lo so. Mi assumo ogni responsabilità di ciò che dico. Ogni pagina, ogni libro, è frutto della spremitura dell' immaginazione di questo insospettabile artista.  
Tutti i successi editoriali sono suoi. Così come suoi sono  i complimenti e i riconoscimenti conquistati,  con merito, in ogni angolo del monTo (scritto all’agrigendina).

Perchè ripeto ancora tutto questo? Perchè ritengo che sia opportuno richiudere definitivamente questo giallo, prima che diventi rosso. Basta con le ricerche e con i rifiuti dei presunti riconosciuti!

Se nessuna Elena Ferrante si è fatta ancora avanti, confermando in tal modo ricostruzioni, supposizioni, illazioni, visure catastali, radiografie, TAC, TIC, qualcuno prima o poi lo doveva fare.

Non ne posso più di sentire:
- Abbiamo trovato la vera Elena Ferrante, è lei!
- No, si sbaglia di grosso, non sono io!
- Non dica sciocchezze, Elena Ferrante è lei.
- Sta prendendo un abbaglio. È davvero fuori strada e rischia seriamente di andare a sbattere contro il palo dell’abbaglio.
- No, è lei.
- No, non sono io. 
Bene, ora che questo insospettabile scrittore agrigentino è stato ben individuato, anche se mi ha raccomandato per il momento di non rendere pubblico il suo nome, cosa che si ripromette di fare tra qualche settimana, dopo che andrà in onda l'ultima puntata della serie "L'amica geniale", spero cali definitivamente la saracinesca su un mistero decennale che ha stancato e che dato origine addirittura a una indagine internazionale per scoprire il volto dell’autrice dell’Amore molesto, I giorni dell’abbandono, La frantumaglia, La figlia oscura, La spiaggia di notte, l’Amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta.

Che si fermi, dunque, la caccia all’uomo… anzi alla donna… anzi al fantasma… insomma al celebre pseudonimo! Ricondividendo l’antico appello degli editori di E/O, auspico che si smetta di assediare l’Elena Ferrante di turno, trattata come una criminale: “Sei tu, non hai scampo!”

Mi rivolgo direttamente ai ricercatori di identità. È inutile che cerchiate ancora di scoprire chi si nasconda dietro Elena Ferrante. Abbiate pazienza e lo scoprirete durante la conferenza stampa che la vera Elena Ferrante farà nella sua città, ad Agrigento, appunto, a fine anno, il 32 dicembre. 

Su questa vicenda, bisogna riconoscerlo, si è oltrepassato ogni limite. Non bastavano le supposizioni, i nomi buttati lì a casaccio. Si è finito per indagare su tutto, su ogni presunta traccia. È mancato solo l’esame del Dna sul sudore versato in quelle pagine che in Italia e nel mondo  appassionano milioni di lettori.

Certo, dirà qualcuno, considerato che si tratta di uno scrittore di provato sesso maschile poteva scegliere lo pseudonimo di un uomo. Rispondo subito per lui: Eleno Ferrante, ma solo per fare un esempio, suona cacofonico, non si può sentire. Con Elena Ferrante, chi sta dietro a Elena Ferrante ha avuto ragione. È entrato subito nelle hit e nei cuori della gente, di chi ama leggere, di chi apprezza la buona scrittura e le belle storie.

Ora che l'arcano sta per essere svelato, chissà se sarà la stessa cosa? Come la prenderanno i suoi appassionati lettori?

Di certo i vari Fabrizia Ramondino, Goffredo Fofi, Mario Martone, Domenico Starnone, Anita Raja, e altri scrittori tirati in ballo negli anni, che hanno rifiutato di riconoscersi in Elena Ferrante, questa croce tra un po' non la porteranno più. E finalmente non si parlerà più di una Elena Ferrante da svelare a tutti i costi. 

COMUNICAZIONE CRITTOGRAFICA, dunque segreta, che nessuno deve leggere, per non violare le stringenti norme sulla privacy, indirizzata alla vera Elena Ferrante che solo io in questo momento conosco: per confondere le acque, ti suggerisco di prendere il mio nome come tuo nuovo pseudonimo. Io sarò Elena e tu Raimondo. E così, dopo avere dato alle stampe Storia del nuovo cognome, potrai scrivere liberamente Storia del mio nuovo nome e La storia si nasconde dentro di me.

Le nostre vite, con un tocco di fantasia, diventano pura invenzione. Lo sai meglio di me. Le possiamo narrare come vogliamo, con romanzi di fantasia, con autori di fantasia, con noi stessi che diventiamo fantasia, con questa confessione che è pura fantasia, perché alla fine Elena Ferrante sono io (lo dico per fare uscire allo scoperto la vera Elena Ferrante che c’è in me perché solo lei, se esiste, può smentire questo mio fantasioso outing).  

Vediamo cosa succede. Ci aggiorniamo. Continuo intanto a sognare i regali sotto l’albero di Natale, e un bel successo meritato alla Elena Ferrante con la pubblicazione di un libro originale dal titolo L'amico geniale. Lo scrivo, così mi vedrò pure su Rai Uno, anzi su Rai Mondo Uno e Solo. 

Raimondo Moncada 
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giovedì 29 novembre 2018

Il panino della giovinezza

Entri in un locale e ti accoglie un esercito di occhi spianati. 

Chi ci fu? Ti chiedi.

Noti che c’è una differenza di pelle, la mia è più matura. Ho almeno il triplo dei loro anni. Ti metti in fila come loro e come loro hai il cellulare in mano, collegato a Facebook e pronto con la foto da postare su Instagram. Non ho però le cuffiette alle orecchie e lo zaino. 

Loro sono in comitiva, io sono solo, ma abbiamo la stessa fame che ci unisce ma anche un’area del cervello che dentro conserva la memoria di quell’età. 


Mi siedo. Non mi guarda più nessuno.  E io mi sento giovane, giovane senza alcuno sforzo. Lo sforzo lo farò sicuramente stanotte o domani notte o nel fine settimana per digerire il panino ordinato nel locale dei giovani. È un panino diverso da quello dei miei tempi, diciamo più pesante. Già lo sento, alzandomi dal banco. 

Ce la farò. Sono ancora giovane.


Raimondo Moncada

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mercoledì 28 novembre 2018

Compleanni speciali, auguri piccolo Egidio

Lui è ancora giovane. Anche se oggi lo è un pizzico di meno. Ma solo in dimensioni infinitesimali. Davanti a sé ha ancora un’esistenza matusalemmiana, o come si dice riferendosi all’amico patriarca antidiluviano dell’Antico Testamento, figlio di Enoch, padre di Lamech, cugino di Gillette, amico di Cuè e di Cuegghè, arrivato a spegnere 969 candeline su una torta che in quanto a misure ricorda la terra nella moderna visione piattista. 

Oggi è il suo compleanno e da mezzo mondo ha già ricevuto gli auguri, l’altro mezzo mondo ha cominciato nel primo pomeriggio bussandogli alla porta e baciandolo e pulendogli col fazzoletto il sudore dalla fronte. 

Lui apre a tutti. La sua casa è aperta. È un amico e padre di famiglia. Da tempo immemore è amato e popolare, sia per la sua attività di maestro di scuola (l’ho sempre considerato un mio maestro nella vita) sia per la sua attività di giornalista, conduttore televisivo, direttore della storica testata Malgrado Tutto; sia come uomo e sia soprattutto come marito e padre. 

È amato a tutto tondo, con merito, cosi giusti. 

Anche io lo voglio abbracciare e baciare e asciugarlo in fronte (senza fazzoletto che sononraffreddato), questa volta in maniera inconsueta, utilizzando lo stesso sistema che utilizza lui per gli amici (anche io sono stato immortalato), pubblicando gli auguri di buon compleanno addirittura sul prestigioso giornale di Leonardo Sciascia, per dare la massima importanza all’evento, al procedere della vita della comunità di amici. 

Io non ho un giornale. Ho solo un blog ma che riesce comunque a raggiungere ogni parte del piatto pianeta e a farlo gioire con manifestazioni di affetto.

E allora: AUGURI DI CUORE, PICCOLO EGIDIO (Terrana).


Raimondo Moncada 

domenica 25 novembre 2018

Il dramma di Akil commuove Raccontami o Musa


È L’Appello di Akildi Gaetano Lia, il racconto vincitore della terza edizione

del Premio “Raccontami, o Musa…”, edizione 2018. Una storia commovente che parla di guerre, di tragedie, di bambini sotto le bombe, di emigrazioni forzate, di stragi del mare, di disperati salvataggi, di un’umanità impazzzita. 


Decretato, dunque, il vincitore della terza edizione del concorso letterario nazionale promosso dall’associazione culturale “Musamusìa” di Licata, presieduta dall’artista Lorenzo Alario.

La giuria ha così deciso:

1° posto per il racconto   L’Appello di Akildi Gaetano Lia di Monterosso Almo, in provincia di Ragusa;

- 2° posto per il racconto Capolinea, di Elena Musso di Agrigento(

- 3° posto per il racconto Il ritorno, di Maria Grazia Alia di Partanna, in provincia di Trapani. 

Ritenuti meritevoli di segnalazione i racconti:

Il viaggiodi Barbara Vizzolini di Gallarate, in provincia di Varese; 

Come la ginestra, di Anastassija Sofia Tortorici di Ribera, in provincia di Agrigento.

 

Attribuito anche un Premio Speciale al gruppo classe della IIIC dell’Istituto Comprensivo “Guglielmo Marconi di Licata, per il racconto “Domani un altro sogno”.

 

Tema della terza edizione del concorso Raccontami, o Musa: “Il viaggio”.

 

La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 15 dicembre 2018ore 17:30, presso l’Aula Magna del Liceo Classico “Vincenzo Linares di Licata.


L’associazione Musamusìa ha chiamato in giuria:  Angela Mancuso (direttrice artistica del premio), Giusy Di Franco, Franca Bosa, Rosaria Merro, docenti di Lettere,  Raimondo Moncada (scrittore, giornalista). 


L’associazione culturale “Musamusìa” ringrazia quanti, da diverse parti d’Italia, hanno partecipato con una propria opera qualificando e onorando la terza edizione del premio letterario “Raccontami, o Musa…”.

Un premio che cresce di anno in anno dando la possibilità a tanti scrittori di confrontarsi e di misurarsi su temi affascinanti, e a Licata di farsi conoscere per il suo lato migliore, poetico, creativo, letterario. È la Sicilia più bella, da conoscere, da approfondire, da visitare. Non a caso in questa terra sono nati grandissimi letterari e poeti, con record di Nobel. 

 

venerdì 23 novembre 2018

Le Sacre Spine della Corona di Cristo a Sciacca

Non c’è solo la celebre e studiatissima reliquia della Sacra Sindone a ricordarci la passione e la morte di Gesù Cristo. Ce ne sono altre, come la croce, i chiodi, la corona di spine, che - secondo la tradizione - sarebbero state recuperate e poi conservate nei secoli in più luoghi. 
Uno di questi luoghi è Sciacca.
Nella chiesa di San Michele Arcangelo, sita nell’omonimo e popolare quartiere situato nella parte alta della città, si trovano custodite due Sacre Spine della Corona che cinse il capo al Cristo nel suo calvario (il serto si trova a Parigi, nella chiesa di Nôtre Dame).
Dopo decenni in cui il reliquiario è rimasto chiuso in cassaforte, le sacre spine saranno esposte dentro una speciale teca e messe in pubblica venerazione. L’evento religioso è fissato per domenica 25 novembre 2018, giorno in cui ricorre la solennità del Cristo Re. Ci sarà una funzione religiosa celebrata dal parroco don Pasqualino Barone e una processione. Le Sacre Spine saranno collocate ai piedi del Crocifisso all’ingresso della chiesa.


Una storia che ha dell’incredibile che è stata ricostruita da un saccense, Vincenzo Mandracchia, nel libro Sciacca e le Sacre Spine, pubblicato nel 2012 da Edizioni Semina Verbi di Agrigento.


“Pochissime città, tra cui si annovera Sciacca, - scrive Vincenzo Mandracchia - hanno il privilegio di conservare tra i frammenti sacri in loro possesso, una tra le più pregevoli reliquie della Chiesa. Questa reliquia consiste in alcune schegge conficcate sul capo di Gesù Cristo durante la sua passione e morte: vale a dire due Spine Sante. Una di queste è cosparsa del sangue di Gesù nostro Signore”.


Il ritrovamento delle reliquie della flagellazione e della crocifissione - leggo sul libro - avvenne nel 326, in un pozzo a Gerusalemme, in un luogo poco distante dal monte Golgota. A Sciacca sono arrivate mille anni dopo. Come?


Alla curiosità risponde sempre Vincenzo Mandracchia ritornando indietro di settecento anni e citando le famiglie nobili che regnavano in Sicilia e a Sciacca.


“Nel 1386 Guglielmo II Peralta detto Guglielmone III Conte di Caltabellotta è la sua devotissima moglie Eleonora D’Aragona, figlia di Giovanni, duca d’Atene e Neopatria e anche marchese di Randazzo, reggente della Sicilia dal 1342 al 1348, donarono le Sacre Spine alla chiesa del costruendo monastero di Maria Santissima di Itria conosciuta da secoli come Badia Grande”.
L’inaugurazione della chiesa è datata 31 maggio 1386 e avvenne durante la Festa dell’Ascensione. Da allora e fino alla metà del 1800, “davano luogo alla più grande festa religiosa della nostra città e del Val di Mazara”, con continui atti di fede. “Anche ai tempi del Peralta - dice Mandracchia - la festa delle spine era annoverata tra le maggiori solennità dell’isola tanto che molteplici oratori e un gran numero di pellegrini - provenienti da paesi lontani - giungevano in città per predicare omelie e per rendere loro omaggio”.

Pare che in Italia siano state portate da Carlo I D’Angiò che nel 1263 accettò il regno di Sicilia offertogli dall’allora pontefice in lotta con gli Svevi. Le Sacre Spine sono poi passate di mano in mano ai vari eredi fino ad arrivare a Eleonora d’Aragona.  
Dalla Badia Grande sono state poi trasferite nella chiesa di San Michele Arcangelo nel 1901. Nel 2012, una bolla dell’arcivescovo e cardinale Francesco Montenegro ha autorizzato don Pasqualino Barone - che ne ha fatto richiesta - a esporre al culto le reliquie nei giorni della festa di Cristo Re e i venerdì di Quaresima. Da domenica 25 novembre, la loro pubblica venerazione sarà eterna.

Raimondo Moncada
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La foto è stata fornita da Vincenzo Mandracchia

mercoledì 21 novembre 2018

Premio Ignazio Buttitta 2018 per il libro Il partigiano bambino


Arriva un altro riconoscimento, il premio speciale “Ignazio Buttitta” per la narrativa. E arriva per il libro Il partigiano bambino, la storia di Gildo Moncada, pubblicato da Ad Est edizioni e presentato in tante città d’Italia ed estere. 
Il libro ha già ricevuto  altri due riconoscimenti: nel 2017 il premio internazionale “Navarro” e il premio di Scrittura del Lions Club di Agrigento. Al Partigiano bambino è stato dedicato il concorso di letteratura “Una storia partigiana” a Lastra a Signa, il progetto lettura al liceo “Linares” di Licata e una canzone contenuta nell’album L’apostrofo rosso del cantautore emiliano Luca Taddia.


Di seguito la comunicazione degli organizzatori del Premio Buttitta.

Sono stati ufficializzati dalla presidente del Centro culturale Renato Guttuso di Favara, Lina Urso Gucciardino, i nomi degli insigniti dei Riconoscimenti Speciali inseriti nel contesto della XX edizione del Premio di arte e cultura siciliana “Ignazio Buttitta”.
Istituito venti anni fa in omaggio del grande poeta di Bagheria, il premio vuole dare il giusto riconoscimento a donne e uomini di Sicilia che si sono particolarmente distinti nel loro settore lavorativo.
Questi i premiati dell’edizione 2018: Giuseppe “Cioppino” Crapanzano operatore socio-culturale di Favara; Raimondo Moncada giornalista e scrittore; Salvatore Rizzuti scultore; Francesco Novara fotografo; Salvatore Nocera medico-poeta-attore; Daniel Russello artista-designer di caschi di piloti di moto e auto da corsa;  Stefano Castronovo campione italiano di moto d’acqua; Mariangela Longo direttrice Istituto superiore di studi musicali “A. Toscanini” di Ribera;  Giuseppe Taibi presidente regionale FAI Sicilia;  I Diapason Gruppo musicale etno-folk; l’U.OHospice dell’ospedale di Agrigento per “Il Mantello”.
La consegna dei riconoscimenti si terrà sabato 8 dicembre presso il castello Chiaramonte di Favara. La  XX edizione del Premio d’Arte e Cultura Siciliana “Ignazio Buttitta””prenderà il via mercoledì 28 novembre 2017 alle ore 16,30 sempre nel maniero medievale di Favara, il Gemellaggio culturale tra i Comuni di Favara e Comitini con gli interventi dei sindaci Anna Alba e Antonio Contino, della presidente del Centro “Guttuso” Lina Urso Gucciardino. Nella stessa serata è in programma l’inaugurazione della mostra fotografica “Anima in scena” di Francesco Novara e l’incontro con lo scultore Salvatore Rizzuti con gli interventi dello storico Antonio Patti e del pittore Vincenzo Patti. Coordina la sera il giornalista Giuseppe Piscopo, con gli interventi artistici degli alunni degli Istituti Compresivi “Urso-Mendola”, “Guarino” e “Brancati”.
Con il Premio Ignazio Buttitta ritorna anche il Festival della Canzone Siciliana – Rosa Balistreri” giunto alla 4^ edizione, curato dal professore Stefano Tesè, al quale partecipano cantanti e musicisti di diverse scuole agrigentine. Il festival è in programma venerdì 30 novembre presso il Teatro San Francesco di Favara.
Nel corso della settimana previsti interessanti convegni e tavole rotonde che coinvolgeranno gli studenti delle scuole di Favara e di diversi Istituti scolastici della Provincia.

martedì 20 novembre 2018

Agrigento prima per qualità della vita


Agrigento prima nella classifica per qualità della vita. È una speciale classifica, nuova, originale, che non tiene conto dei requisiti delle classifiche che ogni anno stilano quotidiani economici nazionali come Il sole 24 ore e Italia Oggi in collaborazione con università e enti di ricerca. 

Secondo la nuova indagine, Agrigento risulta al primo posto in assoluto tra le centodieci città capoluogo di provincia d’Italia. 

Quello che ha Agrigento non lo ritrovo in nessun’altra località non solo italiana, non solo europea ma addirittura mondiale. Quando metterò piede prima sulla Luna e poi su Marte, dallo spazio affermerò lo stesso concetto. Sfido chiunque a provarmi il contrario. Quando sto lontano da Agrigento per un lungo periodo, mi manca e sto male, un male fisico, viscerale, che interessa l’intero sistema emotivo. Agrigento per me sale al primo posto, di colpo. 

Per questa nuova e speciale classifica si è tenuto conto di diversi fattori, tra cui: l’affetto, l’origine, il radicamento, la nostalgia, i templi, il mare, le vie, i vicoli e le piazze del centro storico, l’aria, le amicizie, la scuola, Pirandello, il premio Nobel, la famiglia...

Sono fattori oggettivi che rendono scientificamente blindata la classifica. E in questa classifica - che non ho avuto difficoltà a stilare - esiste solo Agrigento, la mia città, la città dei miei genitori, dei miei fratelli, di mia sorella, dei miei nipoti, di tanti altri parenti, dei miei nonni, dei genitori dei miei nonni… 

Ad Agrigento sono nato, sono cresciuto, mi sono sposato. È la città del mio primo vagito, dei miei primi passi, delle mie prime cadute, delle mie prime parole, delle mie prime amicizie, della mia prima cotta, del bruciore al cuore, della morsa alla pancia. È la città che ho dentro. Il mio stesso corpo è Agrigento con tutto quello che è. Nella lapide mi metteranno “di Agrigento”, ma forse non ci sarà bisogno (della lapide). Non posso accettare di essere venuto al mondo in una città che non è la prima del mondo. 

Con la mia nuova e speciale classifica nessuno ora potrà avere il pretesto di affermare: “Agrigento ha perso punti e posti, si vive peggio dello scorso anno, di dieci anni fa, di cento anni fa...”. 

Non accetto classifiche che mi fanno sentire sempre ultimo. 

Agrigento è prima, e basta! Ti metti l’anima in pace, ti rassereni, come quando ami una persona e sei pure ricambiato: vivi d’amore, beato, felice. L’amore diventa un premio e ti fa sentire la persona più fortunata del mondo, primo in assoluto senza bisogno di alcuna classifica, senza alcun bisogno di paragonarti ad altri, senza alcuna necessità di dire: sono meno bello di…, sono meno vestito bene di…, sono meno ricco di…, sono meno colto di…, sono di Agrigento e questo basta, la più bella città degli immortali.  

 

Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it   

venerdì 16 novembre 2018

Ti tocca anche se ti tocchi in edizione tascabile


I libri hanno vita lunga, secolare. Ce ne sono però alcuni destinati all’eternità, per il materiale con cui sono composti e, soprattutto, per il loro contenuto. Ti tocca anche se ti tocchi di Raimondo Moncada quest’anno ha toccato quota nove anni dalla sua prima pubblicazione, il prossimo anno ne farà dieci, ma è destinato a spegnere tante altre candeline. Il libro prosegue infatti la sua inarrestabile crescita ubriaco d’elisir.

La Csa Editrice ha dato alle stampe una nuova edizione di Ti tocca anche se ti tocchi, in un formato più maneggevole, da portare sempre con sé in tasca, da consultare come una medicina in ogni momento della giornata. Un’opera da leggere per rivalutare la vita, che è stata inserita nella collana “Gli imperdibili tascabili”.

Il libro parla di quell’attimo, ancora misterioso nonostante i divini mezzi della scienza, quando si trapassa da una dimensione a un’altra.

Considerata un tabù, un argomento da non trattare se non facendo appositi scongiuri e su cui non si può neanche scherzare, la morte nel libro Ti tocca anche se ti tocchi è “raccontata”, dicono in casa editrice, “con ironia, genialità e leggerezza”. A raccontarla è un autore per ora mortale - destinato però col libro all’immortalità - che in prima persona ha vissuto l’inconsolabile umano dolore per la perdita di persone care e di cui ha pure scritto.

In tanti capitoli, che sembrano a volte monologhi teatrali, Ti tocca anche se ti tocca parla delle ritualità, delle azioni, delle cose che si debbono fare per forza perché si è costretti da abitudini dure a morire; parla dei malacarne che quando spariscono diventano negli accorati elogi funebri le persone migliori al mondo; parla della messaggistica che si rinnova nell’uso di nuovi mezzi tecnologici ma che è sempre uguale a se stessa e che si può copiare tranquillamente senza il rischio di una denuncia per violazione del copywrite.

Ti tocca anche se ti tocchi, riflettendo in vita sulla fine di questa vita, esorcizzandola, fa notare che alcune culture - come quella nostra - ritengono la morte l’evento più triste dell’umanità esistenza, altre addirittura la considerano un momento da festeggiare con tanto di banchetto perché si ha la certezza (chi la dà?) che il defunto si è bello e sistemato in un mondo migliore. Il libro tratta anche i luoghi comuni: “Vanno via solo i migliori” come se ad abitare la Terra rimanessero solo i cretini.

L’opera mette il dito su vari aspetti, contraddittori, commerciali, vitali, perché la morte, alla fine, assicura la vita a un numero indefinito di persone. Dietro c’è un’industria che fattura cifre pazzesche e dà lavoro a famiglie che senza il lavoro legato alla morte morirebbero dalla fame (a Bologna ogni due anni si tiene una grande fiera: Tanexpò). L’allungamento della vita e l’immortalità prima o poi manderanno in crisi, uccidendolo, anche questo fiorente settore. C’è dunque chi prega ogni santo giorno affinché questo evento non avvenga mai. Noi invece preghiamo per l’immortalità, perché riteniamo inaccettabile un simile evento, a cui per umano istinto decidiamo di non pensare e quando ci capita di pensarci, soprattutto al sud, ci lanciamo in generosi scongiuri, nascosti o plateali, toccandoci.


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giovedì 8 novembre 2018

Conversazione sull’illegalità


L’illegalità intesa come dimensione contraria alla legalità, al buon costume, al retto comportamento; contraria al rispetto delle norme che regolano e fanno vivere in pace una comunità, una

città, una nazione. 

“L’illegalità, ieri e oggi”, discuterne, prenderne coscienza, per fare esattamente l’opposto, il contrario ed entrare nella dimensione della legalità, del corretto agire nel rispetto nostro e degli altri e per sperare e lavorare tutto assieme per un futuro di crescita e di sviluppo, di serenità, senza violenza, arroganza, prevaricazione. 

L’argomento sarà al centro di un incontro promosso dall’Ande, l’associazione nazionale donne elettrici, in programma giovedì 8 novembre 2018, alle ore 17, al circolo Empedocleo di Agrigento. 

Il presidente dell’Ande Carola Depaoli ne parlerà con due scrittori siciliani, Raimondo Moncada autore del romanzo Mafia ridens, ovvero il giorno della cilecca, e Jim Tatano autore del romanzo noir La ragnatela del potere.  

Il titolo dell’incontro è “Conversazione sull’illegalità: ieri e oggi”, per condannarla, per contrastarla, per andare in senso opposto. 


domenica 28 ottobre 2018

Ora solare senza sole, infuria la protesta

*È arrivata con prepotenza l’ora solare, ma non in tutte le città c’è stato il sole ad accoglierla. 

Il cielo, infatti, si è presentato uniformemente nuvoloso e non si vede l’azzurro neanche in Sicilia, riconosciuta universalmente “isola del sole” con tanto di risoluzione Onu. È tutto grigio e non va bene perché il grigio mette di malumore e fa sballare anche chi scrive. 

Inevitabili si sono accesi focolai di proteste in diverse parti del mondo: “Questa è una fregatura, dopo mesi e mesi di attesa. Non lo tolleriamo: vogliamo il sole e non vediamo l’ora”.

Si annuncia una valanga di richieste di risarcimento. 

L’Ue promette: “Cambieremo il tempo! Ma dateci tempo che ci fate venire la tachicardia”.



Intanto, fallisce l’esperimento  di anticipare di un paio d’ore l’entrata in vigore dell’ora solare. Il provvedimento d’anticipo era stato adottato per i numerosi casi d’ansia anticipatoria degli scorsi anni registrati nei centri di salute mentale presi d’assalto da milioni di cittadini che ogni anno decidono di stare svegli per cambiare manualmente le lancette. Pronta anche in questo caso una valanga di richieste di risarcimento danni. 

E sono due!

La notizia dell’anticipo dell’ora solare - a leggere il contenuto delle istanze - ha aumentato nervosismi, stati d’ansia, depressione, maleducazione, la stessa popolazione (per casi di gravidanze isteriche). 

Sotto i colpi delle diffuse proteste, l’Ue rischia seriamente di collassare, di ora in ora. Si sta cercando di correre ai ripari ristabilendo una volta e per tutte l’ora legale che sarà resa obbligatoria in tutti gli stati membri o in via di smembramento. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it


*per chi non l’avesse capito, perché su internet si ha ormai difficoltà a riconoscere il vero dal falso, il post è pura ironica creazione (fiction!)


La prima foto è presa dal web e riguarda le proteste di mesi e mesi e mesi fa in Venezuela contro la dittatura (non dell’orologio). 


sabato 6 ottobre 2018

Viaggi a concorso, al confine del mondo


Un viaggio, fisico, mentale, virtuale, vero, verosimile. Un viaggio con o senza biglietto, in aereo, in treno, in nave, in barca, in zattera, a nuoto senza saper nuotare. Un viaggio da scrivere con la penna, con la matita, con un dito sulla sabbia o con una tastiera o a voce (da far trascrivere da qualcuno su carta o su schermo o su...). Un viaggio, da condividere con una storia. Qualsiasi storia, personale, familiare, di tua madre, di tuo padre, di tua nonna, di quartiere, di città, di nazione, del mondo, dell’universo, del... (dopo l’universo che c’è? Boh! Anche il mistero, il confine del mondo e dello scibile umano, potrebbe essere oggetto di un viaggio e della sua narrazione). 

Un tema intrigante quello del viaggio al centro della terza edizione del concorso letterario nazionale per racconti dal titolo “Raccontami, o musa”, organizzato a Licata dagli amici dell’associazione culturale “Musamusia”, con la direzione artistica della poetessa e scrittrice Angela Mancuso. 

Per partecipare è semplicissimo. Basta seguire le indicazioni inserite nel bando che è possibile raggiungere tramite questo link

http://www.musamusia.it/2018


L’unico motivo di ansia, come sempre, è la scadenza. Perché uno rinvia sempre all’ultimo istante, e si ricorda di partecipare solo qualche secondo prima che svanisca la possibilità di inviare la propria opera che parla proprio di un viaggio, bello o brutto che sia. Ebbene, la scadenza è fissata per il 10 ottobre 2018, alle ore... (leggete il bando per scoprirlo, e per leggere la poetica riflessione di Tiziano Terzani che offre uno spunto molto interessante).


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it 

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