lunedì 6 maggio 2019

Ti tocca anche se ti tocchi: come un Tutankhamon al Salone del Libro 2019


TOCCANTE! Sarò presente cartaceamente al Salone del Libro di Torino con un’opera toccante, Ti tocca anche se ti tocchi, che festeggia i dieci anni dalla sua prima uscita (nnuccenti!) con un’edizione rinnovata e tascabile. 

Il libro sarà esposto come un mummioso Tutankhamon dal 9 al 13 maggio nell’area della Regione Puglia, non perché io sia pugliese, ma perché è la stupenda terra della mia prima, coraggiosa e immortale casa editrice: la CSA. 

Queste sono le coordinate dello stand: Padiglione 2, Stand L21-K26

Gli organizzatori raccomandano: uno alla volta! anche: una alla volta, come al museo, nelle aree che custodiscono preziosi reperti e la cui visione ti lascia a bocca aperta e senza denti.


Raimondo Moncada

giovedì 2 maggio 2019

Premio Teleacras - Punto Fermo 2019, tutti i premiati


La giuria del Premio “Teleacras – Punto Fermo – Giovanni Miccichè” ha reso noti i nomi dei premiati della Ventunesima edizione.
Il premio, legato allo storico programma televisivo di Mario Gaziano e Aurelio Patti,viene ogni anno conferito a personalità che si sono particolarmente distinte nei vari settori della vita sociale, culturale e artistica.
I Premiati
Narrativa Umoristica e Satirica:  Raimondo Moncada. “Per la grande intelligenza che riversa nella sua attività giornalistica e di autore di narrativa umoristica e satirica,dove eventi e situazioni riflettono – come in uno specchio deformante- vizi e difetti di una società scomposta e incoerente. Una profonda analisi del costume sociale che, col riso sottile e insinuante, punta a definire modalità da correggere e perfezionare.Una presenza originalissima e specifica nella temperie culturale territoriale”.

Giornalismo: Gioacchino Schicchi“Per avere sempre dimostrato, lungo il corso della sua attività di giornalista, il massimo rispetto della notizia, riportata con grinta e obbiettività, seguendo la regola “principe” della “lealtà” verso i suoi lettori, senza pregiudizi e infingimenti. Un esempio di puro e qualificato giornalismo”.

Promozione Arte/Sport/Cultura:  Alfredo Prado“Per essersi espresso, nella sua variegata attività, con l’entusiasmo di un neofita, alla ricerca sempre del conseguimento di successi straordinari nel mondo della cultura scolastica, istituendo Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di eccellenza, raggiungendo traguardi di livello nazionale nella vocazione sportiva e nell’attivismo culturale-pittorico sostenendo gallerie d’Arte sempre di successo e di primaria importanza. Un esempio di stile di vita e di validissima attività sociale”.

Eccellenza Socio-GastronomicaNatale Giunta, chef: “Per la travolgente, appassionante presenza nel mondo della gastronomia di eccellenza, per la diffusione delle tradizioni siciliane della “nouvelle cousine”, anche a livello nazionale e internazionale, con acclamate presenze in programmi Rai. E per la sua coscienza sociale, che è esempio per le nuove generazioni che vogliono costruire il proprio futuro nella legalità e nell’entusiasmo del vivere.Una eccellenza della terra di Sicilia”.

Promozione Culturale: Giovanna Carlino Pirandello“Per l’ intensa, appassionata azione di promozione culturale artistica, in particolare della grande opera pittorica di Fausto Pirandello, grande maestro riconosciuto del Novecento, a cui la Carlino ha dedicato il colto volume iconografico “Pirandello dimenticato”. Un’operazione culturale nobile e piena di profondo affetto”.

Diffusione della Storia e della Cultura di Sicilia:  Valentina Dell’Aira“Per l’appassionato approfondimento della Storia di Sicilia, con particolare riferimento alla presenza dei Borbone, creando una fitta trama di iniziative culturali che puntano a rilanciare i valori della terra di Sicilia, realizzando progetti ed eventi con relazioni nazionali e internazionali. Un esempio di determinato attaccamento ai valori della nostra terra, di cui diventa interprete fedele e coinvolgente”.

Medicina Specilistica,  Ugo Forti: “Per avere espletato nel corso di una lunghissima e premiata carriera – nella specializzazione della otorinolaringoiatria- la propria attività con specifica professionalità e cura, anche nel settore artistico-lirico,prestando la propria illuminata competenza nei controlli laringoiatrici ad artisti del livello di Bocelli,della Simionato e dei giovani cantanti del Volo. Una carriera luminosa tra medicina e lirica”.

Diritto e Legalità: Calogero Massimo Cammalleri“Per l’approfondita, colta e scientifica ricerca della scienza del Diritto del Lavoro a cui ha dedicato approfonditi studi, riconosciuti a livello internazionale, attraverso infinite pubblicazioni e relazioni. Una eccellenza del Diritto Economico attivo protagonista anche presso la nostra Università di Agrigento”.

Promozione territori montani:  Milko Cinà“Per la profonda consapevolezza dei valori della cultura montana, per la quale ha profuso per anni un trasporto raro e appassionato, in cui ha coinvolto tutti i centri montani del territorio agrigentino occidentale. Un sincero testimone dell’amore verso la propria terra”.
Azione Sociale:  Jaana Simpanen“Per avere interpretato il ruolo di Presidente di Soroptimist – Agrigento con la precisa volontà di incidere nella vita sociale, con l’impegno e la sincera volontà di chi ama il proprio territorio, puntando sempre a migliorare e qualificare, affinchè l’essere Soroptimist sia il valore aggiunto della sensibilità per la crescita collettiva di tutta la società circostante”.

Promozione Internazionale cultura folk: Quartet Folk“Per la grande capacità di realizzare una vasta intrapresa intarnazionale in favore della cultura folk di Sicilia, portando oltre i confini oceanici melodie,musiche e canti della terra siciliana,affermandone i profondi canoni culturali di musiche e testi storici.Un raro esempio di capacità giovanile di progettare e realizzare una presenza fondamentale di livello nazionale e internazionale”.

Premio “Marco Patti” 2019: Carmelo Capraro. “Per la grande inesauribile passione nel documentare i grandi eventi culturali del territorio. Sempre con una presenza discreta e intelligente, pronta a cogliere – con scatti perfetti- l’evolversi di una società storica e contemporanea, in cui prevalgono sempre il piacere della rappresentazione culturale e il profondo sentimento della condivisione sociale. Un vero esempio di partecipazione attiva alla vita del territorio”.

La cerimonia di Consegna si svolgerà il 7 maggio, alle ore 17, negli studi di Teleacras. Condurrà Egidio Terrana, con Maria Grazia Castellana.
L’intera cerimonia sarà trasmessa su Teleacras. 

sabato 27 aprile 2019

Il partigiano bambino, nuova edizione con la Costituzione


Una seconda edizione, speciale, con allegato il testo della Carta fondante dello Stato repubblicano e democratico. Un unico corpo, inscindibile. 

Si materializza così il desiderio di Ad Est e del suo editore Gaetano Alessi nel settantaquattresimo anniversario della Liberazione dell’Italia del nazifascismo. Un proposito nato dopo le tante presentazioni in Italia e all’estero della prima edizione del libro uscito nel marzo del 2017: dai luoghi simbolo della Resistenza a quelli istituzionali come Montecitorio. 

La seconda edizione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, scritto dal figlio Raimondo Moncada, esce in una versione rinnovata, e arricchita di nuovi tasselli di una memoria ricostruita, risanata, a cui si è data dignità. Il partigiano bambino è la storia di un siciliano che con l’intera famiglia si ritrova in Umbria inseguito dalla guerra e, adolescente, sceglie di salire sui monti per dare il suo contributo al movimento di Liberazione nella brigata partigiana “Leoni” comandata dalla medaglia d’oro Mario Grecchi. 

Gildo Moncada partecipa alla liberazione di Perugia e poi viene gravemente ferito a San Sepolcro, riuscendo dopo un anno a ricongiungersi con i genitori e le sorelle a Calcinato, in provincia di Brescia, mutilato a una gamba e il corpo trafitto da mille schegge con cui cercherà di rialzarsi e, con una mano frantumata, inseguire il sogno di diventare un artista, un grafico e un pittore. 

"Dopo il 25 aprile viene sempre il 26 e la Resistenza la dobbiamo onorare ogni giorno - dice Gaetano Alessi -. La nuova edizione del Partigiano bambino ha anche un omaggio: la nostra meravigliosa Costituzione. Perché, e qualcuno è bene che lo ricordi, senza il sangue partigiano, il sangue di Gildo, oggi non avremmo questa Costituzione e la nostra libertà”.

Il libro racconta una delle tante importanti storie di uomini e donne dell’estremo sud che parteciparono nel nord Italia alla Liberazione. Storie da pochi giorni raccolte nel loro insieme, e in un’unica grande storia, nel libro I siciliani nella Resistenza, edizioni Sellerio, presentato per la prima volta il 25 aprile 2019 a Palermo, esito del convegno dell’ottobre del 2016 organizzato  dall’Istituto Gamsci Siciliano. 

Il partigiano bambino è il frutto non di uno studio ma di un travaglio personale del suo autore: una necessità, un viaggio interiore alla ricerca delle proprie radici e del colore mutevole degli occhi del padre. È più di una semplice storia, raccontata con l’emozione di un affetto nel tentativo di recuperare dall’oblio un’esperienza di vita e un impegno, e di ricucire una ferita. 

giovedì 25 aprile 2019

Le libertà di ogni dittatura


Da noi non si festeggia quello che vogliamo festeggiare.

Da noi non si canta quello che ci piace cantare. 

Da noi ci ordinano quello che dobbiamo festeggiare e quello che dobbiamo cantare. 

Da noi siamo portati in piazza a sventolare bandierine o ad alzare la voce o a battere le mani per unirci alle ovazioni per acclamare chi comanda e fargli gonfiare il petto di fiera gratitudine quando ci arriva il segnale con i fucili. 

Da noi non si parla se non con le parole che si possono dire o che ci dicono di pronunciare.

Da noi non si ride se non con i sorrisi di chi schiaccia il piede sulla nostra testa. 

Da noi, se sei fortunato, si paga con i lividi se non rispetti quello che non è giusto.

Da noi se agisci per conquistare l’aria da respirare, col suo profumo, vieni segnato sul registro con una croce perché devi tacere, perché devi fermarti, perché devi morire se perseveri così come devono morire le persone che si uniscono a te. 

Da noi si vive bene se fai bene quello che ti dicono di fare anche come e quando stringere una mano, abbracciare o baciare. 

Da noi era già successo ma per una maledizione abbiamo cancellato ogni memoria dei nostri padri e dei nostri nonni, come loro avevano cancellato quella dei loro padri e dei loro nonni. 

Da noi, su Marte, si sta così, come in ogni dittatura, perché le dittature non hanno un solo volto così come non hanno solo un nome o solo un colore o solo un suolo o solo un tempo; e l’ho scritto sul mio corpo con inchiostro indelebile così da poter resistere quando il mio corpo muto si tramuterà in un libro che potrà essere letto quando si potranno di nuovo leggere i libri, tutti i libri, se si avrà ancora la capacità di leggere. 

Raimondo Moncada 

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Da “Poesie in libertà”

mercoledì 17 aprile 2019

Juventus, le diciassette scomode verità


La Juventus e le scomode verità, mai accettate con serenità da tifosi bianconeri e da tifosi anti - Signora: 
  • La Juve non è fatta per la Coppa dei Campioni; 
  • La Juve partecipa sempre alla Coppa dei Campioni a differenza di altre squadre che guardano in tv;
  • La Juve vince quasi sempre il Campionato a differenza di altre che non lo vincono quasi mai;  
  • La Juve vince tanto altre Coppe e quando non le vince è perché riposa; 
  • Tutte le altre squadre vincono poco e niente;  
  • Tutte le altre squadre lottano per piazzamenti o per non retrocedere;  
  • Tutte le altre squadre ogni tanto vincono qualcosa anche di importante; 
  • Squadre storiche vantano più Coppe dei Campioni rispetto alla Juventus ( le altre ci provano due volte e ne vincono una; la Juve ci prova dieci volte e ...); 
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che gioire quando la Juve non vince e gioiscono non avendo altre gioie;  
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che aspettare che si apra un ciclo vincente delle proprie blasonate e rispettose squadre ma nell’attesa debbono pur fare qualcosa e tifano contro la Juventus e non a favore della propria squadra;  
  • Ai tifosi delle altre squadre non resta che protestare ogni domenica contro gli arbitri che arbitrano la Juventus delegittimandoli e facendoli fuori tutti: la Juve si arbitra da sola; 
  • I tifosi della Juventus abituati a vincere accusano la società, l’allenatore e i giocatori di mediocrità quando non vincono come se vincere sempre fosse obbligatorio, come se non esistessero in Italia e nel mondo altre squadre migliori; 
  • I tifosi della Juventus rinviano all’anno venturo la vittoria della Coppa dei Campioni invecchiando di desiderio;
  • La Juve deve vincere il campionato e non partecipare più alla Coppa dei Campioni. 
  • I tifosi della Juventus sono incontentabili; più vincono e più vogliono vincere, dimenticando che nel gioco esistono le altre squadre e anche la sconfitta; 
  • I giocatori si divertono, guadagnano; per curarsi un dolorino ai muscoli vanno in piscina, si fanno fare i massaggi, dormono bene, mangiano bene, mentre i tifosi... 
  • La verità fa male. 


Raimondo Moncada

domenica 14 aprile 2019

Staccare internet è staccare la vita



Soli. Prima ci tirano tutti dentro la Rete e poi ci lasciano soli. Basta tirare la spina e non siamo più niente. 

I social (Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn...) sono diventati come la luce. Senza segnale, si sta come al buio dentro un rifugio sottoterra trattenendo il respiro e si attende fino a quando non arriva la corrente per sospirare sonoramente nella nostra lingua (io in siciliano): “Vinni a luci”, girando la voce nel quartiere virtuale e ritrovarsi in strada come quando ai tempi di guerra finivano i bombardamenti è uno dopo l’altro si usciva all’aria aperta storditi è quasi increduli di essere ancora vivi tra corpi senza più battiti. 

Per fortuna c’è la vita reale che non viviamo più perché c’è internet, troppo internet, con la vita moderna che è vita se c’è internet. Se internet non funziona siamo fregati, non possiamo pagare più la spesa, non possiamo pagare più una visita medica perché si paga tutto con internet. Senza internet possiamo morire di fame o disfatti da uno stupido raffreddore. 


Raimondo Moncada

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giovedì 11 aprile 2019

Il sud diventerà nord e il nord sud

L’Italia è “una e indivisibile” dice la Costituzione, dove c’è un nord che si sente nord e un sud che vorrebbe sentirsi e anche essere nord. E allora cambiamo i punti cardinali. La geografia è un’opinione. Da domani il nord si chiamerà sud e il sud si chiamerà nord. Questa la mia proposta di riforma della carta fondante della nostra Repubblica. 

Cosa cambia? Nella sostanza nulla. Ognuno starebbe al suo posto. Chi abita in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Basilicata, continuerà ad abitarci e a viverci come sempre. Così chi abita in Veneto, in Emilia Romagna, in Lombardia, in Valle D’Aosta, in Trentino Alto Adige, continuerà a stare e a lavorare in queste regioni come ha sempre fatto. Cambia solo il nome del punto cardinale, della localizzazione geografica. Il trentino, il lombardo, il veneto, l’emiliano, il romagnolo, dovrà definirsi per legge un meridionale del sud, mentre un siciliano, un pugliese, un calabro dovranno definirsi settentrionali del nord. 

Si può fare! È solo una formalità. La localizzazione geografica è solo un punto di vista a cui si è voluto dare sostanza. 

L’universo non è rigido, così come il pianeta Terra. Se cambiamo il punto di vista, e osserviamo il mondo dall’altra parte, il sud diventa nord e il nord diventa sud. Nella sostanza non cambia niente, cambiano solo le parole, i contenitori, le scatole dentro cui siamo carcerati. Come disse quel genio folle di Einstein: “Tutto è relativo”, per cui e per la quale anche un meridionale può fregiarsi del titolo di settentrionale anche senza alcuna copertura legislativa. Siamo italiani, no? Uguali da nord a sud. 

Proviamoci, contro il razzismo geografico. Io già mi sento settentrionale del sud oltre che meridionale del nord e, da italo-siciliano, è una sensazione bellissima. 


Raimondo Moncada www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 21 marzo 2019

Tina Costa: “Portare la voce di Gildo dappertutto”



“Portare la voce di Gildo, giovanissimo partigiano, dappertutto. Soprattutto tra le nuove generazioni. Mai più l’essere umano deve soffrire quello che abbiamo sofferto noi. Ma ci vuole l’impegno di tutti”. Furono le parole di Tina Costa, staffetta partigiana, esponente di rilievo  dell’Anpi, scomparsa da qualche giorno, pronunciate a Roma durante il suo appassionato intervento alla presentazione, alla Camera dei Deputati, del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, Ad Est edizioni. 


Era il 17 novembre 2017 ed eravamo nella Sala “Aldo Moro” di Palazzo Montecitorio. Ricordo ancora ciò che mi disse dopo la presentazione, mentre le firmavo con la mano tremolante una copia del libro: “Sono ancora incazzata! Ed è questo che mi dà la forza alla mia età”  a dare ancora testimonianza, “dappertutto”, di quel che ha vissuto prima e durante la seconda guerra mondiale, sollecitando l’impegno contro le prevaricazioni, la privazione della libertà, le violenze. 

Nata nel 1925, ricorda l'Anpi, è "stata combattente contro le ingiustizie fin dalla più tenera età e lo è rimasta fino all'ultimo respiro".


Alla Camera dei Deputati, sono stato circondato da tanto affetto. In questa importante Istituzione e confortato dalla presenza di tantissimi amici, ho raccontato la storia di mio padre, Gildo Moncada, e di una famiglia, quella di mio nonno Raimondo, sconvolta dalla guerra. 

Un ricordo vibrante, indelebile, che rimarrà scolpito nella mia memoria e nella memoria di quanti mi hanno preso per mano in questa mia personale e non facile immersione in questa traumatica storia di famiglia, ricostruita lacrima dopo lacrima. 

Un omaggio alla Costituzione (nel settantesimo anniversario della sua promulgazione) e a quanti, uomini e donne, l’hanno scritta col sangue. Grazie a chi ieri è intervenuto: Tina Costa; Carlo Caponi, della sezione “Marisa Musu e Teresa Regard” dell’Anpi di Roma; Massimo Manzoli dell’associazione “Gruppo dello Zuccherificio” e Cinzia Paolillo, presidente dell’associazione “Da Sud” promotrice dell’iniziativa. 

Grazie di cuore agli amici arrivati da ogni dove che mi hanno onorato, sostenuto e abbracciato con la loro presenza. E grazie all’editore, Gaetano Alessi che, seduto tra il pubblico, si è emozionato con me e la mia (nostra) famiglia.


Raimondo Moncada

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martedì 19 marzo 2019

Non avere un padre né in cielo né in terra



Ci sono ricorrenze che non sono per tutti. Nella Festa del Papà ho pensato a quel bambino che non ha potuto festeggiarlo, né in cielo né in terra; quel bambino che sta crescendo senza l’affetto, la vicinanza, il calore, la figura presente di un padre. 

Oggi in tanti ricordiamo il nostro, chi ci ha messo al mondo, chi ci ha concepiti e cresciuti con nostra madre, che celebreremo a maggio. Tiriamo fuori la memoria di quello che sono stati, di quello che hanno fatto per noi, dei sacrifici silenziosi che magari abbiamo apprezzato solo in seguito quando siamo cresciuti, quando siamo diventati noi stessi genitori (“quando sarai grande capirai”), quando non ci sono stati più ed è scaduto il tempo per fargli sentire il nostro ringraziamento. Ma ci sono bambini che un padre oggi non se lo ritrovano da poter festeggiare, abbracciare, baciare, guardare. 

Sono stati messi al mondo ma poi, per svariate ragioni, non se lo sono più ritrovati accanto, non se lo sono ritrovati nel giorno del compleanno a scattargli la foto in quel momento in cui siamo chiamati a sorridere e a spegnere le candeline della torta; non se lo sono ritrovati all’uscita della scuola per consegnargli la letterina che la maestra ha fatto scrivere ai propri alunni come sorpresa da consegnare al proprio babbo. 

E noti, lo noti, questo. Perché l’assenza di un genitore la leggi subito negli occhi. È evidente. Perché gli occhi parlano, anzi gridano dolore. Un bambino ha il diritto dell’affetto di un padre, come dell’affetto di una madre, naturali o adottivi e comunque amorosi e tutto per i figli, vicini, vicinissimi, anche se distanti. 

Io un padre oggi lo festeggio, a modo mio, in cielo e in quella essenza del mio essere in cui lui continua a vivere. Ma non so perché questa mattina, nel giorno di San Giuseppe, mi sono svegliato pensando a quel bambino senza padre e alla lettera che gli è rimasta in mano. 


Raimondo Moncada 

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giovedì 14 marzo 2019

Facebook down e il panico compleanno

Ad Agrigento, a un anno, nella casa di Vicolo Seminario

“Il compleanno! E ora come faccio?”
Mezzo mondo nel panico per il blocco, strano, davvero strano, di Facebook e non per “qualche minuto di manutenzione” ma per ore e ore, dal pomeriggio a notte di mercoledì 13 marzo, data che entrerà nella storia ormai non più recente dei social.
Un panico che ha coinvolto tutti, me compreso, dall’America, all’Italia, alla Sicilia, ad Agrigento, a casa mia. I convincitori non hanno più saputo chi convincere. Gli odiatori si sono messi a odiare se stessi. I postatori si sono messi a scrivere sui muri. Ma c’è anche una numerosissima categoria di umani che maledice il proprio atteggiamento di procrastinare, di rinviare a dopo (“perché tanto c’è tempo!”) ciò che invece va fatto subito. È la categoria di chi, per amore, amicizia, affetto, conoscenza, rispetto, fa gli auguri a tutti quei contatti per i quali Facebook ti ricorda, con un’apposita funzione e icona, che quel giorno compiono gli auguri Tizio, Caio, Martino e Sempronio. E tu, a uno a uno, vai sul profilo del festeggiato e scrivi: “AUGURI”. E questo, tutto questo, nel giorno del Facebook Down non è stato possibile e c’è un numero imprecisato di utenti che sta trascorrendo una brutta giornata per i sensi di colpa perché ha deciso di rinviare al pomeriggio gli auguri ai propri fratelli, sorelle, padri, madri, amici, potenziali datori di lavoro... Ma ciò non è stato possibile. E non puoi, specialmente con determinate persone, permetterti di fare gli auguri il giorno dopo. IMPERDONABILE! 
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A Parigi, a 18 anni, nella gita di quinto liceo
Il compleanno si festeggia, ormai da tempo e alla grande, con gli amici di Facebook, sommerso per un intero giorno dagli auguri. Non ci vuole niente per essere festeggiati: basta inserire la propria data di nascita (oltre al sesso se ci tieni e alla città di provenienza se non ti vergogni) nella schermata dei dati personali ed è fatta! Alla faccia della privacy! 
Tutti gli amici (o meglio un’altissima percentuale) quel giorno si premureranno a inviarti su ogni canale un pensiero: sulla tua bacheca, ma anche sulla bacheca di un altro amico in comune se quest’altro ti ha formulato gli auguri sulla propria pagina e non sulla tua, confondendosi.
È come quando uno ti pubblica la notizia di una persona defunta (che magari non conosce) e tutti a esprimere le proprie condoglianze alla famiglia proprio sotto la notizia linkata e che la famiglia non leggerà mai (e meno male! Perché sotto il messaggio di annuncio morte c’è pure tanto di “mi piace”).

Diciamocelo comunque FORTE FORTE: è bello sentirsi ricordati, considerati, abbracciati, sommersi da una montagna di affetto anche attraverso una semplice parola: AUGURI! Dalla mattina del giorno del tuo compleanno fino a notte, anche prima e anche dopo il giorno, ti arrivano sul tuo profilo Facebook centinaia e centinaia di messaggi a cui vai poi dietro per ringraziare. Un tempo ringraziavo uno a uno trascorrendo il giorno del mio compleanno su Facebook a scrivere grazie a ognuno, per amicizia, per educazione, non facendo nient’altro e mi arrabbiavo quando mi chiamavano per spegnere le candeline. 
Con Facebook è diventato tutto facile. C’è fin dall’inizio quel meccanismo che ti ricorda il compleanno dei tuoi tremila, quattromila, cinquemila amici, e non devi fare altro che fare gli auguri ogni giorno, anche a chi non conosci anche se ti è amico su Facebook, con la conseguenza però che vieni assalito dall’ansia quando per cause non dipendenti dalla tua volontà non apri Facebook (per un viaggio, per mancanza di segnale, per manutenzioni in corso o per il Giorno del Mistero) e stai intere giornate a pensare al parente o all’amico che avrà fatto dinsicuro il compleanno e ci sarà rimasto male malissimo – togliendoti subito l’amicizia – perché tra i cinquemila messaggi di auguri non ha trovato giusto quello tuo (perché i “mi piace” li controlla uno a uno, trascrivendoli pure su un quaderno di carta a futura memoria).
Prima dell’avvento del memo-automatismo di Facebook, i primi a festeggiarti il compleanno erano di buon mattino i tuoi genitori e i tuoi fratelli o sorelle (o anche dopo la mezzanotte del giorno precedente). Poi ti arrivavano le telefonate della nonna, del nonno e di altri parenti stretti. Poi i vicini di casa. Poi a scuola, i tuoi compagni di classe che col tempo diventavano i tuoi amici e con i quali si organizzavano pure serate con le pizze del panificio e balli sia con canzoni disco sia con le canzoni di Baglioni e Cocciante che ti facevano scegliere la compagna o il compagno (o i loro amici fino a quel momento sconosciuti) con cui condividere il lento romantico, corpo a corpo, con la mano destra che prendeva sempre più coraggio nell’abbraccio, e con il mento e la mano sinistra sempre più poggiati sulla spalla in avvicinamento al collo. Il soffio sulle allora poche candeline e il taglio della torta concludevano una serata memorabile che poi si ripercorreva dopo qualche settimana quando ti arrivava lo sviluppo su carta delle fotografie, quelle scattate con le prime macchine cick-ciack (stavi a pregare per giorni, con il terrore che venissero bruciate).
Gli auguri erano fisici, solo fisici, di contatto, limitati, gestibili, in giornate che diventavano occasione per incontrarsi ed essere festeggiati di presenza, guardandoci negli occhi e sentendo i cuori pulsare, non solo quando ci si avvinghiava durante “Questo piccolo grande amore” o “Margherita” o “Victims” o “Careless Whisper”.
Oggi è tutto diverso. C’è così tanto, così troppo, così in sovrabbondanza, che rimpiango il gli auguri, la telefonata, il calore muto di un abbraccio di una volta. Ed è anche per questo che qualche anno fa ho deciso di cancellare da Facebook la mia data di nascita (il 15 marzo) e, dunque, affrancarmi dalla dittatura dell’automatismo social che ricorda a tutti il mio compleanno; così come ho deciso di non andare più a guardare l’icona che mi ricorda i compleanni quotidiani degli altri per non vivere d’ansia la mia già ansiosa quotidianità.
Sono ritornato antico, in un mondo che sta correndo troppo in direzione del medievale futuro, travolgendoci anche negli affetti. 
Grazie infinite per gli auguri. 

Raimondo Moncada
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martedì 5 marzo 2019

Troppe chiacchiere, fermato un pasticciere


Non si può! Non si può entrare in una pasticceria e aspettare un tempo interminabile prima di ordinare quanto desiderato e richiesto da mia moglie e a cui non ti puoi sottrarre perché quando lei ordina deve essere esaudito e subito: “Oggi ho voglia di dolci! Per Carnevale me li merito”.

Se li merita e non solo per Carnevale. Cosi giusti! Ma giungere in pasticceria di primo mattino e non riuscire ad arrivare a casa in orario, per come promesso, prima di pranzo, ti rovina la giornata e anche il rapporto di quel giorno col tuo amore: musi lunghi, pasta scotta e letti separati.

Che cosa è successo? Avete l’ardire e l’insistenza di chiedermi: che cosa è successo? 


Ritorno su quanto accaduto solo per voi perché ritornare su un evento che ti provoca un trauma non è normale. Di solito si evita, si rimuove, si oblia. 

Mi avvicino alla vetrina della pasticceria e individuo il dolce richiesto da mia moglie, bello! buono! tutto imbiancato. Davanti a me c’è solo una persona che parla parla parla. Non fa altro che parlare. E io penso: ma che ha da parlare? E attendo, paziente, il mio turno col biglietto numero due in mano, che ogni tanto sventolo, mentre dentro friggo come una patata destinata alla frittura. Attendo, ostentando educazione, un’ora, due ore, quattro ore... oltrepasso l’orario del pranzo, trascorro tutto il pomeriggio in pasticceria in piedi e con le ginocchia gonfie e arrivo a pochi minuti dalla cena. Poi mi decido. Non si può attendere oltre: è inumano. Mia moglie si impossessa di ogni mio ossessivo pensiero che con le ore si sono moltiplicati e mi trapano il cervello. 

Deciso: parlo pure io! Anche se nessuno smette di parlare. Mi sovrappongo al cliente della pasticceria e allo stesso barman dietro il bancone. Divento maleducato. Alzo la voce. Anche gli altri due alzano la voce. Dentro la pasticceria non si capisce più niente. Tutte le voci alzate di volume rimbombano e non si capisce più niente. Il titolare del locale si infastidisce e chiama le forze dell’ordine. Intervengono. Dopo pochi minuti fanno irruzione: mani in alto!

Io sventolo il biglietto. 

Ci interrogano: che succede? 

E noi, io, il cliente e l’addetto alla pasticceria, senza metterci d’accordo, in coro, all’unisono: “Niente, solo chiacchiere di Carnevale! Se non ora, quando?”

Gli agenti, in tenuta antisommossa, capiscono e si aggregano a noi, arrestando alla fine il titolare della pasticceria per non avere accettato le chiacchiere degli altri. Un fermo di polizia di 24 ore, senza più chiacchiere, dentro il laboratorio di dolci, per tutto il martedì grasso. 

Rilasciato dopo poche ore, il titolare della pasticceria promette: “Almeno per un anno, niente più chiacchiere”. 


Raimondo Moncada

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P.S. Lo diciamo a beneficio di chi ha preso tutto per vero quanto sopra scritto, soffermandosi magari sul titolo ingannatore e linkandolo e commentandolo sui social: è tutto uno scherzo o meglio un racconto palesemente inventato, ludico, scritto in omaggio all’ultimo giorno di Carnevale. Si può mai parlare per ore ed ore con la bocca piena di chiacchiere? C’è comunque chi lo fa non facendo capire nulla, trasformando il dolce in amaro. Sono di quelle persone per le quali il codice penale dovrebbe prevedere l’arresto al primo tentativo di chiacchiera per tutte le incomprensioni che sono capaci di far nascere. 

domenica 3 marzo 2019

Non ci sono più gli scecchi volanti di una volta



“Cridiri o sceccu chi vola!”. Così si dice dalle mie parti, in Sicilia, nella colorita lingua siciliana: “Credere all’asino che vola!”. Qualcuno ha sempre creduto agli scecchi volanti, ancor prima dell’avvento di internet, dei social, e delle famigerate fake news. Ora sembra esserci un’invasione nei cieli viola di tutto il mondo. Quel qualcuno sembra avere la compagnia di moltitudini di credenti che condividono a manetta ogni scecco che spunta da un angolo di Facebook o di Twitter o di un sito internet dal nome fantasioso che lancia nei cieli verdi scecchi volanti da far condividere secondo le proprie convinzioni (condividiamo ciò che conferma le nostre idee). 

Io ne ho visto uno plastico, artistico, tra i carri allegorici del Carnevale di Sciacca e ne do testimonianza, condividendolo, per il trionfo della verità. Perché la verità non è più la verità per come l’abbiamo sempre conosciuta. Siamo ormai al post. E ognuno si crea la propria e crede a quella degli altri anche se non ha alcun collante con la realtà: verità di cartapesta. Insomma, non ci sono più gli scecchi volanti di una volta, quelli della mia infanzia quando trionfava l’innocente, pura, non aggressiva, fantasia. Ma in tanti non ci fanno più caso. Il troppo di Internet (con i nuovi e troppo sperti padroni) ci sta rendendo ciechi (per non dire scecchi).


Raimondo Moncada

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giovedì 28 febbraio 2019

Il Carnevale di Sciacca e la sua storia ultra secolare

Dettaglio di un carro allegorico del Carnevale di Sciacca 2019
Il secolo lo ha superato da tempo. Ma a differenza degli uomini che invecchiano e si vede, il Carnevale di Sciacca ringiovanisce in bellezza di anno in anno mantenendo inalterato il suo fascino. Ogni edizione ti fa sgranare gli occhi per le meraviglie che autentici maestri riescono a realizzare. L’arte la vedi, la tocchi, l'ascolti, la vivi, in ogni aspetto: nel dettaglio di un carro allegorico, nel taglio di un costume, nel ritmo di un inno, nella battuta di una recita, nel passo di una coreografia. Tutto è curato, niente è lasciato al caso. 

Il Ministero dei Beni Culturali ha inserito il Carnevale di Sciacca nell’elenco dei Carnevali Storici d’Italia. La speciale Commissione istituita dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana ha deliberato il suo inserimento nel nuovo Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia con questa motivazione:
“Il Carnevale di Sciacca viene unanimemente accettato per chiara fama in quanto esso, già documentato nel 1626 e nell’Ottocento citato da Giuseppe Pitrè, coinvolge gran parte della popolazione, vuoi per la laboriosa preparazione dei carri che nella fruizione della festa stessa. Fin dal 1882 si accetta la composizione di testi dialettali che accompagnano gruppi e carri nel corso della manifestazione”.

Il Carnevale di Sciacca, secondo lo studioso Giuseppe Verde, nasce come “appuntamento di panza”. Ne ha parlato in un recente convegno nella biblioteca comunale “Aurelio Cassar”. Come appuntamento gastronomico, il Carnevale di Sciacca risale addirittura al 1626. Era un momento di augurio, di origine contadina, che poi si svilupperà dalla fine dell’Ottocento con le mascherate, i copioni, i carretti e poi le “carruzzate” trainate inizialmente da animali e con un gruppo di artisti popolari sopra a intrattenere il pubblico, con suoni, canti e recite.
Il carro della maschera simbolo del Peppe Nappa 2019

L’evoluzione ci ha portato allo spettacolo che oggi ammiriamo nelle vie del centro storico e in piazza Angelo Scandaliato, con i coreografici gruppi mascherati che sfilano accompagnando imponenti carri allegorici, che le maestranze hanno trasformato in veri e propri capolavori di modellazione, colori e animazione.
Uno degli elementi più caratterizzanti del Carnevale di Sciacca, che lo rende unico in Italia, è quello legato ai copioni satirici, recitati durante lo svolgimento della festa. Il primo copione di cui si ha notizia risale al 1883. Risulta essere Riunioni in una cantina di tutti li vuttara di Sciacca. L’autore è Luigi Venezia (tra gli autori di copioni anche fior di poeti saccensi come Vincenzo Licata e Ignazio Russo).
Lo studioso Giuseppe Verde distingue quattro fasi storiche del Carnevale di Sciacca: la prima fase del “carnevale vecchio” va dal 1883 al 1949 e si caratterizza per la presenza di mascherate con copioni (dal 1883) e carri con copioni (dagli anni Venti). Dal 1950 al 1967, è individuata la seconda fase del “carnevale vecchio”: alle mascherate e ai carri con copioni si aggiunge la presenza dei bozzetti grafici.
Tra la seconda e terza fase, ci fu uno stop di sei anni, a seguito del terremoto che nel 1968  colpì la Valle del Belice.
La terza fase del “carnevale vecchio” viene collocata tra il 1974 e il 1983 ed è caratterizzata dalla presenza di carri con copioni e bozzetti grafici. 
“Dopo cento anni dal suo inizio – ci dice Pippo Verde – cominciò a delinearsi una progressiva ma netta diversificazione tra il vecchio e il nuovo carnevale: per la prima volta fu redatto un bando apposito per regolamentare i gruppi mascherati, uno dei quali si piazzò davanti al carro SOS che cominciò a sfilare a terra (fino all’anno precedente i gruppi animavano spontaneamente sopra il carro per tutta la sfilata)”. 
Dal 1983 vennero costruiti i plastici in scala, l’inno cominciò a essere registrato, i carri con i gruppi a terra cominciarono le loro trasformazioni tecnologiche con le strutture portanti realizzate in ferro ricoperto da reti metalliche e fogli di carta  e poi con altro materiale leggero. I copioni cominciarono a sganciarsi dalla rima e anche dal dialetto locale.

Il Carnevale di Sciacca è arrivato ai nostri giorni mantenendo sempre alta la qualità artistica. Un'attrazione irresistibile che ho cominciato a vivere per la prima volta ai tempi del liceo (siamo negli anni Ottanta) quando, da Agrigento, lo raggiungevo in costume con la mia comitiva di amici. Anche nell'edizione 2019, il Carnevale di Sciacca si presenta sempre come un evento coinvolgente, in cui anche il pubblico è protagonista di uno spettacolo senza transenne che è un’opera d’arte in tutto il suo insieme.


Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 
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