venerdì 11 ottobre 2019

Joe Pitrusino alle prese con la macchinetta del fumo


Si arricchisce di nuovi episodi la serie Uno sbirro per caso, ironica, leggera, divertente, che ha per protagonista Joe Pitrusino, personaggio nato a quattro mani dalla fantasia di due scrittori siciliani: Raimondo Moncada e Max Damiani.
È nelle principali librerie online specializzate in audiolibri e ebook La macchinetta del fumo,  il primo vero caso investigativo di Joe Pitrusino che fa entrare nel vivo la collezione di storie raccontate dall’eccentrico poliziotto “delinquente e masculuni”, molto fuori di testa (la voce nell’audiolibro è di Raimondo Moncada).
  
È già uscito a inizio estate Il baro destino, incipit di tutta la serie, che ci ha presentato tutte le caratteristiche di un personaggio che è un anti Montalbano: un delinquente di natura e di famiglia, uno scansafatiche, ma che per pura casualità (non l’avrebbe voluto fare) indossa la divisa diventando suo malgrado un poliziotto modello che risolve ogni caso, a modo suo e quando viene costretto dagli eventi. Giuseppe Pino, detto Joe per fare prima, preferisce pensare ad altro. È amante delle donne – il suo pensiero fisso, la sua principale distrazione - e non di una come Montalbano ma di tutte perché si sente un masculuni generoso, di sicula generosità, vecchia maniera.  
Nella Macchinetta del fumo, Joe Pitrusino è al suo primo giorno di lavoro quando viene chiamato ad agire sia come delinquente sia come poliziotto “davanti a una partita non di calcio ma di droga”. Chi vincerà? Lo sballato delinquente che alberga in lui o l’agente che si serve del suo genio criminale per portare a termine una missione di pubblica importanza?
Audiolibro ed ebook sono pubblicati da GoodMood, casa editrice di Padova specializzata in pubblicazioni digitali. La produzione è tutta siciliana. L’audio è registrato in collaborazione con Francesco Barbata, presso Disco33 Recording Studio di Sciacca.
Gli episodi sono reperibili presso tutti i principali store specializzati in audiolibri ed ebook come Google Libri, Book Store di Apple, Audible, Storytel, Il Narratore, Macrolibrarsi ecc.
È già in preparazione la registrazione del terzo episodio a cui ne seguiranno altri.

martedì 8 ottobre 2019

La mia prima volta



È la mia prima volta. C’è sempre una prima volta ed è arrivata a 52 anni e mezzo. Ed è per questo che sono emozionato e scrivo questo post sul blog personale, proprio per immortalare la portata dell’avvenimento, a futura memoria, perché ci potrebbe più avanti esserci uno storico interessato a mettere assieme i più significativi tasselli della mia vita e farne una biografia a fascicoli, tematica.  

In questo modo l’aiuto, senza costringerlo a faticose ricerche. 

Che cosa è successo? Non so se dirlo subito o prendermi ancora un po’ di tempo. Ma meglio subito altrimenti il lettore si sente preso in giro e ti chiude la porta in faccia. Pronti? Ecco: ho scritto la mia prima prefazione a un libro, e non solo a un semplice libro ma a un libro di poesie. Me l’ha chiesta e richiesta una signora poetessa che ha la particolarità di essere non solo brava a scrivere e a tradurre in versi inesprimibili sentimenti ma anche mia amica e direttore artistico di un premio letterario, Raccontami, o Musa, di cui quest’anno ha proposto all’associazione Musamusia la mia presidenza. 

Il suo nome? Angela. 

Il suo cognome? Mancuso. 

La sua professione? La docente di Lettere al liceo Linares. 

Il suo luogo di ispirazione? Licata. 

Il titolo del libro? Sculture d’incanto. 

L’editore? Il Convivio. 


Lo ha voluto lei, Angela Mancuso. Io non ho fatto niente, anzi ho cercato di farle cambiare idea, di trovarsi qualcun altro, un prefatore con la “P” maiuscola. E così ho messo e rimesso le mani avanti: “Vedi che non sono allittrato. Vedi che non ho alcun titolo nobiliare. Vedi che non sono un critico letterario. Vedi che non sono un poeta. Vedi...”

Non ci ha visto. Ha preteso la mia prefazione: “La devi fare tu e basta. Ora accuccia!”


E sono felice di avergliela fatta. A modo mio, con l’emozione che mi hanno ispirato le sue liriche, andando al di là delle spigolose scogliere e tuffandomi nelle profondità del suo mare. 

Viva i poeti! Senza di loro il mondo sarebbe senza poesia. Senza di me, invece, non ci sarebbero prefazioni di prefatori non prefatori. E anche questa è pura poesia. 


Raimondo Moncada


Chi malafigura cu Camilleri


Chi malafigura che mi ha fatto fare Andrea Camilleri! Il suo romanzo La mossa del cavallo si è trasformato nella mossa dell’asino, con il somaro riferito all’incauto lettore. 

In questa storia ci sono coinvolti tanti soggetti e più palcoscenici: ci sono io, ci sono professori universitari, ci sono direttori di giornali, ci sono librerie della Sicilia, dell’Emilia Romagna, della Lombardia, c’è la casa editrice Sellerio.  

Il tutto nasce a Grotte, in occasione della trentesima edizione del Premio “Racalmare – Leonardo Sciascia”, che si apre il 31 agosto con un omaggio al Maestro, ad Andrea Camilleri. La direzione artistica è di Salvatore Ferlita, critico letterario, saggista, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università “Kore” di Enna. La cerimonia di premiazione è presentata dal direttore di Malgrado Tutto Egidio Terrana. 


In quell’occasione vengo chiamato a dare voce al maestro di Vigata leggendo due brani scelti da Salvatore Ferlita: sono gli incipit dei romanzi La mossa del cavallo e La concessione del telefono, due degli oltre cento libri pubblicati da Andrea Camilleri. 

È la prima volta che mi approccio alla lettura de La mossa del cavallo e mi intriga così tanto che decido di andare in libreria e di acquistarne una copia, tutta per me, da leggere dall’incipit fino alla fine. 

È un libro risalente al 1999 pubblicato da Rizzoli e poi ripubblicato da Sellerio nel 2017. Chiedo a più librerie, che cominciano a rifornirsi di vagonate di testi del maestro, e alla fine ne trovo una. Sono ansioso di cominciarne la lettura e di capire come prosegue l’infuocata relazione fra patre Artemio Carnazza e donna Trisina. Apro il libro e comincio. 


Prima della lettura delle pagine scritte da Andrea Camilleri, decido di non leggere altro: quarte di copertina, anticipazioni, recensioni. Nulla di nulla. Non voglio essere condizionato. So solo che dal libro è stato tratto un film che non ho visto. 

Casto e puro mi abbandono al filo della storia. 

La lettura non tradisce le mie attese. Il romanzo è splendido, è intrigante e scorre che è una meraviglia. La storia mi prende tutto, mi assorbe. È scritto con il fresco entusiasmo di uno scrittore che si diverte a raccontare e a coinvolgere. A un certo punto entra in scena un personaggio: Giovanni Bovara, nuovo ispettore capo dei Mulini di Montelusa, nato a Vigata ma a pochi mesi di età portato al nord dal padre che ha trovato lavoro a Genova.  

Continuo a leggere che è una bellezza. A pagina 33 mi fermo bruscamente. Ci sono delle frasi che non capisco, per come sono scritte mi danno l’impressione di essere un errore di stampa o una lingua straniera: “A so voxe reciòcca into corridô veuo. O ca inderrȇ…” 

Davanti a quel muro, mi blocco. Ritorno in libreria e spiego. La libraia controlla altri testi e sono tutti uguali. Mi dice che lo segnalerà alla casa editrice e che si farà inviare nuove copie e che quando arriveranno mi chiamerà al telefono per fare il cambio. 

In attesa della sostituzione, fermo il cantiere della lettura. Nel frattempo mi capita di girare altre librerie,  della Sicilia, dell’Emilia Romagna e della Lombardia. I libri sono tutti come il mio. Scorro velocemente e mi accorgo che ci sono altre pagine come la 33. Decido così di contattare direttamente la casa editrice Sellerio con un’email che sintetizzo: “Buongiorno, mi permetto di segnalare una fornitura difettosa del romanzo La mossa del cavallo. Ho trovato tante pagine in doppia lingua, quella di Camilleri e quella, credo, di una traduzione in una lingua straniera a me sconosciuta”. 

Allego la foto non di pagina 33 ma di pagina 53: “A sala manxé a-o cian de sotta a dava inta stansia a-a man…”

Non ho riscontro. Silenzio. 

Il giallo nel giallo si fa ancora più giallo. Mi capita di ascoltare Andrea Camilleri mentre presenta nel 2015 il romanzo La giostra degli scambi a Palermo, a ”Una marina di libri“. Parla della ricerca continua sulla sua lingua, il vigatese, e dice anche qualcos’altro:

“Ho scritto anche romanzi storici dove l’uso del linguaggio è più spinto che non in Montalbano. All’inizio mi sono chiesto: e la casalinga di Voghera? Metti conto che un povero disgraziato del nord si imbatte nella Forma dell’acqua: se io gliela scrivo come ho scritto Il re di Girgenti oltre all’enigma del romanzo giallo c’è anche l’enigma che non capisce la lingua.  E allora l’ho molto attenuata in Montalbano, mentre negli ultimi tempi, sicuro ormai dei miei lettori che ormai avevano capito il gioco della mia lingua, ho potuto spingere il pedale un po’ di più”.

Mi telefona la libreria: “È arrivato il libro richiesto”.


Mi catapulto. Finalmente posso riprendere la lettura. Entro in libreria, confrontiamo il mio libro con quello arrivato e non ancora mio. Ci accorgiamo che sono uguali in tutto, nella forma, nel contenuto, nella fabbricazione: una stampa perfetta, sempre di ottima fattura, curata in ogni minuscolo dettaglio tipografico. 

Ora mi sorge prepotente il dubbio, con gli strati profondi della pelle che cominciano a colorarsi di rosso, colore che trattengo con tutte le energie per non farlo arrivare in superficie e renderlo visibile. 

È stato un mio errore? Sono stato precipitoso? Chi malafigura!

La libraia ha il computer acceso. Le dico di inserire qualche parola o frase di quella lingua “straniera” in un traduttore automatico. Arrivano in libreria altri clienti. Esco con un pensiero fisso nella testa.  

Mi siedo su una panchina, in una piazza semivuota. Apro google sullo smartphone e comincio a inserire diverse parole nel motore di ricerca. 

Google ne saprà più di me? La macchina batterà l’uomo?

Dopo i primi tentativi andati a vuoto, comincia a uscire fuori la tagliente verità.  

Nel giro di una decina di minuti, mi chiama al telefono la libraria. Prima che parli l’anticipo: “È dialetto ligure!”. 

Dopo averlo fatto esprimere in italiano-siciliano, Andrea Camilleri in alcune pagine fa parlare e pensare Giovanni Bovara in genovese, lingua che ho ascoltato in qualche canzone di Fabrizio De Andrè e su cui non mi sono mai soffermato nei testi  scritti. 

Dopo la scoperta, penso alle mie visite nelle librerie di mezza Italia, penso alla mia mossa dell’asino con quell’email inviata alla Sellerio, penso di non uscire più di casa, penso di non farmi vedere in giro più da nessuno per la colossale malafigura accucchiata. 

Mi tengo tutto dentro (evitando pure di entrare in libreria) fino a quando a Palermo, in corso Ruggero Settimo, non incontro casualmente Salvatore Ferlita. Trovo il coraggio di confessare, di raccontargli tutto, attendendomi una sonora, plateale bocciatura senza possibilità d’appello. 

Salvatore Ferlita mi spiega che Andrea Camilleri amava sperimentare, di romanzo in romanzo, con una lingua sempre in evoluzione, e a volte portava la sperimentazione all’eccesso costringendoti a ritornare indietro e a rileggere per capire. Se ti sei fermato – mi dice – significa che sei un buon lettore. Ci sono altri che invece, pur non capendo, vanno avanti lo stesso. 

Rinfrancato dalle parole del professore Ferlita (grazie!), da asino che vuole capire riprendo in mano La mossa del cavallo. Lo inizio dall’incipit e, arrivato a pagina 33, ho la stessa sensazione, quella di trovarmi come un muro davanti agli occhi che ora, però, dovrò in qualche modo sgretolare per andare oltre e scoprire come patre Carnazza e Trisìna proseguiranno la loro storia e cosa farà il capo dei Mulini. 

Contemporaneamente approfondisco e scopro che  Genova ha nella vita di Camilleri un suo senso, affettivo. Gli errori, le gaffe, le malafigure, servono da stimolo al sapere: sono schiaffoni che ti danno la consapevolezza del vuoto da colmare. Nel capoluogo ligure a 25 anni Andrea Camilleri vinse un premio di poesie indetto dalle Olimpiadi culturali della gioventù, rimanendone incantato dalla bellezza. Di Genova è Livia, la fidanzata del commissario Montalbano. Rintraccio un’intervista e sento Camilleri dire: “Amo Genova! Mi piace moltissimo. È dagli anni Cinquanta che la conosco e ne sono rimasto affascinato, vuoi della città vuoi dei cittadini che l’abitano e quindi, quando posso, la faccio tornare nella mia memoria”.  


Raimondo Moncada    


lunedì 30 settembre 2019

Chiedere perdono dopo trent’anni


Sono venuto a Milano per chiedere perdono a un ragazzo che nel 1986 aveva 18 anni e che ora ne ha quasi il triplo. 

Ci siamo visti. Abbiamo camminato a lungo assieme. Abbiamo parlato. Ci siamo spiegati. Abbiamo visitato gli stessi luoghi, respirato la stessa aria, sentito le stesse voci, provato le stesse emozioni. 

Dopo 33 anni ha perdonato, perché mi ha capito. Si può sbagliare, così come si può ricominciare. E gli ho dimostrato che si può ripartire, ricostruendo dal niente, in una direzione dimostratasi parallela, con lo stesso spirito di allora.


Raimondo Moncada 

venerdì 27 settembre 2019

La foto della tua giovinezza


Perché ti senti giovane dentro, ti convinci che lo sei ancora guardandoti ogni giorno allo specchio, ci riesci anche. E poi di colpo, a sangu friddu, ti imbatti nella tagliente verità che ti arriva su Messenger. È un’amica che ti invia una foto di un secolo fa e ti scrive: “Guarda cosa ho trovato!”

“Cos’hai trovato? Nun mi fari scantari 😱😱😱”

E così, con la spietata immagine del tempo, hai il confronto storico, reale, inconfutabile, tra l’oggi e il remotissimo passato. 

Non ci sono solo io nella foto (io mi sono ritagliato con la sigaretta che mi fa tra l’altro più grande, fintamente adulto). Ci sono anche altri amici in tenera età che per non fargli venire il mio stesso odierno colpo ho evitato di mostrare. 

Sono colpi alle tue convinzioni, alla tua integrità psicologica, alla tua stratificata e - credevi - l consolidata identità. 

Il corpo inevitabilmente segue il suo destino, come la sigaretta accesa. Ma possiamo intervenire sul ringiovanimento di altro. E la foto è una metà che io, nell’intimo della mia provata psiche, voglio ritentare di raggiungere non oggi - che sono dispiaciuto - ma a partire da domani quando dovrei essere spensierato e allegro come allora. 

Ci dormirò sopra.


Raimondo Moncada 

mercoledì 25 settembre 2019

Giovane tra i giovani diventa anziano


Capisci che sei cambiato, che sei cresciuto, che gli anni non sono più quelli di una volta, da un piatto di pasta, una birra piccola e un caffè portato in ritardo. 

Ti siedi nel posto di ristoro di una università, stracolmo di giovani studenti, mangi come loro (non però panini, ma un bel piatto di pasta anche se pronta e da riscaldare) e alla fine del pranzo, bagnato da una birretta e un caffettino, ti presenti alla cassa per pagare e quando arriva il tuo turno ti crolla in un istante quel senso di giovinezza che per un po’ ti aveva avvolto entrandoti dentro, giovane tra i giovani. L’anziana cassiera - che ai miei tempi avrebbe avuto l’età dimezzata - mi vede e mi chiede cosa ho preso al tavolo per fare i conti, battere lo scontrino e chiedermi i denari. Glielo dico, ma chiede ugualmente conferma alla collega che prepara i piatti: “Cosa ha preso il professore?”


Raimondo Moncada 



domenica 22 settembre 2019

Piove e ti bagni teorizzando un riparo



Ho capito che quando piove ti bagni. Lo capisci bene, al di là della teorica intuizione, quando piove e non hai ombrelli e non hai impermeabili e non hai gli scarponi per nuotare in verticale nell’acqua. 

Piove e ti bagni, come al mare, ma a gocce, piano piano. E se decidi di non farti il bagno ti ripari, se trovi un riparo. Altrimenti continui a bagnarti teorizzando un riparo.



Raimondo Moncada 

Un tempio, il silenzio, un cellulare


Immerso nel silenzio di un tempio, da solo, fuori orario; fuori piove, e tra le gocce di pioggia in lontananza senti avvicinarsi dei passi dietro la tua schiena rafreddata dalla temperatura precipitata in poche ore; è una signora con le mani appesantite da borse di plastica che lascia cadere su uno dei tanti sedili vuoti e, nel silenzio e nel mistero dell’offerta e della preghiera, prende una candela e l’accende. 

Un pensiero, un gesto che mi commuove. 

È a pochi metri da me. Osservo con la coda dell’occhio, sempre seduto, senza far rumore. Nel profondo e sacro silenzio il percepibile movimento del respiro è già un fastidio. 

Le tolgo lo sguardo. Per non avere più nessuna distrazione ritorno alla dimensione precedente. 

È solo un attimo perché sento un suono. È un cellulare. Lo riconosco. 

Mi giro, mi guardo attorno. 

Nel tempio non c’è nessun altro se non io e la signora della candela a cui ridedico la mia attenzione. Prende la sua borsa, non quella della spesa, ma quella d’accompagnamento e cerca, cerca. Il suono del cellulare conquista ogni anfratto del sacro spazio. 

Trovato! Lo esce e il suono si fa più forte, rimbomba e scuote le antiche tele con le figure che, impotenti, l’osservano. La signora, senza guardare alcuna presenza attorno a lei, rompe gli indugi. Pigia il tasto play e risponde:

“Sì, un attimo, sto uscendo!”

Un attimo, solo questione di un attimo, anche per rompere il sacro silenzio di chi la candela l’ha accesa dentro di sé senza disturbare nessuno.

La prossima volta salirò sulla vetta più alta del Tibet dove le aquile divorano i mangiatori di silenzi.


Raimondo Moncada 

domenica 15 settembre 2019

La foto, il racconto della domenica di Malgrado Tutto


Una foto ha il suo mistero e la sua magia e ci può anche ammagare in positivo o in negativo. Un’immagine fissa ha un potere enorme su ognuno di noi, innesca elettricità emotiva che non riusciamo a controllare e ci impone azioni che difficilmente tratteniamo e che possono fare pure del male. 

Ecco, “La foto” è il titolo di una storia pubblicata su Malgrado Tutto. Il suo direttore Egidio Terrana, andando oltre la cronaca quotidiana, ha chiesto ad alcuni scrittori di scrivere un “racconto della domenica” e lo ha chiesto anche a me e il me che sono io ha proposto la sua storia che parte da una foto. 


Clicca sul Link per leggerlo


https://www.malgradotuttoweb.it/la-foto/




sabato 14 settembre 2019

Io affitto anche a settentrionali


Sono meridionale, non solo del sud ma del sud del sud, più vicino geograficamente all’Africa che al nord dell’Italia. Dal continente nero, lo sapete già, mi separa un pugno di chilometri. Sono comunque al centro del Mediterraneo e per questo ho nel sangue il sangue di tante civiltà come tutti i miei conterranei. 

Questa mia geocollocazione, certificata all’anagrafe, me la porto dietro dalla nascita essendo nato dentro una casa di Via Verdi, sopra il calore di un panificio, ad Agrigento, città dei templi eterni e di mio padre, delle mie zie e dei miei zii, di mio nonno Raimondo (di cui porto per eredità e memoria il nome). Siamo tutti meridionali del sud, con storie di emigrazione non voluta ma forzata che non hanno mai avuto una conclusione e che continuano. 

Altri pacchi sono pronti verso un’altra Italia che mi appartiene, essendo fino a prova contraria italiano come italiani sono i miei familiari. E ringrazio quanti ci hanno ospitato e affittato la casa e quanti ci accoglieranno non chiedendoci la carta di identità o allarmandosi per la lingua (quella strana di Camilleri) o per l’abbronzatura della pelle, ma guardandoci negli occhi, guardando solo dentro la nostra essenza di uomini e donne, comprendendo per empatia la voglia di affermare la nostra intelligenza e il nostro diritto a sviluppare il nostro essere e a cercare di realizzare il sogno. E ringrazio ancora quelle famiglie di Perugia prima e quelle famiglie di Calcinato poi, vicino Brescia, che hanno accolto mio nonno, mia nonna, mio padre, le mie zie, saliti in treno sotto le bombe dalla Sicilia durante la seconda guerra mondiale, non facendo mancare la loro umanità. 

P.S. Io in Sicilia, e ovunque, affitto anche a settentrionali (però si su camurrusi mi la pensu, ma sulu pi la camurrìa ca è universali). 

Raimondo Moncada 

giovedì 12 settembre 2019

Messia web fa riflettere sui social


“Bravo e calzante!” Continuano le recensioni e i commenti di lettori, scrittori e scrittrici a Messia web di Raimondo Moncada, ventottesimo volume della collana a tiratura limitata “Coup de foudre” di Aulino Editore con direttore editoriale lo scrittore Soldano Accursio.

Ecco cosa scrive, in un pubblico commento, la scrittrice Enza Pecorelli, autrice del bellissimo romanzo “Ancora un valzer” pubblicato da Ottavio Navarra Editore:


Messia web è un racconto ben articolato che con una calzante  metafora religiosa fa riflettere sull'uso e abuso dei social. Si può assurgere a dèi osannati e dotati di poteri anche soprannaturali per poi crollare e risorgere. Cristi o arabe fenici, influencer o stolkerizzati. Bravo Raimondo Moncada ad avere con ironia e sagacia affrontato un tema tanto interessante”.


Enza Pecorelli ha partecipato pure alla presentazione di Sciacca cui si riferisce l’immagine a gambe incrociate asimmetriche.


Per chiedere copie della collana, basta inviare una mail a racconti@aulinoeditore.it

martedì 10 settembre 2019

Arancino o arancina? Orrore al bar



Giustamente. Non posso che essere d’accordo. Mi inginocchio. 

“Sentirmi ordinare da un turista un arancino che non si può sentire e non un’arancina e vedergliela pure mangiare con la forchetta è una cosa terribile, da sentirsi male”. È quanto mi dice una giovane signora dietro un bancone dopo che, confuso, stanco, affamato, con lo stomaco arrabbiato, le chiedo un arancino. 

“È femmina! Femmina!”

“Mi scusi, chiedo perdono. Per penitenza, mi dia tutte quelle che ha a prescindere dalla forma, dal contenuto e dal gusto. Oggi, dopo questo imperdonabile errore, mi voglio far del male. Senza forchetta, mangio con le mani. E senza tovaglioli, mi pulisco sulle maniche della camicia”.

Così faccio, uscendo dal bar dell’orrore tutto sporco ma satollo. 


Raimondo Moncada

lunedì 9 settembre 2019

Messia web, la storia si ripete


“Originalissimo!” 

Ecco il commento al libro Messia web di una scrittrice agrigentina che non solo ha partecipato alla prima presentazione di Sciacca ma ha divorato il libro inviandomi in privato il suo pensiero: 

“Giovanni, novello Salvatore del terzo millennio. Originalissimo adattamento all'epoca attuale, social e tecnologica dove, ancora una volta e come sempre, la bontà, l'amore universale e la generosità vengono non-riconosciute e condannate. La storia si ripete, pur tra cellulari e computers, a dimostrare che l'uomo, avido ed egoista, non cambia mai.

Il bene non ha ancora trovato un suo giusto tempo storico...”

Il racconto Messia web fa parte della collezione Coup de foudre di Aulino Editore con direttore editoriale lo scrittore Accursio Soldano.

sabato 7 settembre 2019

Il fenomeno di Messia web



Fenomeni. Siamo nell’epoca dei fenomeni che nascono o si creano dal nulla. Ti ritrovi così sui social con milioni di “follower”, di fan, a cui da influencer puoi di fare qualsiasi cosa o comprare qualsiasi cosa o scegliere qualsiasi cosa o dire qualsiasi cosa, nel bene e nel male, e lo fanno a occhi chiusi, senza pensarci, in fede, perché per loro sei il Verbo. 

È un aspetto della vita digitalizzata di oggi al centro del racconto Messia web di Raimondo Moncada, nuovo volume della collezione a tiratura limitata “Coup de foudre” di Aulino Editore, con direttore editoriale lo scrittore Accursio Soldano. 


Il volume sarà presentato oggi alle ore 19,30 a Sciacca, nell’atrio superiore dell’ex Collegio dei Gesuiti, antico palazzo che ospita il Comune. La presentazione è inserita nel contesto della seconda giornata di “In...chiostro”, festival dell’editoria siciliana indipendente in programma fino a domani. 

A conversare con Raimondo Moncada sarà il direttore di collana Accursio Soldano. 

“Parleremo - dice Soldano - di come il web sia capace di osannare e demolire senza dover, necessariamente, fornire alcuna spiegazione”.

Messia web racconta la storia di un ragazzo che, grazie alle nuove tecnologie, viene riconosciuto e amato da folle oceaniche come il nuovo salvatore del mondo. 

Quale sarà il suo destino? E il mondo si farà salvare? 




giovedì 5 settembre 2019

Il miracolo della nascita di Camilleri


San Calogero ovunque, nella casa della sua natia Porto Empedocle e nell’appartamento di Roma. È stato il santo preferito di Andrea Camilleri. A lui è stato votato prima di nascere e nel giorno della sua festa è pure riuscito a nascere, divenendone devotissimo. 

All’anagrafe è stato registrato con due nomi: il primo è Andrea, il secondo, a sostegno, quasi a protezione, è Calogero, anche se come Andrea Camilleri ha firmato regie e libri di successo, di quel successo che non è mai riuscito a spiegarsi la ragione. Di suo però, in questa straordinaria popolarità che ha oltrepassato i confini nazionali, Andrea Calogero Camilleri ci ha messo tantissimo. Magari dal suo santo prediletto avrà avuto una spinta, una grazia, anche se per il rotto della cuffia, a tarda età, dopo una lunghissima gavetta e un curriculum artistico di tutto rispetto. 

Un fatto è certo: San Calogero nella vita di Camilleri ha avuto un ruolo di primissimo piano: “Da sempre, dall’età della ragione, ho un paradiso deserto, privo di santi, privo di tutto. C’è solo San Calogero, al quale sono legatissimo, al quale ogni anno faccio la mia offerta e che a ben guardare troverete immagini e statuine, o in tutto quello che volete, dovunque a casa mia”. 

Glielo sento dire in uno speciale trasmesso da Teleacras risalente al 2003 che porta la firma - regia e riprese - di Diego Romeo (idea di Lorenzo Rosso e montaggio di Alessandro Giuliana).

Dice ancora Camilleri: “San Calogero è un santo che mi sta enormemente simpatico e del quale ho narrato la festa nel romanzo Il corso delle cose, il mio primo romanzo”.

Questo legame ha una sua ragione. È lo stesso Camilleri a raccontare, rievocando la storia del “miracolo” della sua nascita. 

“Prima di me, i miei genitori avevano avuto due figli, tutti e due erano morti. La prima, una bambina, morì a due anni. L’altro, un maschietto, morì a sei mesi. Allora la mortalità infantile era vastissima come fenomeno. E allora, quando mamma restò incinta per la terza volta, promise che se nasceva un maschio l’avrebbe votato a San Calogero la cui festa cade la prima domenica di settembre ed è una festa molto sentita dagli empedoclini e in genere molto sentita nella fascia meridionale della Sicilia, fino a Sciacca. Bene, io sono nato con qualche anticipo sul tempo previsto, esattamente il 6 settembre del 1925 che era la prima domenica di settembre, cioè il giorno della festa del santo, alle ore 13 esatte. Nel preciso momento nel quale il santo usciva dalla chiesa anche io uscivo, cioè venivo alla luce. E allora la levatrice mi ha esposto, così come ero appena nato, dal balcone al santo che passava di corsa, perché è un santo che corre”.

Ebbiva San Calò!

Raimondo Moncada 

martedì 3 settembre 2019

Somara a mara contro Samara


Ho visto Somara e mi sono spaventato. Di notte fa paura. È stato un attimo e in quell’attimo Somara mi è passata davanti, al mara, più veloce della luce al tramonto. 

Attenzione, amici. Somara non perdona. Appara e scompara ovunque, in ogni loco dell’alloccuto pianeta, come la luce quando con i lampi e con i tuoni va e viene e temi per la ricarica del cellulare che ha pure la lampadina incorporata e ti illumina la notte non facendoti così truppicare e allavancare alla visione della prima Samara che appara. 

Occhio, mi raccomando. E segnalate, continuate a segnalare la presenza di Somara, fino a stancarvi, fino a passare a un altro fenomeno para normale e para tutto per trascorrere il nostro prezioso tempo, che poi è la nostra vita. 

“Meglio Somara ca dda scappata di casa di Samara”, mi dice un’amica di Siracusa, insegnante, scrittrice, molto sensibile a questi argomenti. 

Meglio molto meglio. Somara vive felice, ignara di Samara e di altre spaventevoli presenze. 

Raimondo Moncada





lunedì 2 settembre 2019

Dare voce a Camilleri


Ho avuto il grande privilegio di dare voce a Camilleri in presenza di Camilleri, nella sua Porto Empedocle, nella mia Agrigento e a Grotte. Un piacere e una tachicardica responsabilità. Leggere pensando al giudizio dell’autore, a cui ti sostituisci, interpretandone pure le sfumature e i significati nascosti oltre che il sentimento, ti mette agitazione. 

L’ultima volta di letture di Camilleri con Camilleri me la ricorda - perché non ci pensavo più, la vecchiaia avanza! - Egidio Terrana, direttore di Malgrado Tutto e presentatore della XV edizione del premio “Racalmare - Leonardo Sciascia”. Siamo a Grotte, al cine-teatro “Marconi” poi intitolato ad Antonio Liotta. È il 19 gennaio 2003.  Amministra il Comune, e promuove il Racalmare, il commissario Antonino La Mattina. I premi sono assegnati alla giornalista del Corriere della Sera, alla memoria, Maria Grazia Cutuli, allo scrittore Gaetano Savatteri e a lui, al maestro Andrea Camilleri. “In quell’occasione - mi ricorda Egidio - l’organizzazione ti ha chiamato per leggere alcune pagine delle sue opere. Sotto, come commento musicale, avevi il violino di Luigi Amico”.


Egidio Terrana ritorna a presentare la trentesima edizione del “Racalmare”, con la presidenza della giuria affidata a Salvatore Ferlita e con sindaco al Comune di Grotte Alfonso Provvidenza. Ad aprire l’evento - questa volta lo ricordo bene perché ancora mi vibra l’emozione - hanno chiamato la stessa voce che nel 2003 ha dato voce ad Andrea Camilleri, ma questa volta in sua assenza. Un sentito omaggio che per i posteri annotiamo come avvenuto sabato 31 agosto 2019. 

Ma ci sono state altre occasioni di letture camilleriane con Andrea Camilleri presente. 

Faccio anche io un esercizio di memoria (il maestro ci ha scritto un libro!). Scrivere aiuta a recuperare pezzi di vita vissuta e a unire vari momenti che messi assieme hanno un senso in una storia ben più ampia con dentro altre persone e fior di artisti. 

La mia prima volta è stata ad Agrigento, nel 1996, nella grande sala del Circolo “Empedocleo”, in una rassegna di incontri con l’autore organizzati dall’allora vicesindaco e assessore alla Cultura e scrittore Enzo Lauretta.A presentare Andrea Camilleri, Lauretta chiama un amico (e non solo) del maestro di Vigata: Enzo Alessi. 

La seconda volta è stata alla Marina, nella sua Porto Empedocle, nel luglio del 2000, in occasione di un appuntamento del Caffè Letterario itinerante promosso dall’allora attiva Provincia Regionale di Agrigento. C’era Andrea Camilleri e il giornalista Marcello Sorgi autore per Sellerio di un libro-intervista. 

Ci sono state altre occasioni, senza la presenza di Andrea Camilleri e ce ne saranno altre. A Sciacca, il 6 settembre 2019, giorno della sua nascita, in un’iniziativa corale, a più voci, lui sarà presente, lo so. Sarà lui a raccontarsi, dopo avere dettato il testo. 

Raimondo Moncada 


La prima foto è un fermo immagine  di un filmato sulla messinscena di Tiresia.

La seconda immagine è stata scattata il 31 agosto 2019 a Grotte dal fotografo Angelo Pitrone 

domenica 1 settembre 2019

Premio Racalmare 2019, omaggio a Camilleri


L’omaggio ad Andrea Camilleri ha alzato il sipario alla trentesima edizione  del Premio “Racalmare - Leonardo Sciascia” a Grotte. In piazza Umberto I, sabato 31 agosto 2019, ha aperto l’evento la voce del Maestro che si è materializzato dentro uno schermo gigante. Poi la lettura di Raimondo Moncada di due brani tratti dai romanzi La concessione del telefono e La mossa del cavallo.


I brani sono stati scelti dal direttore artistico Salvatore Ferlita che, salendo sul palco a condurre la prima giornata del premio, ha raccontato i suoi incontri con lo scrittore empedoclino e la sua grandezza. 

Il Maestro ha ringraziato e gli spettatori lo hanno sentito, applaudendolo a più riprese.

La serata è quindi proseguita con la conversazione di Salvatore Ferlita con gli scrittori finalisti del “Racalmare 2019”: Roberto Alajmo, Evelina Santangelo, Cristina Cassar Scalia.  

sabato 24 agosto 2019

Il posto di sblocco culturale della polizia


Alt! Si accomodi, prego. Un “posto di blocco” culturale (che poi diventa un autentico “posto di sblocco” mentale) con Camilleri, Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa. E non è il tradizionale ente a promuovere e organizzare l’appuntamento con gli scrittori, ma la Polizia di Stato. È un caso raro, forse unico in Italia. Avviene ad Agrigento dove la Questura organizza da sei anni il Caffè Letterario denominato “Sulla strada della legalità”, in collaborazione con l’associazione “Emanuela Loi”.


La Polizia di Stato che fa anche cultura, dunque, con incontri con autori, locali e nazionali, presentazione di libri, recital allo stabilimento balneare della Pubblica Sicurezza di San Leone. 

L’Istituzione Questura apre così le proprie porte, spalanca gli ingressi alle proprie strutture, per diffondere con la cultura, con la riflessione, col ragionamento, un concetto per il quale è quotidianamente impegnata con i propri operatori. Lo spiega il suo massimo rappresentante, il questore Maria Rosa Iraci, presentando l’iniziativa. 


“Sul solco già tracciato dal Dipartimento della P.S. con l’efficace e apprezzato concetto di ‘polizia di prossimità’”, il questore ha voluto anche quest’anno “continuare l’esperienza degli incontri/dibattiti aperti alla cittadinanza, dando vita a un significativo e costruttivo dialogo, contribuendo a essere più vicini ai cittadini per aumentare la fiducia e la collaborazione verso l’istituzione “Polizia di Stato”.


E venerdì 23 agosto, nel tardo pomeriggio, mentre ancora le spiagge bollivano, sulla terrazza a mare del centro balneare della Polizia di Stato si è parlato di Sicilia attraverso quattro grandi autori siciliani, in un percorso delineato da Enzo Alessi. In prima fila, tra l’attento pubblico, il questore Maria Rosa Iraci, con al fianco il primo dirigente Alessandro Milazzo, il commissario Livio Argento e il sostituto commissario Gaetana Bruccoleri. 


A dare voce a Camilleri, Pirandello, Tomasi di Lampedusa e Sciascia, sono stati Giovanna Dominici, Daniela Ilardi, Lucia Alessi, Renato Terranova, Enzo Alessi e chi scrive. Tra un brano e l’altro ci sono state le incursioni musicali di Nino Seviroli e Franco Sodano. 





A presentare la serata sono stati Maria Giuseppina Terrasi con Maria Graceffa, assistente capo coordinatore della Questura di Agrigento. 

Fondamentale come sempre il supporto tecnico e organizzativo di Angelo Leone e Fabio Fabiano, presidente dell’associazione “Loi”. 

A seguire, una riflessione e un approfondimento sulla confisca dei beni ai mafiosi con Gaetano Allotta sollecitato dalle domande di Maria Giuseppina Terrasi. 

Una serata densa, con un tuffo nel cuore della Sicilia vera. 


Raimondo Moncada 






mercoledì 14 agosto 2019

Talè, Vasco Rossi c’è



Vasco Rossi si fa il bagno a Menfi. Ma non viene riconosciuto. Non può essere! Vasco Rossi a Menfi, a Porto Palo, accussì, senza essere annunciato? Si moltiplicano le notizie e le discussioni tra i bagnanti della spiaggia bandiera blu, sia sull’arenile sia su Facebook tra vicini d’ombrellone. 

“Talè, uguali a Vasco Rossi, ma ci nnè cristiani cumminti”. 

“Pricisu, maperò, pari iddu”.

“La chirurgia plastica fa miraculi”.

“Ma ti lu immagini Vasco Rossi ccà a Menfi?”

“In costumi?”

“Sì”.

“In costumi nun mi lu immaginu”.

“E ca nata a mari ti lu immagini?”

“Ca nata no”

“E ca canta?”

“Ca canta sì, ma no a moddu all’acqua”.

Vasco Rossi, non essendo riconosciuto Vasco Rossi, perché troppo preciso a Vasco Rossi, sarà costretto a togliere la maschera. E la toglierà a tipo film di cartoni animati: 

“Ebbene sì, sono Vasco Rossi”.

“Non ci credo. Dimostralo”.

“E quando guardi con quegli occhi grandi, forse un po' troppo sinceri, sinceri, si vede quello che pensi, quello che sogni... Qualche volta fai pensieri strani, con una mano, una mano, ti sfiori, tu sola dentro la stanza e tutto il mondo fuori”.

“Talè, veru Vasco Rossi è! Canta a cappella e in costumi per giunta!”

E tutti a circondarlo, a chiedergli l’autografo, a strappargli il costume, a tirargli i peli del pizzetto e a farglieli firmare, a mangiare con lui ma senza peli del pizzetto, a chiedergli perché si è finto Vasco Rossi per non essere riconosciuto in vacanza come Vasco Rossi. Mentre Vasco Rossi dirà alla fine dello spettacolo: 

“Scusate, è stata una finzione nella finzione. Non sono più Vasco Rossi. Ora lasciatemi fare il bagno da Pepè, come un cittadino qualunque. Anche io ne ho il diritto”. 

“Pepè, ne hai facoltà!”

Vasco Rossi, circondato, abbracciato. fotografato e filmato nello stesso istante in Puglia, dove in questo periodo trascorre come ogni anno le sue vacanze, replicherà la stessa scena: bagno di mare e bagno di folla per un grande!

Raimondo Moncada

P.s. Per chi non l’avesse capito, quanto scritto sopra è finzione, finIone nella finzione, frutto dell’immaginazione del suo finto autore 

giovedì 8 agosto 2019

Nuovi messia e nuova giustizia web in Coup de foudre


I miracoli di internet e soprattutto dei social, di Facebook, di Twitter, di Instagram di… ormai ho perso il conto. È un miracolo che sia nata questa realtà virtuale che ci mette tutti in rete, interconnessi, che ci fa comunicare da lati opposti del mondo, che ci fa uscire dal mondo e galleggiare in una realtà sospesa, distante, lontana. È un miracolo quando dal niente nascono i fenomeni, gente che non è nessuno e che improvvisamente diventa influencer, condizionando il comportamento di milioni di seguitori o follower o fan o fedeli che fanno, anche ciecamente, quello che viene loro richiesto, adulando o aggredendo.
“Mangiate sale a pacchi che il sale fa benissimo alla salute”.
E tutti a mangiare sale.
“Ai matrimoni andate nudi, non spendete soldi per i vestiti ma per il sale”.
E tutti a presentarsi ignudi come ospiti d’onore e a tirare agli sposi sale invece del riso.
"L'assassino non è lo spietato killer ma la vittima".  
E tutti ad accusare la vittima di essere stata barbaramente uccisa. 

In Messia web, miracolo tra i miracoli, si parla proprio di questi miracoli e di altro. Con questo racconto sono entrato a far parte della speciale collana dell’Aulino Editore “Coup de foudre" diretta dallo scrittore Accursio Soldano. Non ho richiesto io di farne parte. Mi avrebbero squalificato. È stato lo stesso direttore editoriale a nominarmi, a inviarmi tanto di invito formale a cui ho dato puntualmente seguito: “Gli scrittori inseriti nella collana ‘coup de foudre’ saranno solo ed esclusivamente quelli invitati dal direttore editoriale”.
Onorato.
L’originalità di questa collezione, oltre agli scrittori invitati, è la tiratura limitata. Vengono stampate 40 copie. Ogni copia ha, pertanto, un grandissimo valore, come nel collezionismo. Ogni copia è come se valesse per mille copie. 
Solo 40 fortunati hanno, dunque, la possibilità di leggere il libro stampato da Aulino Editore con una copertina che si rifà alle opere di Piet Mondrian.  Ogni volume è numerato a mano e in caso di esaurimento di copie non sarà più ristampato.
Sono vietate le fotocopie, così come sono vietati i pdf, le foto, gli invii clandestini per Whatsapp per appagare la curiosità compulsiva di parenti e amici.
Il racconto si deve leggere per norma di legge su antico supporto cartaceo e su format Aulino. Sono aperte le prenotazioni di Messia web. Ma calma, non vi precipitate. Uno alla volta. E tuppuliate, con educazione.
Per avere il possesso di una pregiata copia “Coupe de foudre” numerata e personale come un Bot o un Fondo Comune di Investimento – spiega la direzione della collana – è semplicissimo!
ogni copia sarà acquistabile al prezzo di 7 euro compresa spedizione scrivendo a: racconti@aulinoeditore.it. 
Possibile anche avere una dedica a richiesta, le cui modalità saranno quanto prima comunicate.  


Raimondo Moncada

domenica 14 luglio 2019

Il rapimento del mare


A mari semu! È un modo di dire siciliano che, nel suo principale utilizzo, ha un significato preciso. Il significato non è nella sua traduzione letterale, “siamo a mare”, ma nella sua metaforica rappresentazione mentale: “Siamo in alto mare, nella più totale confusione, in difficoltà, e non riusciamo a vedere una direzione per salvarci”. 

A questo pensa subito la nostra mente, con un suo automatismo, quando sentiamo dire o noi stessi diciamo: “A mari semu!”.

Ma oggi facciamo uno sforzo e costringiamo la nostra mente a bloccare per una volta l’automatismo e ad accettare il significato letterale: “Siamo a mare!” o, come farebbe dire Andrea Camilleri al suo celebre commissario Salvo Montalbano: “A mare siamo!”. 

In Sicilia, dove ti giri ti giri, non vedi altro o non cerchi altro. Il mare diventa come una calamita e le sue spiagge si affollano all’inverosimile, ma d’estate, col caldo. 

D’inverno è altra cosa. D’inverno se scendi a mare è per avere un momento tutto tuo, di silenzio, di meditazione, di preghiera, di solitudine o di dialogo con il mare che ti parla o ti risponde attraverso le sue onde. Certo, scendi a mare anche per altre ragioni. Per stare, lontano dal mondo, solo con chi ami. Anche solo per guardarsi negli occhi; anche solo per una passeggiata mano nella mano, danzando sull’arenile, per perdersi nei suoni di una notte di stelle, raggiungendo passo dopo passo altri mondi. 

A mari semu, semu a mari. Come è a mare chi si ferma semplicemente al di qua di un’inferriata, di primo mattino, lontano dalle spiagge affollate, lontano da tutto e da tutti, solo, a rimirare semplicemente il proprio infinito. 


Raimondo Moncada 





mercoledì 10 luglio 2019

Joe Pitrusino anche in ebook


Eccolo! Più moderno, innovativo, tecnologico, elettronico, sorridente, ma con la testa sempre alle sue adorate topoline: le femmine che gli fanno girare la testa come una giostra. Joe Pitrusino raddoppia: esce anche in ebook.
È un salto, un’evoluzione, una nuova occasione per chi ama leggere con gli occhi e per chi è munito di lettori di libri elettronici: ereader, computer, tablet e gli stessi smartphone.
Joe Pitrusino, personaggio folle, creato dalla follia di Raimondo Moncada e Max Damiani, si è lanciato a inizio estate uscendo come audiolibro, con il primo episodio della serie Uno sbirro per caso. Perché Joe Pitrusino è un poliziotto, con quasi tutta la testa alle femmine e la restante parte al lavoro che riesce a dargli grandissime soddisfazioni quando è preso, “sequestrato”, dalle sue indagini. Da agente semplice, semplicissimo, riesce a risolvere tutti i casi che gli capitano tra le mani, superando i propri superiori a cui fa fare pure brutta figura. E li risolve a modo suo, i casi, in maniera non propriamente ortodossa. Un giallo sui generis, che si tinge ti tanti altri colori.
È lo stesso Joe Pitrusino a raccontare in prima persona le sue storie, che sono delle vere e proprie confessioni dopo il pensionamento dal lavoro ma non dalle donne. La prima storia è Il baro destino che è possibile ascoltare o leggere scaricando la traccia audio e l’ebook nei principali portali come Macrolibrarsi, Audible, Storytel, Apple Libri, Google Libri, Il Narratore oltre che sul portale dell’editore Goodmood.
A dare la voce a Joe, divenuto nel frattempo anche un personaggio social, è Raimondo Moncada, impegnato in questi giorni a registrare il secondo episodio con la collaborazione di Francesco Barbata, presso il Disco33 Recording Studio di Sciacca.  
“Al mare, distesi in spiaggia, a cuocere a fuoco lento sotto il sole - dice Raimondo Moncada - l’audiolibro si può ascoltare dal proprio smartphone, con le cuffiette, chiudendo gli occhi e lasciandosi trascinare dalla leggerezza delle storie: ti si apre un nuovo mondo dentro l’immaginazione. Chi ama la musica,  può fare finta di ascoltare la propria canzone preferita anche se di lunghezza maggiore e ballare se vuole quando è ora di ballare. Chi ama leggere con il tradizionale alfabeto, gli occhi li deve aprire avendo ora a disposizione l’ebook da aprire su un display elettronico. Buon ascolto, buona lettura e buona estate con Joe Pitrusino, che vi abbraccia e vi saluta con in mano il suo immancabile drink e accanto...”


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